Il processo a O.J. Simpson


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Nell'ottobre del 1995, dopo 253 giorni di processo e 126 testimoni, la giuria dichiara il celebre giocatore di football Orenthal James Simpson non colpevole dell'omicidio di sua moglie Nicole Brown e del suo amico Ronald Goldman. Il processo diventa presto una metafora per cio' che separa ancora i bianchi e i neri.

Tutto era cominciato con un inseguimento sulle autostrade di Los Angeles: Simpson in un Bronco bianco guidato da un amico d'infanzia, inseguito da un esercito di auto della polizia, fra due ali di folla. Poi la routine pedante del processo, teletrasmesso ogni giorno dal vivo, con gli avvocati e il giudice che diventano delle celebrita' internazionali. Poi il colpo di scena dei nastri "razzisti" del detective (e principale testimone d'accusa) Marc Fuhrman, che dichiara a una scrittrice di aver sovente inventato prove per incriminare neri. Poi l'assoluzione frettolosa da parte della giuria, che lascia di stucco tanto i colpevolisti quanto gli innocentisti.

Per i bianchi questo diventa anche e soprattutto il processo a un marito che picchiava la moglie. Le prove del DNA e le varie testimonianze non fanno che confermare il fatto intuitivo che quest'uomo feroce ha per anni brutalizzato la moglie e l'ha infine assassinata. La polizia e' colpevole di non aver saputo prevenire il crimine, di non aver risposto agli appelli disperati della vittima. Per i bianchi questo e' un caso clamoroso di come un ricco possa continuare indisturbato a maltrattare un debole con la tacita connivenza della polizia. Per i bianchi Simpson e' innanzitutto un ricco, e poco importa che sia anche nero.

Per i neri, invece, questo diventa anche e soprattutto il processo agli abusi della polizia. Milioni di neri che si ritengono vittime di abusi della polizia si riconoscono nell'imputato e trasferiscono a lui la propria innocenza. Tutte le prove e le testimonianze vengono viste con enorme sospetto. Per i neri Simpson e' innanzitutto un nero, e poco importa che sia anche un ricco (che ha vissuto piu' da bianco che da nero).

In pratica alla fine del processo i bianchi sono convinti che contro l'imputato ci siano montagne e montagne di prove, mentre i neri sono convinti che l'accusa non abbia portato neppure una prova. I primi si identificano in Nicole Brown, una delle tante vittime della violenza che vedono dilagare nella loro comunita', i secondi si identificano in Simpson, uno dei tanti neri capitati nelle mani di una polizia razzista. I primi riconoscono in Simpson il loro aguzzino, i secondi riconoscono in Simpson se stessi.

Quando la giuria (composta prevalentemente di neri) delibera nel giro di tre ore che l'imputato e' "non colpevole" le due comunita' si polarizzano apertamente. I bianchi sono delusi dal fatto che la giustizia ancora una volta non abbia funzionato e lasci andare libero un uomo che, come minimo, e' reo di aver torturato sua moglie per anni. I neri esultano nelle strade come se avessero vinto una guerra. I bianchi si sentono sempre piu' impotenti contro la violenza, i neri sentono di essersi presi una clamorosa rivincita.

Non sono, insomma, le opinioni a divergere. E' come se bianchi e neri stessero assistendo a due film diversi, che casualmente hanno gli stessi interpreti e un pezzo di trama in comune. Ma sono due film profondamente diversi. Le rispettive reazioni sono piu' che logiche. Le conseguenze sono pero' devastanti per la pace sociale.

Il giubilo dei neri, infatti, non fa che aggiungere scandalo alla delusione nei bianchi: i neri dimostrano di non avere ancora maturato una coscienza civile (sono inaffidabili come giurati, quindi come cittadini in generale) e per di piu' conservano ancora gli istinti bestiali delle popolazioni primitive (gioiscono indifferenti alla scena di due innocenti massacrati). Il comportamento dei neri non viene visto tanto come un atto di razzismo alla rovescia quanto una dimostrazione dell'inferiorita' culturale (se non genetica) della gente di colore. Non e' un caso che subito dopo il processo gli indici di gradimento di quasi tutte le personalita' di colore (compreso il generale Colin Powell) scendano di qualche punto. I bianchi si convincono che non ci si possa fidare di un nero nelle decisioni importanti.

Dal punto di vista dei neri questa e' una vittoria contro il sistema dei bianchi. Simpson e' un nero che ha "fregato" il sistema.

Tutto il processo si e' svolto all'insegna dei diversi "segni" delle due culture. Da un lato il pubblico ministero, rappresentato da una donna che e' la quintessenza della compostezza e della professionalita' (fredde e meticolose fino alla noia) della cultura anglosassone. Dall'altra Johnnie Cochran, l'avvocato difensore affabile e talvolta rissoso, ma sempre molto piu' umano. Da un alto i parenti delle vittime, impettiti e contriti a recitare le loro parti di martiri. Dall'altro i parenti dell'imputato, dalla mamma ai figli, in atteggiamenti da gente comune. I bianchi, ricchi e poveri, si riconoscono nel comportamento del pubblico ministero e dei parenti delle vittime, che usano i loro segni convenzionali. I neri si riconoscono in Johnnie Cochran e nella famiglia Simpson, che usano i loro segni convenzionali.

Agli occhi di un nero Marcia Clark e' l'emblema dei burocrati che tramano ai danni dei neri e i parenti delle vittime sono degli ipocriti che fanno finta di essere tristi. Agli occhi di un bianco Johnnie Cochran e' l'emblema dei ciarlatani neri che truffano i bianchi e i parenti di Simpson sono dei pochi di buono che non sanno neppure stare seduti composti in aula. La retorica del decoro dei bianchi e' priva di significato per i neri cosi' come la spontanea esibizione dei neri e' priva di significato per i bianchi.

Persino i segni piu' forti vengono percepiti in due modi diametralmente opposti: un marito che picchia la moglie e' un essere ignobile per la maggioranza dei bianchi, ma e', purtroppo, ancora la norma per la maggioranza dei neri; un poliziotto che complotta per incastrare un innocente e' un fatto incredibile per un bianco, ma e', purtroppo, ancora la norma per un nero. Le motivazioni che inducono i primi a ritenere l'imputato un poco di buono e inverosimile la teoria della congiura ai suoi danni sono le stesse che inducono i secondi a ritenere l'imputato un nero come tanti e piu' che plausibile la teoria della congiura.

Sia come sia, Simpson va ad aggiungersi al lungo elenco di bianchi ricchi che sono riusciti ad evitare il carcere grazie ad avvocati di grido. E il pubblico bianco prova per la prima volta il senso di rabbia e di frustrazione che i neri hanno provato per decenni. I ruoli si sono scambiati, con un nero nel ruolo che solitamente spetta al bianco, e il pubblico bianco nei panni di quello nero. E' un segno che il sistema in realta' funziona: e' la gente che non si e' adeguata allo stesso passo del sistema. Il sistema garantisce una giustizia e un'ingiustizia che sono le stesse per tutte le razze (la discriminazione e' data dalla fascia di reddito, non dal colore della pelle), ma ne' i bianchi ne' i neri sembrano voler accettare questo principio.

I bianchi perpetuano l'immagine di una comunita' che rispetta le proprie regole (giuste o sbagliate che siano) soltanto quando fanno comodo. I neri perpetuano l'immagine di una comunita' che cerca sempre scuse: i loro guai sono sempre colpa della polizia o delle scuole o dei datori di lavoro, mai colpa dei propri errori.

Il risultato di questa polarizzazione di opinioni sara' quello di creare polarizzazioni su tutti i temi sociali che favoriscono le minoranze: da un lato i neri a ritenere di avere sacrosanto diritto a certe agevolazioni (a cominciare dall'"affermative action"), dall'altra i bianchi a sospettare che si stia esagerando in assistenzialismo.

Un altro fatto e' certo: soltanto in America un circo surreale come questo poteva dar luogo a un dibattito tanto serio. Tutti i protagonisti del processo, dagli avvocati ai giurati, sono gia' miliardari, contesi da tutti i giornali, i periodici, gli editori e le televisioni d'America. Gli unici ad aver perso sono le vittime, di cui pochi si ricordano, e Marc Fuhrman, che forse era soltanto un poliziotto frustrato come tanti in cerca di cinque minuti di pubblicita' ed e' diventato un mostro paragonato a Hitler.

Durante i 253 giorni del dibattito sono intanto continuate le esecuzioni dei condannati a morte: contro molti di quei condannati c'erano prove assai meno convincenti raccolte da poliziotti assai meno scrupolosi. Un condannato non e' necessariamente colpevole del crimine per cui e' stato condannato, e' semplicemente uno che non puo' permettersi di pagare la parcella di Johnny Cochran. Che sia colpevole o meno e', purtroppo, un fatto secondario.


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