Storia della Musica Rock: 1955-66

Generi e musicisti del periodo 1955-66
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(Copyright © 2002 Piero Scaruffi) - Traduzione di Massimiliano Osini

Paradiso sconvolto: 1961-1964

L'evento più significativo nella musica americana alla fine del decennio fu il "folk-revival". Lanciato nel 1958 da Tom Dooley del Kingstone Trio e consacrato nel 1959 al primo Newport Folk Festival, il folk-revival introdusse il concetto che la musica dovesse essere qualcosa di più che un semplice intrattenimento. Nel giro di pochi anni, i suoi confini si estesero significativamente. Joan Baez trasformò il folk in una forma musicale austera su Joan Baez 2 (1961). Bob Gibson fu uno dei primissimi cantanti folk a prodigarsi nel rinnovare l'arte di questa musica. Il suo album migliore, At the Gate of Horn (1961), un concerto dal vivo con Bob Camp, precorre di qualche anno l'accezione intimistica del folk-rock. Il folk si evolse rapidamente in qualcosa di più profondo e complesso come provano i concept album di Lee Hazlewood, Trouble Is a Lonesome Town (1963) e The N.S.V.I.P.'s (1965), incentrati su squallide storie di perdenti disadattati.

I primi a creare una simbiosi tra i folk-singer e la politica di sinistra erano stati Woody Guthrie e Pete Seeger. Tra l'aprile 1962 (quando venne pubblicata Blowing in the Wind di Bob Dylan) e il 1965 (quando pressoché chiunque cantava canzoni di protesta) quella intuizione divenne il paradigma dominante di tutti i cantanti folk americani, i quali divennero la voce sia del movimento per i diritti civili, che del movimento per la pace. Una canzone doveva quindi essere una sorta di adunata politica miniaturizzata, il suo titolo uno slogan politico, il suo testo un comizio. L'epicentro di questo fenomeno fu il Greenwich Village di New York. Il cosiddetto "Greenwich Movement" aiutò i folk-singer a trasformarsi in cantautori. Politicamente impegnati i folk-singer scrivevano da sé i testi e la musica, incentrando l'enfasi sull'argomento del testo anziché sulla sua melodia. Bob Dylan, Joan Baez, Phil Ochs, Buffy Saint-Marie e Barry McGuire manifestavano e partecipavano ai "sit in" assieme a migliaia di studenti e, fedeli ai loro ideali pacifisti, sostenevano una resistenza non violenta. Le loro canzoni erano ribelli secondo un'accezione melanconica e sommessa.

Il Greenwich Movement fu importante anche perché diede ai giovani una "voce" e quella voce era musicale. La musica divenne il tramite attraverso cui i giovani potevano esternare la propria frustrazione (politica). Si trattava di una musica e una frustrazione profondamente diverse, ma le somiglianze con il primo rock'n'roll erano ovvie. Era solo una questione di tempo prima che l'esperienza pubblica (la canzone di protesta) e quella privata (il rock'n'roll) trovassero un terreno comune.

Se la canzone di protesta non aveva alcuna ambizione innovativa, altri musicisti folk si concentrarono proprio sull'originalità. Davy Graham in Gran Bretagna, John Fahey sulla costa ovest degli Stati Uniti, e Sandy Bull (12) sulla costa atlantica suonavano e componevano pièce in grado di fondere folk, blues, jazz e raga indiano, mentre Joseph Spence alle Bahamas elaborò uno stile di chitarra intricato, polifonico e poliritmico. La lunga Blend di Sandy Bull, sul suo capolavoro Fantasias for Guitar & Banjo (1963), era anni-luce avanti il proprio tempo, così come Inventions for Guitar and Banjo (1965) e i successivi lavori, ad esempio Electric Blend, su E Pluribus Unum (1970), lo avrebbero confermato come uno dei più sottovalutati geni del periodo. Anche se avrebbe composto i suoi lavori migliori diversi anni più tardi, fu in questo periodo che John Fahey, seguendo l'intuizione di Goofing off Suite (1955) di Pete Seeger, concepì il cosiddetto "Primitivismo Americano", un nuovo modo di utilizzare la tradizione folk e country che era più adatto agli auditorium della musica classica che ai palchi di Nashville.

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