Storia della Musica Rock: 1976-89

Generi e musicisti del periodo 1976-89
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(Copyright © 2002 Piero Scaruffi) - Traduzione di Massimiliano Osini

Dal grindcore allo stoner-rock: 1990-99

Una nazione metal

Se gli anni '80 erano stati l'età dell'oro dell'heavy-metal, l'epoca in cui il genere fu accettato dalle masse e scalò le classifiche di vendita, gli anni '90 videro la sua frammentazione in stili piuttosto differenti, che si limitarono a esplorare le idee preesistenti.

A riscuotere maggiore successo tra il grande pubblico fu il pop-metal. Tuttavia, da un punto di vista artistico, fu la meno significativa tra tutte le varianti di heavy-metal. Il pop-metal generò divi da classifica quali i Warrant, di Los Angeles, con Cherry Pie (1990), gli Extreme, di Boston, specializzati in "opere metal" alla Queen, ad esempio Pornograffiti (1990) e i Live, della Pennsylvania, con Throwing Copper (1994).

A Los Angeles continuarono ad imperversare i reduci della "street-scene" (Guns'n'Roses, Jane's Addiction), sebbene suonassero molto meno sinceri che agli esordi e molto meno aggressivi dei loro maestri. Tra i tanti si segnalano Ugly Kid Joe, Life Sex and Death, Dishwalla, Ednaswap, etc.

Il glam-metal inscenò una sorta di ritorno in Florida con Marilyn Manson (1), un personaggio frutto della mente distorta di Brian Warner. Sostenuta dai suoni brutali del tastierista di Madonna, Wayne-Gacy, e del chitarrista Daisy Berkowitz, l'esibizione teatrale di Warner di istinti bestiali degenerati e depravati sposò lo scum-rock di Alice Cooper e l'hardcore industriale dei Nine Inch Nails su Portrait of an American Family (1994). Prendendo a prestito l'energia dello speed-metal, Antichrist Superstar (1996) vendette il trucco alle masse.

Prog-metal

Il progressive-metal fu molto più abile ad esprimere idee più innovative. Tra gli album significativi degli anni '90, nello stile dei Queensryche e simili, vanno citati: Last Decade Dead Century (1990) dei Warrior Soul, del Michigan; Wonderdrug (1994) dei Naked Sun, di New York; etc.

I Dream Theater (11), formatisi al prestigioso Berklee College of Music di Boston, istituirono un nuovo standard per il prog-metal. Il loro secondo album, Images and Words (1992), costruisce lunghe fantasie melodiche sostenute da una magniloquenza sinfonica (Kevin Moore alle tastiere), da fluidi passaggi strumentali (John Petrucci alla chitarra), da ritmi disinvolti (Mike Portnoy alla batteria) e da enfasi romantica (James Labrie al canto). Al tempo stesso sfrenato e di facile ascolto, rock e neoclassico, impulsivo e cerebrale, questo stile venne ulteriormente elaborato su Awake (1994), sebbene perse parte del suo mordente, diluendolo ancor più nella suite in sette movimenti A Change of Seasons (1995).

Tra i significativi contributi del prog-metal europeo vanno inclusi il metal sinfonico di Land of Broken Hearts (1993), dei danesi Royal Hunt, e la monumentale suite Black Rose Immortal da Morningrise (1996), degli svedesi Opeth.

Gli svizzeri Alboth! (1), un trio di piano, basso e batteria, inventarono un nuovo genere al confine tra jazz e metal industriale, tra Cecil Taylor e gli Young Gods. I ritmi da martello pneumatico e gli arpeggi al piano di Liebefeld (1992) sono tanto viscerali quanto sofisticati.

Death-metal

Il terrificante suono del grindcore e del death-metal continuò a prosperare negli Stati Uniti grazie ai Brutal Truth (1) di New York, con Extreme Conditions Demand Extreme Responses (1992), ai Cannibal Corpse di Buffalo, con Tomb of the Mutilated (1992) e agli Acid Bath della Louisiana, con When the Kite String Pops (1994).

Grazie al lavoro creativo di tre gruppi americani, il death-metal si stava trasformando rapidamente in qualcosa al tempo stesso più spaventoso e più musicale.

I Type O Negative (101) di New York produssero la più traumatizzante fusione di linguaggi metal, industriale e gotico. Con il cantante Peter "Steele" Ratajczyck a impersonare uno psicopatico che esterna invettive nichiliste, razziste, sessiste e fasciste, con il tastierista Josh Silver a modellare grandiose architetture sonore e con il chitarrista Kenny Hickey a sottolineare la turpitudine delle storie con rumori urticanti, la terrificante visione di Slow Deep and Hard (1991) si eleva ad una dimensione metafisica ben al di là dei suoi toni iper-realisti, sposando i temi filosofici del sesso e della morte alla maniera di una messa nera. L'ambiguità morale si traduce in un'ambiguità musicale, nel momento in cui cori solenni vengono intonati come canti funebri, riff epici stridono come spasimi agonizzanti in lotta per la sopravvivenza e le fantasie omicide raggiungono la loro apoteosi malefica. I contrasti e le giustapposizioni sfumano la differenza tra inferno e paradiso. Ogni canzone è strutturata come una sequenza di movimenti, ognuno dei quali arrangiato in modo diverso e la cui sequenza conduce ad una inesorabile suspense. Le suite di questo disco assomigliano a mini-sinfonie Wagneriane, composte in un inferno dantesco e sovralimentate con paura e disperazione. L'apocalisse si calma sul disco successivo, Bloody Kisses (1993), un più sincero affresco di violenza urbana.

Nel Tennessee, i Today Is the Day (22) si posero al confine tra grindcore, noise-rock, death-metal, hardcore, prog-rock e musica industriale. Gli incubi viscerali di Supernova (1993) sono colmi di esperimenti sonori e voli stilistici, ma Willpower (1994) va addirittura oltre l'"atmosfera" per estrarre pura ansia dalle urla di Steve Austin e dalla cacofonia assortita del trio. Ogni canzone suona come una catastrofe naturale, una colonna sonora di uno stato mentale irrazionale. Il campionatore di Scott Wexton rimpiazzò il basso e donò un sapore elettronico a Today Is the Day (1996). L'effetto fu quello di concentrarsi sulla componente prog-rock del paradigma, un fatto che aiutò a sostenere il collage stilistico di Temple of the Morning Star (1997): non meno macabra ed enfatica, la musica esprime anche surrealismo e catarsi. Si tratta pur sempre del suono di una tortura psicologica, ma una tortura che riflette una sorta di bellezza soprannaturale.

A Los Angeles, i Fear Factory (11) dipinsero il loro straziante murale di decadenza urbana con un'enfasi particolare sul ritmo. Il cyberpunk di Soul of a New Machine (1992) è attraversato da partiture parossistiche e sferzanti che assomigliano a neurotrasmettitori in un sistema nervoso e che permettono alle canzoni di evolversi, invece che eruttare semplicemente. La musica di Demanufacture (1995) vede all'opera il tastierista dei Front Line Assembly, Rhys Fulber, e sembra provenire da un altro pianeta. Saturati di verità blasfeme su questo mondo, i suoi bombardamenti a tappeto continuano a trasformarsi in demoni cingolati e ad emanare miasmi tossici.

Questa triade sovvertì la gran parte delle convenzioni del genere e creò un nuovo tipo di musica, cucita su misura per i problemi e gli umori della generazione cyberpunk.

Il collegamento tra l'hardcore e l'heavy-metal venne tenuto vivo a New York dai Biohazard, soprattutto su Urban Discipline (1993). Una nuova forma di metal-punk fu secreta verso la fine del decennio dai Coalesce (1) del Missouri, i quali vomitarono il formidabile maelstrom di Give Them Rope (1998), e dai Dillinger Escape Plan, del New Jersey, con l'instabile combinazione metal-jazz di Calculating Infinity (1999).

Il black-metal scandinavo

Più o meno indipendentemente dal death-metal, una nuova scuola di "black-metal" sorse nell'Europa del nord, soprattutto in Scandinavia. Tra i lavori più significativi vanno citati: Left Hand Path (1990) degli Entombed; A Blaze in the Northern Sky (1991) dei Darkthrone; Battles in the North (1994) degli Immortal; De Mysteriis Dom Sathanas (1994) dei Mayhem; Eld (1997) degli Enslaved; etc. A questi va aggiunto Dusk and Her Embrace (1997) degli inglesi Cradle of Filth.

Il più grande gruppo black-metal del decennio fu probabilmente norvegese, gli Emperor (1), il cui In the Nightside Eclipse (1994) è un concentrato di violenza, ma anche una discesa metafisica (e sinfonica) nell'oltretomba.

Tra i progetti più sperimentali vanno citati i Ved Buens Ende, anch'essi dalla Norvegia, i quali sposarono il black-metal e il post-rock su Written in Waters (1995). A definire nuovi standard per il genere furono Nemesis Divina (1996) dei Satyricon, Omnio (1997) degli In the Woods, The Archaic Course (1998) dei Borknagar, Black Shining Leather (1998) dei Carpathian Forest. Burzum, il progetto dell'ex Mayhem, Christian "Count Grishnackh" Vikernes, si spostò, con Filosofem (1996), verso una versione elettronico-ambientale del dark metal. I gruppi black-metal ispirati ai maestri scandinavi abbondarono anche in altri paesi: i polacchi Graveland, con Thousand Swords (1995), i tedeschi Nargaroth, con Herbstleyd (1998), etc.

Gli Ulver (1) crearono una sorta di black-metal elettronico con il colossale Themes from William Blake's The Marriage of Heaven & Hell (1998) che introdusse elementi derivati dalle musiche techno, industriale, ambient e trip-hop.

Una nuova tendenza nel black-metal riguardò gli arrangiamenti orchestrali/electronici: i norvegesi Dimmu Borgir, con Stormblast (1996), i giapponesi Sigh, con Hail Horror Hail (1997), i finlandesi And Oceans, con The Dynamic Gallery of Thoughts (1998). Tiamat, Therion, e Amorphis inventarono una versione neoclassica del death-metal, dando preminenza ai suoni delle tastiere. I norvegesi Theatre of Tragedy adottarono anche voci operistiche. Gli Haggard introdussero arrangiamenti sinfonici.

Il prog-metal inscenò un ritorno in Scandinavia con lo stile super-tecnico dei norvegesi Solefald (1), i quali trasformarono Pills Against the Ageless Ills (2001) in un esercizio cerebrale di fusion-metal; gli svedesi Pain of Salvation produssero l'altrettanto tecnico One Hour by the Concrete Lake (1999).

Doom-metal

Il "Doom-metal", ovvero una esagerazione lenta, gotica e barocca delle cadenze funeree dei Black Sabbath, divenne sempre più popolare in Inghilterra grazie a diversi gruppi progressivamente sempre più sofisticati. I Paradise Lost, che debuttarono con Paradise Lost (1990), furono i meno creativi tra i padri fondatori, ma i Cathedral (1), forti del cantante Lee Dorrian (ex-Napalm Death), inventarono un nuovo formato con le lunghe suite liriche di Forest of Equilibrium (1991). I My Dying Bride (1) perfezionarono questo formato con una magniloquenza quasi barocca su The Angel and the Dark River (1995).

Il doom-metal americano ebbe meno proseliti e di minor valore: tra questi spiccarono gli Obsessed di Los Angeles.

I più grandi eredi al trono del doom-metal furono ancora una volta britannici. Gli Electric Wizard (12), guidati dal cantante/chitarrista Justin Osborn, aumentarono la pesantezza del doom-metal al punto che la musica non era più in grado di progredire, limitandosi ad esplodere in un lungo suono ottundente ed oppressivo. Electric Wizard (1995) fonde la sacra triade dello stoner-rock (Black Sabbath, Blue Cheer e Hawkwind) in una nuova forma che era un'implosione di tutti loro. Il suo disco gemello, Come My Fanatics (1997), è anche più potente (più pesante, oscuro, inflessibile e indolente), una vera e propria marea di suoni lugubri. L'approccio orientato al colossale portò a Dopethrone (2000), le cui tracce estese svettano al di sopra di una terra desolata sempre più apocalittica.

Nel corso della seconda parte del decennio, complessi quali gli inglesi Orange Goblin, con Frequencies from Planet Ten (1997), gli svedesi Katatonia, con Discouraged Ones (1998) e, soprattutto, i Beyond Dawn (1), con Revelry (1998), offrirono altre varianti dello stereotipo.

Super-doom

I Melvins avevano precorso uno stile diverso, uno stile che enfatizzava ed estendeva in modo maniacale le cadenze psichedeliche dei Black Sabbath. Il loro grunge "super-doom" fu proseguito dagli Earth (11), i più estremi doom-rocker di Seattle. Le titaniche tracce strumentali dell'EP Extra-Capsular Extraction (1991) e l'album 2 (1993) fanno affidamento su droni colossali e ritmi pesanti, visti attraverso la lente distorta della nevrosi di Dylan Carlson. La musica degli Earth suona come un'improvvisazione casuale di mostri extraterrestri, incorporando elementi del minimalismo d'avanguardia di LaMonte Young, dell'estasi trascendentale della musica orientale e immergendoli in atmosfere di fantascienza gotica. Non si tratta di "canzoni", quanto di stati mentali iper-psichedelici. Phase 3 (1995) e il più accessibile Pentastar - In the Style of Demons (1996) continuano il campionamento virtuale di Carlson sui riff storici dell'hard-rock in una più terrena ambientazione. In rapporto alle loro sinfonie malefiche, Metal Machine Music di Lou Reed è quasi musica classica.

Su Moustaches Wild (1994), i Karp (1) stiparono un folle carnevale di vortici cacofonici, psicodrammi convulsi, voodoobilly turbolenti e trance monolitiche.

I principali seguaci degli Earth furono i Sunn (1), il nuovo progetto del chitarrista degli Engine Kid, Greg Anderson, soprattutto sul loro monumentale Zero Zero Void (2000).

Il super-doom non fu limitato alla costa nord-ovest. In Louisiana, gli Eyehategod esordirono con In the Name of Suffering (1990), aprendo la strada a tutta la scena "sludgecore" del sud. In Texas, gli Sweet Pea, con Chicks Hate Wes (1996), furono tra i tanti che seguirono il loro esempio.

In Georgia, gli Harvey Milk (2) prosciugarono di ogni emozione le creature amplificate, lente, brutali e malvagie di My Love Is Higher (1996) e Courtesy and Good Will Toward Men (1997), scavandosi una nicchia tra Type O Negative, Swans e Melvins.

Stoner-rock

Lo "stoner-rock" fu un'evoluzione delle brutali sonorità hard-blues-psichedeliche dei Blue Cheer: super-distorte, super-pesanti e super-fragorose.

Il genere fu precorso nella California del sud dai Kyuss (11). Nella sostanza, Wretch (1991), si limita ad esplorare gli uragani dei Chrome dalla prospettiva dell'hard-rock (i Chrome senza i fronzoli new-wave), ma Blues for the Red Sun (1992) è un lavoro maestoso in una dimensione completamente nuova, una raccolta di sinfonie conturbanti per bulldozer e bombardieri, forte di interludi disorientanti degni dell'acid-rock. Le ondate di feedback e le colate di acciaio fuso provenienti dalla chitarra di Josh Homme, la vibrante eloquenza del crooning di John Garcia, il basso tellurico di Nick Oliveri e la batteria tribale di Brant Björk confluiscono per produrre l'effetto di elettroshock ad alta tensione, di galoppate a rotta di collo e di colate di lava incandescente. D'altro canto, Welcome to Sky Valley (1994) è quasi barocco nel suo modo di fondere tutti questi elementi in un corpus uniforme ed organico, quasi una dimostrazione di vanità da parte di un'orda di cannibali.

Lo stoner-rock prosperò soprattutto nella baia di San Francisco. Gli Sleep (1), la band del cantante Al Cisneros e del chitarrista Matt Pike, tracciarono un ponte tra doom-metal e stoner-rock, con i lenti, oscuri ed esplosivi canti funebri di Volume One (1992). In seguito caddero preda di una ossessione per i Black Sabbath su Sleep's Holy Mountain (1993), che suona come un coma profondo. Ogni cosa tornò al suo posto (ovvero a una virtuale immobilità) con la suite in sei movimenti di Jerusalem (1998), uno dei più seri tentativi di rappresentare in musica i più profondi tormenti della psiche umana.

Il secondo epicentro dello stoner-rock fu New York, dove i Monster Magnet (1), guidati dai chitarristi David Wyndorf e John McBain (e in seguito Ed Mundell), produssero una folle variante dello space-rock degli Hawkwind con Spine of God (1991). Suona quasi come una parodia di quello che in seguito sarebbe stato chiamato stoner-rock, ma il suono si fa in effetti più pesante su Superjudge (1993), sebbene nelle sue vene scorra il soul-blues di Jimi Hendrix. Queste immersioni catartiche nelle distorsioni di chitarra si dissolsero su Dopes to Infinity (1995), pesantemente arrangiato con mellotron, archi e sitar e con il più convenzionale grunge di Powertrip (1998).

Gli Atomic Bitchwax (1) di Ed Mundell offrirono una versione più sperimentale dei Monster Magnet su Atomic Bitchwax (1999). I Nightstick (1), di Boston, aggiunsero elementi free-jazz e d'avanguardia rumorista alla formula "Black Sabbath + Blue Cheer" su Ultimatum (1998).

La California del sud rimase per tutto il decennio uno dei centri principali dello stoner-rock, come dimostrano lavori quali In Search of (1996) dei Fu Manchu, Coping with the Urban Coyote (1999) degli Unida, il nuovo progetto del cantante dei Kyuss, John Garcia, e Charged (2001) dei Nebula.

I Queens of the Stone Age (2), la nuova band formata dagli ex musicisti dei Kyuss, il chitarrista Josh Homme e il bassista Nick Oliveri, offrirono, su Queens of the Stone Age (1998), una versione più accessibile dei Kyuss (canzoni più brevi, enfasi sulla melodia, dinamiche lineari). Dopo gli esperimenti stilistici di Rated R (2000), essi raggiunsero una sorta di classicismo hard-rock su Songs for the Deaf (2002), col batterista dei Foo Fighters, Dave Grohl, e il cantante degli Screaming Trees, Mark Lanegan, il punto d'incontro ideale tra Cream e Nirvana.

Al di fuori degli Stati Uniti, i principali stoner e super-doomer furono i giapponesi Boris (2), i cui terrificanti monoliti Absolutego (1996) e Amplifier Worship (1998) si abbandonano a droni estesi, oscuri ed estremamente densi.

Funk-metal

La vera macchina da soldi degli anni '90 fu il funk-metal. Negli anni '80, complessi quali Red Hot Chili Peppers e Primus avevano coniato uno stile che era un ibrido di funk e hard-rock. In precedenza, i Run DMC avevano già sperimentato con una fusione di rap e heavy-metal. Queste due semplici idee costituirono l'impalcatura di gran parte dell'heavy-metal degli anni '90.

Los Angeles fu la patria del funk-metal, vantando tra gli altri: gli Infectious Grooves, il progetto collaterale del cantante dei Suicidal Tendencies, Mike Muir, con The Plague That Makes Your Booty Move (1991); gli Eleven, con Eleven (1993); i Sugar Ray, con Brownies and Lemonade (1995); etc.

Anche il rap-metal aveva il proprio quartiere generale a Los Angeles. I Rage Against the Machine (1) lanciarono questo stile in tutto il mondo e realizzarono uno dei più importanti leitmotiv del decennio: una fondamentale convergenza d'intenti tra la musica dei ribelli neri metropolitani e la musica dei ribelli bianchi metropolitani. Rage Against the Machine (1992), uno dei più violenti album del periodo, degno erede della furia omicida degli MC5, sostiene le sue continue scosse telluriche grazie alle esplosioni di chitarra di Tom Morello (dai glissando Hendrix-iani ai riff hard-rock di Jimmy Page), il rapping viscerale e frenetico di Zack de la Rocha e i ritmi ultra-sincopati simili a ovazioni. L'atmosfera morbosa e sinistra di Evil Empire (1996), virtualmente un saggio filosofico sull'autocontrollo, e l'appassionata chiamata alle armi di The Battle of Los Angeles (1999) raggiungono nuove profondità, sebbene manchino di mordente.

Altrove i divi del funk-rock furono: gli Scatterbrain, di New York, la nuova band del cantante dei Ludichrist, Tommy Christ e del chitarrista Glenn Cummings, con Here Comes Trouble (1990); gli olandesi Urban Dance Squad, con Mental Floss for the Globe (1990); i 311, del Nebraska, con 311 Music (1993); gli inglesi Senser, con Stacked Up (1994); i Presidents of the USA, di Seattle, con Presidents of the USA (1995); gli Orange 9mm, di New York, con Driver Not Included (1995); etc.

Angst-metal

Il rap-metal si trasformò in qualcosa di completamente diverso, a metà del decennio, con l'avvento dei Korn (1). Jonathan Davis incarnò il pessimismo post-yuppie al giro del secolo e costruì la sua carriera focalizzandosi sulle ansie degli adolescenti alienati del ceto medio. In questo modo il tono di Korn (1994) è deprimente, suicida e, per quanto non altrettanto aggressivo quanto quello degli altri complessi funk-metal, ha pochi rivali in termini di tensione drammatica. Era facilmente prevedibile che i successivi Life Is Peachy (1996) e Follow the Leader (1998) sarebbero stati album confusi e precari, che compensarono una mancanza di doti compositive con un'enfasi sui cambi di umore e sulle atmosfere claustrofobiche.

La musica intensa, macabra, violenta e autolesionista dei Korn divenne lo stile predominante. La "generazione post-Korn" che cambiò significativamente il paesaggio dell'heavy-metal incluse: i Deftones, di San Francisco, con Adrenaline (1995); Kid Rock (nato Bob Ritchie), del Michigan, con Devil Without a Cause (1998); i Limp Bizkit, della Florida, con l'ambizioso e sperimentale Significant Other (1999); i Simon Says, di Sacramento; gli Staine, di Boston; i P.O.D., di San Diego; e altre due band dalla Florida, Cold e Puya. A questi si aggiunse la consueta compagine di Los Angeles: i System of a Down (1), con System of a Down (1998) e Toxicity (2001); gli Incubus, con Make Yourself (1999); gli Orgy, con Vapor Transmission (2000); etc.

I Soul Fly (1), frutto della mente dell'ex leader dei Sepultura, Max Cavalera, furono portavoce di un grado anche più audace di fusione stilistica (dub, drum'n'bass, hip-hop) con Soulfly (1998) e, soprattutto, Primitive (2000).

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