Esistenzialismo Storico in Italia

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Il neorealismo aprì numerose porte al cinema Italiano. Il declino del neorealismo non segnò perciò la fine del dibattito culturale sul cinema impegnato. Segnò piuttosto una netta divaricazione fra il cinema di consumo e il cinema d'autore. Il cinema d'autore lavorò sul modello neorealista ma senza farsi condizionare dai suoi dogmi. La generazione di intellettuali che successe a quella di de Sica, Rossellini e Visconti proseguì la loro ricerca ma in direzioni del tutto personali (come, d'altronde, fecero loro stessi). Fellini e Antonioni aprono in grande stile la nuova epoca e danno già la misura del nuovo clima creativo: non più un'etichetta comune a raccogliere, sotto l'egida dell'antifascismo, i cineasti (attori, sceneggiatori e registi) che avevano esordito fra le rovine della guerra, ma un pullulare di cervelli liberi e indipendenti.

L'unico motivo accomunante è la presa di coscienza di una crisi storica che travaglia la società borghese nell'epoca del consumismo, del boom e della massa. Tutti i registi avvertono questa crisi e reagiscono secondo carattere e cultura, proponendo diverse varianti di esistenzialismo. La lezione del realismo insegnò pertanto come riprendere i dati essenziali della vita sociale; ma il resto, l'intrapretazione della crisi, fu un contributo di ciascun regista.

All'utopia neorealista si andò anzi sostituendo un più concreto approccio (critico e talora pessimista) alla realtà vera (non quella astratta di un quartiere romano o di una baraccopoli milanese); l'umore dei tempi era cambiato anche perchè, dal punto di vista politico, la generazione precedente aveva praticato nel mezzo degli entusiasmi e degli idealismi della nascente democrazia, mentre la nuova generazione aveva sotto gli occhi le prime storture e i primi fallimenti. Erano cambiate anche le disponibilità economiche, e il successo internazionale del neorealismo dirottò ingenti capitali, privati e pubblici, sul cinema; la stessa internazionalizzazione del cinema italiano fornì un'intenso scambio culturale, con l'acquisizione di quei generi che negli anni Trenta non erano penetrati in Italia.

Il consolidamento dell'opposizione parlamentare comunista aprì un nuovo fronte culturale, all'interno del quale militarono numerosi esponenti di primo piano della nuova intelligentia e favorì lo sviluppo del cinema "civile", dedicato allo smascheramento dei mali e della corruzione del regime cristiano democratico.

Il Sessantotto moltiplicò i film di intervento e ampliò la gamma delle problematiche su cui intervenire: crisi generazionale, crisi della coppia, lotta di classe etc.; analogamente agì il riflesso: crisi di ideali, crisi del movimento, sbandamento dei reduci etc.

La crisi economica completò l'"era delle crisi"; negli anni Settanta il cinema d'autore, già smorzato dalla serie di fallimenti programmatici delle ideologie alternative a cui si era ispirato, fu la prima vittima del tracollo di incassi e di spettatori. Le porte di Cinecittà si chiusero per molti vecchi militanti del cinema impegnato e per i progetti faraonici dei grandi registi, ma soprattutto si chiusero per i giovani talenti e così si arrestò il processo di continuo ricambio che aveva fino ad allora alimentato il cinema italiano, facendone uno dei più vivaci del dopoguerra.

Ancora una volta però, come ai tempi del neorealismo, l'arte di arrangiarsi trovò una via d'uscita: i giovani più intraprendenti scoprirono la produzione autarchica, a basso costo, in super8, con attori non professionisti. Cineclub e circuiti alternativi, organizzazioni politiche e Stato fomentarono il fe-nomeno e fu l'inizio di una nuova spinta creativa.


Marcello Mastroianni

Proveniente dal teatro, dove era stato diretto da Visconti, si impose nel cinema durante gli anni Cinquanta nell'ambito del neorealismo rosa impersonando macchiette. Rivelato come attore di ben maggiore spessore da La dolce vita (Fellini, 1960), divenne il maggiore interprete dell'esistenzialismo storico attraverso La notte (Antonioni, 1961) e Otto e mezzo (Fellini, 1963). Venne lanciato come divo internazionale dai film interpretati con Sophia Loren.

Negli anni Settanta si aprì ad interpretazioni anche grottesche (per Scola e Ferreri), ma soprattutto divenne la maschera preferita di Fellini.


Michelangelo Antonioni
Federico Fellini
Francesco Rosi
Elio Petri
Pier Paolo Pasolini
Ermanno Olmi
Ettore Scola
Marco Ferreri
Paolo e Vittorio Taviani
Marco Bellocchio
Bernardo Bertolucci
Mauro Bolognini

Il maggior adattatore di testi letterari italiani, Mauro Bolognini, fu lanciato da due sceneggiature di Pasolini, La notte brava (1959) e Una Giornata Balorda (1960), che si inoltravano nel mondo dell'emarginata gioventù suburbana. Cominciò poi la serie delle riduzioni, di stile quasi calligrafista, e che spiccano per penetrazione psicologica e ricostruzione ambientale, con le quali sarebbe campato per un ventennio, trovando soltanto al crepuscolo della sua carriera il coraggio di cambiare genere, volgendosi alla ricostruzione di casi e figure celebri [la pazza che uccise e saponificò tre amiche in Gran bollito (1977), farsa macabra e surreale, la Signora delle Camelie in La storia vera (1981), affresco ottocentesco di turpitudine e perversione].


Luigi Magni: storico romanista anticlericale: Nell'anno del Signore [(1969) affresco dialettale dei primi moti popolari dell'Ottocento, con Manfredi umile calzolaio che scrive satire anonime contro i preti ed è l'oppositore più pericoloso]; In nome del Papa Re [(1977) altra dura requisitoria contro il potere assoluto dei Papi, feroce e spietato nei confronti dei sovversivi fino alla breccia di Porta Pia]; le sue ricostruzioni del passato sono sempre attraversate da una vena lirica e comica, personificata in Manfredi.


Francesco Maselli: Sbandati [(1955) rievocazione dei conflitti sociali durante l'occupazione tedesca]; Lettera aperta [(1969) satira degli intellettuali di sinistra poco disposti a unirsi praticamente alle masse]; Il sospetto [(1975) ritratto di un militante comunista durante il Fascismo, storia a suspence di cospiratori e di un eroe fedele fino all'ultimo al partito]; Storia d'amore [(1986) suicidio di una brava ragazza di borgata che non si adegua a una relazione a tre, con i suoi due amanti].


Cinema civile

Damiano Damiani: Attento alla cronaca e al costume con i suoi thriller popolari, quasi sempre sulla mafia: Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica [(1971) sulle connivenze fra mafia e Stato]; L'istruttoria è chiusa, dimentichi [(1971) sull'aberrante situazione carceraria].


Giuliano Montaldo: Cinema di denuncia dei crimini internazionali: Gott mit uns [(1970) contro il militarismo e l'autoritarismo]; L'Agnese va a morire [(1977) ritratto didattico di una fiera lavandaia che diventa antifascista].


Cinema Politico

Gillo Pontecorvo: La battaglia di Algeri [(1966) dura requisitoria contro la repressione francese del movimento di liberazione algerino].


Carlo Lizzani: indagine storico-sociale: Achtung, banditi! [(1951) sulla Resistenza]; La banda Casaroli [(1962) gangster all'italiana]; Le stagioni del nostro amore [(1966) crisi ideologica degli idealisti esistenziali]; Banditi a Milano [(1968) gangster all'italiana]; La casa del tappeto giallo [(1983) thriller allucinato dell'assurdo, una girandola di sospetti che ruota attorno al tappeto messo in vendita da una giovane coppia].


Cinema psicologico

Antonio Pietrangeli acume psicologico e sociale si completano a vicenda nei suoi ritratti femminili; donne indifese e sole, alla ricerca di un'identità in un ambiente borghese attanagliato dall'angoscia: La Parmigiana [(1963) che per evadere dalla noia si lascia sedurre da un giovane ma, abbandonata, passa di uomo in uomo finchè finisce sul marciapiede]; Io la Conoscevo Bene [(1965) narra invece di una provinciale che cerca una collocazione a Roma, sia di lavoro sia sentimentale, ma trova solo illusioni e delusioni, fino al suicidio].


Mario Missiroli: La bella di Lodi [(1962) sulla ricca borghesia milanese].


Valerio Zurlini: Estate violenta [(1959) storia dell'amore di spiaggia fra un giovane, figlio di un gerarca fascista, e una donna, vedova di un ufficiale, e storia della presa di coscienza del ragazzo che finisce per arruolarsi volontario]; La ragazza con la valigia [(1961) altra educazione sentimentale, questa volta di un adolescente di nobile famiglia che, innamoratosi di una ballerina, la segue, la protegge, la difende].


Cinema cristiano

Franco Zeffirelli, regista lirico e teatrale, autore di biografie televisive su san Francesco e Gesù e di un idillio da rotocalco hollywoodiano, Endless love (1981).


Cinema contadino

Gianfranco Mingozzi, padano come Olmi e Bertolucci, documentarista [La vela incantata (1982), storia di due cineati ambulanti che durante il Fascismo proiettano film sulle aie ma poi vengono coinvolti dagli eventi].


Dramma di costume

Eriprando Visconti: crisi della coppia [La orca (1974)].

Peter del Monte: crisi dei valori [Irene Irene (1975)].


Peter del Monte
Salvatore Piscicelli
Fabio Carpi
Tonino Cervi
Tinto Brass
Liliana Cavani
Pupi Avati
Sergio Citti
Nanni Moretti