Doris Lessing
Nata in Iran, ma vissuta quindici anni in Rhodesia, passo' attraverso due
divorzi, e due maternita', prima di emigrare in Inghilterra, dove intraprese
la carriera letteraria a trent' anni.
La sua narrativa ebbe origine dall' evocazione della vita dei coloni bianchi
in Africa, con "The grass is singing"(50),
e si sposto' in seguito, anche per effetto del suo dichiarato comunismo,
verso la critica della vita borghese nella pentalogia dei
"Children of Violence", romanzi scaturiti da una spiccata tendenza all'
autobiografismo:
"Martha Quest"(52) e' una donna cresciuta in Africa che sviluppa un carattere
forte e determinato, e, attraverso "A proper marriage"(54), dove e' sposata e
madre, piano piano si emancipa fino a divorziare e diventare un' attivista,
salvo poi pagarne lo scotto in "A ripple from the storm"(58), nel quale
l' eroina riconosce la propria insoddisfazione e abbandona il comunista tedesco
con cui viveva, crisi culminata in "Landlocked"(65) e conclusa da
"Four gated citiy"(68), testamento di un' agonia morale che
porta Martha vicina alla follia e preludio profetico alla catarsi atomica
dell' umanita'.
"Golden notebook"(62), che unifica i temi della sua narrativa in una unica
confessione di crisi creativa, facendo ricorso a tecniche narrative piu'
sperimentali, e' il suo romanzo meno realista, e forse piu' riuscito.
Con questi romanzi Lessing si e' concentrata su alcuni temi di fondo:
la crescita (fisica, morale e intellettuale) della donna, il conflitto di
generazioni, le responsabilita' della coscienza individuale nei confronti di
quella collettiva. Lessing e' una una "angry young woman" piu' disciplinata
e programmatica.
Si e' data alla fantascienza con "Argos: Archives", una serie di racconti
(1979-1983) sul futuro della Terra come colonia di un impero galattico, e alla
fanta-sociologia con "Fifth child"(88), una favola morale in cui il protagonista
e' uno sbaglio di natura che fin da piccolo commette ogni sorta di efferati
crimini e da grande diventa un leader carismatico per i piccoli teppisti
della periferia.
In seguito
ha posto al centro della propria opera lo squallore urbano, come in
"Good terrorist"(86), su una donna che si sacrifica per sostenere i compagni
rivoluzionari e che cosi' facendo sacrifica anche la propria sensibilita'.
"Fifth child"(88) e' una novella gotica che si svolge nell' ambito di una ambiguita'
psicologica alla Henry James. Come in "Turn of the screw", il lettore viene
lasciato senza una verita' certa. Come nel capolavoro macabro di James, la
storia si svolge in un ambiente "normale": una famiglia borghese, un po'
all' antica, che sembra essere stata risparmiata dalla barbarie dell' epoca
moderna.
La madre che ha temuto il figlio fin da
quando lo ha sentito muoversi nel proprio grembo, quella donna nevrotica
e paranoica, e' soltanto pazza, o davvero suo figlio e' un mostro di
perversione ? Questo bambino guardato prima con sospetto, e poi con paura,
da parenti e vicini, ha davvero dei poteri extra-terrestri, oppure e' semplicemente
vittima di un' isteria di massa ?
Il momento piu' sconvolgente del romanzo e', in realta', quando i genitori
decidono di far ricoverare il figlio in una clinica specializzata: quando
la madre va a trovarlo, si rende conto che quell' istituzione e' un
mattatotio legale, dove vengono imprigionati, in condizioni disumane, e poi
condannati (a morte o a vita) i bambini indesiderati. Incapace di tanta
crudelta', lo riporta a casa, e tenta di "rieducarlo". Ma e' terrorizzata
dall' ascendente che il bambino esercita sugli altri ragazzini, e immagina
ogni sorta di trame criminali.
Ossessionata dalle immagini televisive, dai cartoni animati e dalle riprese
dei disordini studenteschi, sospetta che lui possa all' improvviso rivelarsi
come l' Anticristo venuto a dare un senso a quest' epoca caotica.
Profezia minacciosa di un metafisico pericolo che incombe sull' umanita',
il racconto ha una morale da brivido:
quale sia questo pericolo Lessing lo lascia intravedere quando descrive
il giovane popolo dei bassifondi, quell' invisibile mondo di ragazzini
che crescono alieni a tutte le convenzioni sociali, quella tribu' di
barbari amorali che dilaga all' insaputa delle autorita';
per loro l' "anormale" e' un eroe, e' un leader naturale ...
Ha scritto anche per il teatro.
I racconti contengono probabilmente il meglio della sua arte.
Martha Quest
Martha è una ragazza irrequieta, cresciuta in una fattoria del Sudafrica. I suoi sono mediocri genitori: la madre petulante, invadente e moralista, il padre assente; madre e figlia litigano in continuazione, il padre non le sopporta.
Gli amici delle fattorie vicine non sono meno provinciali; unica consolazione è il negozio del paese, gestito da due ebrei, in cui si procura libri moderni. Stanca di quella vita, un giorno decide di cercarsi un lavoro in città, e d’andare a vivere da sola: la madre tenta ancora d’interferire, ma, a poco a poco, deve rassegnarsi a perdere il controllo.
Martha entra a far parte d’un club di rampolli, e ha i suoi primi traumi sessuali: insicura ed insofferente, vuole un amante, ma non uno che la voglia sposare, non vuole abbrutire come tutte le madri che conosce, non vuole marito e non vuole figli.
Né gli uomini né le donne la comprendono: la urtano tanto gli uomini che rispettano la sua verginità quanto le donne che la considerano sedotta, quando finalmente uno, Adolph, la svergina e se ne vanta con tutti; lei è umiliata che l’ipocrita amica Stella svergogni Adolph davanti a tutti, non è risentita dal fatto d’essere stata sedotta da lui (è quasi stato il contrario); alla fine si mette con un uomo quasi vergine, Douglas, e, poco entusiasta dell’idea, accetta di sposarlo, esausta di lottare contro le convenzioni.
Poi si lascia andare, si concede, si rassegna ai preparativi per il matrimonio (intanto sta per scoppiare la guerra in Europa).
Bel ritratto di ragazza e d’ambiente.
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