Alphonse Daudet
Tartarino di Tarascona
Ritratto satirico di un provinciale, presunto gran cacciatore che è un
incrocio fra don Quijiote e Sancho Panza. In paese è considerato un truce
e sopravvalutato dai concittadini; sono loro a decidere che lui sta partendo
alla volta dell’Africa per andare a caccia di leoni. Tartarino non può
deluderli e parte davvero.
Arriva in Algeria bardato da guerriero turco, ma scopre che Algeri è una
città civile, senza leoni, e l’unico vestito in costume è lui. Si
lascia abbindolare da un’araba, Baia, e da un principe montenegrino, ma la
fiducia riposta in lui dai conterranei lo convince a addentrarsi nel deserto a
caccia di leoni. Il principe che lo conduce si rivela un truffatore quando lo
deruba di tutti gli averi. Tartarino si trova poi di fronte un leone e lo
uccide, ma si tratta di un esemplare addomesticato, cieco e malandato, cui i
locali erano affezionati. La pelle viene comunque spedita in patria, mentre
Tartarino si rimette in viaggio verso casa, deluso e mortificato dall’aver
appreso che l’amata Baia è una cinica chanteuse, amante di un muezzin. La
terra dei suoi sogni è un nido di profittatori, ben più smaliziati
di lui, latro che selvaggi e leoni.
Ma l’arrivo in patria non è meno trionfale: ricevuta la pelle di leone, i
concittadini hanno immaginato ogni sorta d’eroiche imprese e sono accorsi in
massa al porto e Tartarino, riacquistata la sua posa eroica, narra le favolose
avventure da lui compiute.
Tartarino sulle Alpi
Stessa trama (Tartarino parte per un’eroica missione salutato dall’intero paese,
si lascia sedurre per strada da una giovane ambigua, viene riportato al dovere
dalla commovente fiducia dei concittadini, fallisce miseramente la missione ma
viene egualmente accolto in trionfo), ma ambientato sulle Alpi, che Tartarino
deve scalare.
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