Norris si ispirò ai grandi romanzieri dell'ottocento: Dickens per la persecuzione del buono da parte dei malvagi, Balzac per la descrizione fisica e morale dei personaggi, Zola per il crudo verismo delle scene, Dostoevskij per il complesso groviglio di psicologie.
Quello dei tre che sembrerebbe all'inizio il più innocente, è alla fine colpevole addirittura di due omicidi; è questa la visione antieroica di Norris.
Norris mette in scena un inferno di vite piccole e meschine che tentano spasmodicamente di annientarsi l'un l'altra; sono tre urli di ferocia, dovuti uno all'amore, uno al denaro e uno all'invidia; tre forme dell'avidità, della brama di possedere (la donna, o il denaro, o entrambe). Il romanzo diventa così la storia di tre decadenze morali: quella della giovane di buona famiglia ridotta dall'avarizia a un'ignobile megera, quella dell'amico bonario che l'invidia spinge a diventare persecutore, quella dell'onesto giovanotto di provincia che non riesce a realizzare i suoi ideali di lavoro e di famiglia e scende rapidamente i gradini della scala sociale fino al vagabondaggio e all'omicidio. Tutti e tre muoiono: il romanzo ha seguito tre vite comuni, dalla nascita alla morte. Tutti gli uomini vivono così.
Una perfetta simmetria attorno al protagonista presiede allo svolgimento delle sue disavventure, dando la sensazione che il destino sia una macchina matematicamente programmata per il male.
Il denaro domina dall'alto questa tragedia comune, e pare lo stimolo primordiale di tutte le azioni umane; e la violenta requisitoria contro la società capitalista procede di pari passo con quella diretta contro l'ipocrisia borghese; Stroheim denuncia a più riprese la falsità del mito della famiglia, sia quando ironizza sui tedeschi sia quando fotografa l'odio fra marito e moglie. Il suo sentimento di ostilità verso la famiglia e verso la società da traumi della sua infanzia e della sua giovinezza (l'insofferenza che lo spinge a emigrare poco più che ventenne, le umiliazioni patite durante i primi anni americani).
Il romanzo è un tentativo titanico di raccogliere la totalità dell'esperienza, un enciclopedico saggio sull'avidità.
Motivi sociologici (il deterioramento di un bravo minatore a contatto della città) e psicoanalitici (gli incubi della moglie, l'unico lungo incubo iniziato quando la cameriera le ha sussurrato "Vuole un biglietto della lotteria?") si accumulano sui temi politici di Norris.
La morale finale è agghiacciante: i due rivali sono mostri preistorici che lottano in un mondo allo stato brado e sono destinati ad autoestinguersi (il paragone può essere esteso anche alla donna, e al limite alla società intera).
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