Gorkij
Mat
Pelageja Nilova, moglie di Mihail Vlassov, ha sopportato per tutta la vita le
sue prepotenze e le sue bastonate. Quando lui muore d’ernia per gli eccessi del
bere, non le rimane che il figlio Pavel, un asceta che s’è votato alla
causa degli operai: con i suoi amici sfida i divieti delle autorità e
stampa opuscoli clandestini; come tutti gli altri, viene arrestato.
La madre non capisce tutto ciò che accade, ma comprende che suo figlio
crede in tutto ciò che fa, e che quello che fa è pericoloso.
Quando le chiedono di aiutarli a distribuire i manifesti in fabbrica, lei
accetta soprattutto per il bene del figlio (i sospetti delle autorità
aumenterebbero se i manifesti scomparissero proprio quando lui è in
carcere!).
Piano piano lo scontro con le autorità si fa più violento, e Pavel
conquista un carisma di capo che gli attira la persecuzione della polizia; anche
in carcere è lui il capo, rispettato da tutti.
Sua madre, intanto, si unisce ai rivoluzionari, ed assiste all’arresto ed alle
torture di Rjbin, che stava sobillando i contadini alla rivolta; assiste, poi,
al processo del suo Pavel e sente il suo nobile discorso con cui accusa gli
stessi giudici che dovrebbero giudicarlo. Pavel viene condannato alla
deportazione, ma i suoi compagni stampano il suo discorso, ed è proprio
sua madre a distribuirlo alla stazione, ad urlarlo alla gente, mentre la polizia
tenta invano di farla tacere picchiandola.
Anteprima del realismo sociale.
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