I suprematisti neri


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All'interno del nuovo panorama delle lotte razziali si fa largo un fenomeno che ha radici negli anni '60 ma sarebbe stato impensabile a quei tempi, quello dei "suprematisti" neri, i razzisti alla rovescia.

Il leader della temutissima "Nation of Yahweh", che si fa chiamare senza falsa modestia Yahweh ben Yahweh ("Dio figlio di Dio" in ebraico), e' finito in carcere accusato dell'omicidio di quattordici persone e di cospirazione contro la legge, dopo essere diventato un mito a Miami predicando contro la droga e a favore del "black power" (ed edificando nel contempo un impero finanziario, fra alberghi e negozi, del valore di otto milioni di dollari).

Meno violento, ma non meno "pericoloso" per l'"establishment" bianco, e' Al Sharpton, un pastore di New York che e' l'esatto opposto di Jesse Jackson (il reverendo "integrato" nel sistema politico ufficiale): inneggia al "New Alliance Party", organizza dimostrazioni, provoca disordini. Arrestato diverse volte, condannato almeno una, e' tuttora in predicato di finire in carcere. Nel 1989 (nel periodo delle tensioni razziali seguite all'omicidio di un nero da parte di una folla di bianchi) viene accoltellato per strada. Un sondaggio del 1990 rivela che il 90% dei bianchi della citta' lo considera il pericolo pubblico numero uno.

Alle elezioni del 1992 ottiene il 60% dei voti neri (e una percentuale non trascurabile dei voti delle altre minoranze etniche). Sharpton e' pero' un personaggio contraddittorio come pochi nella storia dell'attivismo nero: figlio di un impresario nero (e pertanto di famiglia abbiente), bambino prodigio (tenne il suo primo sermone a quattro anni in una chiesa di Brooklyn), cresciuto sotto l'influenza di James Brown (che fu per lui una sorta di secondo padre), ha difeso ogni sorta di cause perse (neri che sostenevano di essere stati vittime di violenza razzista ma che sono risultati poco credibili), ha propagandato l'anti-semitismo dei neri mussulmani, e i suoi sermoni (che tiene quasi ogni giorno nei ghetti neri dello stato, soprattutto nei licei) sono confusi e velleitari. Ma per molti e' una leggenda vivente.

Sono numerosi i giovani dei ghetti che si sentono vicini al "sionismo nero" di Marcus Aurelius Garvey (il profeta del ritorno alla madrepatria africana). Demagogo ambiguo e pericoloso degli anni '20 (su Garvey pesa il sospetto di aver voluto mettere in piedi una colossale truffa ai danni dei neri, allestendo una societa' a scopo di lucro per il trasporto dall'America all'Africa), il suo ritrovato carisma e' un fenomeno patetico di ultra-reazione destinato a favorire soltanto le frange piu' violente.

Louis Farrakhan (Louis Eugene Walcott) fa storia a parte. Il capo della "Nazione dell'Islam", che da discepolo di Malcom X ne divenne il piu' intransigente critico (e forse mandante dell'omicidio), e' diventato uno dei personaggi piu' chiacchierati di Chicago e degli interi U.S.A. Le sue tirate contro l'ebraismo gli hanno arritato la fama di antisemita; ma i suoi seguaci si distinguono anche per comizi contro i bianchi, i cattolici e gli omosessuali; insomma, tutti meno loro, i neri islamici. La sua non e' una setta, ma una moderna "corporation" i cui ufficiali vestono in giacca e cravatta. Farrakhan e' riuscito persino ad accaparrarsi contratti da agenzie governative per proteggere interi isolati dei quartieri piu' pericolosi.

Non ci sono dubbi che Farrakhan abbia rappresentato una tendenza centrifuga nei confronti dell'integrazione razziale. Dopo la morte di Elijah Muhammad (nel 1975) il figlio Wallace devio' la Nazione dell'Islam verso la religione islamica vera e propria. Pochi anni dopo Farrakhan, rientrato da un lungo viaggio in Africa, assunse il controllo dell'organizzazione e ripristino' l'ideologia separatista di Elijad.

Il 16 ottobre del 1995 Farrakhan si conquista la credibilita' di un politico di statura nazionale organizzando la "marcia del milione di uomini" ("Million man march"), in cui quattrocentomila maschi neri sfilano per le strade di Washington non per dimostrare contro il razzismo ma per affermare le loro responsabilita' davanti alle loro comunita'. E' la piu' grande dimostrazione nera di tutti i tempi.

L'evento ha pero' l'effetto di dividere i neri al loro interno: da una parte gli uomini, dall'altra le donne; da una parte gli alleati di Farrakhan (il Congressional Black Caucus, la Southern Christian Leadership Conference e, a sorpresa, persino il moderato Jesse Jackson), dall'altra i nemici o gli indifferenti: la National Association for the Advancement Of Colored People (NAACP), la National Urban League, la National Baptist Convention, il Congress Of Racial Equality e soprattutto il nero piu' influente d'America, il generale Colin Powell.

In questo scenario di esaltazione violenta del popolo nero, di separatismo razziale , torna di moda (forse a sproposito) Malcom X, il vate che predicava la rivoluzione (e venne assassinato nel 1965), e passa di moda Martin Luther King, che predicava l'opposizione non violenta (e venne assassinato nel 1968). Secondo King i bianchi prima o poi avrebbero spontaneamente riconosciuto i propri errori, secondo X soltanto i fucili avrebbero potuto cambiare qualcosa.

La storia ha probabilmente dato torto a entrambi, mostrando come le questioni etniche (non soltanto negli Stati Uniti) siano assai piu' complesse, ma Malcom esercita di nuovo un forte fascino sulla massa di adolescenti neri che si sentono impotenti di fronte a una nuova ondata di disoccupazione.

Il mito viene definitivamente sancito dalla biografia filmata di Spike Lee, seguito a ruota da libri e programmi televisivi (e il solito barrage di magliette, cappellini e poster, persino le patatine fritte e le tazze del caffe'), dimenticando che il film (e buona parte del suo indotto consumistico) e' stato finanziato con 34 milioni di dollari dalla Warner Brothers, che non e' precisamente un ente filantropico (e' pero' la stessa casa per cui il rapper Ice-T registro' il rap-scandalo "Cop Killer"...).

Parte dell'intellighenzia nera si schiera in effetti contro il film-colossal (tipico fra l'altro del genere "epico" di Hollywood), accusando il regista di "svendere" al consumismo dei bianchi uno degli ultimi baluardi dell'autentica cultura nera.

Malcom X rappresenta in effetti un momento importante nella presa di coscienza della classe nera. Messa da parte la tradizionale rassegnata umilta' del nero, X, spettacolare oratore, si affermo' come il primo nero capace di tener testa ai bianchi (e di spaventarli). Fu lui il primo a instillare nei neri l'orgoglio di essere neri, a chiamarli "afro-americani", a renderli consapevoli di essere una cultura e non soltanto una razza. Per la prima volta i giovani neri avevano un modello a cui ispirarsi che era della loro stessa razza, era il loro John Wayne, il loro James Dean, il loro John Kennedy. Per la prima volta i neri non si sentivano inferiori ai bianchi.

Se per molti bianchi il nome di Malcom X rimane legato all'immagine di un terrorista o poco meno, parte della comunita' nera rivaluta oggi soprattutto i suoi insegnamenti positivi, le sue esortazioni a liberarsi dal giogo del "welfare", ad aprire negozi, a fare carriera, a lottare prima di tutto in privato per migliorare la propria posizione sociale.

La morte di Malcom X, assassinato il 21 Febbraio 1965 da estremisti islamici mentre teneva un comizio all'Audubon Ballroom di Harlem, e' sempre rimasta avvolta nel mistero. I sospetti maggiori caddero sul leader dei mussulmani neri, Elijah Muhammad. Muhammad aveva esercitato l'influenza piu' importante sulla formazione spirituale di Malcom; era stato lui a redimerlo dal piccolo crimine; era stato lui ad avviarlo agli studi; era stato lui a infondergli la fede nella "Nazione dell'Islam"; era stato lui a battezzarlo X (in omaggio al fatto che nessun nero americano sa quale sia il suo vero cognome, il cognome della famiglia africana da cui discende).

Per anni Malcom X inizio' i suoi discorsi citando il suo maestro. La frattura fra i due avvenne quando Malcom X commento' cinicamente l'assassinio di Kennedy: Muhammad gli chiuse la porta in faccia. In seguito Malcom X non rinnego' nulla, ma tento' di separare il secolare e il religioso in due organismi paralleli, parte integrante del progetto di creare un "nazionalismo nero". Cosa esattamente Malcom avesse in mente non si sa, perche' il suo maestro non gli lascio' il tempo di farlo. Nel 1994 una delle figlie di Malcom X venne accusata dall'F.B.I. di aver attentato alla vita di Farrakhan (ritenendolo parte della congiura del 1965), e anche questo contribui' a risollevare la questione.

L'anno prima di essere assassinato Malcom X era andato in pellegrinaggio alla Mecca e ne era ritornato con un nuovo nome, El-Hajj Malik El-Shabazz. Forse anche con una nuova consapevolezza del suo ruolo storico.


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