Elegi


(Copyright © 2006 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

Sistereis (2007) , 7.5/10
Varde (2009) , 7/10
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Elegi, the project of Norwegian composer Tommy Jansen, coined a haunting form of digital chamber music for instruments, noise and field recordings on Sistereis (Miasmah, 2007), ostensibly a soundtrack for sinking ships. Despotiets Vesen sets the (very slow) pace with languid electronic drones, melancholy piano notes and the most subdued musique concrete ever. Even less musical are the ghostly dissonant concerto of Fyrtarnet Part 1, with sustained cello lines slowly sinking in the warped lattice of noises, and its counterpart Fyrtarnet Part 3, dominated by the thick overtones of Klaus Schulze's cosmic music. The eight-minute Time Lapse juxtaposes delicate piano notes with his typical low-volume musique concrete of small random events, and its follow-up Spill For Galleriet (another piece that toys with time) mixes piano and ticking in a desolate, dusty soundscape. These longer abstract pieces share the quality of profound philosophical meditations.
Droning minimalism can go either way. The gothic atmosphere of Dauingene draws from dark drones that sound like drowning screams. The celestial atmosphere of Interbellum is woven from a rainbow of brighter and faster drones that seem to dance in the sky with an echo of baroque concertos (new-age music by Jansen's standard). Somewhere between the two extremes lie the distorted psychedelic vertigoes of Fyrtarnet Part 2.
Humane tones are rare. The confused rumble of Sistereis hides a lugubrious melody that eventually surfaces in the form of a fanfare played first by the trumpet and then by the trombone.

Varde (Miasmah, 2009), a soundtrack for the (doomed) 1912 voyage of Robert Falcon Scott to the South Pole, was both less elegiac and less metaphysical while more tumultuous and almost neurotic. The stormy overture Varde evokes a glacial landscape but the violin-based adagio Skrugard is closer in mood to the existential angst of "Mitteleuropa" in the early 20th century. Elsewhere, the method was used for more psychological purposes, like to shape the terrifying suspense of Drivis. The quiet of Fandens Bre is disrupted by an avalanche of noise. The moaning and wailing of Angekok is ripped apart by saw-like strings. Jansen seems busy inventing an audio iconography of pain, a vocabulary of primal and almost pre-natal sounds.
The contrast between "concrete" dissonance and chamber piano reached a new level of sophistication in Svanesang because they seem to play to each other and react to each other. They definitely build on each in Rak, a schizophrenic game of majestic drones and infernal noise mediated by romantic strings. An arctic wind blankets the landscape evoked by Den Store Hvite Stillhet, perhaps an allegory for the entire story.

(Translation by/ Tradotto da Claudio Vespignani)

Elegi, il progetto del compositore norvegese Tommy Jansen, ha coniato uno stile ossessivo di musica da camera digitale per strumenti, rumori e suoni concreti su Sistereis (Miasmah, 2007), in apparenza una colonna sonora per navi naufraghe. Despotiets Vesen detta il tempo (molto lento) con languidi drones elettronici, note di piano melanconiche e la musica concreta più sottomessa di sempre. Ancor meno musicale è la dissonante, spettrale sinfonia di Fyrtarnet Part 1, con le tese linee di violoncello che affondano lentamente in un reticolo deforme di rumori, e il suo contraltare Fyrtarnet Part 3, dominato dagli spessi ipertoni della musica cosmica di Klaus Schulze. Gli otto minuti di Time lapse affiancano note delicate di piano con i suoi tipici concretismi a basso volume, fatti di piccoli eventi casuali, e il suo seguito Spill For Galleriet (un altro pezzo che giocherella col tempo) mette insieme piano e ticchettii in uno scenario desolato e polveroso. Questi pezzi astratti e più lunghi hanno in comune la qualità di profonde meditazioni filosofiche. Il bordone minimalista può prendere diverse direzioni. L’atmosfera gotica di Dauingene attinge da scuri drones che sembrano grida di annegamento. Quella celestiale di Interbellum è tessuta da un arcobaleno di bordoni più veloci e brillanti che sembrano danzare nel cielo con echi di sinfonie barocche (per lo standard di Jansen, praticamente è new-age). Fra questi due estremi, da qualche parte si trovano anche le distorte vertigini psichedeliche di Fyrtarnet Part 2.

C’è poca umanità in questo suono. Il rimbombo confuso di Sistereis nasconde una lugubre melodia che alla fine affiora in forma di fanfara, eseguita prima dalla tromba e poi dal trombone.

Varde (Miasmah, 2009), colonna sonora per il tragico viaggio del 1912 di Robert Falcon Scott verso il Polo Sud, è sia meno elegiaco che metafisico, in quanto più movimentato, quasi nevrotico. La tempestosa apertura di Varde evoca paesaggi glaciali, ma l’adagio per violino di Skrugard è più simile nell’umore alla rabbia esistenziale mitteleuropea dell’inizio del ventesimo secolo. Altro, il metodo è utilizzato per scopi più psicologici, come nella suspence terrificante di Drivis. La quiete di Fandens Bre è perturbata da una valanga di rumore. Il gemito lamentoso di Angekok è fatto a pezzi da archi taglienti. Jansen appare impegnato nella creazione di un iconografia sonora del dolore, un vocabolario di suoni primitivi, quasi pre-natali.

Il contrasto fra dissonanze concrete e camerismi di piano raggiunge un nuovo livello di sofisticazione in Svanesang, dal momento che sembrano dialogare e reagire fra di loro. Si sovrappongono perfettamente in Rak, un esercizio schizofrenico di bordoni maestosi e rumori infernali, interposti da archi romantici. Un vento artico ricopre il paesaggio evocato da Den Store Hvite Stillhet, probabilmente l’allegoria dell’intera storia.

(Copyright © 2006 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
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