Les Faux-monnayeurs
Bernard Prefitendieu è un bravo ragazzo, figlio di un austero magistrato,
che scoperto d’essere frutto di un adulterio della madre, decide di lasciare il
padre che non ha mai amato. Lo aiuta il suo amico Olivier Molinier, timido ed
introverso, figlio di un altro magistrato, Oscar Molinier, e di Pauline, e
fratello di George e Vincent. Vincent è il più anziano: spinto da
un istinto demoniaco, ha sedotta ed abbandonata Laura Douviers, moglie frustrata
di un maestro, e si è dato al gioco d’azzardo, succube della viscida
personalità di Robert de Passavant, giovane promessa della letteratura.
È tramite questi che Vincent fa la conoscenza di Lilian, donna
indipendente, che diventa la sua amante. Laura resta sola e incinta, confortata
soltanto da Edouard, lo zio scrittore d’Olivier, e poi da Bernard, che scopre la
relazione passata fra i due, che le si affeziona. Edouard, legato morbosamente
ad Olivier, sta scrivendo il romanzo "I falsari" e prende appunti in
un diario; odia Passavant, che cerca invece di conquistare le simpatie di
Olivier. Bernard s’innamora di Sarah, sorella di Armand; Edouard s’interessa del
caso di Boris, un nipote adolescente illegittimo dell’anziano insegnante La
Perouse: è Edouard a farli ritrovare, e Boris è affidato proprio
alle cure del nonno, ma nel collegio è coinvolto nelle società
segrete da Georges.
I due magistrati, che indagano su di un commercio di monete d’oro false, sanno
che Georges è implicato in loschi affari e che nell’ambiente dei ragazzi
si tengono orge e vige l’immoralità. Boris, già nevrastenico,
crolla e si uccide davanti al nonno. Olivier aveva tentato il suicidio, ma era
stato salvato da Edouard. Bernard torna dal padre, obbedendo al cuore.
Romanzo sulla maturazione ed emancipazione dei giovani, vive sulla metafora dei
falsari: la finzione è ovunque, per ipocrisia, bigottismo,
convenienza od altro.
Il romanzo pullula di personaggi. Molti sono spinti da impulsi demoniaci. Il
male imperversa, l’immoralità trionfa.
Gide fraziona la propria autobiografia fra diversi personaggi: Edouard, che
scrive il romanzo, e ci dice come lo scrive, Vincent il seduttore
dovstoevskiano, i falsari Boris lo schizoide, Laura l’adultera, Bernard il
romantico. Tutti i temi della sua opera confluiscono nei cento romanzi di questo
romanzo (omosessualità, immoralismo, viaggio). Bernard rappresenta
l’aspirazione ad un ideale di purezza e nobiltà.
La porta stretta
Jéròme (Gide stesso) ama fin da bambino la cugina Alissa, che,
però, gli si nega. Un giorno l’amico Abel, innamorato di Juliette,
sorella di Alissa, capisce perché: Juliette è innamorata di
Jéròme ed Alissa non vuole renderla infelice.
Quando Juliette scopre la verità s’ammala, ma poi si sposa con un altro e
pare felice; Alissa continua però a negarsi a Jéròme,
oppressa da una tristezza cronica ed invasata di santità: legge libri
religiosi e sviene di fronte a Dio. Avvizzisce mentre Jéròme spera
ancora, finché muore.
Sinfonia pastorale
Un pastore protestante delle montagne svizzere scopre una ragazza idiota e cieca
rimasta sola, e la porta a casa propria, con la moglie ed i figli, deciso ad
aiutarla. Gertrude si riprende a poco a poco. Il giovane Jacques se ne innamora,
ma il pastore gli chiede di non causarle un trauma. Il pastore e la cieca
s’innamorano; lei viene operata e guarisce, ma, riacquistata la vista, viene
colta dai rimorsi e scopre d’amare Jacques, che, nel frattempo, ha deciso farsi
prete cattolico; Gertrude ne muore.
Drammoni esageratamente tragici; le storie sono povere d’eventi e di costruzione
drammatica. Sono più analisi di crisi che romanzi.
Les Caves du Vatican
A Roma.
Anthime Armand-Dubois è un celebre scienziato che, , studia, con
esperimenti crudeli, la neurofisiologia degli animali. Paralizzato alle gambe,
professa, nonostante la moglie sia cattolicissima, il più convinto
ateismo; il cognato Julius Baraglioul, conte e romanziere, tenta invano di
convertirlo, ma lui arriva a schernire persino la nipotina, che crede ai santi
ed alla Madonna. Una notte, però, vede in sogno proprio la Madonna, e si
sveglia guarito: il clero lo spinge ad abiurare in pubblico la Massoneria,
promettendogli, in cambio, appoggi e denaro; Anthime acconsente, ma perde, in
tal modo, gli amici massoni, e la sua carriera scientifica ne viene compromessa.
Alla fine deve trasferirsi a Milano.
A Parigi.
Intanto, Jules riceve dal padre morente l’incarico di prendere informazioni
sul giovane Lafcadio Wluiki: come tutti, ha poca stima di Julius come
romanziere. Lafcadio (psicotico, cinico ed amorale) pratica atroci forme
d’autopunizione. La visita di Julius lo convince d’essere figlio illegittimo del
conte padre: infatti, il vecchio conferma i suoi sospetti e gli comunica
d’avergli lasciato una parte dell’eredità; in cambio gli chiede solo
discrezione.
Lafcadio scopre così che la ragazza di cui s’è invaghito è
Géneviève de Baraglioul, figlia di Julius, e, pertanto, sua mezza
nipote. Lafcadio è bello, intelligente ed intraprendente. Abbandonato dal
padre ed orfano di madre, ha avuto per maestro di vita l’ambiguo Protos,
truffatore dai mille travestimenti: questi è, ora, al servizio di loschi
intrighi. Spacciandosi per un inviato del cardinale, si presenta alla contessa
Guy de Saint-Prix , e le racconta d’una congiura ordita dalla Massoneria ai
danni della Chiesa: il Papa sarebbe stato rapito e sostituito da un impostore;
per liberarlo occorre comprare la complicità d’un principe romano, e
servono soldi. Il falso prete riesce ad ottenere dalla contessa un’ingente
somma.
La contessa è sorella di Julius, e ha per confidente Arnica Fleurissoire,
sorella di Veronique (sono tutti vicini al clero). Il marito di questa,
Amedée Fleurissoire, messo a parte del segreto, non esita a partire per
Roma. Intanto, Anthime e Veronique vivono in umiltà, dimenticati dalla
Chiesa, che aveva promesso d’aiutarli; ma Anthime è egualmente felice
della fede, mentre Julius ne è scandalizzato e si ricrede
sull’affidabilità della Chiesa.
Lungo il viaggio per Roma l’ingenuo e goffo Amedée subisce tutta una
serie di disavventure, e, appena arrivato, finisce a letto con Carola, che era
già stata la sgualdrinella di Lafcadio ed ora spia ed amante di Protos,
che ha, infatti, come compito, agevolato dalla sua dabbenaggine provinciale,
quello di truffare Amedée. Impietosita, Carola cerca di metterlo in
guardia contro il falso prete, ma, così facendo, gli confonde
ulteriormente le idee. Le sue disavventure finiscono tragicamente quando, in
treno, incontra Lafcadio, il quale, avuta da Julius la sua parte
d’eredità, non sa cosa fare della vita, e decide di commettere un inutile
omicidio: il povero Amedée non ha scampo.
Nell’apprendere del delitto, Julius, che Amedée aveva messo a parte del
segreto, si convince che Amedée avesse ragione e che sia stato fatto
tacere dai congiurati; Carola si convince, a sua volta, che, ultimata la sua
truffa, sia stato Protos ad uccidere Amedée. Non visto, Protos è
stato testimone dell’omicidio, ed ora ricatta Lafcadio: totale obbedienza in
cambio della sua omertà.
Julius mette al corrente Anthime del segreto, e questi, che aveva accettato con
rassegnazione le promesse non mantenute finché le aveva interpretate come
volontà divina, nell’apprendere che sono dovute ad un falso Papa, decide
di fare giustizia. Protos scopre che Carola l’ha denunciato, e la strangola, ma
viene colto in flagrante dalla polizia ed accusato di entrambi gli omicidi.
Lafcadio confessa egualmente a Julius d’essere lui il vero assassino; Julius non
sa cosa consigliargli, ma Géneviève, che ha sentito tutto,
l’invita ad affidarsi alla Chiesa e gli si offre: Lafcadio la prende ed è
incerto se suicidarsi, costituirsi o lasciare perdere.
Parodia dei provinciali bigotti (Anthime, Julius, Amedée), sperduti nelle
trame ordite a Roma e caduti nelle grinfie d’abili truffatori, ed apologia del
male nella figura (dovstoevskiana) di Lafcadio, che la fortuna aiuta
sfacciatamente e che, alla fine, vince tutto. Trama gratuita e male
architettata.
Amara e fatalista confessione autobiografica.