Storia della Musica Rock: 1967-69

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(Copyright © 2002 Piero Scaruffi) - Traduzione di Massimiliano Osini

Elettronica e rock: 1968-70

Il singolo evento che avrebbe alla fine rivoluzionato la musica rock sino alle radici più profonde della sua natura fu l'avvento degli strumenti elettronici. Nel 1966 l'inventore americano Robert Moog iniziò a commercializzare il suo "sintetizzatore", un nuovo genere di strumento, il primo in grado di suonare più di un timbro e, addirittura di imitare i timbri di tutti gli altri strumenti. L'avanguardia fu veloce ad afferrare l'idea. Morton Subotnick, ad esempio, pubblicò una libera improvvisazione al sintetizzatore, Silver Apples of the Moon (1967), che altro non è se non l'equivalente classico dell'acid-rock.

Fino ad allora la musica elettronica era stata un lusso che ben pochi musicisti popolari avevano potuto permettersi. La maggior parte dei sintetizzatori erano posseduti da centri di musica classica o da grandi studi di registrazione. A dispetto delle difficoltà pratiche, alcuni visionari compositori introdussero arrangiamenti elettronici nella musica pop, seguendo il successo di Good Vibrations (1966) dei Beach Boys.

Il compositore canadese Mort Garson (3) registrò Zodiac Cosmic Sounds (1967), una suite suonata da Paul Beaver con tastiere elettroniche, The Wozard of Iz (1969), una parodia elettronica del classico per bambini (con Bernie Krause ai "suoni ambientali"), Lucifer (1971), un'esotica opera/messa, il suo più selvaggio miscuglio di suoni elettronici, e Music for Sensuous Lovers (1971), che impiega il sintetizzatore Moog e i gemiti di una porno star.

Ron Geesin (1), un eclettico ricercatore sonoro britannico che aveva già effettuato esperimenti sul collage con A Raise of Eyebrows (1967), sposò la psichedelia e il dadaismo su The Body (1970) e in particolare su Electrosound (1972), che sviluppava la musica cosmica e precorreva la musica industriale.

Il merito della trasformazione della musica elettronica in musica commerciale va accrediatato a Wendy Carlos (nata come Walter Carlos), il cui Switched on Bach (1968) fu il primo album di elettronica a scalare le classifiche, benché il suo lavoro migliore si sarebbe rivelato Sonic Seasonings (1972), in anticipo di qualche anno sulla musica ambient.

Nel 1968 diversi gruppi rock realizzarono esperimenti con questi nuovi mezzi per intensificare il proprio caos creativo, in particolare i gruppi psichedelici United States of America di New York e Fifty Foot Hose di San Francisco.

I Lothar & the Hand People (2) furono forse il primo gruppo rock a utilizzare strumenti elettronici in modo più significativo di un semplice riempitivo in sottofondo sui loro album Presenting (1968) e Space Hymn (1969).

La leggendaria cult-band Silver Apples (2) era un duo sperimentale di tastiere e voci elettroniche che precorse la new wave e il synth-pop di quasi un decennio. La musica di Silver Apples (1968) e Contact (1969) sposa la psichedelia e il rock'n'roll incanalandovi al tempo stesso le nevrosi urbane e l'ansia esistenziale.

La prima musicista ad improvvisare dal vivo con un sintetizzatore fu probabilmente Annette Peacock, mentre suonava nel complesso jazz di Paul Bley.

Facendosi semplicemente chiamare Beaver & Krause (3), due veterani degli strumenti elettronici formarono un altro influente duo, la cui Ragnarok Electronic Funk (1969) fu un'altra importante pietra miliare nell'adozione degli strumenti elettronici. Su In a Wild Sanctuary (1970) essi tentarono di fondere raga, folk, classica e psichedelia, mentre su Gandharva (1971), registrato nella cattedrale di San Francisco con l'aiuto di Gerry Mulligan e Bud Schank, si spostarono ulteriormente verso il jazz.

Nel 1970 Robert Moog presentò pubblicamente il Mini-Moog, il primo sintetizzatore portatile, un evento che rese la musica elettronica disponibile ad un più largo gruppo di musicisti. Benché ancora costoso, questo giocattolo poteva essere trasportato da un palco all'altro e dunque integrato nella tradizionale strumentazione rock.

David Borden (1) formò nel 1969 il trio elettronico che avrebbe registrato Mother Mallard's Portable Masterpiece Company (1973), armato di un sintetizzatore Mini-Moog e ispirandosi al minimalismo di Terry Riley e all'improvvisazione jazz.

In Norvegia, Bo Hansson realizzò Sagan Om Ringen (1970), una raccolta di dodici vignette impressioniste che mischiano folk, classica, jazz, pop e che precorrono il synth-pop e la new-age.

Infine, la Tonto's Expanding Head Band (1) registrò Zero Time (1971), la prima raccolta di melodie pop interamente suonata con sintetizzatori.

A quel tempo i gruppi tedeschi avevano già iniziato a dare preminenza alle tastiere elettroniche e avrebbero presto proceduto a re-inventare la musica rock.

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