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Doktor Faustus
Serenus Zeitblum scrive nel 1945, mentre la Germania nazista sta capitolando. Racconta la storia dell’amico Adrian Leverkuhn, con il quale è cresciuto. Serenus, che ha perso il posto per aver rifiutato d’abbracciare il nazismo, vive una serena vecchiaia in compagnia della moglie Hélène, turbato soltanto dalle vicende del suo Paese e dal ricordo delle tragedie occorse all’amico. Il padre di Adrian, Jonathan, è appassionato di farfalle, chiocciole, conchiglie, ghiaccio e così via, e spesso intrattiene i due bambini con le sue singolari meditazioni sulla natura. Adrian e Serenus studiano allo stesso ginnasio: già da allora Adrian dimostra una predisposizione per la musica, e viene affidato all’insegnamento di Wendell Kretschmar, maestro che s’abbandona spesso a divagazioni sulla musica dei grandi; nonostante ciò, Adrian scopre la vocazione per la religione, ed intraprende gli studi di teologia (è già singolare la sua disumana freddezza). Dopo due anni l’influenza di Kretschmar ha la meglio ed Adrian si trasferisce a Lipsia per studiare musica; lì entra per caso in un bordello e rimane come ipnotizzato dalla vista d’una delle prostitute: torna da lei e, nonostante questa lo avverta d’essere afflitta da una malattia venerea, Adrian la possiede, contraendo a sua volta la malattia. Adrian sembra personificare al tempo stesso il superuomo di Nietsche ed il destino che punisce quel superuomo (si autoinfligge la condanna al fallimento). Alternata alle nozze della sorella Ursula, e a quelle dello stesso Serenus, prosegue la carriera di Adrian, che ora è inquilino a Monaco della vedova Rodde, con le due figlie Ines e Clarissa. Grazie a loro fa la conoscenza dei Knoterich, Konrad e Natalia, del numismatico Kranich e di altri artisti ed intellettuali, in particolare del violinista Rudolf Schwerdtleger e del poeta Rudiger Schildknapp (già conosciuto a Lipsia); conosce anche una vedova, Scheurl, e sua figlia Jeanette, aspirante letterata, bruttina, dotta. Adrian e Rudiger decidono d’andare a cercare l’ispirazione in Italia, a Palestrina. Adrian non ha più contatti carnali con alcuna donna. A Palestrina, durante un attacco della sua malattia, gli compare il demonio a proporgli un baratto: la sua anima in cambio di 24 anni di trionfi; dovrà rinunciare a tutti gli affetti e ad avere una moglie. Il demonio gli rivela come soltanto pochi eletti vengano ammessi all’inferno. La storia è pervasa dal senso di tragedia incombente: Mann anticipa al lettore che alcuni personaggi moriranno, così come anticipa la catastrofe della Germania. Il racconto è allungato ed appesantito da tediose digressioni di una doppia natura: la musica (riprendendo le teorie di Schönberg) e la politica. Ines si fidanza con lo studioso Institoris, benché innamorata di Rudolf, uomo vano ed infantile, esteta fin-de-siécle. Scoppia la guerra del 1914, e Serenus parte per il fronte; la carriera e la malattia di Adrian proseguono di pari passo nell’Alta Baviera, in cui s’è ritirato. Prendono forma, descritte minuziosamente, le grandi opere del musicista. Clarissa, fallita come attrice e ricattata da un suo ex amante, muore suicida alla vigilia del suo matrimonio. L’amicizia fra Adrian e Rudolf si fa sempre più stretta, tanto che Rudolf diventa una sorta d’ispiratore per il genio, d’aiuto-demone. Ma i due amici s’innamorano della stessa donna: Adrian incarica d’andare da Marie Godeau a chiedere la sua mano, ma Rudolf finisce per chiederla per sé ed ottenerla; Adrian lo considera un tradimento. Ma ancora peggio reagisce Ines, che spara all’amante, uccidendolo. Alla fine di un suo concerto, Adrian rappresenta ancora la sua Apocalisse ed inizia a comporre la Lamentatio Doctoris Faustus; l’ultimo affetto di Adrian, il nipotino Echo, muore di meningite proprio quando sta dando un po’ di gioia al tetro dannato. Per Adrian è la fine, esattamente 24 anni dopo il dialogo con il diavolo: alla trionfale presentazione del suo capolavoro, Adrian confessa pubblicamente il suo orrendo segreto e poi cade in una paralisi, che lo porta alla morte. La Germania è appena entrata in guerra. Adrian parla e fa poco, quasi nulla; il verboso Serenus parla troppo. La parabola di Adrian riflette quella di Nietsche (malattia-pazzia-morte), ed il suo declino è parallelo all’ascesa del nazismo. Il forte simbolismo del romanzo è relativo al destino del popolo tedesco: la perenne ambizione superominica, il patto infernale, le tragedie che ne conseguono per gli altri, la catastrofe ineluttabile dopo gli illusori trionfi. La tecnica di Mann è una specie di montaggio: assembla teorie sue e di altri (Nietsche, Adorno), reperti storici, finzione narrativa. Felix Krull Felix Krull cresce nell’agio d’una famiglia dell’alta borghesia, finché la fabbrica del padre fallisce e tutti gli averi della famiglia vengono sequestrati; il padre s’uccide ed il padrino Schimmelpreester si prende cura di vedova ed orfani: la figlia Olimpia viene avviata al canto, la madre apre una pensione e Felix emigra a Parigi con una lettera di raccomandazione per un grande albergo (il cui direttore si chiama Isaak Stürbli). Felix è un giovane molto attraente, che ha avuto esperienze molto precoci con le domestiche, e brillanti, che parla quattro lingue: viene assunto come ragazzo dell’ascensore, e deve condividere la stanza con il volgare Stanko. Nei suoi bagagli è finito, per sbaglio, un astuccio di gioielli che si rivela appartenere ad una certa Mme. Diana Houpflè, un po’ ninfomane, la quale non solo gli si getta fra le braccia, ma vuole anche essere vittima di rituali sadomaso. Promosso cameriere del ristorante, s’innamorano di lui Eleanor Twentyman, la figlia ancora bambina d’una coppia d’inglesi, e poi un nobile omosessuale, Nectan Kilmarnock. Fa poi amicizia con il marchese Louis Venosta, i cui genitori (preoccupati per la sua relazione con la cantante Zazà) vogliono costringerlo a partire per un viaggio intorno al mondo: pur di rimanere al fianco dell’amata, Louis propone a Felix di partire al suo posto, dopo essersi scambiato d’identità con lui. Durante il viaggio fa la conoscenza d’un paleontologo portoghese, Antonio José Kuckuck, e, arrivati a Lisbona, di sua figlia Zouzou (Susanna) e sua moglie Maria Pia, una più attraente dell’altra, nonché, tramite loro, di tutto il bel mondo della nobiltà locale; non solo: la corte della fanciulla ha successo e scatena persino la gelosia della madre, che gli si offre voluttuosa. Vittima delle circostanze, Felix è l’amoralità personificata, però l’apologo finisce bruscamente. Gustav von Aschenbach è un celebre scrittore tedesco che ha bisogno d'una catarsi spirituale per ritrovare l'ispirazione e decide di compiere un viaggio di piacere. L'istinto lo spinge verso Venezia, città pittoresca ma anche sinistra, dove intende trascorrere alcuni giorni di tranquillità. Sulla spiaggia vede un ragazzo polacco, Tadzio, di divina bellezza. Poco a poco se ne invaghisce, al punto d'essere lieto di non partire per un disguido. Si mette a pedinarlo, lo sogna. La sua passione diventa mania: cerca di ringiovanirsi con il trucco; nel frattempo è scoppiata un'epidemia di colera: per evitare il panico le autorità italiane lo negano, ma lui lo sa; potrebbe scappare, e, soprattutto, mettere in guardia Tadzio: invece decide di tacere, per non provocare la separazione. Il giorno che la famiglia si prepara a partire, Gustav va per l'ultima volta a spiare il ragazzo sulla spiaggia; per un attimo s'illude di scorgere nel suo sguardo un lampo di complicità, ma s'abbatte al suolo, morto (colera?). Hans Castorp is a young engineer who visits his cousin Joachim at the Swiss sanatorium where he has already spent a few months. Hans, who grew up an orphan (ie, exposed to death since a child), has three weeks to spend there, among the sick and the dying, before returning to Hamburg and starting his new career. He meets Behrens, the doctor, and Krokowski, the psycoanalyst. He meets some of the patients and realizes what a peculiar community that is: these people are dying and cling on life, and somehow their vain lives mirror what happens in society at large. The two most important acquaitances are Settembrini, an Italian philosopher, and Clavdia Chauchat, am enchanting Russian woman, married, who soon becomes an obsession. The gallery of characters seems pointless, as they come and go without dramatically altering the life of the hero, but they signal the variety of the human race and the passage of time. One day Hans realizes that he has a fever. He has been living in denial of his decaying health but soon has to subject himself to Behrens' visits. Little by little he becomes part of that community that initially he looked upon with disdain. He begins to feel at home among them. Soon it is one year since his arrival. He remains even when Joachim leaves, determined to join the army, when Settembrini moves in with the Jesuit Naphta and when Clavdia departs (mysteriously, after a carnival night spent with Hans). Joachim returns only to die. Clavdia comes back, but escorted by the old and rich Mynheer Peeperkorn, who understands Hans' feelings and teaches him a lesson in life, but only to end up suicide himself. The friendship between Settembrini and Naphta ends tragically, with a duel after a heated argument (they have been fighting for Hans' soul): Settembrini shoots in the air and Naphta shoots himself. Clavdia disappears again and Hans is left with the company of Settembrini. After seven years at the sanatorium, it is Hans' time to leave and join the army, where, again, he can smell the stench of death. It is a novel obsessed with time and death. At the same it is a pretext for Mann to explore the new ideas of the new century: psycoanalysis, science, the world war, Mann identifies the sick community of the sanatorium with the sick Europe of his time. People are barely alive but they think they can make grand speeches and live grand lives, and that is also true of all "sane" humans. Except the ones in the sanatorium know that they are doomed, whereas the ones outside are truly insane in thinking they have any better grasp on life. | If English is your first language and you could translate this text, please contact me. |
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