Storia della Musica Rock: 1976-89

Generi e musicisti del periodo 1976-89
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(Copyright © 2002 Piero Scaruffi) - Traduzione di Massimiliano Osini

British Graffiti: 1976-80

Se l'America aveva i garage, gli scantinati, i piccoli club suburbani, la Gran Bretagna aveva i pub. Il rinascimento britannico originò dai musicisti che suonavano rhythm'n'blues e rockabilly in quei locali. La situazione non fu molto diversa da quanto era accaduto negli anni '60, quando i club di blues avevano tenuto viva la fiamma che i "teen idols" e il Merseybeat avevano quasi soffocato. Negli anni '70 accadde qualcosa di simile. Mentre le classifiche erano dominate da divi decadenti come David Bowie e innumerevoli cantanti pop commerciali, i club ospitavano concerti di gruppi amatoriali di rhythm'n'blues, la cui musica era molto più eccitante. Il punk-rock cambiò la faccia dell'industria discografica e, indirettamente, aiutò questi musicisti ad uscire dall'anonimato.

Dalla civiltà dei pub emerse anche una nuova genia di cantautori, solidamente ancorati alle radici del rock'n'roll e attenti alle nuove istanze sociali. Dave Edmunds, Nick Lowe, Graham Parker, Joe Jackson, Elvis Costello e Tom Robinson, per non parlare del demente Ian Dury e dell'ancor più demente Wreckless Eric, furono i bardi che lanciarono un più sincero e vibrante approccio al rock'n'roll. I bizzarri spettacoli di Renaldo and the Loaf e di Snakefinger trovarono gloria e successo in California, ma anch'essi appartenevano a questa generazione.

Ognuna di queste menti, tuttavia, lavorò su una lunghezza d'onda differente. Nick Lowe (1) fu il teorico del power-pop e del roots-rock americano, come evidenziato già su Jesus of Cool (1978), mentre Graham Parker (1) fu fondamentalmente un seguace di Bruce Springsteen, Van Morrison e Neil Young, come dimostra Squeezing out Sparks (1979). Malgrado venisse presentato come un "gangster" al tempo del suo fibrillante debutto, Look Sharp (1979), Joe Jackson (2) fu il più eclettico ed erudito tra loro, e lo dimostrò incorporando calypso, gospel, soul, jazz e, ultima ma non meno importante, musica classica in una serie di lavori che includevano opere di carattere sinfonico e che raggiunsero il loro apice con i lieder di Heaven and Hell (1998).

Il più celebrato e sopravvalutato musicista che emerse da questa generazione fu Elvis Costello (2). Quintessenza dell'arrabbiato negli anni della new-wave, nel 1977 Costello unì un'affinità alla Buddy Holly con una formulazione leggermente nevrotica e un vasto spettro di stili (l'inno Less than Zero, la ballata romantica Alison, il reggae eccentrico Watching the Detectives). I primi singoli, con l'aggiunta di un tocco di erotismo in Chelsea e di declamazione arrabbiata in Radio Radio (1978), portarono al competente e vario pub-rock di This Year's Model (1978), nonché alla trasfigurazione degli anni '60 di Armed Forces (1979). Questi album mostrarono in modo esemplare l'ambiguità di Costello: un sottile attacco al Sistema attraverso un utilizzo sfacciato delle sue colonne sonore. Non era una caricatura, era una piena adesione all'estetica di Tin Pan Alley, del lounge soul e delle orchestre easy-listening. Lentamente, ma inesorabilmente, l'ideologia nostalgica di Costello passò in secondo piano ed emerse la sua passione per gli arrangiamenti sofisticati, al punto da arrangiare un'intera raccolta di canzoni con un quartetto d'archi.

Se pessimismo e disillusione prevalevano nei testi di questi eroi della classe operaia, essi posero le fondamenta per la rinascita dell'ottimismo.

Il successo arrise ai Dire Straits, una band che riscoprì lo stile rilassato di J.J. Cale, il twang di Duan Eddy e il timbro nasale di Bob Dylan, in appassionati successi quali Sultans of Swing (1978), Tunnel of Love (1979), Twisting by the Pool (1983) e Money for Nothing (1985).

Il revival britannico dimostrò una simpatia particolare nei confronti dei "mod", i veri ribelli degli anni '60. Gruppi quali Eddie and the Hot Rods e i Jam di Paul Weller, il cui In the City (1977) rievocava gli Who e i Kinks, consacrarono la loro carriera a ricreare quell'universo musicale. Don't the Kids Just Love It (1980) dei Television Personalities evocò i mods e Carnaby Street.

I Soft Boys (10) andarono oltre la pura e semplice riproposta di un'epoca, arrivando a crearne una del tutto nuova. Quando i talenti del cantante visionario Robyn Hitchcock e del chitarrista pragmatico Kimberley Rew si incontrarono, nacque il singolare suono psichedelico di Underwater Moonlight (1980). Le ninnananne avevano il profumo di Syd Barrett e dei primi Pink Floyd e i brani selvaggi odoravano di Kinks e Who, ma la combinazione di rock'n'roll enfatico ed atmosfere acide fu in gran parte originale. I Soft Boys posero le fondamenta per il revival psichedelico degli anni '80.

Ci fu inoltre una breve recrudescenza del glam-rock, che ebbe il suo picco con i successi di cassetta di Adam Ant.

Il power-pop fiorì in Irlanda per merito dei Boomtown Rats di Bob Geldolf e di uno dei più diligenti discepoli dei Buzzcock, gli Undertones (che in seguito andarono a formare i That Petrol Emotion).

Il revival degli anni '60 incluse un'ossessione per le cantanti femminili e per i girl-group. Il girl-group dominante del periodo fu quello delle Bananarama, i cui battiti dance e le melodie bubblegum conquistarono le classifiche.

Ska e reggae

Un'altra peculiarità britannica fu il favore accordato allo ska e al reggae, grazie alla consistente comunità giamaicana presente nel Regno Unito. Lo ska aveva avuto un breve periodo di successo nel 1967 e in seguito era caduto nel dimenticatoio. Una combinazione di temi razziali, punk-rock, revival dei '60 e militanza agit-prop lo riportò in auge nel 1977. Gli autori di successi furono gli Specials (che in seguito diedero vita ai Fun Boy Three), gli (English) Beat (che in seguito formarono i Fine Young Cannibals) e i Madness. Per un paio d'anni lo ska fu uno dei generi che godette più fortuna commerciale nelle classifiche britanniche.

Il reggae aveva un potente padrino nel produttore Adrian Sherwood e i suoi innumerevoli ensemble: New Age Steppers, Dub Syndicate, African Headcharge, Tackhead, etc. La sua influenza andava dai Clash al Pop Group, i due più importanti artisti che abbracciarono il reggae, dai Police agli UB40, i due più famosi fenomeni pop a sfruttare il ritmo reggae per i loro successi melodici.

I Police (1), una sorta di super-trio formato dal chitarrista veterano della scuola di Canterbury Andy Summers, dall'ex-batterista dei Curved Air Stewart Copeland e dal cantante/bassista Sting (Gordon Sumner), debuttarono con un cocktail punk-reggae, rappresentato al meglio da Roxanne (1978) e Message in a Bottle (1979), ma presto enfatizzarono l'elemento melodico che raggiunse il suo vertice con Zenyatta Mondatta (1980) nel quale vennero raccolti gli impeccabili ritornelli di Walking on the Moon, Don't Stand so Close to Me e Dedododo Dedadada. La progressione verso le melodie pop e soul portò al datato romanticismo di Every Little Thing She Does Is Magic (1981), Every Breath You Take (1983) e alle sonorità soffuse, al confine della musica lounge, che caratterizzarono la carriera solista di Sting.

Modernismo

Gli Ultravox (3) fusero lo spirito punk, il pop robotico dei Kraftwerk, le ballate esistenziali dei Roxy Music, i ritmi da ballo, le arie magniloquenti del glam-rock e il rock romantico dei King Crimson sui loro primi due dischi, Ultravox (1977) e Ha Ha Ha (1977): caleidoscopici cicli di canzoni in grado di spaziare da virulenti numeri boogie a languide ballate pop, che sposarono la decadente eleganza del violino e delle tastiere di Billy Currie con il crooning strappalacrime di John Foxx (Dennis Leigh). Dopo l'uscita di scena di Foxx, Billy Currie e il nuovo cantante/chitarrista Midge Ure si impegnarono in un programma chic e barocco di pop elettronico con Vienna (1980), uno degli album che salutarono la nascita del synth-pop.

Altri gruppi provarono a tracciare un ponte tra la new-wave e il punk-rock, soprattutto gli Alternative TV, ma nessun altro musicista perfezionò l'arte della canzone pop quanto gli XTC (3). L'isterica nevrosi post-industriale di White Music (1978) mutò lentamente nel caleidoscopio melodico di Drums and Wires (1979), mentre Andy Partridge e Colin Moulding si rivelarono melodisti vecchio stampo, eredi delle operette di Gilbert e Sullivan, del Mersey-beat di Lennon e McCartney e dell'allegro carnevale della Bonzo Band (Life Begins at the Hop, Making Plans for Nigel). Ogni loro album allargò ulteriormente le mire della band. Black Sea (1980) rievocava le tenere caricature dei Kinks periodo Village Green (Generals and Majors, Towers of London), mentre English Settlement (1982) trasformò la satira in un solenne tributo al suono di un'intera civiltà, dal music-hall alla "swinging London", dall'exotica alla musica dance ( Fly on the Wall, Senses Working Overtime). La ricerca del duo nel campo della melodia e degli arrangiamenti perfetti raggiunse il suo picco con Skylarking (1986), un prodotto nella tradizione del pop da camera preconizzato da Brian Wilson, ma un pop meccanico, un freddo, cinico congegno precisissmo, una catena di montaggio in grado di produrre melodie su scala industriale.

I Magazine, formati da un ex-Buzzcocks e con il bassista Barry Adamson, e i Monochrome Set, discepoli del light-jazz di Canterbury che erano stati tra le prime band britanniche a sfidare il dogma del punk, aprirono la strada agli Squeeze e alle loro ballate di leggero pop-soul, quali, ad esempio, Up the Junction (1979), Pulling Mussels (1980) e Tempted (1981).

I Japan furono sedotti dall'elegante, sensuale e decadente dance-pop di Life in Tokyo (1979, prodotto da Giorgio Moroder) e in seguito, fondendo le ballate atmosferiche dei Roxy Music, il languido pathos di David Bowie e l'ethno-funk di Peter Gabriel, architettarono la seducente fusione di Gentlemen Take Polaroids (1980), fortemente incentrata sulla "recitazione" del cantante David "Sylvian" Batt e sugli arrangiamenti elettronici del tastierista Richard Barbieri, prima di abbracciare pienamente, su Tin Drum (1981), la fusione etnica che sarebbe diventata il marchio di fabbrica della carriera solista di Sylvian.

I Simple Minds esplorarono inizialmente i regni del prog-rock, del pomp-rock, del glam-rock e del synth-pop, al confine tra i Roxy Music e i Velvet Underground, attraverso le lunghe e lussureggianti Pleasantly Disturbed (1979), This Fear of Gods (1980) e In Trance as Mission (1981), ma finirono con lo scalare le classifiche di vendita con i semplici ritornelli di Promised You a Miracle (1982), Waterfront (1984) e Don't You Forget About Me (1985, non scritta da loro).

Da un punto di vista commerciale gli anni '80 furono dominati dalla band irlandese U2 (2), il fenomeno di più grande successo ad investire le isole britanniche dai tempi dei Beatles. Gli U2 emersero dall'ambiente del pub-rock e del punk-rock, ridimensionando il fondamentalismo della rivoluzione punk ed enfatizzando al tempo stesso il suo tono populista. A partire da Boy (1980), essi tracciarono un ponte tra la veemenza del punk-rock e il fascino di massa intrinseco al pop e alla disco-music. La loro musica era viscerale, ma non violenta. L'intenso crooning di Paul "Bono Vox" Hewson, la chitarra marziale di Dave "The Edge" Evans, la sezione ritmica blues tribale riuscirono a mescolare la malinconia della musica folk, la sofferenza della musica nera, il fervore della musica gospel e la magniloquenza delle arie operistiche. Furono soprattutto inni quali Sunday Bloody Sunday (1983) e Pride (1984) che fusero il pessimismo storico con la frustrazione giovanile. Uno stile più riflessivo emerse nel prosieguo della loro carriera, portando a raccolte molto più controllate quali Joshua Tree (1987), alle quali seguì la conversione alla musica dance, alla musica industriale, all'elettronica e così via, in un disperato tentativo di rimanere al passo con i tempi.

Anche se la loro carriera si mantenne quanto più lontana possibile dall'avanguardia, gli U2 raggiunsero una perfetta simbiosi con il sentimento cupamente utopistico della loro generazione che, in cambio, li salutò come eroi. Il fenomeno fu più sociale che musicale, essendo la musica spesso limitata a riciclare quel sentimento sulle sempre più patetiche prediche di Bono e sui sempre più solenni accordi di The Edge. Ciò nonostante, il loro stile segnò una pietra miliare nell'evoluzione della canzone pop perché, attorno agli immortali temi del martirio e della salvezza, gli U2 eressero un'epica morale di fascino universale. Se le loro apoteosi bibliche sconfinarono nel kitsch, le loro ballate amare e i loro ritmi sinistri tennero in vita la sofferenza idealizzata dalle generazioni dei folk-singer di protesta e dei bluesman di strada.

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