Janelle Monae


(Copyright © 2010 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

Metropolis Suite I (2007), 6/10
The ArchAndroid (2010), 8/10
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Atlanta-based soul singer Janelle Monae debuted with the concept EP Metropolis Suite I (Bad Boy, 2007) whose lyrics described a dystopian futuristic society and whose music mimicked the James Bond film soundtracks.

The second and third parts of a suite inspired by the classic German film Metropolis (1927) showed up on The ArchAndroid (Bad Boy, 2010), a concept album that marked a quantum leap forward in musical ambition. Painstakingly organized and arranged, it displayed an even more eclectic musical intelligence, the natural heir to Lauryn Hill's project. To prove her point, Moane opens the album with the ominous symphonic music of Suite II Overture, only to follow it with the Brazilian and African overtones of Dance Or Die a frenzied rap that battles a celestial melody sung by a female choir while horns, strings, syncopated beats and digital sound effects sculpt a friendly, earthly soundscape. This segues seamlessly into the devilish guitar-driven dance of Faster whose thumping rhythm harks back to the age of jump blues and charleston. Locked Inside lowers the speed for a breezy melody taken straight out of easy-listening pop of the 1960s and a rhythm that owes something to Michael Jackson's Rock With You. Past the naive tip-toed ballad Sir Greendown that belongs to the age of the early teenage idols, and the temporary impersonation of a disco diva of the 1970s in Cold War, she travels to the age of James Brown for Tightrope, featuring Outkast's Bad Boi, en engrossing affair for funky guitar, choir and orchestra. The amount of musical history that she can cover within the space of a few songs is both entertaining and intimidating. Minutes later she's back to the early 1960s for Oh Maker in her best imitation of Dusty Springfield and Sandie Shaw. Next she's competing with the visceral rhythm'n'blues shouters of the 1950s in the frenzied Come Alive, except that tiny details such as vocal effects and chiming bells lend the song a disturbing psychological power. The sensual distorted melody and the rhythmic crescendo of Mushrooms & Roses sounds like a tribute to Purple Rain-era Prince. Suite 3, a shorter six-song cycle, opens with another symphonic overture that segues into the languid Neon Valley Street (possibly the album's only misstep). The post-disco burner Make The Bus, a creation of Of Montreal's Kevin Barnes that exudes a bit of Pet Shop Boys-ian grandeur, is paired with the exotic ballet Wondaland, sung in a shrill voice, that harks back to Kate Bush and to synth-pop of the 1980s. Just when she seems to have exhausted all existing as well as non-existing genres, she intones the medieval-tinged hymn of 57821, one of the most poignant moments in the recording history of her generation. After a less successful tribute to Stevie Wonder's brainy soul music (Say You'll Go), she ends the album with the eight-minute BabopbyeYa in the manner of a late-night torch singer except that she's backed by a blaring symphony orchestra and that the music rapidly decays into a Brazilian samba, loose cacophony, a spoken-word recitation against a solemn female choir, and jazzy chamber music. The album is a breathless, dizzy run through the annals of pop, rock and soul (credit also producers Charles "Chuck Lightning" Joseph II and Nathaniel "Nate 'Rocket' Wonder'" Irvin III). That it remains cohesive despite all the jumps back and forth in time is a miracle. It feels like a stylistic tsunami, but one that builds instead of devastating.

(Translation by/ Tradotto da Gato Negro

La soul singer di Atlanta, Janelle Monae ha debuttato con il concept-EP Metropolis Suit I (Bad Boy, 2007)le cui liriche descrivono una distopica società futuristica e le cui musiche imitano le colonne sonore dei film di James Bond.

La seconda e terza parte della una suite ispirata del classico del cinema Tedesco Metropolis(1927 ) sono mostrate in The ArchAndroid(Bad Boy, 2010), un concept album che segna un salto quantico in avanti nelle ambizioni musicali. Meticolosamente organizzato e arrangiato, mostra una intelligenza musicale anche più eclettica, erede naturale del progetto di Lauryn Hill.

Per illustrare la sua tesi, Monae apre l’album con l’inquietante musica sinfonica di Suite II Overture, per poi farla seguire dalle sfumature brasiliane e africane di Dance Or Dieunrap scalmanato che combatte una celestiale melodia cantata da un coro femminile mentre corni, archi, battiti sincopati ed effetti sonori digitali scolpiscono un amichevole e mondano paesaggio sonoro.

Tutto ciò prosegue senza soluzione di continuità nella chitarristica danza diabolica diFaster, il cui ritmo martellante richiama l’età del jump blues e del charleston.Locked Inside diminuisce la velocità, per una spigliata melodia presa direttamente dal pop easy-listening degli anni sessanta e un ritmo che deve qualcosa al Michael Jackson di Rock With You. 

Dopo la ballata naïf condotta in punta di piedi di Sir Greendown che appartiene alla prima età dei “teenage idol” e la temporanea personificazione di una diva della disco degli anni settanta in Cold War, Monae viaggia fino all’era di James Brown in Tightrope, in cui compare Bad Boi degli Outcast, un’avvincente avventura per chitarra funky, coro e orchestra.

L’estensione di storia della musica che riesce a coprire nello spazio di poche canzoni è piacevole quanto minaccioso. Pochi minuti dopo Monae ritorna ai primi anni sessanta per Oh Maker, nella sua migliore imitazione di Dusty Springfield e Sandie Shaw. Subito dopo compete con i viscerali urlatori rhythm’n’blues degli anni cinquanta nella frenetica Come Alive, eccetto che per alcuni piccoli dettagli, come gli effetti vocali e il tintinnio dei campanelli che conferiscono alla canzone un inquietante potere psicologico.

La melodia sensuale e distorta e il crescendo ritmico di Mushroom & Roses suonacome un omaggio al Princedell’era di Purple Rain. La suite 3, un più corto ciclo di sei canzoni, si apre con un’altra Ouverture sinfonica che armoniosamente porta alla languida Neon Valley Street (probabilmente l’unico passo falso del disco). La post-disco Make The Bus, una creazione di Kevin Barnes degli Of Montrealche trasuda un po’ di Pet Shop Boys-iana grandeur, è accoppiata all’esotico balletto di Wondaland, cantata in una voce stridula che evoca Kate Bush il Synth-pop degli anni ottanta.

Proprio quando Monae sembra aver esaurito tutti i generi, esistenti e non esistenti, intona l’inno venato di medioevo 57821, uno dei momenti più toccantinella storia delle registrazioni della sua generazione. Dopo un meno riuscito tributo all’intelligente musica soul di Stevie Wonder (Say You’ll Go) con gli otto minuti di BabopbyeYaalla maniera di una tarda torch singer, tranne per il fatto di essere accompagnata da squillante orchestra sinfonica e che la musica si decompone rapidamente in un samba brasiliano, una libera cacofonia, un recitativo, contro un solenne coro femminile e una musica da camera jazzy. L’album è una corsa, vertiginosa e senza fiato, attraverso gli annali di pop, rock, soul (sono accreditati anche i produttori Charles "Chuck Lightning" Joseph II e Nathaniel "Nate 'Rocket' Wonder'" Irvin III). Che rimanga coerente nonostante tutti i salti avanti e indietro nel tempo è un miracolo. Sembra uno tsunami stilistico, ma di quelli che costruiscono invece di devastare.

Electric Lady (Bad Boy, 2013) continued the saga of the renegade android. (Translation by/ Tradotto da xxx)

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