Jazz Music - Una Storia

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Introduzione

Virgil Thompson lo defini' "una musica da camera perseguitata". Per decenni il jazz visse, ignaro, nella morsa di una inesorabile contraddizione, quella di essere al tempo stesso arte folk e arte colta. La sua ambivalenza fini' per alienargli tanto il pubblico di colore, corrotto dai ritmi e dalle melodie piu' facili del rhythm and blues, sia il pubblico bianco, tutt' ora incapace di accettare che una forma di arte "alta" possa provenire da una civilta' non occidentale.

Oggi il jazz non gode piu' della popolarita' che poteva vantare durante le due guerre e, in Europa, nell' immediato dopoguerra, quando venne addirittura assunto a koine' sonora da un' intera generazione. Oggi il jazz e' una musica per fini intenditori, per specialisti del campo, per appassionati collezionisti. Il rhythm and blues e la musica classica continuano ad eroderlo lentamente dai due opposti fronti, spingendo taluni musicisti verso la discografia commerciale ed altri verso i Conservatori. Il suo destino e' quello di venire prima o poi assorbito, sotto una veste o un' altra, dalla civilta' occidentale. Com'e' giusto, visto che ormai i negri americani con l' Africa hanno ben poco da spartire, mentre condividono con i loro connazionali bianchi tutti i pregi e i difetti della societa' consumista, capitalista, imperialista, etc.

L' evoluzione di questo genere musicale e' affascinante, perche' si intreccia con i fenomeni sociali che hanno cambiato la faccia dell' America dall' Indipendenza, e prima, fino ad oggi. Ed invade pertanto una sfera piu' ampia di quella strettamente musicale. Non a caso i musicisti jazz del passato venivano spesso trattati come eroi, come leggende viventi, benche' il loro unico merito fosse quello di aver avuto successo nel business musicale e sia oggi difficile capire come cio' differisca dalla carriera di un Frank Sinatra.

L' evoluzione di questo genere e' importante perche' spiega da dove provengono certi tratti caratteristici della odierna musica di consumo, dal ritmo all' improvvisazione, dal concetto di "complesso" a quello di "brano".

Sono ragioni piu' che sufficienti per ripercorrere le vicende del piu' colto generale popolare di sempre.

Per quanto riguarda il piacere dell' ascolto, invece, e' indubbio che molti "capolavori" sono invecchiati e che il gusto moderno, abituato alle registrazioni digitali e agli arrangiamenti lambiccati dei dischi di rock, e' ostile alla poverta' armonica del jazz. Si tratta certamente di rivedere molti giudizi, e di ridimensionare tutti quei musicisti che sono legati unicamente all' introduzione di nuove tecniche strumentali.


1.1 Il Ragtime

Gli schiavi afro-americani

"About the last of August came a Dutch man-of-warre that sold us twenty Negars". Con queste parole, nel 1619, venne registrata la prima tratta di schiavi negri dall' Africa alle nuove province americane bisognose di mano d' opera. Per circa duecento anni uomini di colore avrebbero continuato a viaggiare dai regni indigeni del Golfo della Guinea alle coste della Virginia, incatenati e stipati come bestie in navi di mercanti senza scrupoli. In tutto si calcola che la deportazione di massa abbia interessato almeno dieci milioni di persone.

La musica delle regioni da cui provenivano (essenzialmente la Guinea) era caratterizzata dalla ripetizione ciclica, con variazioni, di una frase tematica. L' aspetto piu' evidente di quella musica era il ruolo predominante del ritmo. Gli strumenti piu' diffusi erano di gran lunga quelli a percussione: tamburi, tam tam, xilofoni, campanelli, sonagliere, gong, pianoforti portatili (thumb piano) e altri che non sono noti in Occidente. Quelli a fiato, meno popolari, comprendevano cose simili a flauti e cornamuse, oltre che corni fatti con corni di animali o zanne di elefante. Fra gli strumenti ad arco i piu' usati erano il liuto e l' arpa. Benche' poco melodica e molto limitata nella varieta' di timbri, la musica degli africani era estremamente complessa a causa dei ritmi: i suonatori mantenevano un tempo rigido facendo in modo che i loro ritmi finissero per intensificare la pulsazione di base. Le melodie erano semplici, ma anch' esse venivano complicate in modo analogo dall' improvvisazione melodica, che variava all' infinito il ritornello secondo regole del tutto arbitrarie. L' armonia era limitata alla tecnica antifonale del call-and-response, nella quale il solista canta la frase e il coro la ripete. Musica, poesia e danza erano un' arte unica, e spesso originavano da un avvenimento personale. L' agilita' nella danza divenne subito proverbiale presso gli europei.

La popolazione bianca del continente americano nel 1625 contava meno di duemila anime, tutti o quasi nella Virginia. Nel 1649 la Virginia aveva quindicimila bianchi e trecento negri. La schiavitu' divenne una prassi soltanto quando l' emigrazione degli europei prese consistenza. Per dare un' idea di come si evolse la colonizzazione del paese, nel 1720 la citta' piu' popolosa era Boston, con 12 mila abitanti (oggi ne conta 4 milioni) e New York (terza) ne aveva appena 7 mila (oggi supera i 17 milioni). Supponendo che la popolazione metropolitana rappresentasse l' 8%, in tutto ci dovevano essere circa mezzo milione di coloni. Se la proporzione fra bianchi e neri era rimasta inalterata, i negri erano 10 mila.

Un fatto molto importante per il futuro del popolo negro fu la dedizione mostrata dai cristiani a convertirli ed educarli religiosamente. Nel 1701 venne costituita la SPG (Societa' per la Propagazione del Vangelo) per la creazione di missioni presso gli indiani e i negri. I missionari non pare provassero alcun orrore per lo stato di schiavitu' dei poveri africani, ma non ci sono dubbi che provassero un profondo orrore per lo stato pagano delle loro anime. I missionari furono anche i primi a scoprire la stupefacente propensione dei negri per la musica. In effetti oggi gli etnologi ben sanno che nelle zone di provenienza dei negri la musica era il fenomeno sociale prevalente. In breve tutte le cerimonie di carattere sacro vennero impostate sul piano musicale e presto il talento musicale degli schiavi giunse anche alle orecchie dei padroni, i quali lo sfruttarono ai fini di varie attivita' ricreative.

I negri vennero per lo piu' impiegati nell' agricoltura, nella coltivazione del tabacco e del cotone. Il Folk negro nacque percio' fra gli schiavi delle campagne. La vita di quegli uomini era divisa fra i campi e la chiesa. Nei campi si lavorava duramente per tutta la giornata; in chiesa, oltre a pregare, si organizzavano le feste. Non a caso percio' il folk negro si distinse presto in due filoni, uno religioso e uno profano.

La musica aveva lo scopo di ipnotizzare la mente del negro, o facendogli sopportare la fatica e la sofferenza, o inebriandolo con la speranza del paradiso. Sia nelle chiese dei negri sia nei campi di lavoro il canto produceva una tensione emotiva fortissima, che poteva sfociare nell' improvvisazione del singolo sul tema collettivo. Questi canti potevano protrarsi, fra tema, ripetizione e improvvisazione, per un tempo indefinito.

Nel 1800 c' erano un milione di schiavi negri. Allo scoppio della Guerra Civile erano saliti a quattro milioni e mezzo. .NH Il canto

Le prime manifestazioni del folk afro-americano furono essenzialmente vocali.

Gli inni dei negri convertiti al cristianesimo (gli "spiritual song") erano costruiti per la parte melodica sui canti europei e per la parte ritmica sui sincopati africani. I testi erano presi dal Vangelo ma tendenziosamente adattati alla condizione del negro. Il cantante tendeva ad identificarsi in Gesu' e la comunita' intera nell' odissea degli ebrei durante la schiavitu' in Egitto.

I primi spiritual furono in realta' i "jubilee song", cioe' le canzoni (piu' estatiche che lamentose) cantate durante i jubilee, le feste delle piantagioni (le uniche occasioni in cui gli schiavi ricevevano regali dai padroni). "Go down Moses" e' la piu' famosa. In seguito il rituale di quelle feste si trapianto' nelle chiese e nacquero gli "shout", tenuti dagli schiavi dopo la normale cerimonia religiosa della domenica. Molti predicatori bianchi non solo tolleravano le manifestazioni di carattere pagano ma addirittura le incoraggiavano. Lo shout consisteva nel fare spazio al centro della chiesa in modo da potersi disporre in cerchio. Poi si cominciava a cantare e a muoversi a piccoli passi, ondeggiando il corpo. Gli "shouter" erano in realta' coloro che si limitavano a danzare (e tutt' al piu' a cantare il ritornello). La cerimonia poteva durare anche quattro o cinque ore, ed assumere toni selvaggi.

Il canto profano era invece costituito dai "work song" (di hollers e arhoolies, i negri che raccoglievano cotone e grano rispettivamente), sincronizzati con il ritmo del lavoro, in cui venivano inseriti versi religiosi e brevi allusioni alla condizione di schiavitu' in un testo generalmente insignificante.

Il canto negro presentava fin dall' inizio diverse anomalie rispetto ai canoni occidentali: .IP 1. I suoni emessi dai cantanti appartenevano a una varieta' di registri sconosciuta ai bianchi (d' altronde nelle lingue africane il significato di una parola dipende anche dal tono con cui viene pronunciata). Sia le intonazioni sia le variazioni e i passaggi da una nota all' altra si sviluppavano con un' enorme liberta' formale, seppure in perfetta armonia. .IP 2. Il canto avveniva come un fenomeno collettivo. Richiedeva la partecipazione e l' interazione di tutti. Ognuno seguiva il proprio istinto, pur restando sempre in sintonia con gli altri. .IP 3. Pur nel groviglio di tante disparate parti vocali, esisteva sempre un leader. Il suo ruolo era quello di gestire il sistema di "call-and-response", secondo il quale i suoi versi venivano ripetuti dal coro. Ma le regole di questo sistema non erano codificate e di conseguenza non avevano nulla della precisione ritmica tipica di forme di canto analoghe nella musica occidentale. .IP 4. L' ingrediente fondamentale era costituito dalla spontanea improvvisazione dei cantanti. Di fatto un canto non veniva mai ripetuto due volte nello stesso modo, violando uno dei principi base della civilta' musicale europea. .IP 5. Il canto non era accompagnato da alcuna strumentazione. Molti negri erano provetti violinisti, ma questa era una funzione al servizio puramente dei passatempi del padrone: il violinista negro veniva spesso impiegato durante le feste dei bianchi per suonare le tipiche danze anglo- sassoni. .NH 2 L' emancipazione

La guerra di secessione pone fine alla schiavitu' di quattro milioni di negri con il proclama di Lincoln del 1863. I negri possono ora liberamente varcare il Mississippi per andare a cercare una condizione piu' umana al Nord, ma la maggior parte di essi decide di restare nei luoghi nativi.

La condizione materiale del negro rimane piu' o meno la stessa (stesso posto, stesso lavoro, stessa inferiorita' rispetto al bianco), ma cambia del tutto quella spirituale, perche' il negro, volente o nolente, prende coscienza di essere un individuo e non una bestia del branco, impattando, magari in modo traumatico, la vita sociale. Puo' compiere delle scelte, non e' piu' obbligato dal padrone a vivere come vive.

Il negro puo' riconquistare la propria personalita'. Ma uscire dalla massa degli schiavi significa spesso lasciare un ambiente che, se non altro, conserva i tratti della sua originaria civilta' africana, e addentrarsi in un mondo totalmente diverso, in cui contano altri valori, mentalita' e abitudini. Al problema di gestire la propria indipendenza si aggiunge cosi' quello di gestirla in un ambiente estraneo (e ostile).

Nelle sue condizioni di totale ignoranza la musica rimane l' unico mezzo di espressione. Poco a poco pero' la musica perde le due caratteristiche fondamentali, di musica vocale e collettiva, visto che il negro puo' dedicarsi alla musica anche fuori dalla chiesa e dal campo di lavoro, in tutta tranquillita' e con la massima liberta'.

Si diffonde cosi' l' uso del banjo (l' africano "banhjour") e del piffero, gli strumenti dei suoi antenati, e poi quello della chitarra e dell' armonica (segno gia' di ambientamento nella societa' di stile europeo). E di pari passo cambiano i testi, che acquistano ora un senso ben preciso, diario delle esperienze materiali e spirituali di ogni giorno. .NH Blues song

Il canto profano subisce una trasformazione piu' profonda, in quanto la sfera del quotidiano si e' dilatata a dismisura, passando dal campo di cotone a una vera e propria vita privata.

Il Blues si sviluppa sia in termini di musica realista sia in termini di musica esistenziale.

Il Blues e' realista perche' e' musica di vita, diretta e cruda: racconta senza pudore in poche parole.

E' esistenziale perche' e' concepito per evocare uno stato d' animo, che e' contemporaneamente esultante e afflitto, con storie costruite su quei temi della morte e dell' amore che sono tipici prodotti della civilta' sudista (portati al massimo splendore da scrittori come Faulkner).

Il Blues e' musica sociale, perche' rappresenta un proletariato rurale depresso e rassegnato. Il Blues e' il monologo di un individuo, che rappresenta pero' anche la comunita', sul proprio destino. Non e' disperazione, ne' protesta, piuttosto un materialismo spregiudicato.

Il testo del Blues e' infarcito di affermazioni intorno al blues (lo stato d' animo) ed e' sovente privo di un filo conduttore. Tende piuttosto a reinventarsi dopo ogni strofa, in una sorta di delirio volontario. Quello che conta e' soprattutto l' atmosfera. Il Blues da' piu' importanza all' aspetto emotivo che a quello formale, un punto di vista che e' una vera rivoluzione per la musica europea.

Tecnicamente e' basato su schemi armonici e ritmici ricorrenti ed e' caratterizzato dalla "blue note" che usavano i cantanti negri. Lo schema metrico AB AB CD e' probabilmente una contrazione del rituale africano di "call-and- response" perche' il terzo verso serve da risposta. Il ritmo consta di dodici battute: tre accordi I/IV-I/V-I di quattro battute ciascuno. Di fatto il Blues nasce dall' adattamento della scala musicale africana, fatta di cinque note, a quella occidentale, di sette. .NH Il songster e la canzone narrativa afro-americana

Il Blues rimaneva comunque una musica ad uso e consumo dei soli negri, qualcosa di sporco e perfino di malvagio che la cultura ufficiale e il borghese neppure riconoscevano. Ma il movimento demografico causato dal boom economico di diverse regioni, interessando anche la gente di colore, contribui' a diffondere in tutta la nazione il genere.

La mobilita' generata dall' Emancipazione produsse lo stereotipo del negro zingaro che si sposta a piedi da uno stato all' altro alla ricerca di lavoro. Si diffuse cosi' una figura di moderno trovatore negro, il "songster", il cantante-chitarrista itinerante. Questi ebbe il merito storico di adattare gli holler alla struttura della ballata.

Ma dal punto di vista tecnico e lirico il Blues venne caratterizzandosi soprattutto come musica della solitudine. La schiavitu' aveva disgregato il mondo del negro e nel Blues il negro esprimeva la propria solitudine.

Quando, dopo l' emancipazione, viene a mancare il luogo di raccolta (piantagione o chiesa) in cui comunicare la propria agli altri, il negro inventa un interlocutore virtuale nella chitarra. La chitarra e' lo strumento ideale per una musica che deve raccontare, confessare, parlare. Nei blues la voce e la chitarra intessono un fitto dialogo, durante il quale la chitarra viene suonata nel modo piu' umano e africano (cioe' antifonale) possibile. La chitarra in un certo senso prende il posto del coro nel sistema del "call- and- response". Solo l' armonica puo' competere col potere comunicativo della chitarra.

Con questi presupposti verso la fine del secolo si diffuse la canzone narrativa negra, che ha si' caratteristiche simili alla canzone popolare anglosassone, ma che si riallaccia anche alla tradizione folclorica africana. Cio' e' evidente soprattutto nei molti bestiari a doppio senso: "Uncle Rabbitt", "The grey goose", etc. Per il contenuto epico-agiografico ("John Henry") questa forma narrativa ricalca anche la fenomenologia della ballata medievale.

Dalla sintesi dei due modi, cioe' dal doppio senso e dal clima drammatico, scaturirono "Bollweavil Blues", "Stewball", e altre ingegnose sciarade sulle condizioni sociali della gente di colore. .NH Musica sociale nera

Nel caso della popolazione di colore vita sociale e vita musicale sono sempre state intimamente legate. Piu' che di stili musicali si deve percio' parlare di pratiche musicali.

Agli albori del nuovo secolo queste erano di tre tipi.

Domestico. Riempivano il tempo delle gite e delle feste nelle baracche o all' aperto. Il tema predominante e' il sesso. Durante la schiavitu' i padroni favorivano i rapporti extra-coniugali per incrementare il loro parco uomini. L' etica del negro si e' percio' formata nella piu' completa tolleranza sessuale. Il negro non ha reticenze a raccontare le sue imprese erotiche, in termini crudi e brutali. Il cantante sovente indugia sui particolari delle sue performance, suscitando l' ilarita' del pubblico attraverso metafore e allusioni che esaltano in genere la virilita' e l' astuzia del maschio, e dileggiano invece la credulita' e l' isterismo della femmina. E' una forma naturale di oscenita', che si spingeva fino a pantomine gestuali capaci di divertire un pubblico che non aveva molti altri argomenti su cui scherzare.

Lavoro. Dopo l' emancipazione e l' emigrazione, i canti di lavoro del negro contemplano attivita' piu' numerose, che vanno dal vagabondaggio puro e semplice alla manovalanza nella ferrovia, dalla prigionia al lavoro come bracciante. Nascono e vengono eseguiti sul posto, funzionali all' attivita' svolta o subita.

Religioso. Cerimonie, pagane nello spirito anche se cattoliche nelle preghiere, che univano al canto corale, allucinato e frastornante, uno spasmodico bisogno di movimento, e quindi danze rituali con contorsioni indecenti. Il fervore mistico era proporzionale all' intensita' e alla velocita' del ritmo scandito battendo le mani e i piedi. Le melodie conservano ancora il loro carattere fondamentalmente antifonale, cioe' africano, nonostante le diverse citazioni dai canti sacri protestanti.

Non ci sono dubbi che lo scopo sociale del Blues fosse innanzitutto quello di comunicare. Il Blues era un veicolo estremamente efficiente per trasmettere messaggi. Il suo linguaggio semplice e universale, duttile e chiaro, consentiva a tutti di esprimere il proprio pensiero e a tutti di capirlo. L' iterazione strofica serviva a ribadire il concetto, la progressione armonica incitava a una partecipazione emotiva, la fascia di tolleranza tonale e ritmica suggeriva diversi modi di esecuzione. Tutto era funzionale allo scopo di inviare un messaggio. Il negro, spogliato dellla propria lingua e dei propri costumi, ritrovava nel Blues il suo naturale mezzo di comunicazione. .NH Il musicista Blues

Tutti i grandi Bluesman esercitarono lavori umili, anzi umilissimi; senza eccezioni.

Gli unici negri che passavano la vita interamente a suonare erano i mutilati e i ciechi, che dovevano guadagnarsi da vivere in questo modo. Quelli che potevano si spostavano (a piedi o in treno) di villaggio in villaggio, gli altri rimanevano a mendicare e suonare per le strade della loro cittadina. Spesso il musicista invalido si faceva accompagnare da un ragazzino, e il ragazzino finiva per diventare suo allievo. Gran parte delle conquiste tecniche di questo genere venne tramandata cosi'.

Temi nuovi si aggiungevano nel frattempo a quelli classici dell' amore, del lavoro e della morte. I piu' sfruttati erano: il treno (il mezzo che porta da una citta' all' altra e ha il sapore dolce-amaro della liberta'), il carcere (il destino ineluttabile di tutti i poveri), la violenza (il pane quotidiano degli emarginati), l' alcoolismo (il male volontario come sfida alla vita o come castigo perpetuo), la vita nel ghetto (miserie materiali e morali).

Il testo non e' piu' aperto, ma si chiude attorno a un fatto o a una metafora. Non e' piu' un amalgama di citazioni. Il Blues tende ad appartenere sempre meno alla tradizione e sempre di piu' al suo autore. .NH I medicine show e il varieta' negro

Alla fine dell' Ottocento il Folk negro si diffondeva principalmente grazie ai "medicine show", i carri ambulanti corrispondenti alle moderne compagnie di varieta'.

In origine i "physick wagon" appartenevano a "dottori" che giravano le zone rurali interne per vendere le loro "medicine" (spesso soltanto alcool), i quali, per attrarre un po' di pubblico, obbligavano i propri apprendisti (quasi sempre di colore) a esibirsi in canzoni e balli. Con il passare del tempo i "medicine show" divennero delle vere e proprie carovane di troupe di musicisti, maghi, acrobati, ballerini, etc.

In breve la musica dei medicine show si trasferi' anche nei minstrel show. I cantanti dovettero pero' adattare la loro musica al gusto dei bianchi, al tempo stesso potendo usufruire di una maggior varieta' di strumenti. Inevitabilmente i musicisti negri si ispirarono alle vecchie orchestre delle piantagioni (banjo, fiddle, percussioni artigianali). Essendo state inventate per soddisfare anche le orecchie del padrone, queste erano state le prime manifestazioni musicali del popolo negro ad essersi adattate al gusto dei bianchi, e quindi potevano ben servire allo scopo di divertire il pubblico dei minstrel show.

Un' altra importante sorgente di canzoni fu rappresentata dalle prigioni, dove nacquero molti dei canti piu' intensi ("Midnight special" per esempio). Le prigioni del Sud erano popolate in gran parte da negri, i quali spesso venivano arrestati per il solo fatto di essere negri, oppure venivano condannati a pene durissime per reati minimi. Incontrandosi, e dovendo trascorrere un lungo periodo insieme, finivano inevitabilmente per scambiarsi le tradizioni orali dei rispettivi luoghi di provenienza.

Nell' ultimo decennio dell' Ottocento un detenuto anonimo del penitenziaro di Nashville compose il "Joe Turner blues". Joe Turner era il capo del penitenziario, famoso per gli arresti di massa che compiva a Memphis quando aveva bisogno di mano d' opera, un po' nello stile dei vecchi mercanti di schiavi. Secondo alcune testimonianze tutti i blues sarebbero derivati da quel prototipo.