Jean Delannoy


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Jean Delannoy (1908) fu reso celebre da L'Eternel Retour (1943), un film onirico di Cocteau che idealizzava le figure mitiche di Tristano e Isotta, e da due ambiziose riduzioni, Simphonie Pastorale (1946), da Gide, e Les Jeux sont Faits (1947), da Sartre, che meglio caratterizzano il regista all'interno della sua generazione come uno specialista in film con un background filosofico-letterario. Il secondo descrive l'incontro nell'Aldilà di un uomo e di una donna che in vita furono separati da una differenza sociale e che ora possono amarsi e tornare per un giorno sulla terra; sarà un fallimento, a dimostrazione che l'uomo non può cambiare il proprio fato.

Dieu à Besoin des Hommes (1950) consacra il suo stile austero e trascendente con la storia di un prete inviato in un villaggio bretone nel quale si vive di pirateria comincia a far rispettare i comandamenti cristiani impedendo la sepoltura di un suicida. La difficile problematica di Delannoy supera lo scoglio di una tecnica esagerata in Le garçon sauvage [(1951) il figlio di una prostituta che cerca prima di suicidarsi poi di uccidere il protettore della madre e infine fugge di casa] e nell'orgiastico La princesse de Clévès (1961), un conturbante delirio erotico sullo sfondo di una crisi esistenziale; mentre modesto rilievo hanno avuto le diverse collaborazioni con Gabin nel genere poliziesco (la serie di Maigret da Simenon) e gangster [Le soleil des voyous (1968), dove Gabin è un gangster a riposo che decide di tentare il colpo del secolo, ma, a rapina riuscita, si lascia fregare prima dalla complice che fugge con il bottino, poi dai capi della mafia che rapiscono sua moglie chiedendo come riscatto lo stesso e infine dalla polizia che arresta tutti].

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