Oranssi Pazuzu


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Muukalainen Puhuu (2009), 6.5/10
Kosmonument (2011), 7/10
Valonielu (2013), 6/10
Varahtelija (2016), 7/10
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Finnish combo Oranssi Pazuzu, formed by Jun-His (vocals, guitar), Korjak (drums), Ontto (bass guitar), Moit (guitar) and Evill (keyboards), debuted with Muukalainen Puhuu (Violent Journey, 2009). The album de facto invented a new subgenre of black-metal. The growling vocals are irrelevant. The music rarely bites the way it's supposed to. Instead, it takes all sorts of detours, winking at vintage sci-fi soundtracks and other debris of sub-popular music. The split personality of Korppi merges demonic percussion that evoke blastbeat of black metal and the guitar fuzz of 1960s psychedelic rock. Danjon Nolla indulges in cheesy B-movie extraterrestrial electronic sounds.
The eight-minute Dub Kuolleen Porton Muistolle is keyboard-driven lounge exotica (the influence of B-movie soundtracks again) but the slow martial growl approaches Louis Armstrong singing a jazz song. Its coda, an acid and bluesy guitar jam, fades away leaving behind a wake of electronic noise in interstellar void: Muukalainen Puhuu. The martial hard-rock of the nine-minute Kerettilainen Vuohi implodes in a sinister drum-heavy jam that leads into an even more sinister cacophonous finale.

The fusion of black metal and space-rock on Kosmonument (Spinefarm, 2011) is sometimes trivial and cartoonish (Komeetta) but a new kind of instrumental music is emerging from the experiment: the abstract, atmospheric and mysterious Luhistuva Aikahakki; and the short sideral vignette Siirtorata 100 10100 that is basically a prelude for the longer, nine-minute long, electronic ambient exploration Infinite Symbol. The nine-minute Andromeda, unusually melodic, sounds like a Pink Floyd elegy remixed by a shoegazing band. The eight-minute Kaaos Hallitsee is a dense mix of electronic dissonance, hypnotic beat, industrial bass lines and wall of distortion. Their black-metal roots shine in the chaotic, horror walls of noise of Maavaltimo and Loputon Tuntematon. While the mood is taken from B-movie horror and sci-fi films, the music often transcends even the most childish postures and truly explores hidden corners of the mind.

Valonielu (Svart, 2013) does not hesitate to strike: it opens with the pounding miasma of Vino Verso, followed by the even more ferocious Tyhja Temppeli (ominous bass motif, ringing guitar, grating drones and tribal drumming). The boogie-paced litany of Olen Aukaissut Uuden Silman even evokes dark-punk of the late 1970s before the final deflagration. The disappointing, twelve-minute long, Uraanisula tries too hard to create suspense and melodrama, ending up being more conventional and uninspiring doom-rock. The instrumental Reika Maisemassa unfolds another slab of their sinister tribal cosmic music. The 15-minute Ympyra On Viiva Tomussa rises very slowly from a subsonic shapeless nebula via a ticking guitar until, after seven minutes, it fires the rockets and takes off. The rest is a roaring ugly evil dissonant space-rock jam that slowly fades away. While better executed, this album lacks the visceral and creative force of the first two albums. The longer pieces, in particular, don't have enough ideas to justify their duration. Nonetheless, exhausting.

Varahtelija (Svart, 2016) opens with the vehement torrential charge of the twelve-minute space-rock orgy Saturaatio with wah-wah guitar and distorted organ at galactic speed, somewhere between grotesque satanic dance and demented psychotic nightmare. The loud virulent strident black-metal peak here is Hypnotisoitu Viharukous: the rest is long or abstract pieces. Longer does not always mean better, as the eight-minute Varahtelija proves, far less interesting that then surreal percussive sci-fi vignette Lahja. If the ten-minute psychodrama Havuluu is too confused and unstable, the equally long piece that closes the album, Valveavaruus is a terrifying spoken-word nightmare that ends in a surreal trot of drums and keyboards. The highlight is the 18-minute Vasemman Kaden Hierarkia that basically divides in four movements: initially a relentless steady rhythm coupled with a miasma of psychedelic guitars; then a chaotic section dominated by anthemic and funereal chants; then a black-metal frenzy with growling tortured shrieks; and finally a lengthy instrumental section dominated by percussion and dissonance. The band is unique in that their sound relies on little rhythmic imagination, fairly standard guitar noise and virtually no vocal impact, but they nonetheless creates a whole that is creative, noisy and emotional.

(Translation by/ Tradotto da Marco S.)

Gli Oranssi Pazuzu sono una band finlandese, formata da Jun-His (canto, chitarra), Korjak (batteria), Ontto (bass guitar), Moit (chitarra) and Evill (tastiere), debuttarono con Muukalainen Puhuu (Violent Journey, 2009). L'album, de facto, inventa un nuovo sottogenere di black-metal. Il growling, tipico del genere, e' irrelevante. Anche la musica raramente morde come lascia intendere di voler fare. Invece, il disco fa proprio ogni sorta di trovata, tra cui anche soundtracks fantascientifiche vintage ed altre trovate della musica sub-popolare. La doppia personalita' di Korppi emerge nella strana fusione dell'infernale percussione del blastbeat del black-metal e il "guitar-fuzz" del rock psichedelico degli anni '60. Gli otto minuti di Dub Kuolleen Porton Muistolle vedono come figura centrale le tastiere lounge ed esotica (l'influenza dei b-movies fantascientifici la si riscontra di nuovo) ma il lento e marziale growl evoca, o quantomeno si approccia al canto jazz di Louis Armstrong. La title track una jam chitarristica acida e vagamente blues, lasciandosi alle spalle una veglia di rumori elettronici in un vuoto interstellare:Muukalainen Puhuu. I nove minuti di Kerettilainen Vuohi si muovono a passo di un hard-rock marziale che implode in una sinistra percussione che ci guida verso un finale ancora piu' sinistro e cacofonico.

Kosmonument (Spinefarm, 2011) dipana una fusione tra black-metal e space-rock a tratti triviale e fumettistico (Komeetta) ma un nuovo tipo di musica strumentale sta emergendo dall'esperimento: l'astratta, atmosferica e misteriosa Luhistuva Aikahakki; e la breve rappresentazione siderale di Siirtorata 100 10100 che non e' altro che il preludio per la piu' lunga, oltre nove minuti, dell'esplorazione electronic-ambient di Infinite Symbol. I nove minuti di Andromeda, insolitamente melodica, sembrano un elegia di pink-floydiana memoria ma remixata da shoegazers.

Gli otto minuti di Kaaos Hallitsee e' un denso mix di disssonanze elettroniche, beat ipnotici, linee di basso industriali ed un muro di distorsione. Le radici del loro black-metal brillano nei terrificanti e caotici "walls of noise" di Maavaltimo e Loputon Tuntematon. Mentre l'atteggiamento preso dai B-Movies di fantascienza e dell'horror, la musica spesso trascende anche le posture piu' clawnesche ed esplora veramente gli angoli nascosti della mente.

Valonielu (Svart, 2013) non esita a colpire: si apre con il miasma martellante di VinoVerso, a cui fa seguito anche la piu' feroce Tyhja Temppeli (minacciosa linea di basso, ronzio di chitarra, droni granitici e drumming tribale). La litania a passo di boogie di Olen Aukaissut Uuden Silman richiama alla mente addirittura il dark-punk degli anni '70 prima della deflagrazione finale. Il lato negativo del disco e' rappresentato dai dodici minuti di Uraanisula che tenta con gran difficolta' di ricreare suspence e melodramma, finendo per l'essere un convenzionale doom-rock molto poco ispirato. Lo strumentale Reika Maisemassa dispiega un altro risvolto della loro sinistra musica cosmica tribale. I 15 minuti di Ympyra On Viiva Tomussa emergono molto lentamente da una subsonica nebulosa informe attraverso una chitarra tintennante, fino a quando, dopo sette minuti, infiamma il carburante e prende il volo.Il resto puo' essere sintetizzato in una brutta jam space-rock dissonante, infernale e convenzionale che va via scomparendo lentamente.

Questo disco risulta meglio eseguito, ma perde quella forza creativa e viscerale mostrata nei due album precedenti. I brani piu' lunghi, in particolare, non posseggono abbastanza idee per giustificare il loro minutaggio. Anzi risulta, sfibrante.

Varahtelija (Svart, 2016) si apre con la spietata carica torrenziale dei dodici minuti dell'orgia space-rock di Saturaatio con il suo wah wah chitarristico e l'organo distorto a velocita' galattiche, a meta' strada tra una grottesca danza satanica ed un folle incubo psicotico.Il loro virulento sound black-metal raggiunge il picco massimo con Hypnotisoitu Viharukous: il resto sono brani lunghi ed astratti. Piu' lunghi non sempre significa migliori, e gli otto minuti di Varahtelija ne sono la prova, ancora meno interessante del surreale quadretto percussivo di Lahja.

Se i dieci minuti del psicodramma di Havuluu appaiono troppo confusi e instabili, gli ultimi dieci minuti che chiudono il disco, appartengono a Valveavaruus un terrificante incubo che termina in una surreale galoppata di percussioni e tastiere. L'highlight, tuttavia, sono i 18 minuti di Vasemman Kaden Hierarkia che divisa, praticamente, in quattro movimenti: all'inizio si ha un ritmico implacabile ed incessante unito ad un miasma di chitarre psichedeliche; poi ecco la sezione caotica dominata da canti funerei e antemici; si prosegue con il fragore del black-metal con tanto di grida e lamenti da tortura; e il finale una lunga sezione strumentale dominata dalle percussioni e dissonanze. La band si dimostra unica nel loro sound che pur possedendo poca immaginazione ritmica, convenzionali, o quasi, distorsioni chitarristiche e praticamente nessun impatto canoro, essi riescono a creare un tuttuno incredibilmente creativo ed emozionale.

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