L'inferno urbano di Los Angeles


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Los Angeles, la citta' che per mezzo secolo fu invidiata da tutto il mondo, sinonimo di Disneyland e di Hollywood, sembra oggi perseguitata da una maledizione: nel 1992 i disordini razziali, nel 1993 gli incendi di Malibu (che distruggono centinaia di ville sull'oceano), nel 1994 il terremoto (che causa sessanta morti e danneggia molte delle celebri "freeway").

I cittadini sono soprattutto terrorizzati dall'ondata di violenza. Nel 1988 fanno scalpore i duelli alla John Wayne fra gli automobilisti esasperati dal traffico delle freeway. Qualche anno dopo esplode il fenomeno delle "street gang" .

La citta' perde rapidamente il suo alone mitico nella mente di milioni di americani, e nella mente dei suoi stessi abitanti.

Se negli anni '60 era una sorta di paradiso terrestre, con estati perenni, ragazze stupende in bikini, auto sportive, spiagge assolate, figli dei fiori e cosi' via, la nuova Los Angeles e' altrettanto mitica, ma su un versante molto diverso: e' la citta' dei club notturni, dei casolati diroccati, delle gang, delle lotte di classe fra ispanici e neri e coreani e tanti altri, della miseria diffusa e della opulenza ostentata, dei party di cocaina a Beverly Hills e dei rave illegali dell''"Hollywood Strip".

Los Angeles e' una bolgia infernale di segni negativi, un'enciclopedia della decadenza urbana.

D'altronde nessuna citta' del mondo occidentale ha vissuto il dramma demografico di Los Angeles. La popolazione della zona metropolitana e' salita a quindici milioni di persone, seconda soltanto a quella di New York (ma con un tasso di crescita triplo). Negli ultimi dieci anni sono arrivati tre milioni di persone, l'equivalente di una metropoli come Roma e dintorni.

Il problema di Los Angeles e' quello dell'intera California: attrae molta piu' gente di quanta le sue strutture ne possano ospitare.

Le tensioni causate da tanto caotico sviluppo sono visibili nel contrasto fra i vari "quartieri": zone ridenti come Santa Monica, zone ricchissime come Beverly Hills e Malibu, zone povere come Hollywood, zone di hippie e punk come Venice e Melrose, ghetti come Watts e South Central, zone universitarie come il Westwood Village (dove ha sede la U.C.L.A.) e Pasadena (dove ha sede il California Institute for Technology, o CalTech).

Nel frattempo Los Angeles continua ad espandersi dentro il deserto, trasformando ogni giorno acri e acri di terra arida in condomini e zone residenziali. Le scuole sono strapiene, le freeway sono intasate, persino le carceri non sono sufficienti.

Nel 1993 viene completata l'ultima freeway pianificata negli anni '50. La "Interstate 105" e' emblematica dei trionfi e delle crisi di questa metropoli: e' l'autostrada piu' costosa del mondo (le spese ammontano a circa 127 milioni di dollari per miglio), con raccordi spettacolari (quello con la "405" arriva a cinque livelli di sopraelevate, dieci chilometri di ingressi e uscite, undici ponti e tre chilometri di tunnel e copre complessivamente cento acri) e sensori per misurare il traffico, ma parte dei costi sono anche stati devoluti a programmi sociali, come la costruzione di 5.500 appartamenti in un raggio di 40 chilometri e l'addestramento di 3.400 persone.

Questo capolavoro di "urbanesimo socialista" diventa pero' anche il simbolo di un'era che si chiude. (Si noti che prima del 1940 Los Angeles non aveva neppure una delle innumerevoli freeway che oggi la attraversano da un capo all'altro).

Gli ultimi trent'anni hanno visto un'esplosione della componente ispanica, che ora rappresenta un terzo della citta'. I neri sono soltanto l'8.5%, gli asiatici il 9.2%. E un terzo degli abitanti e' nato all'estero. Il nuovo melting pot da' origine a ogni sorta di problemi di convivenza. Gia' nel 1991 c'erano state sparatorie fra commercianti coreani e clienti neri. I primi sono famosi per arrivare negli Stati Uniti senza un penny e riuscire a costruire una fortuna nel giro di pochi anni lavorando duramente. I secondi, sempre piu' vittime del loro vizio di auto-segregazione, o separatismo, fanno di tutto per essere discriminati anche dalle minoranze piu' povere di loro.

Le "street gang" di Los Angeles sono in realta' un fenomeno strettamente collegato a questo frazionamento etnico.

I "riot" dell'Aprile 1992 ebbero formalmente origine dal processo alla polizia per le percosse a Rodney King, ma di fatto scaturirono da una combinazione di politica e di guerra fra gang.

Dopo una lunga inchiesta (durata piu' di un anno) una giuria di soli bianchi assolse i poliziotti incriminati per aver selvaggiamente aggredito il nero Rodney King, un piccolo delinquente locale, reo di non essersi fermato al loro alt. Le immagini del pestaggio, registrate da un testimone su un videotape, fecero il giro del mondo e crearono le premesse psicologiche per una rivolta nera. Il verdetto (il 29 Aprile) di assoluzione scateno' i disordini (con epicentro all'incrocio fra Normandie e Florence).

Ma in realta' i disordini sarebbero stati relativamente ridotti se non si fosse sovrapposta una lotta di potere fra il sindaco e il capo della polizia, William Gates: di fatto Gates, risentito che il sindaco nero avesse ripetutamente manifestato antipatia nei suoi confronti e avesse velatamente avvallato le accuse di brutalita' da parte della sua forza, lascio' liberi i dimostranti di mettere a ferro e fuoco la citta' per due ore.

Durante quelle due ore, non appena si diffuse la psicologia che la polizia non sarebbe intervenuta e pertanto tutto sarebbe stato lecito, furono le gang a prendere il sopravvento sui dimostranti. In breve la protesta razziale divenne saccheggio vero e proprio, soprattutto dei negozi degli odiati coreani. Quando la polizia (e 3.500 marines) decise finalmente di intervenire, decine e decine di edifici in fiamme e decine di cadaveri ostellavano il South Central, teatro dei disordini.

Il saccheggio continuo' per sei giorni (il 20 Aprile morirono ancora ventotto persone), trasmesso dalla televisione in diretta. Alla fine i danni furono superiori ai disordini di Watts di ventisette anni prima (i morti sono 50, sparsi un po' in tutta la citta', gli incendi 623); ma quelli erano stati disordini razziali, questi sono soltanto crimini comuni. A Watts morirono neri uccisi dalla polizia, a South Central muoiono uccisi da gangster. Fra l'altro quei gangster (e cosi' le loro vittime) non sono soltanto neri, ma anche ispanici e asiatici.

Nel resto della nazione gli incidenti sono piu' propriamente di protesta, ma non sono paragonabili in intensita' a quelli di Los Angeles.

I riot di Los Angeles vanno comunque ad aggiungersi alla sequenza storica: Watts 1965 (34 morti), Newark 1967 (26 morti), Detroit 1967 (43 morti), varie citta' dopo l'assassinio di Martin Luther King nel 1968 (46 morti), Miami 1980 (18 morti).

Molti commentatori hanno trascurato uno dei fatti salienti di questa vicenda: la giuria che assolse i poliziotti rappresentava correttamente l'idea di gran parte della popolazione di Los Angeles, favorevole a metodi duri e ostile ai piccoli delinquenti neri. E dopo i riot questo sentimento e' ancora piu' forte. (Subito dopo i riot un'inchiesta del Los Angeles Times ha rivelato che persino il 60% dei neri e' favorevole ai metodi della polizia cittadina).

Ancor meno commentatori hanno seguito Rodney King dopo i riot. King e' oggi milionario (di dollari), grazie al fatto che il processo e' stato ripetuto su ordine del presidente degli Stati Uniti in persona, i poliziotti sono stati frettolosamente giudicati colpevoli e a King e' stato offerto dalla polizia un lauto risarcimento in denaro (3,8 milioni di dollari), prontamente accettato. Da quel giorno King e' stato ri-arrestato diverse volte per ubriachezza molesta e altri reati minori.

In compenso i teppisti neri visti per televisione da tutto il mondo mentre picchiavano a sangue e cospargevano di benzina gli ignari malcapitati di pelle bianca sono stati assolti o condannati a pene ridicole. Quasi nessuno e' stato condannato per i saccheggi dei negozi dei coreani. Tutto cio' non ha fatto che aumentare l'insicurezza della gente, e in particolare degli stessi neri di quel ghetto, e ha lasciato in larga parte della pubblica opinione l'impressione indelebile che le leggi nate per difendere i diritti civili finiscano per favorire la criminalita' comune e si stiano ritorcendo contro quegli stessi oppressi che intendevano proteggere.

L'unica conseguenza pratica dei riots (a parte impoverire ulteriormente il South Central) e' stata una tregua fra "Crips" e "Bloods", le due gang responsabili del massacro. La tregua significa pero' soltanto che le due bande non si sparano piu' fra di loro, non che smettano di commettere crimini ai danni della comunita'. Per esempio, il weekend del 22 agosto 1992 le gang hanno ucciso 20 persone, senza che nessun mezzo d'informazione desse particolare risalto alla notizia.


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