Old devils (1987)
Kingsley Amis fu l' "angry young man" per eccellenza.
33 anni fa mise a soqquadro gli
ambienti letterari inglesi con l' irriverente commedia di costume di "Lucky
Jim", riprendendo la tradizione di Fielding ("Tom Jones") attraverso la
revisione eccentrica di Waugh, che gia' aveva messo il dito nella piaga
della decadenza dell' impero. Amis spazzo' le nostalgie residue e diede
libero spazio all' ordinario e al provinciale. Protesta sociale e comicita',
radicalismo e anti-modernismo, divennero le costanti dei suoi best-seller.
L' inversione di tendenza degli anni Settanta, che lo ha portato a un pervicace
conservatorismo, ha prodotto piu' approfondite meditazioni sulla natura umana,
come la commedia nera "Ending up"(74).
Amis e' rimasto anti-romantico e anti-sperimentale, e in "Old devils"(86)
l' efficacia del suo linguaggio e' tutta rivolta a infierire su una visione
di decadenza, fisica e morale, dell' uomo moderno. I protagonisti sono
annegati nell' alcool e nell' ozio e si sfogano in una catena di tradimenti,
crudelta', egoismi.
Il tutto avviene all' insegna del disfacimento fisico, un senso ossessivo
dell' invecchiamento. Yeats scrisse che l' uomo e' un' anima legata a una bestia
morente: per Amis e' semplicemente una bestia morente. Non va pero' trascurata
la qualita' elegiaca dello scenario (ampi spazi verdi del Galles devastati da
relitti industriali) e il moralismo di fondo: i piu' egoisti vengono puniti,
i giovani, ancora innocenti, vengono salutati con simpatia all' inizio del
loro lungo viaggio verso la vita.
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