Patrick O'Hearn
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Ancient Dreams (Private, 1985) ****
Between Two Worlds (Private, 1987) **
Rivers Gonna Rise (Private, 1988) **
Eldorado (Private, 1989) **
Mix-up (Private, 1990) * anthology
Indigo (Private, 1991) **
Private Music Of (Private, 1992) *** anthology
White Sands (Morgan Creek, 1993) * soundtrack
Trust (Deep Cave, 1995) ***
Simpatico (Deep Cave, 1995) * soundtrack
Apostles (Deep Cave, 1996) ** with Peter Maunu
Metaphor (Deep Cave, 1996) **
Beautiful World (2003), 5/10
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Nato a Los Angeles ma cresciuto in Oregon, di formazione classica, il bassista Patrick O'Hearn ha militato in numerosi complessi jazz (più illustre il Group 87 con Mark Isham e Peter Maunu) e rock (più famosi i Missing Persons e Frank Zappa), prima di avviare la sua carriera solista.

Ancient Dreams (Private, 1985), sua opera d'esordio, si avvale soltanto del sintetizzatore, della tromba di Mark Isham e di un percussionista. Ciò nonostante le atmosfere sono dense e intense, ricche di spunti elettronici, di pause sinistre, di cadenze esotiche, di timbri eleganti. Dalla più drammatica Beauty In Darkness alla più serena At First Sight, dal ritmo ballabile di Unusual Climate al crescendo melodico di Ancient Dreams la musica scorre semplice e arcana, gradevole e insolita, senza stordire e senza annoiare. Tutti i brani sono costruiti a partire dai ritmi: sullo strato di percussioni e basso vengono sovrapposti altri strati di suoni. La tecnica è semplice, ma le sue potenzialità sono enormi.

Between Two Worlds (Private, 1987), suonato interamente da solo, si fregia di composizioni più neutre e atmosferiche, colorate da forti tinte elettroniche, che attingono al folklore del terzo mondo (Journey To Yoruba, 87 Dreams), ma in maniera subdola e non puramente innovativa, e che non disdegnano le cadenze più facili e le melodie più orecchiabili (Rain Maker, Forever The Optimist). Maestro nel creare un senso di mistero con una frase ripetuta all'infinito e qualche tenue dissonanza (Dimension D, Cape Perpetual), O'Hearn trionfa laddove, come nella title-track e in Fire Ritual, trova il perfetto equilibrio fra forma (elettronica e percussioni) e contenuto (una specie di weltanschauung positiva e ottimista).

La sua ispirazione si è spostata a partire da Rivers Gonna Rise (Private, 1988) verso esuberanti bozzetti strumentali poli-etnici, venati di jazz-rock, deragliati da improvvisazioni e dissonanze, e immersi nelle atmosfere meditative della new age, come Glory For Tomorrow, Acadia, April Fool e Reunion. Il fuoco dell'opera di O'Hearn è adesso l'armonia occidentale, il recupero del concetto di struttura e la costruzione del brano a partire da un tema. Con la semplicità di Ancient Dreams si è forse perso anche un pezzo della sua personalità.

La lirica melodia persiana di Black Delilah, accompagnata con austerità classica dal violino struggente di Farid Farjad e dal selvaggio canto arabico di Shala Sarshar, è il vertice di questo periodo, e in particolare di Eldorado (Private, 1989); ma nel resto del disco O'Hearn si perde in cumuli di stereotipi commerciali come l'Amazon Waltz e il Nepalese Tango, o si crogiola in sterili esercizi di armonie etniche come Hear Our Prayer. Meglio, tutto sommato, il pop senza pretese di Chattahoochee Field Day. Purtroppo O'Hearn non approfondisce le poche intuizioni davvero geniali: l'etereo salmo di Delicate, la suspence sinfonica di Eldorado.

Il suo diventerà un jazz-rock di classe, ma talvolta piuttosto spersonalizzato.

L'estrema raffinatezza di Devil's Lake e Upon The Wings Of Night, o l'eccentricità esibizionista di Ringmaster's Dream, "sono" tutto ciò che Indigo (Private, 1991) ha da offrire.

O'Hearn indulges in new age stereotypes with Devil's Lake and lapses into bad taste with the soft electronic jazz of Coba and the exotic shuffle of Desire. He succeeds in painting the haunted soundscape of Upon the Wings of Night and penning the funereal melody of Ringmaster's Dream. But most of the "sophistication" is truly annoying.

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Il sound si sgretola un altro po' su Trust (Deep Cave, 1995), ormai al limite della musica ambientale più soffusa. L'estremo minimalismo di Liberty, Equinox e Farewell, progressivamente meno e meno dinamiche, fino a lambire la pura stasi, vivono soltanto del timbro risultante dalla sovrapposizione di suoni accuratamente miscelati. Il tribalismo Two Continents e le sonorità da giungla della title-track sono dei gesti leziosi e incredibilmente eleganti, ma puri gesti fini a se stessi. O'Hearn's evolution from the synthesized world soundscapes of "Ancient Dreams" and "Between Two Worlds" to the more spiritual and new age-y meditations of "Rivers Gonna Rise" and "Eldorado" was one of the most exciting progressions of our days beyond the stereotyped rules of musical genres. Vastly more ambitious in scope and form, "Indigo" basically opened a new phase in O'Hearn's career, a phase of extreme sound sophistication and carefully orchestrated eccentricities.
Trust is now a mere step from ambient. The minimalist geometries of "Liberty", "Equinox" and "Farewell" approach pure timbric ecstasy. The term "elegance" is redefined by "Two Continents"' enigmatic tribalism and the title-track's jungle kaleidoscope. Whether one likes O'Hearn's new direction mainly depends on one's estetic ground rules. In terms of dynamics and complex interplay there is very little left of the composer/arranger's original dexterity. In terms of subliminal fascination, on the other hand, there is a whole new wealth of vibrations for the soul to resonate with. This is no longer a music of notes, it is a music of symbols.

O'Hearn è ancora autore di parecchia musica per film, fra cui White Sands (Morgan Creek, 1993), "Father Hood", Simpatico (Deep Cave, 1995), la più jazzata, con Mark Isham alla tromba, e "The Crying Freeman" (con Peter Maunu).

Apostles (Deep Cave, 1996) was a collaboration with Peter Maunu.

Metaphor (Deep Cave, 1996)

His 12-minute ambient composition 35th Parallel appeared on the compilation The Ambient Expanse (Mirage, 1998).

So Flows The Current (2001) and Beautiful World (2003) offered a rather bland work of ambient-jazz music.

Slow Time (2005) was a more ambitious work, elegant, eclectic and atmospheric and partially inspired by the avantgarde.

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