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Trance Groove e` un collettivo di Cologne dalla formazione piuttosto atipica:
Reiner Winterschladen alla tromba, Jurgen Dahmen al pianoforte elettrico,
Helmut Zerlett al sintetizzatore, Samson Gassama alle percussioni africane,
Dal Martino alle chitarre e al basso, Stefan Krachten alla batteria, e un disc
jockey ai giradischi. In pratica e` come se avessero fuso la formazione rock,
jazz, classica e hip hop.
Paramount (Call It Anything, 1996) e` il disco che li rivela.
La tromba domina le atmosfere di Dschang Thang con il suo fraseggio fluido
alla Miles Davis, tanto che alla fine sembra di ascoltare la colonna sonora di
un film noir degli anni '50, immersa nei moderni ritmi da ballo.
Le fredde elucubrazioni armoniche dei Can erigono il jamming di Stone Soup
e ancora una volta la tromba vola altissima con i suoi luminosi assoli.
La lunga Ange Gardien (quasi un quarto d'ora) prova a dare statura artistica
al jazz soffice da salotto. Paris e` ancor piu` dolce e sensuale.
E il disco si chiude con un esplicito omaggio al jazzista Terje Rypdal.
Il progetto e`, insomma, per meta` al limite degli stereotipi della musica
commerciale.
Trainspotting, tutta ritmo torrenziale e sincopi iper-tecnologiche,
precipita in un altro pianeta, lo stesso in cui si dibatte lo spasimo tribale
di Paramount. Questo versante del progetto e` molto piu` impervio e
avventuroso, ma forse potrebbe anche procurare i brividi piu` intensi.
Purtroppo l'ensemble non osa spingersi troppo avanti in nessuna delle
due direzioni, e resta soltanto l'impressione di un gruppo notevole di
talenti, forse carente di un improvvisatore/arrangiatore capace di dar
loro una chiara direzione.
L'album e` stato registrato dal vivo.
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