Storia della Musica Rock: 1976-89

Generi e musicisti del periodo 1976-89
Storia del Rock | 1955-66 | 1967-69 | 1970-75 | 1976-89 | Anni '90 | 2000
Musicisti del 1955-66 | 1967-69 | 1970-76 | 1977-89 | Anni '90 US | Anni '90 non-US | Anni 2000
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(Copyright © 2002 Piero Scaruffi) - Traduzione di Massimiliano Osini

Post-psichedelia: 1990-97

La psichedelia fu la singola più grande invenzione musicale degli anni '60e rimase il genere dominante negli anni '90. Gli anni '60 avevano coniato diversi stili psichedelici che erano ancora gli stili psichedelici fondamentali degli anni '90: il pop psichedelico dei Doors, lo sballo psichedelico dei Red Crayola, la trance psichedelica dei Velvet Underground e l'acid-jam dei Grateful Dead. Tra le innovazioni introdotte nel corso degli anni '80, sia il dream-pop che lo shoegazing conservarono la loro popolarità negli anni '90. Lungi dal limitarsi a riproporre i classici, le più significative band del decennio contribuirono a ridefinire l'arte del "viaggio" in musica.

La costa est

Originari dello stato di New York, i Mercury Rev (111), del chitarrista John Donahue e del bassista Dave Fridmann, raggiunsero una sintesi di proporzioni storiche. Yerself Is Steam (1991) è una stravaganza psichedelica in grado di abbracciare tre decenni e tre continenti. Da un punto di vista emotivo, copre una gamma che va dagli sballi anarchici dei Red Crayola alle estasi contemplative/meditative tipiche della musica new-age. Da un punto di vista tecnico si assiste alla miscela e all'alternanza di melodie pop, droni ambientali, distorsioni sconvolgenti, folk onirici, tempi marziali, passaggi pastorali, rumori infernali e ninnananne liriche. Lontano dall'essere semplicemente un nostalgico tributo ad un'epoca, l'operazione dei Mercury Rev iniziò con la visione hippie del Nirvana all'altro capo di una musica vorticosa e caotica, ma stemperò l'ottimismo insito in essa con la consapevolezza della condizione umana, finendo per avvelenarla con convulsioni nevrotiche e atmosfere decadenti. Le fantasie di Boces (1993) si rivelano anche più variegate e fantasiose, veri e propri collage di eventi sonori. Gli arrangiamenti densi e articolati, sempre più merito della padronanza di Fridmannsu tastiere e orchestrazione, non interferiscono con una passione fondamentalmente più amabile, lontana parente delle fiabe di Kevin Ayers. Il percorso verso un suono gioioso e sereno continuò su S ee You on the Other Side (1995), che spesso fa uso di melodie orecchiabili e ritmi convenzionali, mentre Deserter's Songs (1998) segnò lo zenit della loro fantasmagorica orchestrazione.

Formati dal chitarrista e cantante dei Galaxie 500, Dean Wareham, dal batterista dei Feelies, Stanley Demeski e dal bassista dei Chills, Justin Harwood, i Luna (1) si specializzarono in motivetti pop timidi, teneri, sussurrati e colloquiali, espressi al meglio su Bewitched (1994). I Motion Picture (1) di Minneapolis arrivarono ad esprimere una pomposità zen con Every Last Romance (1998). Nell'Indiana, gli Arson Garden (1) assomigliarono, con Under Towers (1990), ad ipotetici Jefferson Airplane alle prese con salmi rinascimentali. Il folle pop dei Flaming Lips influenzò i Tadpoles (1) del New Jersey, il cui He Fell into the Sky (1994) uguagliò la grandezza demente dei maestri, i Wallmen, dello stato di New York, e i Jennyanykind nel North Carolina. La scuola del pop psichedelico di Mark Kramer continuò a produrre calderoni di stranezze melodiche, ad esempio There Was an Elk (1993) degli Uncle Wiggly.

I gruppi del midwest tesero ad essere derivativi del pop psichedelico anni '60 (Electric Prunes, Strawberry Alarm Clock, Blues Magoos) e del garage-rock (13th Floor Elevator, Seeds). Gli album più significativi di questo genere furono: King Mover (1993) dei Green Machine dal Minnesota; Outrageous Cherry (1994) degli Outrageous Cherry dal Michigan; The Infamous Hamburger Transfer (1996) dei Trunk Federation dall'Arizona.

Il bizzarro leader degli Original Sins, John Terlesky, creò, sotto il nome di Brother J.T. (2), uno dei più irrazionali corpora musicali mai registrati. Album quali Vibrolux (1994) e Music for the Other Head (1996) concepiscono la composizione come una confusione estrema. Per la più parte, le sue "canzoni" sono isterici viaggi attraverso cacofoniche imitazioni di rock'n'roll. Le tracce più lunghe suonano come musica hippie degli anni '60 risucchiata, masticata e defecata da un buco nero psichedelico. Più che di arte è il caso di parlare di un fosco stato mentale, incoerente e sconnesso.

Gli Space Needle (2) del Rhode Island, fondati dal tastierista Jud Ehrbar, furono responsabili del titanico nonsense di Voyager (1996), un'opera amatoriale che esprime un primitivismo tecnologico e un rumore mistico. Il non meno criptico miscuglio di The Moray Eels Eat the Space Needle (1997) si compiace con improvvisazioni di prog-rock strumentale, ballate ambient e estasi shoegazing.

La costa ovest

I Medicine (1), formati a Los Angeles da Brad Laner, ex-batterista dei Savage Republicora alle chitarre e alle tastiere, produssero Shot Forth Self Living (1992), uno shock terapeutico che si ispirava tanto ai My Bloody Valentine quanto ai Sonic Youth. Trance e rumore furono i pilastri del successivo The Buried Life (1993).

Gli Sky Cries Mary (11) di Seattle, che avevano adottato un'eclettica fusione di jazz, funk, world-music e acid-rock sull'EP Exit at the Axis (1992), si convertirono alla spiritualità hippie/new-age con A Return to the Inner Experience (1993), in grado di miscelare la musica cosmica di Klaus Schulze, i poliritmi africani di David Byrne e le catatoniche ballate di Nico, coniando in questo modo una forma anti-retorica di psichedelia, più interessata ad esprimere un'atmosfera che un'ideologia. Il loro capolavoro, This Timeless Turning (1994), si focalizza all'incrocio tra i primi Pink Floyd e la musica dance, ma attraverso la rete flaccida e instabile filtravano ritmi hip-hop, riff Hendrix-iani, tornado industriali e riti ancestrali.

Sia la filosofia che le sonorità hippie si reincarnarono in un bizzarro progetto di San Francisco, i Brian Jonestown Massacre (2) di Anton Newcombe. Malgrado la scadente qualità delle registrazioni e l'attitudine amatoriale, Methodrone (1995) e Their Satanic Majesties' Second Request (1996) sono monumentali enciclopedie di musica psichedelica, dai Jefferson Airplane agli Hawkwind, dai Rolling Stones ai Velvet Underground. I dischi successivisi spartiscono tra i superbamente derivativi Take It from the Man (1996) e Give It Back (1997), il maestosamente musicale Thank God for Mental Illness (1996), arrangiato con un'estrema ricchezza di strumenti, e la sognante malinconia di Strung out in Heaven (1998). Newcombe seguì soprattutto le tracce di sconnessi folk-singer di strada come David Peel, ma la sua follia naif poteva anche esplodere in collage di rumore.

I Quasi, formati in Oregon dal chitarrista dei Donner Party, Sam Coomes, si specializzarono nell'utilizzo di tastiere d'annata, spesso scordate, per arrangiare i loro orecchiabili motivi pop, ad esempio su Early Recordings (1995).

I Dandy Warhols (1), la band più celebrata dell'Oregon negli anni '90, riuscirono a fondere il brit-pop e i Velvet Underground su Dandys Rules OK (1995), ma in seguito si svendettero con il banale power-pop di Come Down (1997) e Thirteen Tales from Urban Bohemia (2000).

Gli stili dominanti degli anni '80 e '90 erano ancora rivisitati, ma il filone si stava chiaramente esaurendo.

Shoegazing americano

L'influenza dei My Bloody Valentine e dell'intero movimento "shoegazing" si diffuse in America a partire dal 1992. Tra i primi album significativi del genere vanno annoverati The Ferocious Rhythm of Previse Laziness (1992) dei Fudge, dalla Virginia, e Delaware (1992) dei Drop Nineteens di Boston. In Pennsylvania, i Lilys (1) si evolsero dalla beatitudine quietamente trascendentale di In the Presence of Nothing (1992) alle melodie dilatate, maestose e amorfe di Eccsame the Photon Band (1995). Gli Swirlies (1) di Boston aggiunsero il mellotron, il Moog e rumori trovati ai tremoli di chitarra di Blondertongue Audiobaton (1993). I Catherine (1) di Chicago tracciarono un ponte tra shoegazing e grunge su Sorry (1994). I Saturnine 60 (1) di New York scolpirono languide ballate che si librano con apoteosi epicamente distorte su Wreck at Pillar Point (1995). I Lenola del New Jersey estesero il genere, sia in termini di struttura che di melodia, su The Last Ten Feet of the Suicide Mile (1996). Altrettanto fecero in Georgia i Seely con Julie Only (1996). I Bowery Electric (1) di New York, dopo l'embrionale Bowery Electric (1995), una raccolta di lunghi droni alla chitarra, esaltarono su Beat (1996) la loro trance con riverberi dub, campionamenti, loop, batterie elettroniche. Nel Kansas, gli Shallow arricchirono lo shoegaze su High Flyin' Kid Stuff (1997) con arrangiamenti pseudo orchestrali di flauto, dulcimer, piano, organo e violoncello, oltre ai consueti loop e campionamenti. I Flowchart del New Jersey sposarono le sinfonie ronzanti dei My Bloody Valentine e le fiabe magiche di Enya su Cumulus Mood Twang (1998).

Oltre lo space-rock

Fondendo gli stili psichedelici più estremi, che preferivano le estese improvvisazioni libere (acid-rock, space-rock, raga-rock) alle melodie bizzarramente arrangiate, diversi gruppi scolpirono epiche imprese soniche. Jam lunghe e per lo più improvvisate caratterizzano dischi ambiziosi quali: Mind Soup (1993) dei Fuzzhead dall'Ohio; Everyone Must Touch the Stove (1996) dei Lorelei dalla Virginia; Bullet into Mesmer's Brain (1997) dei Temple of Bon Matin dalla Pennsylvania; etc.

I Crawlspace (2), la creatura del cantante Eddie Flowers, originario dell'Indiana, ma trasferitosi a Los Angeles, produssero lavori quali Sphereality (1992) e The Exquisite Fucking Beauty (1995), tanto anarchici quanto eruditi, in grado di andare oltre la formulazione di un semplice free-jazz psichedelico.

Alcuni musicisti di Los Angeles tracciarono un ponte tra la musica industriale e l'acid-rock, producendo intriganti lavori quali Sudden Vertigo (1994) dei Pressurehed, nei quali militavano il cantante Tommy Grenas e il tastierista Len Del Rio, The Eternal Sky (1995) degli Anubian Lights, con Del Rio, e 25,000 Feet Per Second (1995) dei Farflung di Tommy Grenas.

Il Michigan ebbe una delle scene più fertili, come dimostrano i Fuxa, il cui Very Well Organized (1996) si ispirava sia all'avant-rock tedesco degli anni '70 che alla psichedelia shoegazing degli Spacemen 3. Altrettanto fecero i Medusa Cyclone (1), il nuovo progetto del tastierista dei Viv Akauldren, Keir McDonald, sul loro album d'esordio, Medusa Cyclone (1996). Nature's Clumsy Hand (1998) degli Asha Vida propose un misto di generi tanto diversi quanto il free-jazz e la musique concrete.

I Gravitar (12) furono i più rumorosi del lotto, nonché uno dei più rumorosi gruppi di tutti i tempi. I totalmente improvvisati Chinga Su Corazon (1993) e Gravitar (1995) sono maelstrom di cacofonia nei quali truci progressioni di rock'n'roll costruiscono spessi muri di rumore. Ogni pezzo (soprattutto sul secondo album) è una sinfonia di spettrali dissonanze che ricordano i macabri rituali industriali dei Throbbing Gristle. I Gravitar hanno dotato di ritmo la Metal Machine Music di Lou Reed. Now the Road of Knives (1997), con un nuovo chitarrista, diede un minimo di struttura al loro abominevole caos, rivelando i Chrome e Jimi Hendrix come i principali modelli della band.

Gli Sabalon Glitz (1) di Chicago, guidati dal tastierista Chris Holmes e dalla cantante Carla Bruce, offrirono una versione più elettronica dello space-rock degli Hawkwind su Ufonic (1994). I King Black Acid and the Womb Star Orchestra (1), dall'Oregon, produssero su Womb Star Sessions (1995) alcune delle space-jam più eclettiche, enciclopediche ed esilaranti.

I Pelt (2), dalla Virginia, sperimentarono ulteriormente sul formato con Brown Cyclopedia (1995), un incrocio perfezionato in studio tra Twin Infinitive dei Royal Trux, Daydream Nationdei Sonic Youth, White Light White Heat dei Velvet Underground e Ummagumma dei Pink Floyd. Gli strumentali a forma libera di Burning Filament Rockets (1996) e Max Meadows (1997), che fondono distorsioni psichedeliche astruse e strumentazioni esotiche allucinogene, le tre epiche tracce di Techeod (1998), che ovviamente omaggiano minimalismo e free-jazz, e il brano colossale che dà il nome a Empty Bell Ringing in the Sky (1999), portarono al tour de force di Ayahuasca (2001), i cui "raga" definirono una musica post-psichedelica e post-ambientale in grado di ricordare John Fahey, Grateful Dead, Ravi Shankar e LaMonte Young.

I Primordial Undermind (2) del Connecticut si evolsero dal garage-rock di Yet More Wonders of the Invisible World (1995) e dalle ballate spaziali di You and Me and the Continuum (1998) alle jam in stile Hawkwind di Universe I've Got (1999) e allo space-rock free-form di Beings of Game P-U (2001), due album da annoverarsi tra i più "cosmici" e trascendentali di tutti i tempi.

Gli Escapade (1) di New York eseguirono una musica interamente strumentale in grado di tracciare una linea tra kraut-rock, iper-psichedelia e prog-rock. Le tre lunghe jam acide di Searching for the Elusive Rainbow (1996) e le due escursioni di epica lunghezza di Inner Translucence (1997) portarono a Citrus Cloud Cover (1998), che contiene il brano di trenta minuti The Sunlight, un tour de force all'interno di un tour de force e la migliore formulazione della loro collisione tra free-jazz e musica elettronica d'avanguardia.

Svettando al di sopra di ogni altro gruppo space-rock del periodo, i Bardo Pond (12) di Philadelphia trasformarono la jam acid-rock in un'arte maggiore. Bufo Alvarius (1995) coniò una nuova forma di musica costruita attorno a droni supersonici. Il tipico brano dei Bardo Pond è una tempesta di feedback chitarristici, stridenti turbolenze e catastrofiche batterie, a metà strada tra l'heavy-blues degli MC5 e lo shoegazing degli Spacemen 3, la colonna sonora di un trauma cosmico che ancora perseguita il firmamento. Per quanto non meno brutale, Amanita (1996) rivela un elemento spirituale in grado di rievocare sia Hosianna Mantra dei Popol Vuh che A Saucerful of Secrets dei Pink Floyd, ma niente potrebbe essere meno religioso del caos apocalittico di Lapsed (1997). Questi album sono tanto musicali quanto la teoria della relatività di Einstein.

I membri dei Bardo Pond (i chitarristi John e Michael Gibbons, il batterista Joe Culver e il bassista Clint Takeda) svettarono anche su due magnifiche collaborazioni con il chitarrista Roy Montgomery, entrambe accreditate agli Hash Jar Tempo (110), Well Oiled (1997) e Under Glass (1999). La prima è una jam strumentale in sette movimenti, un inno cosmico di proporzioni monumentali, l'equivalente psichedelico di una messa sinfonica. Le chitarre competono e collaborano tra loro per l'espressione di un "om" universale, inizialmente scontrandosi a vicenda, combattendo per la più alta forma di illuminazione, e in seguito fondendosi assieme all'unisono. La musica emerge da distorsioni spazio-temporali, propulsa da ritmi sismici, solo per immergersi in abissi sempre più profondi, ipnotizzata da una forza inesprimibile. La seconda è anche più sperimentale, meno incentrata sulle chitarre ed esplicitamente ispirata alla musica classica, nella sua alternanza di glaciali, imponenti strutture e caotici collage di rumori, che riconciliano Wagner e Amon Duul, Verdi e Hawkwind, Bach e Red Crayola.

Texas

La scena di gran lunga più attiva si trovò in Texas. La psichedelia texana era sempre stata la più folle, sin dagli anni '60, e proclamò di nuovo quella supremazia negli anni '90, ovviamente sull'onda dei risultati ottenuti dai Butthole Surfers. A parte questo, negli anni '90, questa scuola si allontanò dal punk-rock in direzione di una musica più sperimentale, quasi per niente "rock". A guidare il rinascimento furono diversi irrazionali discepoli dei Butthole Surfers.

Se possibile, gli Ed Hall (14) aumentarono il quoziente di follia psichedelica dei Butthole Surfers, iniziando con i repellenti baccanali e allucinazioni di Albert (1988). Quanto meno, essi aumentarono grottescamente il volume e la velocità sul loro classico Love Poke Here (1990), una catastrofe gigantesca e sfacciata, in grado di evocare il blues di Captain Beefheart, esorcismi voodoo, quadriglie per cowboy ubriachi, Jimi Hendrix, hardcore a rotta di collo e boogie rurale. Gloryhole (1991) è l'equivalente punk del teatro dell'assurdo di Beckett. Il leggermente più serio, a tratti melodrammatico, Motherscratcher (1993) e il leggermente meglio strutturato, a tratti anche lineare La-La-Land (1995), sono anche i loro più densi miscugli di eventi sonori eretici. I Cherubs (1), un progetto collaterale degli Ed Hall, aggiunsero campionamenti, dissonanze e riff di hard-rock al già esplosivo mix del gruppo principale, soprattutto sul secondo album Heroin Man (1994).

Gli ST 37 (1), invece, seguirono le orme dei lisergici corrieri cosmici alla Hawkwind su album quali Glare (1995). Altri lavori significativi della virulenta spinta psichedelica texana includono: Midnight Juice (1991) dei Bag, Helldorado (1994) dei Lithium Xmas e Mutilation (1995) dei Brutal Juice.

Anche la forma ipnotica e trascendentale dell'acid-rock fu popolare in Texas. I 7% Solution (1) diedero una profondità più melodica e dinamica alla psichedelia ambient degli shoegazer su All About Satellites and Spaceships (1996). I Furry Things (1) scolpirono la trance di feedback di The Big Saturday Illusion (1995) all'intersezione tra prog-rock, musica ambient e jam acide. Le sue "canzoni" sono grottesche de-costruzioni di rock'n'roll che si contorcono sotto turbini di droni.

Due scuole spiccarono tra le varie proposte psichedeliche del Texas, una di stanza a Houston e l'altra a Dallas.

La scuola di Houston fu la più convenzionale delle due. Mike Gunn (1) manifestò una morbosa attrazione per Black Sabbath e Jimi Hendrix su Hemp for Victory (1991) e speculò su di essa per i raga in lenta evoluzione del suo lavoro più originale, Almaron (1993). Il bassista di Mike Gunn, Scott Grimm, si dedicò con il nome di Dunlavy, a uno space-rock strumentale, mentre il chitarrista di Mike Gunn, Tom Carter, diede vita ai Charalambides (1), che sperimentarono con ballate sconnesse, campionamenti bizzarri, sballi di chitarra e manipolazioni di nastri sulla cassetta da 100 minuti Our Bed Is Green (1992) e sul doppio Market Square (1995). Il Linus Pauling Quartet (1), che originava dallo stesso proto-gruppo di Mike Gunn, stipò Immortal Classics Chinese Music (1995) con languide e strambe ballate alla Flaming Lips, ma le estese jam Improvise Now (1996) e The Great Singularity dal loro album migliore Killing You with Rock (1998), li allinearono tra i coraggiosi chirurghi sonori del periodo.

Una strada completamente diversa fu seguita a Dallas. I Vas Deferens Organization (12), o VDO, fondati da Matt Castille e Eric Lumbleau di New Orleans, evidenziarono il collegamento tra la cultura psichedelica e le culture centenarie del dadaismo e del futurismo. Si specializzarono in una forma di nonsense narrativo per elettronica e percussioni che faceva affidamento su enormi puzzle sonori. Le tre folli suite di Transcontinental Conspiracy (1996), registrate con il chitarrista dei Medicine Brad Laner, fluttuano tra le più infantili composizioni di Frank Zappa e i più coraggiosi pezzi dell'avanguardia classica. Saturation (1996) unisce il selvaggio jazz-rock della Mahavishnu Orchestra con il minimalismo tastieristico di Terry Riley e la musica concreta con i raga. Abbandonando la frenesia intrepida di questi primi lavori, le cinque composizioni di Zyzzybaloubah (1997) aleggiano con più sicurezza, ostentando un'attitudine cerebrale e pretenziosa dove un tempo suonavano allegri giullari.

La tribù VDO generò infiniti progetti. Matt Castille registrò una lunga suite di eccessi psichedelici su Muz (1998). Eric Lumbleau formò i Sound (1) e registrò il montaggio sonoro di Drunk on Confusion (1999), degno dei momenti più iconoclasti e umoristici di Frank Zappa. I Mazinga Phaser (1) assemblarono gli sfocati collage di Cruising in the Neon Glories (1996) sovrapponendo musica da camera, bebop elegiaco, dub gotico, soul spaziale, eterea bossanova e discordante drum'n'bass. Scott Sutton sfogò la sua fissazione per Jimi Hendrix con Late Nite Songs (1996), con lo pseudonimo J. Bone Cro, e la sua ossessione per Syd Barrett su Owners Manual (1997), col nome di Jaloppy. Emancipandosi ulteriormente dallo stereotipo, gli Ohm (1), un trio di tastiere-basso-clarinetto, compose una musica etnica ed elettronica su O2 (1997).

Anche il Texas ebbe la sua parte di convenzionale pop psichedelico (Tripping Daisy, Flowerhead, Starfish, Monroe Mustang), ma le deboli melodie di questi gruppi impallidirono in rapporto alle proposte più audaci. La significativa eccezione fu Backfeedmagnetbabe (1995) dei Sixteen Deluxe (1).

La psichedelia rumorista di San Francisco

Mason Jones, di stanza a San Francisco, è un guru della musica rumorosamente post-psichedelica, post-ambientale, post-cosmica e post-industriale. I suoi manifesti sono le prime due raccole di esperimenti realizzati sotto il nome Trance (1), Automatism (1991) e, soprattutto, Audiography (1993), le cui composizioni vanno dal movimento sinfonico all'acquarello etnico. Il formidabile muro di rumore di Delicate Membrane (1996) iniziò la saga dei suoi Subarachnoid Space (12), con Melynda Jackson alla chitarra. I pezzi sono completamente improvvisati, il suono è maestoso e lo stato d'animo oscilla tra la trance angosciosa e l'orrore assoluto. Ether Or (1997) mostra quanto la distanza tra le loro baraonde terapeutiche e il free-jazz sia trascurabile. L'idea viene ulteriormente raffinata su Almost Invisible (1997), un massiccio miscuglio di caos astrale, raga frenetici, salmi oceanici e astratti dipinti sonori che rappresentano un'ideale colonna sonora per l'unione tra inferno e paradiso. Jones ha virtualmente risuscitato i primi Pink Floyd e dato alla loro biografia un finale alternativo, una terribile mutazione di A Saucerful of Secrets piuttosto che The Dark Side of the Moon. Endless Renovation (1998), la loro prima registrazione in studio e una più sofisticata variante dei quell'idea che citava disinvoltamente Frank Zappa, Terry Riley o i Colosseum, e The Sleeping Sickness (1999), una collaborazione con i Walking Timebombs (di Scott Ayers dei Pain Teens), aumentano semplicemente la confusione stilistica attorno alle selvagge distorsioni di chitarra di Jones e Jackson.

I Mandible Chatter sprigionarono una furia chitarristica alla Helios Creed sulla messa nera Serenade for Anton (1992), prima di dedicarsi alla manipolazione sonora su Hair Hair Lock & Lore (1994). I chitarristi Steven Smith e Glenn Donaldson si focalizzarono quindi su una psichedelia strumentale con il mini-album dei Mirza, Ursa Minor (1996) e Suns (2002), accreditato ai Thuja.

Six Organs of Admittance (1), il progetto del chitarrista acustico Ben Chasny, elaborò una forma psichedelica reminescente dei raga western di Sandy Bull e John Fahey, con meditazioni trans-culturali come Sum of All Heaven, da Six Organs of Admittance (1998) e VIII, da For Octavio Paz (2003).

L'età dell'oro della psichedelia britannica

L'età dell'oro della psichedelia britannica non si verificò negli anni '60, ma negli anni '90. L'Inghilterra non aveva mai sperimentato un simile diluvio di band psichedeliche. La scena dei rave creò una inesauribile domanda per una musica ispirata dall'assunzione di stupefacenti a cui faceva riferimento, accompagnandone il consumo.

La versione pop della psichedelia, quella che avvolgeva facili melodie in estrosi arrangiamenti, andò di pari passo con l'esplosione del fenomeno Brit-pop: Taste (1989) dei Telescopes, una più robusta versione dello shoegazing; gli Inspiral Carpets, che si focalizzarono sul nostalgico suono del Farfisa su The Beast Inside (1991); A Storm in Heaven (1993) dei Verve, che precorreva il successo mondiale di Bitter Sweet Symphony (1997); Reflecter (1992) dei Sundial, un ponte tra il Paisley Underground californiano e gli shoegazer britannici; New-wave (1993) degli Auteurs, un nostalgico tributo al periodo hippie; Heartworm (1995) dei Whipping Boy, in Irlanda, un lavoro intriso di malinconia neoclassica; il derivativo ma esuberante K (1996) dei Kula Shaker. A questi si aggiunsero Jellyfish Kiss, Dylans, Jack, Freed Unit e molti altri. L'aspetto veramente straordinario di questi complessi è il quanto derivativi e prevedibili potessero essere.

Una più sofisticata forma di pop psichedelico fu elaborata dai Curve (1), il cui Doppelganger (1992) si diresse verso una forma di dream-pop ballabile, levigato e di facile presa; i Cranberries (1), un gruppo irlandese il cui No Need to Argue (1994) fu un album di desolate ninnenanne sostenute dal melisma operistico e gutturale di Dolores O'Riordan; i Rollerskate Skinny (1), anch'essi dall'Irlanda, che furono tra le poche band ad uguagliare la profonda pazzia dei Mercury Rev su Shoulder Voices (1993); gli scozzesi Beta Band, i cui primi due EP, Champion Versions (1997) e The Patty Patty Sound (1998), erano votati a intense sculture sonore e shoegazing da ballo. In Belgio, i dEUS incisero l'eclettico e barocco Worst Case Scenario (1994).

Lo spirito hippie e il suo stile favorito, il raga-rock, fu resuscitato dai Gorky's Zygotic Mynci, soprattutto con l'eccentrico Tatay (1994), che le tastiere di Euros "Childs" Rowlands e la chitarra di John Lawrence trasformarono, a seconda della prospettiva, in una più accessibile Incredible String Band, una meno caustica Bonzo Band o un più bizzarro Brian Wilson. Le orchestrazioni di quest'ultimo avrebbero provvisto l'ispirazione per il più convenzionale Barafundle (1997) e Gorky 5 (1998).

Per quanto più creativa, la versione rumorosa e libera della psichedelia, che sposava lo space-rock degli Hawkwind e i raga interstellari dei primi Pink Floyd, ottenne in Gran Bretagna molto meno successo.

I Porcupine Tree (2), il progetto del chitarrista Steven Wilson, passarono attraverso tre stadi. Inizialmente, On the Sunday of Life (1992) suonò come un compendio di suoni Pink Floyd-iani, dalle oblique ballate di Syd Barrett alle pièce sinfoniche di Ummagumma. In seguito il tastierista dei Japan, Richard Barbieri, diede il suo contributo per affinare i languidi, fluidi, trascendentali mini-concerti di The Sky Moves Sideways (1994). Infine, un complesso saldamente unito confezionò Signify (1996) e Stupid Dream (1999) in una maniera che ricordava la maestosa atmosfera dei primi King Crimson, un'idea che portò infine alle produzioni levigate di In Absentia (2002).

I Terminal Cheesecake (2) suonavano space-rock come l'avrebbe suonato il compositore d'avanguardia Karlheinz Stockhausen. Echi di Chrome, Pop Group e Throbbing Gristle trasforamano Johnny Town Mouse (1989) e Angels in Pigtails (1991) in esperienze inquietanti.

Gli Heads incisero Relaxing With (1996) una demente zuppa di Stooges, MC5 e Blue Cheer.

Gli shoegazer dell'ultima ora furono oltremodo numerosi. I Ride (1) aggiornarono il cliché all'era dei rave con Nowhere (1990). Così fecero anche i migliori imitatori dei Ride, i Blind Mr Jones, sullo strumentale Stereo Musicale (1992). Gli Swervedriver (1) trasformarono la distorsione di chitarra in un'arte di vespri al limite dello zen, al meglio su Mezcal Head (1993).

Sia Loop che Spacemen 3 favorirono una nuova generazione di complessi.

Il chitarrista degli Spacemen 3, Jason Pierce, formò gli Spiritualized (3) come la naturale continuazione della sua vecchia band, con la stessa sezione ritmica, Mark Refoy alla chitarra e la nuova Kate Radley alle tastiere. Lazer Guided Melodies (1992) è significativo per le dinamiche selvaggiamente schizofreniche che muovevano la gran parte delle canzoni, tra passaggi acustici e altri quasi sinfonici. L'abuso di Pierce in fatto di droni e tremoli, per la creazione di ipnotiche ninnananne e raga oscillanti, raggiunse un picco quasi barocco su Pure Phase (1995), registrato dal trio di Pierce, Radley e del bassista Sean Cook. Da allora, Pierce ha sviluppato un processo di stratificazione scientifica di suoni che erano, in fondo, un'esagerazione degli stili di produzione di Phil Spector e Brian Wilson. Il lussureggiante trance-pop di Ladies and Gentlemen We Are Floating in Space (1997) è quasi l'antitesi del suo vecchio stile "shoegazing". Sommerso da citazioni di molteplici generi, tradizioni e stili (nonché da un'inclinazione per la musica gospel), trasuda grazia e maestosità, anche quando si abbandona a orge strumentali. La cinica riappropriazione di Pierce della musica di altri musicisti mise in moto una giostra babelica dove tutti si superavano a vicenda, senza che nessuno corresse la stessa corsa. Abbandonato sia da Cook che da Radley, Pierce registrò Let It Come Down (2001) con l'aiuto di dozzine di musicisti esterni, ma il risultato è un concept album sullo sballo che non apre nessuna strada nuova. In generale, il punto con gli Spiritualized è se la loro sia stata arte o tecnologia.

I Darkside, formati dal bassista degli Spacemen 3, Pete "Bassman" Bain, Hair and Skin Trading Co, formati dalla sezione ritmica dei Loop, gli Slipstream, formati da Mark Refoy, già con gli Spacemen 3 e gli Spiritualized e i Lupine Howl, formati dal bassista degli Spiritualized, Sean Cook, rappresentarono un punto di incontro tra lo shoegazing e la musica ambient: un nuovo genere.

In Inghilterra, il dream-pop non ebbe meno successo dello shoegazing. L'influenza dei Cocteau Twins si fece sentire su lavori tanto diversi quanto Love Is Hell (1989) dei Kitchens of Distinction e Suspiria (1992) dei Miranda Sex Garden, una ricostruzione in stile disco della musica medievale, Spooky (1992) dei Lush, attraversato dalle chitarre abrasive e dalle voci melense di Emma Anderson e Miki Berenyi, e Under My Skin I Am Laughing (1992) degli Earwig, Loved (1994) dei Cranes e Valentine Tapes (1996) degli Sharkboy.

Alcune proposte uguagliarono, se non sorpassarono, i maestri del dream-pop, per quanto esplorassero sfumature del genere diverse.

I Pale Saints (1), che avevano esordito con lo stile etereo e onirico di The Comforts of Madness (1990), introdussero l'hard-rock nel dream-pop su In Ribbons (1992).

La trance amministrata dagli Slowdive (11) faceva affidamento sulle armonie vocali di Neil Halstead e Rachel Goswell, e sugli arrangiamenti di tre chitarre. I sussurri ipnotici e vellutati, il suono levigato e brillante di Just for a Day (1991) raggiunge un livello psicologico e addirittura mistico, che il il gioco di echi e riverberi non fà che enfatizzare. Souvlaki (1993) re-interpreta lo shoegazing come un'astrazione di due formati: il poema sinfonico di Strauss e la musica ambient di Brian Eno.

I Levitation (1), guidati dall'ex-chitarrista degli House of Love, Terry Bickers, ricordarono su Coterie (1991) le barocche ipnosi degli Echo & the Bunnymen.

I Catherine Wheel (1) esordirono con una formidabile sintesi del folk nevrotico di Neil Young e il pop stravagante di Brian Wilson, Ferment (1992), i cui martellanti mandala agitano colossali intrecci di distorsioni attorno a ritornelli ingenui.

I Bark Psychosis (10) di Graham Sutton alzarono la posta del dream-pop con gli estesi singoli All Different Things (1990) e Scum (1993), che sono mini concerti costruiti attorno a ineffabili melodie. Il metodo fu rifinito con i lenti, estesi puzzle sonori di Hex (1994), in grado di fondere dissonanze, raga vorticosi, batterie jazz, droni spettrali, musica lounge, poliritmi soft funk e altro in un insieme organico.

Sia che si trattasse della versione pop, shoegazing o dream-pop, l'Inghilterra era immersa nel rock psichedelico come mai prima di allora.

La iper-psichedelia del Pacifico

La più intrigante versione della psichedelia venne, forse, dalla Nuova Zelanda. Uno dei più significativi musicisti degli anni '90, Roy Montgomery (23) creò un efficace ibrido di tutti gli stili psichedelici con i suoi ensemble Dadamah (10), Dissolve (1), e Hash Jar Tempo (la collaborazione con i Bardo Pond). This Is Not a Dream (1992) dei Dadamah, con la bassista Kim Pieters, la tastierista Janine Stagg e il batterista Peter Stapleton degli Scorched Earth Policy, è una magica riproposta della trance psichedelica dei Velvet Underground, aggiornata allo zeitgeist della new-wave dei Modern Lovers, spruzzato con effervescenti stranezze nella vena surreale dei Père Ubu. That That Is (1995) dei Dissolve è un semplice ectoplasma per due chitarre, ma il loro Third Album for the Sun (1997), aggiungendo tastiere, percussioni e violoncello all'improvvisazione di chitarra, raggiunge una solennità spirituale.

Nel frattempo, i dischi solisti di Montgomery percorsero un sentiero anche più arduo: le vignette impressioniste di Scenes from the South Island (1995) rievocano lo spirito trascendentale di John Fahey, la divina introspezione di Peter Green e i salmi sognanti di David Crosby. Al tempo stesso, un oscuro simbolismo metafisico e un ossessionante pensiero sull'aldilà guidarono Montgomery attraverso le stazioni di un calvario immaginario su Temple IV (1996). La sua carriera più convenzionale raggiunse il suo picco con And Now the Rain Sounds Like Life Is Falling Down Through It (1998), dove una melodia introspettiva contrasta un'ambientazione metafisica, dando luogo a un gruppo di preghiere rarefatte, ermetiche, ognuna avvolta in un differente universo di effetti sonori ossessivi. Ma la sua filosofia fu meglio espressa con i dipinti sonori a forma libera di True (1999). TheAllegory of Hearing (2000) trabocca di innovative tecniche di chitarra e include il tour-de-force, di 17 minuti, di Resolution Island Suite, che riassume la teoria di Montgomery sull'armonia trascendentale allo stesso modo in cui L'Arte della fuga riassume quella di Bach e Rainbow in Curved Air quella di Terry Riley. Il mandala sonoro di For a Small Blue Orb, da Silver Wheel of Prayer (2001), continua la sua esplorazione della relazione individuale con l'eterno.

Dean Roberts (1) perseguì simili esperimenti, prima con Thela (1995) e Argentina (1996), i due album dei Thela composti da lunghe jam di noise artistico; in seguito, con il suo progetto solista White Winged Moth, che dedicò album, quali I Can See Inside Your House (1996), a vignette strumentali a metà strada tra John Fahey e Derek Bailey; infine, con raccolte spirituali, psichedeliche ed etniche pubblicate a suo nome, quali ad esempio Moth Park (1998) e All Cracked Medias (1999), il suo capolavoro.

La saga delle band incentrate sul batterista degli Scorched Earth Policy, Peter Staplenton, fu una delle più intriganti e influenti della Nuova Zelanda. Egli unì le sue forze di nuovo con il chitarrista Brian Cook per il secondo album dei Terminals (1), lo spaziale Touch (1992), deragliato da percussioni tribali e un organo dissonante. Nello stesso tempo, Stapleton registrò il disco dei Dadamah con Roy Montgomery. I Flies Inside the Sun (1) nacquero dalle ceneri dei Dadamah (Stapleton, Pieters, Cook e il chitarrista/tastierista Danny Butt), ma An Audience of Others (1995) e, soprattutto, Flies Inside the Sun (1996) aumentarono drammaticamente il grado di improvvisazione e cacofonia. Nei fatti, Stapleton, Pieters e Butt registrarono l'anche più astratto Sediment (1996), questa volta accreditato a Rain (1). e in seguito il trio con Stapleton alla batteria, Pieters al basso e Bruce Russell dei Dead C alla chitarra (un supergruppo free-noise) registrò le sei improvvisazioni strumentali di Last Glass (1994). Infine Stapleton e Pieters lanciarono il progetto Sleep con Enfolded in Luxury (1999).

Il neozelandese Alastair Galbraith registrò dischi, soprattutto tra Talisman (1994) e Cry (2000), che non erano tanto raccolte di canzoni, quanto esperimenti sul suono.

Il più estremo genere di psichedelia (improvvisazioni libere ispirate a Grateful Dead, Red Crayola, primi Pink Floyd e Hawkwind) fu praticato soprattutto in Giappone. La band più imitata fu quella degli High Rise, ma l'uomo che, dopo una carriera durata 30 anni, portò l'acid-rock giapponese in cima al mondo fu Keiji Haino, i cui numerosi progetti furono riscoperti proprio durante gli anni '90.

Simili ai Fushitsusha furono i Kousokuya (1) del chitarrista Kaneko Jutok, il cui Kousokuya (1991) indulse anche maggiormente nell'improvvisazione free-jazz.

Il bassista degli High Rise, Asahito Nanjo, fu responsabile di due delle più brutali proposte del periodo. I Mainliner (11), formati con il chitarrista degli Acid Mothers Temple, Makoto Kawabata, espressero i tornado nucleari, il caos stridente e le cadenze marziane dei Chrome su Mellow Out (1996) e Sonic (1997). Il muro di rumore del primo segnalò l'avvento di un nuovo tipo di musica "rock", che faceva affidamento su un impeto inesorabile (proprio come l'hardcore) mantenendo al tempo stesso le qualità allucinogene dell'acid-rock.

I Musica Transonic (1), un supergruppo con il chitarrista degli Acid Mother Temple, Makoto Kawabata, e il batterista dei Ruin, Tatsuya Yoshida, si specializzarono in una furia meno barbarica e addirittura simile al jazz su album quali Introducing (1995), A Pilgrim's Repose (1996) e Orthodox Jazz (1997).

Il più prolifico di questa prolifica scuola di space-rocker fu di gran lunga Kawabata Makoto, il (demente) cervello e la (logorroica) chitarra dietro gli Acid Mothers Temple & the Melting Paraiso U.F.O. (3). A riempire i loro primi album, Acid Mothers Temple & the Melting Paraiso Ufo (1997) e Pataphysical Freak Out Mu (1999), sono jam incentrate sui sintetizzatori nella vena di freak del calibro di Magma e Gong. Le raccolte successive si rivelarono più caotiche ed orgiastiche. Il mini-album 41st Century Splendid Man (2002), con Tatsuya Yoshida dei Ruins, adotta invece una trance celestiale, confinante con le musiche ambient e cosmica, e Univers Zen Ou De Zero a Zero (2002) trova forse il sentiero intermedio tra i due estremi.

I Ghost (12), guidati dal chitarrista e cantante Masaki Batoh, fusero la musica folk e l'ambient giapponese su Ghost (1991). La surreale orchestrazione e gli effetti spettrali di Lama Rabi Rabi (1996) aumentarono quindi il quoziente gotico, mentre il brano eponimo in quattro parti di Hypnotic Underworld (2004) fu il coronamento formale di un gruppo di visionari musicisti jazz-rock, appartenenti al tempo stesso al mondo del pop e a quello della avanguardia bizzarra.

Il quartetto tutto femminile delle Angel in Heavy Syrup (1) produsse una delle più intriganti fusioni di Pink Floyd e Amon Duul II su III (1995).

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