Critiche alla Storia del Rock di Piero Scaruffi
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Sei prevenuto contro le star...

Mi stupisce che la gente mi scriva ancora queste cose. E` stato dimostrato falso, over and over again. Come sempre, ti stai riferendo alle star che piacciono a te e non piacciono a me. Se tu ti riferissi alle star che NON piacciono e te e piacciono a me (mettiamo per esempio che a te non piacciano Stones, Springsteen, Ministry e Nine Inch Nail) otterresti la conclusione opposta. Ho certamente stroncato molti molti molti piu` dischi di complessi sconosciuti che non dischi di stars. Tu semplicemente non conosci quei gruppi sconosciuti e pertanto non ti andrai mai a leggere quelle stroncature. Discorsi di dieci anni fa...

Poi, al solito, tutto dipende da chi consideri "stars". In Italia forse Morrissette, di cui ho parlato piu` che bene, non e` una star, ma ti garantisco che pochi hanno venduto tanti dischi come lei alla sua eta`, nell'intera storia della musica. Al solito, stai parlando dei musicisti che sono molto celebri in Italia, talvolta per banali ragioni di distribuzione o vicinanza geografica. Non sono neppure sicuro che alcuni dei musicisti a cui ti riferisci (tiro a indovinare: David Bowie e i Queen) siano tanto stars quanto pensi tu.

Non sono prevenuto contro le stars. Ma sono prevenuto contro le persone a cui interessano soltanto i miei giudizi sulle stars. E` impressionante la quantita` di gente che non sprechera` mai una parola per difendere un umile musicista di provincia ma passera` gran parte della propria vita a convincere gli altri, e forse se stesso, che questa o quella star e` davvero un buon musicista. Anche se lo e`, perche' preoccuparsi della star, che certo non ha bisogno del tuo aiuto, e non preoccuparsi invece delle sorti di tanti ottimi musicisti che non sono diventati star? Non posso non essere prevenuto verso chi mi scrive unicamente a proposito di una star. Dubito che siamo d'accordo su tutti i dischi degli Screaming Broccolis e l'unico disco su cui siamo in disaccordo e` il disco di una star. Forse il problema e` che non conosci nessuno dei tanti Screaming Broccolis di questo pianeta, conosci soltanto le stars (o soltanto alcune stars). In tal caso sono prevenuto nei confronti del tuo giudizio su quella star.

(Ti lascera` allibito apprendere che altri lettori mi accusano proprio del contrario: di essermi lasciato condizionare dalla fama di un musicista nel dare un buon voto a un suo disco che, a loro avviso, non avrei giudicato cosi` bene se fosse stato fatto dagli Screaming Broccolis).

Sei troppo rigido e intransigente verso le star...

Dovresti essere onesta e scrivere "le star che piacciono a me e non a te" e non soltanto "le star". Poi non scrivi che sono "troppo rigido e intransigente" anche verso migliaia di gruppi sconosciuti. E` un po' come dire che, se parli male di Hitler, ce l'hai con tutti i personaggi storici, e poco conta che ti piacciano Gandhi e Garibaldi, e poco conta che non ti piacciano anche tanti personaggi non storici.

Se molte persone esperte e competenti che conoscono la musica li apprezzano vuol dire che forse qualche merito ce l'hanno o no?

No, le "star" di cui parli non hanno alcun merito. Sono i responsabili marketing delle rispettive case discografiche ad avere degli ovvi meriti. Stai confondendo il prodotto e chi l'ha inventato. L'hamburger che compri a McDonald e` un oggetto, non ha alcun merito. Il responsabile marketing del McDonald che ha affittato lo spazio a Pza di Spagna e appeso manifesti in giro per Roma ha tutto il "merito" di quanto buono quell'hamburger risulta a milioni di avventori. Senza quel responsaibile marketing, quell'hamburger non lo assaggerebbe ben pochi, e i pochi che lo assaggiassero lo troverebbero al massimo mediocre. L'hamburger non ha nessuno merito o demerito.

Criticando le star gratuitamente, offendi i loro fans, ridicolizzando le emozioni che quelle star ci hanno fatto provare.

Le emozioni sono un fatto molto relativo, come ti puo` spiegare qualsiasi psicologo: dipende da cosa ascolti. Ho visto gente piangere ascoltando Claudio Villa. Cio` non fa di Claudio Villa un genio della musica. (Ho visto persino filmati di gente che piangeva davanti a Hitler: cio` non fa di Hitler una brava persona).

La tua email, come molte di questo genere, alla fin fine serve a difendere i "gusti" di chi si lascia influenzare dai media. Le "emozioni" di cui parli sono quelle che ti hanno detto di provare. Se ti piace cosi`, non hai certamente bisogno dei critici, che sono li` (o dovrebbero essere li`) invece proprio per farti scoprire gli artisti meno pubblicizzati ma non necessariamente meno bravi. Io non sono ne' piu` competente ne` piu` intelligente di te, semplicemente ascolto molta piu` musica e conosco anche quei 2000/3000 che non verranno mai pubblicizzati come le star che ti fanno provare quelle emozioni. Poi sta a te decidere se hai voglia/interesse a conoscere qualcuno di quei 2000/3000 o soltanto quelli che ti pubblicizzano.

Il fenomeno piu` difficile da spiegare e` perche' a persone come te diano fastidio quei critici (molto pochi per la verita`) che fanno davvero il loro mestiere e ti dicono che le pop star di turno sono mediocri confrontati a tanti complessi meno pubblicizzati,

Io saro` sempre grato a chi mi fece ascoltare i Velvet Underground quando in Italia si ascoltavano quasi soltanto i Moody Blues. Alcuni dei miei amici si irritarono con quella persona (Riccardo Bertoncelli) che secondo loro era bravo soltanto a criticare (sottinteso "i complessi sopravvalutati del momento"). Ma io invece lo ringrazio perche' era bravo soltanto a criticare certuni e a esaltare altri. Non credo che avrei mai ascoltato musica rock se qualcuno non mi avesse fatto scoprire che c'era piu` di canzonette (vengo dalla classica, ascolto molto jazz, ti lascio immaginare cosa ci faccio con una canzonetta di tre minuti che ricicla per la millesima volta un'aria di Mozart o di Handel).

Intanto dovremmo definire cosa costituisce una "stroncatura". Se parlo male di un disco che non ti hanno pubblicizzato, tu non la consideri una stroncatura. Se non parlo bene di un disco molto pubblicizzato, quella diventa una stroncatura.

"Stronco" tanti altri che non elenchi (hai elencato solanto due tromboni ultrapubblicizzati, con tutto rispetto). Possibile che ti stiano a cuore soprattutto i beniamini dei direttori marketing delle grandi case discografiche? Non potevi spendere due parole due anche a difesa di Reed e King Crimson? (per citare due omologhi dei tromboni che citi tu, e due omologhi forse leggermente piu` importanti e dei quali ho "stroncato" altrettanti dischi). E magari anche per Dylan, Hendrix, Zappa, etc? Ho criticato anche molti dei loro dischi, eppure sono rock star. Non e` per caso che io scrivo semplicemente cio` che penso di un disco, cercando di non farmi influenzare dalla campagna pubblicitaria che lo accompagna, da quanto e` famoso il tizio e da quanto mi sono piaciuti o meno i suoi dischi precendenti? Non e `per caso che io ascolto semplicemente troppa musica per essere ancora tenero nei confronti di dischi mediocri?

Tu usi due metri diversi per il tuo beniamino e per gli altri. Io uso gli stessi criteri per tutti. Se un disco e` inferiore, e` inferiore. E non mi interessa pi`u di tanto se e` firmato Beethoven o Pinco Pallino. Mi sembra ovvio che io non guardo in faccia a nessuno. Sono stato il primo a stroncare musicisti che ero stato io a scoprire.

Tu dici che offendo tutti coloro che amano quelle pop star. In pratica vuoi proibirmi di esprimere la mia opinione. E` come se io segnalassi un monastero vicino alla cascate di Iguazu e facessi notare ai turisti che quel monastero forse e` piu` interessante delle cascate, anche se non e` altrettanto publicizzato. Secondo te offendo i turisti che stanno andando a Iguazu. Beh, con tutto il rispetto, quei turisti che si offendono facilmente evitino di leggere cartelli e si contentino di vedere cio` che l'agenzia turistica gli fa vedere.

Evidentemente a te da fastidio che io critichi le pop star (perlomeno le due che ti stanno a cuore) mentre non ti da fastidio che critichi tanti complessi meno conosciuti. Libero di farlo. Dopotutto i direttori marketing delle grandi case discografiche spendono miliardi di dollari per ottenere precisamente questo compartamento da te. Non mi stupisce che il comportamento risultante sia precisamente quello che loro si aspettavano. Del mio giudizio sui Collective Soul (che qui sono delle rock star) non ti importa nulla perche' non li hanno pubblicizzati come le due star di cui sopra. Del mio giudizio su Dr Frank non ti importa assolutamente nulla perche' Dr Frank non lo ha mai sponsorizzato nessuno. Eppure sono entrambi elencati chiaramente nelle recensioni del 2000, entrambi con 4/10. Non hai letto quei giudizi e non li leggerai mai. Perche' nessuno ti ha programmato per scrivere al critico che li stronca. Libero di sostenere il contrario, che tu sei obiettivo e io sono prevenuto. Ma tu stai scrivendo esattamente cio` che vogliono che tu scriva.

Non c'e` bisogno di una laurea in statistica per notare che i lettori italiani mi accusano di essere prevenuto verso le star citando sempre le stesse due/tre (Beatles, Bowie) ma non citando, per esempio, Jewel e Mariah Carey, che pure hanno venduto anche di piu` (in proporzione al numero di anni e di dischi) e scrivono il proprio materiale da se` e sono ovviamente amate da milioni di persone E non c'e` bisogno di una laurea in sociologia per capire la ragione: i Beatles, Bowie, Sting, gli U2 sono stati molto pubblicizzati in Italia (dai rotocalchi mondani, dalla televisione, dai quotidiani) mentre Jewel e Mariah Carey non sono "personaggi" in Italia. La musica non c'entra nulla. Neppure la "stardom" c'entra nulla. Te la prendi soltanto per le star che sono star in Italia, non per le star che sono star altrove.

Dulcis in fundo, hai indirettamente declassato a non-star tutte le "rock star" di cui ho parlato molto bene almeno una volta, da Bob Dylan ai Rolling Stones ad Alanis Morissette, forse, di nuovo, perche' in italia non sono mai stati tanto "pompati' quanto i due che stai difendendo (ma nel resto del mondo hanno venduto anche loro qualche disco in piu`).

In testa alla mia classifica degli anni 80 ci sono da anni Gabriel e Springsteen, che sono generalmente considerati "stars". Il disco di Springsteen ha anche venduto una decina di milioni di copie. A me pare un alibi di ferro.

(Naturalmente c'e` chi mi va perseguitando perche' secondo lui sono prevenuto verso Springsteen. Ma e` cosi` difficile dedurre da cio` che scrivo che Springsteen ha semplicemente fatto un grande disco, River, alcuni buoni dischi, i primi, e poi dischi inferiori, a prescindere da cosa e` stato o non e` stato pubblicizzato? E che ci sono dozzine di cantautori meno famosi che hanno fatto dischi superiori a molti dei suoi? A me sembra di una banalita` tale... E che Gabriel ha fatto molta brutta musica, ma ha anche avuto qualche intuizione geniale, e ha imbroccato un disco grandissimo da cui ha preso ispirazione meta` universo musicale? E` proprio cosi` difficile prendermi alla lettera? Tutte le rock star tutte devono essere grandi e tutti i loro dischi tutti devono essere capolavori?)

La verita` e` che tu ti sentiresti appagato soltanto se ci fossero tutte le pop star preferite dai media italiani in testa A TUTTE LE MIE classifiche. Allora proprio non potresti dire che ce l'ho con le star (sottinteso "le star che sono star in Italia").

Altrimenti non sarai mai appagato. Continuerai a struggerti che secondo quel critico meschino ci sono musicisti non pubblicizzati in Italia di cui tu non conosci l'esistenza e che sono migliori di quelli pubblicizzati in Italia di cui tu conosci l'esistenza. Finche' ci sara` un critico musicale che ti mettera` in guarda dalle campagne marketing delle grandi case discografiche, che si ostinera` a ripetere che quelle campagne non hanno nulla a che vedere con il valore artistico del musicista ma soltanto con il budget di un manager, tu non avrai pace, e continuerai ad accusare quei critici di essere prevenuti verso le star. Fatto quantomeno curioso, perche' sai benissimo che non siamo noi ad essere prevenuti contro le pop star, e` la grande industria a essere prevenuta contro i grandi artisti.
Tu, come tanti, hai un disperato bisogno psicologico di un mondo semplice, in cui chi vince e` il buono, non il cattivo.

Alla fin fine, tu mi stai chiedendo di essere piu` asservito alle grandi case discografiche. Scusa, ma il mondo, nonche' l'internet, e` pieno di critici che fanno esattamente cio`.

(Per inciso, una di queste lettere sputava poi veleno su Britney Spears, che e` pur sempre una star venerata da milioni di fans, e quindi faceva ai fans di Britney Spears cio` che io ho fatto a lui).

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Consideri negativi la melodia, la canzone, il pop...

Non sono io a considerare la musica melodica inferiore, sono i musicisti melodici a farlo. Non appena un musicista melodico registra un disco meno melodico e` lui stesso a dichiarare ai giornalisti " questo non e` il solito disco di canzonette". Sono loro stessi, dai Beatles a Claudio Villa, ad aver parlato male della canzone melodica.

Detesti la musica melodica...

No, detesto la banalita`.

Stronchi i dischi di musica melodica, esalti quelli di rumore...

Stai usando due parametri diversi. Stronco (molti) dischi sia di musica melodica sia di rumore, esalto (pochi) dischi sia di musica melodica sia di rumore. Tu pero` ti stai riferendo a "dischi di musica melodica che conosco bene" e "dischi di rumore che non ho mai sentito nominare". Se tu conoscessi i dischi di rumore che ho stroncato e non conoscessi i dischi di musica melodica che ho stroncato, avresti una visione diametralmente opposta dei gusti del sottoscritto: penseresti che stronco i dischi di "rumore". Insomma, mi stai parlando delle tue conoscenze musicali, non delle mie preferenze musicali. (Per inciso, secondo me stronco piu` dischi di "rumore" che dischi melodici: prova a fare la media dei voti annuali).
La definizione di "rumore" poi e` molto soggettiva. Molti dei dischi che oggi sono considerati melodici (Doors, per esempio) vennero considerati "rumore" quando uscirono. Semplicemente, erano diversi da cio` che andava di moda. Trent'anni dopo non fanno piu` scandalizzare nessuno. (Se per "rumore" intendi dissonanza, dubito che ci siano molte dissonanze nei miei top 10 di ciascun anno, quindi semmai stai dimostrando l'opposto: mi piace la melodia e sono prevenuto contro il rumore).

Hai criticato le canzoni di X perche' sei prevenuto contro la melodia...

La stragrande (quasi totale) maggioranza dei messaggi di questo genere si riferiscono alle canzoni di una pop star molto nota in Italia (Beatles, Bowie). Quasi mai un lettore italiano mi scrive un messaggio di questo genere a proposito di musicisti melodici che non sono famosi (che so, i Flamin' Groovies, o i Big Star, che pure ho trattato molto peggio di Beatles e Bowie) o che sono famosi e rispettati nel resto del mondo ma non famosi in Italia (Beach Boys e Mariah Carey, per citare le due piu` celebri anomalie che mi vengono in mente, e per non parlare delle Supremes, le cui canzoni mi sembrano il non plus ultra del melodismo). Morale: la tua affermazione non ha nulla a che vedere con la melodia, e certamente nulla a che vedere con i miei gusti. La tua frase e` semplicemente un modo come un altro di dire "a me sta a cuore X" e ti sta a cuore X semplicemente perche' e` molto famoso (no, non ci credo che sia viceversa). Il mio punto di vista sulla melodia non c'entra. Il fatto che il pezzo sia piu` o meno melodico non ha alcuna influenza sul mio giudizio. Secondo me, invece, il fatto che l'autore di quel pezzo sia piu` o meno pubblicizzato dalle tue parti ha avuto una grossa influenza sulla tua decisione di scrivermi: se quell'autore non fosse cosi` celebre, le sue canzoni ti starebbero a cuore tanto quanto ti stanno a cuore quelle (non meno melodiche) delle Supremes o di Mariah Carey.

Consideri il rumore un fatto positivo...

Secondo me, se fai una statistica, ogni anno stronco in percentuale molti piu` dischi di "rumore" (intendendo dischi sperimentali in cui viene fatto uso di un formato libero e di suoni dissonanti) che dischi non di rumore. Ma, secondo me, tu basi il tuo giudizio semplicemente su quelle due volte che ne ho parlato bene. Non mi stai parlando dei miei gusti, ma dei tuoi: a te da` fastidio il "rumore" e pertanto ogni volta che qualcuno parla bene di un disco di "rumore" tu ne deduci che e` lui a considerare positivo il "rumore" non tu a considerarlo "negativo".
Sospetto anche che tu consideri "rumore" quasi tutto cio` che e` "insolito" (che non e` una canzone melodica di tre minuti), e pertanto quasi tutti quelli che io considero grandi della musica rock (li considero grandi proprio perche` hanno fatto qualcosa di insolito).
Ho l'impressione che tu non abbia mai sentito parlare di Boyd Rice, Zeni Geva, di tutta la scuola industriale britannica, e cosi` via, o quantomeno che tu non abbia letto cio` che ne ho scritto.
Madre Natura riesce a comporre grandi sinfonie anche senza usare la melodia (ne' il fruscio degli alberi ne' il gorgoglio di un ruscello sono melodici). Un vulcano e un terremoto riescono a comporre musica molto piu` angosciante di Wagner senza far uso della melodia. Centinaia di popolazioni hanno fatto musica per millenni senza conferire un primato alla melodia. Non vedo perche' noi esseri umani dei paesi occidentali dovremmo limitare la musica alla melodia, soltanto perche' la chiesa cattolica decise cosi` qualche secolo fa.
In genere non gradisco il rumore fine a se stesso cosi` come non gradisco la melodia fine a se stessa o il ritmo fine a se stesso. Ma ci sono dischi di puro rumore (da Karlheinz Stockhausen a Anthony Braxton, per citare anche musica classica e jazz) che considero grandi capolavori. Cosi` come ci sono composizioni di pura melodia (il concerto 22 di Mozart o la Nona di Beethoven) che considero grandi capolavori.
Gran parte della musica classica moderna e del jazz sono basati sul "rumore".
(Per inciso, ricevo spesso proteste nel senso opposto: sono troppo severo con i musicisti che fanno dischi sperimentali, d'avanguardia, etc, mentre do` con troppa facilita` la sufficienza a cantautori e gruppi melodici).

Spacci come geniali tanti dischi che sono semplicemente inascoltabili... ho ascoltato il primo disco dei Red Crayola e mi sembra demenziale... e poi critichi le canzoni dei Beatles.

Dipende da chi li ha fatti. Se il disco dei Red Crayola l'avessero fatto i Beatles, sarebbero stati scritti libri a iosa per spiegare la preveggente grandezza di quel disco e tu lo sbadiereresti a dimostrazione del genio di Lennon. Se lo fanno i Red Crayola, per te e` puro rumore. La piu` minuscola minuzia che sa di avanguardia fatta dai Beatles e` un fatto importante. Ma se non l'hanno fatta i Beatles e` un suono ridicolo, banale, inascoltabile. (Per inciso, vale anche il viceversa: una melodia banale eseguita da una pop star e` un capolavoro, mentre una canzonetta fatta da un complesso sconosciuto e` semplicemente una canzonetta. Per me una melodia e` geniale o meno a prescindere da quanto spesso la radio la trasmette).
Io tento di non lasciarmi influenzare dal nome dell'autore. L'avessero fatto i Beatles, quel disco dei Red Crayola riceverebbe gli stessi elogi da me. Se i Red Crayola avessero fatto le canzoni dei Beatles, riceverebbe le stesse critiche da me. Il mio giudizio non dipende dal nome dell'autore ma soltanto dalla musica.
Viceversa, se il disco dei Red Crayola l'avessero fatto i Beatles per te sarebbe un capolavoro, e se i Red Crayola avessero fatto le canzoni dei Beatles per te sarebbero delle canzoncine banali. Il tuo giudizio dipende dal nome e non ha nulla a che vedere con la musica. La tua definizione di "musica difficile" e "musica rumorosa" dipende da quanto e` famoso chi l'ha fatta.

Non ti piace la melodia, la tacci di "commerciale".

Il primo e terzo movimento di Mozart concerto 22, l'incompiuta di Schubert, tanto per citarne due... Ma certamente non i milioni di triviali imitatori di Schubert e Mozart, per quanti dischi d'oro e copertine di riviste abbiano alle spalle. (E non voglio nominare Beethoven in questa sede).
La canzone melodica esiste da qualche secolo. E` difficile fare qualcosa che non sia gia` stato fatto, ed e` difficile farlo bene. Per cui non c'e` da stupirsi che, statisticamente, gran parte delle canzoni melodiche siano terribilmente noiose e scontate. A meno che', ovviamente, tu non abbia mai sentito le canzoni dei secoli precedenti.
Poi dipende anche da cosa uno intende per "orecchiabile". Nella musica rock vedi la mia classifica dei migliori dischi di musica melodica. Tutti quelli ai primi posti di quella classifica sono, a mio avviso, capolavori. E` musica (rock) melodica che mi piace. (Se non ne conosci quasi nessuno, non prendertela con me). Ma la gente in genere giudica "melodico" soltanto cio` che e` stato molto pubblicizzato e ha venduto milioni di dischi. Per me le melodie dei Beatles (per citare i piu` famosi in Italia dei melodisti) sono di una banalita` allucinante. Si facevano gia` secoli fa. Il Festival di Sanremo (senza andare a scomodare la musica classica) ha prodotto centinaia di ritornelli simili a Penny Lane e Across The Universe.
Forse tu stai confondendo "melodico" con "commerciale". Non tutta la musica melodica e` commerciale.
Musica commerciale, per definizione, e` la musica molto pubblicizzata. Raramente e` anche quella buona. Chiedi a qualsiasi responsabile marketing della WB, Capitol, etc in base a cosa decidono come investire i milioni di dollari di budget. Se pronunciano la parola "qualita`" mi faccio muezzin. Pronunceranno soltanto parole che vengono dal gergo dell'economia e commercio.
Tu pensi che quella sia la musica melodica, ma in realta` non e` neppure vero quello. Se ascolti gli Shoes o i Green (quelli si` davvero grandi melodisti), scoprirai che sono piu` melodici di Michael Jackson e Backstreet Boys. Semplicemente nessuno ci ha mai investito una lira. Spesso per banali coincidenze (non hanno incontrato le persone giuste).
Uno degli errori piu` comuni e` confondere tutto cio` che non e` commerciale con tutto cio` che non e` melodico. Lascio a un sociologo spiegare perche' spesso la gente traduce/confonde "non conosco quel musicista" con "e` musica difficile".
E comunque la tua osservazione avrebbe ancora bisogno di qualche precisazione, perche' ho dato degli 8/10 a dischi di musicisti melodici e commerciali come Alanis Morissette ed Enya (ho parlato bene persino del primo disco degli Aqua). Secondo me, alla fin fine, la tua critica si riferisce soltanto ai musicisti melodici e commerciali che piaccono a te e non piacciono a me, e sospetto che si tratti sempre e soltanto di musicisti molto pubblicizzati.
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Mi sembra che tu ce l'abbia con le major... Demonizzi tutto cio` che viene toccato da una major ... Le major non sono poi cosi` malvage...

(Intanto non e` vero: tu, come spesso capita, ti riferisci alle due star che piacciono a te e non piacciono a me, e ignori tutte le star di cui ho parlato bene perche' a te non piacciono o non ti interessano: come spesso capita, le premesse sono errate).

Il business discografico funziona cosi`. Tu ascolti e senti parlare di cio` che viene pubblicizzato, come per tutti i prodotti. Il dentifricio che hai comprato al supermercato non e` il migliore del mondo, e` semplicemente uno dei tre o quattro che vengono distribuiti dai supermercati della tua zona, e tu non hai ne' il tempo ne' la possibilita` di fare una ricerca su tutti i dentifrici del mondo e decidere quale e` davvero il tuo preferito. Le major controllano la programmazione radiofonica, le interviste sui giornali, i tour, e tutto cio` che fa notizia musicale. Gli X (scegli un complesso a caso) non sono ne' meglio ne' peggio di tanti altri complessi di quel genere. Sono semplicemente quelli che hanno firmato per una major. Quella major ha l'organizzazione per far si` che la loro musica venga ascoltata, e venga ascoltata anche da me e da te, ci piaccia o meno. Ci piaccia o meno, saremo costretti a parlarne. Ci piaccia o meno, saremo costretti a dire che quel brano e` cosi` e quell'altro e` cosa`.
In tutto cio` il merito artistico conta ben poco. In molti casi non conta assolutamente nulla: un manager della major ha incaricato qualcuno di scritturare un complesso che suona cosi` e cosa`. Quell'impiegato ha preso la valigetta e ha girato un po' di locali alla ricerca di un complesso di quel genere (in qualche caso lo mettono insieme loro il complesso). La major e` gia` pronta a farne delle star, suonino quel che suonino. Nessuno (ripeto: nessuno) si puo` esentare dal commentare un disco promosso da una major in grande stile. Anche se ne parli male, ne parli. Della stragrande maggioranza dei dischi pubblicati da case indipendenti non parlera` quasi nessuno (se ne parlera` trent'anni dopo, ma questo e` un'altra storia).
Quindi c'e` una buona fetta della storia ufficiale del rock (e dei tuoi gusti musicali) che dipende esclusivamente dai business plan dei manager delle major. Ci sono infiniti altri modi in cui la storia ufficiale del rock viene condizionata dai manager delle case discografiche (che spesso non hanno neppure ascoltato i musicisti che promuovono). Gran parte delle loro decisioni sono legate al budget. Il budget determina quanti complessi scritturi, quanto spendi per promuoverli, etc. Una major decide a tavolino quante copie vuole far vendere di un disco. Le vendite sono direttamente proporzionali all'investimento, come in tutte le industrie. Se il disco vende di piu`, e` un successo per il manager. Se il disco vende di meno, e` un insuccesso per il manager. Non sono pochi i casi di musicisti rock che hanno venduto un milione di dischi ma sono stati licenziati: vuol dire che la major aveva investito per far vendere due milioni di dischi, e averne venduto soltanto uno e` un deficit.
La stragrande maggioranza dei dischi pubblicati dalle major vendono esattamente quanto la major si proponeva di vendere. Basta applicare modelli elementari di marketing. I business plan specificano persino quante interviste verranno fatte alla star e quante radio suoneranno certi brani. Convincere riviste e radio a farlo e` un dettaglio implementativo demandato agli impiegati.
In tutto cio` il musicista conta pochissimo. Come puoi immaginare, un musicista che ha una personalita` e` piu` un problema che una soluzione, ed e` improbabile che trovera` un contratto con una major. Viceversa un musicista che accetta di essere trattato come un dentifricio e` il prodotto ideale per una major. Le eccezioni sembrano tante ma sono pochissime, se fai i conti di quanti musicisti ci sono al mondo.
Soltanto chi e` diventato famoso "prima" di essere scritturato da una major ha la possibilita` di firmare un contratto in cui conserva un minimo di autonomia. Ma anche in quel caso (parlo di Smashing Pumpkins e Soundgarden) le major hanno infiniti mezzi per condizionare l'artista: se non aggiungi almeno un brano melodico da classifica, non promuovo il disco, o se non accetti quel produttore (spesso il sound e` del produttore, non del complesso) o se non accetti questa selezione dei brani. Quasi tutti i musicisti preferiscono scendere a qualche compromesso piuttosto che rovinarsi una carriera.
Alla fin fine la musica che arriva dalle major e` quasi tutta cosi`: il frutto di business plan e di infiniti compromessi. Da qui la famosa espressione "sell out": appena un complesso firma per una major, il suo sound cambia, e non diventa mai piu` sperimentale, diventa sempre piu` banale. Tu puoi dire che cambia in meglio (principalmente perche' la major sta spendendo qualche miliardo per convincerti a dire cosi`), ma rimane il fatto che il sound l'ha cambiato (direttamente o indirettamente) la major, non il musicista.
(Aggiungo anche che, per chi e` passato per le barricate del 1976, queste domande fanno rizzare i capelli: e` come accusare un partigiano di avercela con i fascisti).
La situazione era lievemente diversa negli anni '60, quando c'erano "soltanto" le major. Per ragioni lunghe da spiegare in cinque minuti, negli anni '60 alcuni manager ascoltavano davvero la musica, tentavano davvero di identificarsi con i tempi, e accettavano il rischio di promuovere artisti indipendenti. Cio` non toglie che negli anni '60 centinaia di grandi complessi non riuscirono a incidere dischi. La storia ufficiale del rock (e dei tuoi gusti musicali) la fecero le major, non i musicisti.

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Perche' non tieni presente le classifiche di vendita, che rappresentano il giudizio di milioni di persone? ... Non si puo` prescindere dalla classifica, perche' la classifica esprime un fenomeno di costume.

Se uno fa una storia del costume, non ci sono dubbi che quanto scrivi sia sacrosanto.
Prima di tutto, consentimi una precisazione: tu scrivi "persone", ma in realta` si tratta di "adolescenti" e qualche volta di "giovanissimi" e raramente di "adulti". Presley e Beatles vendettero milioni di dischi a ragazzi la cui eta` andava dai 10 ai 20 anni. (Negli anni successivi quei ragazzi hanno continuato a comprare i dischi dei loro idoli, e continuano a comprarli ancora adesso, ma non cercate di convincermi che, quando comprarono il primo di quei dischi, erano convinti del valore artistico dell'opera e non semplicemente influenzati dagli amichetti).
Secondo, non e` certamente una novita` che la storia del costume e la storia dell'arte (filosofia, letteratura, scienza) procedano in maniera asincrona. Beethoven non ebbe nessuna influenza sul costume del suo periodo, per il semplice fatto che quasi nessuno lo conosceva. Stesso discorso per Dante, Shakespeare, Leopardi, etc. Tex Willer d'altro canto ha avuto una grande influenza, e cosi` Renato Pozzetto, per non parlare di Pippo Baudo e di Mike Bongiorno, che hanno certamente avuto un impatto sul costume italiano piu` di Borges o Van Gogh.
E un secolo fa c'erano tanti altri entertainer che ebbero una grande influenza sul costume del loro tempo. Se compri una storia del costume, ce li troverai. Se compri una storia della musica, della letteratura e della pittura, li troverai soltanto in qualche nota a pie` di pagina. Il problema e` molto semplice: i gusti del pubblico sono facilmente manipolabili (soprattutto nell'era dei mass media), ma dopo qualche secolo quelle manipolazioni non esistono piu`. Al tempo stesso esiste una fortissima inerzia da parte del pubblico non specialistico, in quanto tale pubblico ha altro da fare (zappare, scrivere software, vendere salami) e non ha ne' voglia ne' tempo di ascoltare qualcosa di diverso da cio` che gli sembra normale. Le generazioni successive trovano invece proprio piu` interessante cio` che non era normale allora, e pertanto i nuovi gusti sono quasi sempre piu` in sintonia con gli artisti sconosciuti di un tempo che non con le star di quel tempo. Tanti di coloro che oggi ammirano Leopardi, fossero vissuti nella sua epoca, non lo avrebbero neppure conosciuto e, lo avessero conosciuto, non avrebbero per nulla gradito la sua poesia, visto che andavano di moda i poemetti neoclassici alla Monti (gli altri non li cito perche' oggi non se li ricorda piu` nessuno, mai ai loro tempi furono piu` celebri di Leopardi).
A me l'idea di dedicare un capitolo alla canzone che Elton John ha scritto per Lady Di fa un po' ridere. Anche se quello e` il disco piu` venduto di tutta la storia della musica (rock, jazz, classica).
(Sospetto anche che tu voglia includere soltanto i successi di classifica di cui sei a conoscenza, e non, per esempio, Four Seasons e Carpenters, che in Italia non fecero furore ma che in USA detengono tuttora diversi primati).
Come hai potuto parlar male di complessi che hanno venduto milioni di dischi in tutto il mondo.
Prima di tutto, consentimi di precisare che quei milioni di dischi sono stati venduti a ragazzi la cui eta` oscilla fra i 10 e i 25 anni. Man mano che sali di eta`, le vendite di dischi di musica rock si riducono drasticamente. Dal tono della domanda sembra che quei milioni di dischi siano stati venduti a storici, scienziati e filosofi. Non proprio.
Detto cio`, la mia motivazione a cambiare parere sulla musica 'commerciale' e' comunque molto bassa. L'esperienza mi ha insegnato che i fenomeni commerciali sono anche i piu' effimeri. Chi corre dietro alle mode ha dovuto cambiare parere ogni 3-4 anni, e alla lunga i lettori se ne accorgono. Se non altro, io parlavo di Velvet Underground e Doors quando in Italia i referendum li vincevano i Moody Blues, e trent'anni dopo i Moody Blues non li vedo piu' nelle classifiche dei lettori mentre ci trovo quasi sempre Doors e Velvet Underground. E' diventato banale mettere questi nomi fra i grandi musicisti rock di tutti i tempi e la gente neppure si rende conto che trent'anni fa era anatema. Mutatis mutandis... ti lascio immaginare quanta motivazione posso avere a parlare bene del brit-pop o del grunge soltanto perche' vanno di moda. E' molto piu' probabile che fra trent'anni sarai tu stesso a dimenticarti gli Oasis e gli Alice in Chains nelle tue classifiche, e a metterci invece quei musicisti che hai ignorato nel mio libro di tre anni fa.

Gli Oasis sono un esempio calzante. Quando il mio libro usci', fece scalpore che qualcuno osasse parlar male degli Oasis e passarono invece in silenzio le mie schede su grandi musicisti come Roy Montgomery. A soli tre anni (non trent'anni) si scopre che quasi tutti parlano male degli Oasis (dalle mail che ricevo mi sembra di capire che in Italia in particolare gli Oasis sono diventati sinonimo di musica scadente), mentre nell'ultimo mese due delle maggiori testate italiane mi hanno commissionato in totale quattro articoli su Roy Montgomery. Nel giro di soli tre anni. Nick Cave era praticamente sconosciuto in Italia. Il mio sesto volume gli dedicava il capitolo piu' lungo. Indovina chi campeggia oggi, tre anni dopo, in quasi tutte le classifiche che ricevo dall'Italia?

Sopravvaluti l'importanza di una casa discografica nel successo di un musicista.
Premessa: non e` mai successo, in cinquant'anni, che il disco al primo posto della classifica di vendita fosse stato pubblicato da una piccola casa discografica. E credo che cio` valga per tutti i paesi occidentali. E` successo spesso che il disco pubblicato da una piccola casa discografica indipendente sia stato ristampato qualche mese dopo da una grossa casa discografica e abbia poi venduto milioni di copie. Vedi tu se la casa discografica e` importante o meno per diventare famosi. E di conseguenza vedi tu se una storia dei musicisti famosi e` una storia fatta da te, dai musicisti o dalle case discografiche.
(Per inciso, credo che questa sia la ragione per cui nel ventesimo secolo la gente si e` identificata cosi` visceralmente con i campioni dello sport: puoi giocare per la squadra piu` ricca del mondo, puoi avere tutta la pubblicita` che vuoi, ma se non fai gol sei finito. I campioni dello sport sono davvero i migliori).
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Sopravvaluti il potere della pubblicita` sui critici musicali, e offendi noi lettori dicendo che siamo programmati come robot dalla pubblicita`.

Quando stronco un disco con un 4/10, il comportamento dei lettori dipende dalla quantita` di pubblicita`, o, se vuoi, da quanto se ne parla nei media (le due cose non sono in effetti sempre la stessa). Se ho dato 4/10 al disco degli Screaming Broccolis se ne accorgono in ben pochi. Anche fra quei pochi, nessuno obietta. Se ho dato 4/10 al disco di un musicista di cui i media parlano molto, ricevo decine e decine di messaggi di dissenso. Ogni lettore ha la sua interpretazione su questa o quella canzone, e ogni lettore mi invita a prestare piu` attenzione a questo o quel particolare. Naturalmente, questa forma di "lobbying" la potresti fare per qualsiasi disco: qualsiasi disco, a ben guardare, ha qualcosa da offrire. Se scendi nei dettagli, qualsiasi canzone ha qualcosa di originale. Non esiste nulla che sia assolutamente banale o identico a qualcosa di precedente.
Se il musicista e` sconosciuto, questa pressione psicologica non viene esercitata e il critico non si sentira` mai in colpa di aver dato un 4/10. Se il musicista e` famoso, questa pressione psicologica viene esercitata giorno dopo giorno, virtualmente all'infinito. Molti critici accettano di ritoccare un 4 in un 5. Ma non basta: cominceranno a ricevere decine e decine di messaggi di lettori che spiegano come anche quel 5 sia ingiusto per questo o quel dettaglio che il critico avrebbe sottovalutato. Molti critici ritoccheranno quel 5 in un 6. E cosi` via. Non c'e` letteralmente fine a questo processo. Alla fine, il 4 dato a un musicista sconosciuto rimane un 4, ma un 4 dato a un musicista famoso e` quasi impossibile.
Io continuero` per tutta la vita a ricevere messaggi di lettori che protestano per un 4 ai Beatles o un 5 agli U2. E se alzassi quei due voti, non cambierebbe nulla: le stesse persone continuerebbero a protestare che il voto e` troppo basso.
Chi non sta attento si ritrova, paradossalmente, a dare un 7 o un 8 a dischi che non gli sono mai piaciuti. (Compreso me: sono sbigottito di aver dato un 7 a dischi di U2 e Smiths che mi annoiano a morte).
Adesso decidi tu se il mio "ti hanno programmato il cervello per scrivermi" e` esagerato o no.
Personalmente, io daro` sempre piu` importanza a un'email sugli Screaming Broccolis di cui non sta parlando nessuno che a un'email sulle star di cui parlano tutti. Mi sembra ovvio che la prima e` dettata soprattutto dai meriti musicali degli Screaming Broccolis, la seconda e` dettata soprattutto da quanto i media ne hanno parlato.
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La rivista X sostiene che...

Alcuni lettori commettono buffi equivoci ontologici quando scrivono "la rivista X sostiene che", come se la rivista fosse un essere umano. Se l'amico Stefano Bianchi scrive X, tanto di cappello. Ma Blow Up non scrive proprio nulla: e` un insieme di giornalisti, che tra l'altro cambiano di mese in mese, e sono i singoli giornalisti a scrivere. Ciascun giornalista di qualsiasi rivista al mondo ha i suoi criteri, e non ha senso fare confronti a casaccio fra critici diversi. Ogni tanto le riviste pubblicano miei articoli, ma ovviamente i miei criteri non c'entrano nulla con i criteri degli altri giornalisti di quelle riviste, che spesso neppure conosco.
Tanto meno esiste una "classifica della rivista". Quando escono le classifiche di fine anno, o qualunque altro poll di critici, sono medie fatte fra i giornalisti della rivista, e il risultato dipende da 1. quali dischi hanno ascoltato tutti e 2. quali giornalisti partecipano al poll. E` difficile che il disco degli Hash Jar Tempo sia stato ascoltato da piu` di due giornalisti della rivista, per cui al massimo prendera` due 10. E` facile che il disco dei Radiohead sia stato ascoltato da tutti i giornalisti della rivista, per cui e` probabile che prendera` almeno 5 da tutti, che alla fine fa molto piu` di 20: non stupirti se i dischi in testa alla classifica sono quelli che ascoltano in molti. Facessero lo stesso poll alle stesse persone l'anno dopo, me compreso, la classifica sarebbe diversa perche' abbiamo tutti avuto tempo di ascoltare tanti altri dischi di quell'anno.
Affibbiare un'opinione a una rivista e` talvolta offensivo nei confronti dei giornalisti che scrivono per quella rivista, e hanno un'opinione che non risulta dal numero finale del poll per un semplice fatto aritmetico.
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Come hai fatto ad ascoltare cosi` tanti dischi in cosi` pochi anni? Non temi di aver trattato superficialmente molti dischi?

Non so cosa significhi tanti o pochi. Ascolto dischi ogni tanto, non tutti i giorni. Generalmente pubblico una recensione soltanto quando la mia opinione si e` stabilizzata e questa e` la ragione per cui non ho ancora pubblicato la recensione di dischi usciti due/tre anni fa. E per questa ragione preferisco pubblicare libri che articoli su riviste.
Non mi sembra molto intelligente fare conti di questo genere, ma direi che recensisco un 5/10 dischi a settimana, a seconda di quanto sono importanti e quante volte li voglio riascoltare prima di pubblicare la recensione. Ma ne "ascolto" decine. Molti non li recensiro` mai.
(Per coloro che hanno tempo da perdere in queste statistiche, tutte le recensioni dal 1990 in poi sono riassunte alfabeticamente in questa pagina. L'anno in cui ne ho recensiti di piu` e` il 1996: 1300 e passa, contando anche quelli appena segnalati. L'anno in cui ne ho recensiti di meno e` il 1990, circa 600. Il totale per tutti gli anni '90 e` circa 9.000, ovvero una media di circa due al giorno. Negli anni '80 e '70 molti molti di meno, e negli anni 2000 torneranno a essere di meno).
Poi dipende dai periodi. Ci sono mesi in cui viaggio e non ascolto musica. Ci sono mesi in cui non lavoro all'universita` e ascolto musica tutto il giorno (ma non solo rock...). Talvolta mi mantengo soltanto con le recensioni, per cui ne devo recensire piu` del normale (molti piu` di quanti ne vorrei recensire).
Nell'arco di 35 anni di critica musicale, non so quanto faccia, lascio fare ai ragionieri e agli invidiosi.
Ho certamente trattato superficialmente molti dischi di musicisti poco conosciuti. Naturalmente i dischi che non puoi trattare superficialmente, anche se lo volessi, sono quelli dei musicisti famosi, perche' quelli li senti tuo malgrado per mesi e mesi, se non anni e anni, e i loro fans ti scrivono in continuazione facendo le pulci alle piu` minute minuzie.
Mi sembra sinceramente che tu abbia un'idea curiosa del critico musicale, come di qualcuno che decide "oggi ascolto e recensisco il disco X". In realta` cio` capita soltanto quando una rivista commissiona la recensione di un disco appena uscito; tutto sommato il genere di recensione di cui dovresti fidarti di meno. Il processo normale e` invece che uno ha ascoltato molti dischi, e un giorno si mette a scrivere le sue impressioni su uno di quei dischi. La "scrittura" viene dopo, talvolta molti mesi dopo, ed e` spesso condizionata da tante altre cose che hai ascoltato prima e durante.
Cosi` come potrei scrivere un libro di viaggi dedicando una "recensione" a ciascuno dei principali monumenti che ho visitato in vita mia. Ogni volta devi documentarti un minimo sui dati che non ricordi, ma la sostanza ce l'hai gia` in testa, e` soltanto un problema di trovare il tempo di metterla per scritto.
E` discutibile se sia meglio ascoltare pochi dischi ma con attenzione o molti con meno attenzione. Gran parte dei giudizi su cui dissento sono dovuti, secondo me, al fatto che io ho ascoltato piu` dischi, quindi ho una panoramica piu` ampia. Se ascolti soltanto gli REM, ma con grande attenzione, scriverai un saggio molto dettagliato sugli REM, ma forse non scoprirai mai che negli anni '60 c'era un complesso, i Byrds, che facevano la stessa musica. E che in giro per il mondo ci sono mille complessi che fanno mille cose diverse dagli REM.
Sara` una coincidenza, ma le persone di mia conoscenza che ascoltano tanta musica quanto me condividono gran parte delle mie opinioni piu` controverse (e le trovano banali, altro che controverse). Coloro che ascoltano poca musica non ne condividono quasi nessuna.
Una celebre rivista italiana fece il conto di quanti dischi dovresti aver ascoltato, concludendo che e` impossibile che tu sia riuscito ad ascoltare tutti quei dischi. i tuoi libri sono semplicemente "un allucinato e delirante lavoro di taglia e cuci su materiale della piu` diversa provenienza".
Non solo non hai mai letto i miei libri, ma non hai neppure provato a fare i conti: stai semplicemente ripetendo una malignita` molto vecchia inventata da qualche critico invidioso (come dice un antico proverbio cinese, "il maligno dice degli altri cio` che sa di se stesso").
Se usi i tuoi stessi numeri viene fuori una media di tre dischi al giorno, molto inferiore a quella del critico professionista. I libri a cui ti riferisci vennero da me pubblicati fra il 1991 e il 1996. Io scrivo dal 1970 (la mia tesina di diploma del 1974 era una Storia del Rock di 600 pagine). Quindi quei libri che tu non hai mai letto erano il frutto di 25 anni di ascolti (9mila giorni, per quelli che non sanno fare le moltiplicazioni). Il grosso dei 5000 musicisti erano (ahime`) degli anni '90, quindi in realta` e` nei primi anni '90 che, finanziato dall'editore, io passai quasi tutto il tempo ad ascoltare dischi, come sanno tutti coloro che mi conoscono.
Ho sempre ammesso di aver scritto delle banalita`, quindi non ho nulla da rispondere all'accusa del "taglia e cuci" (mi domando quale storico non fa del "taglia e cuci" quando scrive un storia di qualcosa). In Italia alcuni critici andarono in escandescenze perche' avevano costruito per i lettori ingenui come te una storia del rock che non era mai esistita. Io, del tutto ignaro, presentai uno scenario completamente diverso, e quei critici si sentirono in dovere di attaccarmi con malignita` come quella che tu riproduci qua (a testimonianza che, in fondo, gli Italiani si meritano i critici rock che si ritrovano).
La mia esperienza e` che i critici italiani (non solo quelli di musica) spesso accusano gli altri di cio` che sanno di se stessi.
Il fatto curioso e` che oggi sospetto di essere uno degli storici rock piu` plagiati di tutti i tempi in Italia, perche' oggi invece quei gruppi e quei dischi li trovi discussi dappertutto: i critici italiani si dovettero semplicemente adattare al fatto che alla gente piaceva di piu` la mia visione del mondo che non la loro. (Per carita`: tutti noi "plagiamo" qualcuno che e` venuto prima di noi, ma io ammetto candidamente di averlo fatto, per esempio con Bertoncelli, Baroni, Trouser Press e Lester Bangs, e non sparlo certamente di quelli che ho "plagiato"). Se il fatto che io sia plagiato cosi` spesso da cosi` tanti che omettono di citare la fonte (specialmente in Italia, dove le leggi sul copyright valgono quanto la carta igienica) sia dovuto a un mio ascolto superficiale o meno, lascio decidere a chi ha letto quei libri.
Stai dando dell'idiota a tutti quelli che mi seguono da anni, per inciso, quelli che i miei libri li hanno letti davvero. Oggi la mia scrittura e` certamente molto piu` "superficiale" di allora (in primis appunto perche' mi da fastidio il livello di plagio dei miei testi, e secondo perche' mi sembra sempre piu` inutile scrivere per un pubblico composto da persone che, lungi dall'apprezzare uno studioso indipendente che rifiuta di scrivere cio` che gli dettano le case discografiche, gli danno addosso).
Certo e` impressionante come la stupidita` della gente finisca per creare delle polemiche insignificanti. Ti lascio immaginare quanto possa avermi interessato un articolo uscito su una rivista musicale in Italia mentre io ero all'universita` di Stanford a fare ricerca di Scienza Cognitiva. Ma cento e cento persone che si bevono quell'articolo e non hanno nulla di meglio da fare nella vita che scrivermi finiscono per creare un "caso" che in realta` non e` mai esistito (e finiscono per nobilitare il ciarlatano che lo aveva inventato, a dimostrazione che gli italiani si meritano i ciarlatani che dominano stampa e tv).
Ogni volta che ricevo questa email (non sei la prima a parafrasare quell'articolo) mi domando quanto debba essere frustrata la gente che le scrive, per di piu` senza fare due verifiche. Mi domando quale livello di frustrazione e vita fallita spinga una a scrivere a me per ripetere come una pappagallo una malignita`, attribuendosi la paternita` di frasi che ha semplicemente copiato da un articolo uscito su una rivista dieci/quindici anni fa. Ci sono infiniti critici letterari, cinematografici e musicali che non stimo, ma a me non e` mai venuto in mente di scrivere a loro per dirglielo: ho di meglio da fare nella vita. (E tanto meno per scrivere delle banalita` tipo "un allucinato e delirante lavoro di taglia e cuci su materiale della piu` diversa provenienza", che e` esattamente cio` che fanno tutti gli storici da che mondo e` mondo).
Per inciso, sono anche uno dei pochi critici/storici al mondo la cui attivita` e` interamente pubblicata in tempo reale su internet e da piu` di dieci anni. Migliaia di lettori in decine di nazioni da anni e anni leggono cosa ascolto quando lo ascolto, cosa scrivo quando lo scrivo. Mi domando se il tuo critico preferito e` altrettanto "pubblico". Se no, mi domando perche' sospetti che sia io a non ascoltare i dischi e non lui.
Ascolti troppi dischi per esprimere giudizi approfonditi...
Spero vivamente che gli altri critici ne ascoltino almeno altrettanti, altrimenti non vedo come facciano a esprimere un giudizio su un disco. Se non hai ascoltato i dischi di Oval e Pansonic, come fai a giudicare un disco dei Matmos? Se non hai ascoltato tanti altri dischi di quel mese, come fai a giudicare qualsiasi disco di quel genere? E` un disco originale/ valido rispetto agli altri dischi del genere? In cosa si differenzia? A chi assomiglia? Come si pone rispetto ai progressi di quel genere negli ultimi due anni? E come si pone quel genere rispetto ai progressi in altri generi di quegli anni?
Altrimenti che differenza c'e` fra un critico e un lettore?
Qualsiasi recensione che non fa riferimento ad altri musicisti dovrebbe insospettirti: forse quel critico ha ascoltato troppi pochi dischi per capire quel disco, e potrebbe spacciarti per "straordinario" qualcosa che in realta` e` "ordinario", o, viceversa, non riconoscere come "straordinario" qualcosa che costituisce davvero un'importante novita`.
Sospetto anche che chi ascolta pochi dischi ascolta soltanto quelli molto pubblicizzati (Radiohead, Bjork, ...), mentre l'utilita` di un critico, secondo me, e` proprio l'opposto.
Sono sempre scettico delle recensioni in cui si fa riferimento soltanto alle star del rock: i Beatles hanno inventato quasi nulla, ma sono citati spessissimo (una melodia alla Beatles, un coro alla Beatles, un arrangiamento alla Beatles). Il sospetto e` che quel critico abbia ascoltato poca musica. Il critico che scende piu` in dettaglio e parla di una melodia alla Everly Brothers, di un coro alla Beach Boys, di un arrangiamento alla Pearls Before Swine, mi ispira piu` fiducia. Il primo ha ascoltato molto bene i dischi dei Beatles, ma forse soltanto quelli; e forse si e` perso il 99% della storia del rock. Il secondo ha ascoltato i dischi dei Beatles soltanto alla radio, ma si e` ascoltato anche l'altro 99% della storia del rock.
Ma stiamo scoprendo l'acqua calda: questo paradosso (il critico ascolta molti dischi ma non li ascolta "bene" come il pubblico) esiste in tutte le arti. Mio nonno lesse in tutta la sua vita soltanto un romanzo: "Il conte di Montecristo", ma lo lesse decine di volte. Sospetto che nessun critico letterario l'abbia letto piu` di una volta. Naturalmente se chiedevi a mio nonno un consiglio su cosa leggere, ti consigliava quel libro. Sospetto che nessun critico ti consiglierebbe quel libro. Ma hai ragione: mio nonno conosceva quel libro molto meglio dei critici letterari.
Ci sono infiniti casi in cui mi sono reso conto, anni dopo, di aver ascoltato distrattamente i dischi di un artista, da Lassigue Bendtaus a Jack Drag, da Hammerhead a VDO, ma dubito che a te questi nomi dicano qualcosa: a te premono Bjork, Radiohead, etc, proprio i dischi che, anche volendo, e` difficile ascoltare distrattamente.
Non hai mai ascoltato i dischi di cui scrivi
In un paese cosi` orientato alla polemica come l'Italia e` quasi impossibile non rispondere anche alle frasi piu` idiote, perche' centinaia di persone continueranno a ripeterle come pappagalli.

L'accusa di non aver ascoltato i dischi mi venne rivolta da chi aveva scritto recensioni entusiastiche di dischi che io fui quasi l'unico a stroncare (e stronco tuttora, solo che adesso li hanno ridimensionati anche gli altri). Erano e sono, a mio avviso, dischi orrendi, che i recensori Italiani esaltavano, a mio avviso, per semplice sudditanza nei confronti delle case discografiche, dei distributori e degli artisti. I recensori italiani se ne risentirono e sparsero la voce che io recensissi dischi senza ascoltarli (spiegando in tal modo la divergenza di opinioni), fatto che poi divenne un modo generico per screditare cio` che scrivo. Ancora oggi quando sminuisco un artista molto pubblicizzato in Italia il primo commento che ricevo dall'Italia e` "non hai ascoltato il disco". Segno che le polemiche in Italia funzionano, e forse spiega perche' in Italia ci sono tante polemiche.

Lascio ai lettori dei miei libri (tanti) e del mio website (enorme) decidere se ascolto o meno i dischi di cui parlo. Pochi scrittori al mondo offrono l'intera loro opera in visione a tutto il mondo, 24 ore al giorno: non e` difficile fare tutte le verifiche del caso.

E, naturalmente, lascio ai lettori decidere se altri recensori ascoltano davvero cio` che accusano me di non ascoltare: forse c'e` chi accusa gli altri di cio` che sa essere vero di se stesso.

Confesso che i lettori Italiani mi sembrano spesso i piu` bambini, sia perche' si lasciano coinvolgere in polemiche da asilo di cui bisognerebbe soltanto vergognarsi sia perche' credono a qualsiasi cosa sentano dire piu` di una volta, come se ripetere una cosa molte volte la rendesse automaticamente vera.

Un disco va ascoltato molte volte per essere capito... (Quasi tutti i lettori che scrivono frasi di questo genere si riferiscono a dischi di musicisti molto famosi: sara` una coincidenza).

Confesso di non capire piu` perche' un disco andrebbe ascoltato dieci volte prima di essere recensito, mentre, per esempio, un critico letterario e` libero di recensire un libro dopo averlo letto una volta sola, e un critico cinematografico al massimo rivede il film una volta, e forse ne' l'uno ne l'altro rileggeranno/rivedranno mai di nuovo l'opera che hanno recensito. Per ragioni misteriose, il critico musicale dovrebbe invece ascoltare ripetutamente un disco prima di esprimere un'opinione. Secondo me, talvolta riascoltare un disco diverse volte ha proprio l'effetto opposto: tendi ad approfondire dettagli trascurabili (ovvero a "non capirlo") invece che a giudicare l'insieme (ovvero a "capirlo"). Piu` lo ascolti e piu` la tua recensione diventa fuorviante. Se lo ascolti dieci volte, ti sei semplicemente auto-condizionato: piu` lo ascolti e piu` ti sembra un capolavoro, perche' ovviamente ne scopri sempre maggiori dettagli. Mi sembra scorretto nei confronti dei tanti dischi che ascolterai soltanto una volta o mai. Ci pensavo in questi giorni riascoltando dischi degli anni '60 che ho ascoltato decine di volte: ovviamente ci "sento" molto piu` di quanto "senta" in dischi degli ultimi anni, ma la ragione e` semplicemente che li ho ascoltati troppo.
Mi sembra invece che trascuri l'altro aspetto della "critica" (letteraria, cinematografica, musicale): tutti i giudizi, compreso il tuo e il mio, sono relativi. Sono relativi a cio` che hai ascoltato, letto e visto. Se hai ascoltato, letto, visto molto poco, il tuo giudizio e` davvero campato in aria, qualunque esso sia. Con il passare degli anni mi sono convinto che conta relativamente poco approfondire l'oggetto della tua critica, ma conta davvero moltissimo approfondire il contesto, ovvero il resto dell'universo letterario, cinematografico, musicale. Se Montale era un grande poeta, dipende relativamente poco dai dettagli di cio` che ha scritto, ma moltissimo da cio` che hanno scritto gli altri poeti. Man mano che scopri altri poeti, e` probabile che Montale ti procuri sempre meno emozioni e ti sembri sempre meno originale. Questo non perche' Montale non valga nulla, ma semplicemente perche' piu` esamini il contesto e piu` la tua opinione diventa "obiettiva" (per quanto un'opinione lo possa essere). Idem per i dischi: piu` dischi ascolti e meno "grande" ti pare quello che consideravi un capolavoro inarrivabile. A mio avviso c'e` una grossa differenza fra l'opinione di chi ha letto centinaia di poeti e l'opinione di chi ha letto soltanto Montale e qualche altro poeta italiano, mentre conta relativamente poco che il primo abbia letto Montale in dettaglio o meno. Quello che ha letto Montale in grande dettaglio puo` farti un'analisi preziosissima di Montale, ma ha grande difficolta` a decidere il valore della sua opera paragonato al resto della letteratura.
(A fronte della valanga di CDROM e "improvised live" e cosi` via di questi anni,ovvero di album raffazzonati "tanto stampare i CD costa poco", mi domando anche perche' mai io dovrei perdere ore a riascoltare un disco che il musicista ha composto e registrato in un'ora)
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Perche' dai voti ai dischi?

Come spiegato in quelle pagine, i voti sono dei consigli all'acquisto ("Ratings: 10=best rock album ever; 9=masterpiece; 8=buy it now; 7=buy it eventually; 6=buy it if you are a fan"). Non tutti hanno migliaia di euro da spendere in dischi. Molti hanno soltanto un centinaia di euro all'anno. Visto che i critici (soprattutto rock) promuovono un numero impressionante di dischi come "capolavori", il voto e` l'unico modo per capire cosa comprare davvero.

Secondo me chiunque esprima un giudizio su un libro, disco, film, etc senza dare un voto dimostra un po' di vigliaccheria. Siamo tutti bravi a fare analisi prolisse di dischi e film. E` facile e indolore (e spesso ci aiuta a sfogare le nostre frustrazioni personali). E` molto piu` difficile e pericoloso dare un voto (che i lettori possono paragonare ai voti che abbiamo dato a tanti altri dischi, soprattutto dieci anni dopo). Ci vuole molto piu` coraggio.

Siamo tutti bravi a dire "e` un bel disco" (o un bel film o un bel libro), soprattutto se e` appena uscito e ci hanno fatto una campagna marketing sopra, ma naturalmente non significa nulla: dimmi quanto vale da 0 a 10 paragonato ad altre migliaia di dischi a cui hai dato un voto da 0 a 10 e mi hai detto qualcosa (poi anni dopo io andro` a vedere se quel voto e` rimasto lo stesso o se per caso un 10 e` diventato un 5 non appena la campagna marketing e` finita). Altrimenti non mi hai detto molto. Sono ben pochi i critici che riescono a scrivere delle analisi salienti di un disco. E` il voto a dirmi quanto secondo te e` rilevante quel disco. Poi me lo ascoltero` e ne faro` la mia analisi.

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Perche' riempi il tuo website di classifiche inutili? Eliminale! (lettera di un critico musicale italiano)

Quelle classifiche sono da molti anni fra le pagine piu` accedute del mio web site. E sono nate semplicemente perche' la domanda piu` frequente che i lettori e i visitatori e gli amici mi rivolgono e` "mi consigli i dieci dischi piu` importanti del periodo x? o del genere x?" Non avendo tempo di rispondere alla stessa domanda decine di volte al giorno, ho stilato le mie classifiche. Quelle per il cinema (che erano nate prima) hanno riscosso un successo incredibile (ne hanno parlato diverse riviste specializzate Americane e Britanniche).
Mettiamoci d'accordo sul termine "inutile"... Quelle classifiche sono utili 1. per me in quanto mi fanno risparmiare tempo e 2. a qualche migliaio di persone che le visitano mensilmente.
Personalmente, ho imparato a prendere in considerazione le opinioni altrui soltanto quando sono corredate da classifiche e voti: tutti sono bravi a dire che un certo disco e` un capolavoro, ma soltanto quando gli dai un voto e lo metti in relazione ad altri cento dischi io riesco a capire cosa intendi per "capolavoro", quanti e quali dischi hai ascoltato, e se dai del capolavoro a tutti i dischi che conosci.
(Aggiunta del febbraio 2001: a cinque anni di distanza, posso affermare che la pagina dei miei "Best albums of all times" e` di gran lunga quella che e` stata piu` copiata su web. Liste di quel genere ne sono spuntate dappertutto, in USA, in Italia, ovunque, ispirate o meno dalla mia).
Non c'e' il rischio di svilire la cultura riducendola ad un semplice numero in classifica?
Prima di tutto, dipende se la classifica e` corredata da analisi/recensioni/ testi o se e` semplicemente una classifica. Per esempio, sul mio website ci sono circa quattromila schede di musicisti degli anni '90 e poi c'e` una classifica degli anni '90 e una per anno. La classifica e` veramente una parte minima del contenuto. Non mi sembra di aver ridotto la musica degli anni '90 a un semplice numero in classifica, non io perlomeno. Prenditela semmai con chi pubblica la classifica senza un adeguato corredo di testi.
Il rischio comunque esiste: tanti leggeranno soltanto la classifica. Ma esiste un rischio a mio avviso molto piu` serio: che tanti musicisti di valore rimangano sconosciuti, nascosti a pagina 265 della storia del rock di pieroscaruffi. Quando invece li metti in una classifica, gli dai un altro risalto, e quel risalto lo dai non soltanto allo specialista che la storia del rock se l'e` gia` letta, ma anche al non-specialista (che non vuol dire necessariamente "idiota", ma semplicemente che ha altro da fare nella vita che leggere storie del rock).
A me sembra che troppa gente sappia troppo poco del mondo. Se gli dai un libro di seicento pagine lo mettera` in uno scaffale. Se gli dai una classifica andra` a documentarsi almeno sui primi dieci. Se gli piacciono i primi dieci, continuera` a seguire la classifica. Una classifica e` un modo di guidare i lettori.
Mi stupisce che te la prendi con la classifica di un indipendente invece che con le classifiche di regime. Cio` che ascolta la gente e` cio` che figura nelle classifiche di vendita: anche quelle sono classifiche, no? Solo che quelle classifiche esprimono i gusti delle case discografiche. La gente ascolta e compra i dischi che figurano in quelle classifiche. E` il modo piu` semplice per documentarsi.
La mia classifica (come la classifica di qualunque "esperto" del settore) ha l'ambizione di esprimere un'opinione meno "di regime". Per essere coerente con la tua obiezione, dovresti chiedere che vengano abolite le classifiche di vendita, perche' quelle sono le classifiche piu` influenti sul mondo, e quelle si`, davvero, sviliscono la cultura riducendola a un numero. Hai idea di quante email ricevo del tipo "perche' critici gli Oasis che hanno venduto sei milioni di dischi... che sono stati in testa alle classifiche per dieci settimane..." La cultura della societa` capitalistica e` in gran parte dettata da questi numeri. In un certo senso, tu vorresti che alla gente arrivassero "soltanto" questi numeri: soltanto la classifica di vendita, ma nessuna classifica di altra natura. Visto che le classifiche di vendita sono di fatto determinate dagli investimenti marketing delle case discografiche, tu vorresti di fatto che la gente conoscesse soltanto l'opinione dei direttori marketing delle case discografiche.
Gran parte delle email che ricevo sono del tipo "grazie di avermi fatto conoscere X e Y" e sospetto che non sia perche' si sono letti tutti i miei libri o tutte e cinquemila le webopage del mio website ma semplicemente perche' si sono letti una classifica una.
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Parli male di un complesso appena diventa famoso... Tendi a parlar bene di complessi sconosciuti...

Semplicemente i miei giudizi sono del tutto indipendenti dalla fama del musicista. E, ahime`, nella musica rock raramente la pubblicita` di cui gode un musicista e` proporzionale alle sue doti artistiche (a differenza, per esempio, della musica classica). La pubblicita` di cui gode un musicista rock e` quasi esclusivamente proporzionale a quanto e` vendibile la sua faccia su MTV o a quanto si adatta alla moda del momento. Mi sembra che a te dia fastidio soprattutto il fatto che i miei giudizi non tengano conto della fama del musicista.

Purtroppo molti complessi cominciano a suonare musica pessima appena diventano famosi. Confondi la causa e l'effetto. E molti complessi diventano famosi perche' rinunciano alla loro personalita` e adottano gli stereotipi di moda.

Sospetto che la tua domanda possa essere riformulata cosi`: "Io sono uno pigro, che non ha voglia di ascoltarsi i complessi quando sono ancora sconosciuti. Li ascolto soltanto quando la radio e i media in generale me li propongono gia` famosi, e mi da` fastidio leggere poi che erano in circolazione da anni e avevano fatto dischi migliori e ci sono tanti altri meno famosi che fanno le stesse cose e le fanno meglio."

Mi spiace, ma non posso farci nulla se erano gia` in circolazione da anni e facevano musica migliore. I casi in cui e` successo il contrario si contano sulle punta delle dita.

Non puoi costringermi a scrivere che il divo di turno e` piu` bravo di tanti altri quando io so (e quasi tutta l'industria discografica sa) che quel divo non vale una cicca. Semmai il contrario: forse ne ho parlato troppo bene, anch'io condizionato dalla sua fama.

(Vedrai che, appena smette di essere famoso, anche chi ne aveva parlato bene fara` rapidamente marcia indietro).

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Sottovaluti la musica leggera

Una quantita` impressionante di gente che mi scrive e` appassionata di musica leggera. Il fatto e` curioso perche' ovviamente il sottoscritto si occupa di tutt'altro. Con tanti website che si occupano di musica leggera perche' mai devi scrivere proprio a me? Una quantita` davvero sorprendente di persone tenta invece di convincermi a occuparmi di musica leggera. (Un fatto analogo succede a un'amica che si occupa professionalmente di musica classica, anche lei perseguitata da persone che vogliono farle ascoltare dischi di musica leggera). Con tutta la musica classica, jazz e rock che ho ancora da ascoltare (con tutta la musica classica, jazz e rock che vorrei ri-ascoltare piu` spesso), con tutti i libri che devo ancora leggere (con tutti i libri che vorrei ri-leggere), con tutti i film che devono ancora guardare, e con tutta la scienza e la storia che devo ancora studiare, proprio non mi passa neppure per l'anticamera del cervello di passare due minuti due a occuparmi di musica leggera. Naturalmente sei libero di ascoltare musica leggera e bere Coca Cola e leggere rotocalchi rosa. Anzi, hai compagnia: la stragrande maggioranza della popolazione umana fa la stessa cosa. Mi incuriosisce che tu voglia la "totalita`" di adesione: un solo umano che si discosta da quella norma sembra provocarti sconcerto e panico. Mi domando quali frustrazioni segrete spingono persone a scrivere a uno che non si occupa di musica leggera per chiedergli perche' non gradisce la musica leggera, come se tutti fossero obbligati a interessarsi delle stesse cose di cui si interessano loro. Tutto sommato, perche' non domandi te stesso come mai non hai letto i romanzi di Bernhard o ascoltato la musica di Part mentre invece hai trovato il tempo di ascoltare Bacharach o che so io? Perche' Bacharach o che so io dovrebbe avere priorita` nel mio limitatissimo tempo libero sull'ultimo libro di Rushdie o sul primo film di Nolan? E perche' non chiedi a te stesso il contrario: perche' ascoltare quel disco di musica leggera e` stato piu` importante per te che leggere l'ultimo libro di Rushdie o cercare il primo film di Nolan? Perche' dovrei essere io il caso anomalo e non tu? Cosa ti fa pensare che sia io a perdermi qualcosa di bello e importante, e non tu? Mi inquieta parecchio questo tentativo di instaurare una dittatura della cultura in cui, di fatto, a essere proibita sarebbe proprio la cultura.

In tutti i miei scritti e in particolare su questo website il termine "musica leggera" viene usato in senso spregiativo, per indicare musica priva di contenuto.

Naturalmente cio` implica che non condivido l'opinione di critici classici secondo cui la musica rock e` (tout court) musica "leggera". Secondo me c'e` musica leggera in tutti i generi. Anche un paio cantate di Bach sono musica leggera, e piu` di un disco di Frank Zappa e` musica leggera, e certamente molto jazz e` musica leggera, "leggera" tanto quanto Bacharach, Peppino DiCapri, i Beatles e Britney Spears. Non nego che ci sia molta piu` "leggera" nella musica rock che in quella classica.

(Spero si sia capito che non mi interessa discutere chi sia piu` bravo all'interno della musica leggera).

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Non ritieni che i tuoi giudizi, cosi` drastici, insultino i lettori?

Prima di tutto, io non uso mai parolacce, per cui non penso che i miei giudizi, per quanto drastici, possano essere definiti "insulti". Secondo, credo che le mie recensioni siano sufficientemente articolate da supportare le mie conclusioni (se uno scrive semplicemente "questo disco e` una vergogna" potrebbe anche essere un insulto, per quanto scritto in buon italiano, ma se prima ha scritto venti righe che analizzano il disco, non puoi considerare quella conclusione come un insulto). Terzo, gli psicologi insegnano che la gente legge con il tono con cui parla: chi e` abituato a usare un tono sprezzante tende a leggere le cose degli altri con lo stesso tono, ma e` il lettore, non lo scrittore, a dargli un tono sprezzante. Chi mi conosce sa che non perdo quasi mai la calma e parlo in un tono molto pacato, anche quando parlo dell'olocausto. Quarto, credo che esista un fattore culturale. L'italiano e` forse poco abituato a sentir dire pane al pane, perche' la politica e la cultura italiana sono fatte di affermazioni vaghe, da interpretare, costellate di tanti "un certo" e "alcuni", mentre nel mondo anglosassone si usa un tono piu` diretto. L'italiano e` anche poco abituato a sentire giudizi drastici perche' in Italia e` illegale: la Fiat non puo` fare una pubblicita` in cui dice che le auto della Peugeot sono orrende. Ma in USA e` legalissimo, e quasi tutta la pubblicita` e` impostata sulla critica dei prodotti altrui. Qui non c'e` nulla di male nel dire e scrivere cio` che uno pensa. Quinto, in qualche caso a me sembra un'enormita` che in Italia si siano prese sul serio truffe clamorose del rock: ho ricevuto lettere che mi rimproverano di aver preso in giro quelle truffe, ma le hanno prese in giro proprio tutti, e forse quei lettori dovrebbero prima domandarsi se non sono stati loro un po' allocchi (non e` un insulto, l'ho trovato nel dizionario). Io non avevo la piu` pallida idea che in Italia ci fossero tanti appassionati di quei fenomeni, onestamente proprio non potevo immaginarmelo.
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Perche' mai reputi un pezzo di dieci minuti superiore a una canzone di tre minuti soltanto perche' e` piu` lungo?

Intanto non sono io a farlo, ma tutta la critica musicale dal medioevo a oggi (non conosco critico che metta al primo posto un lied di tre minuti, in genere ci mettono sinfonie e concerti e opere). Prova a comporre una sinfonia e a scrivere una canzone, e vedi tu se richiedono lo stesso sforzo. (Tant'e` che migliaia di musicisti riescono ogni anno a scrivere canzoni orecchiabili, ma ben pochi riescono a scrivere una sinfonia decente).
Secondo, non mi e` chiaro perche' scrivi a me, visto che la maggioranza dei primi dieci dischi della mia classifica rock sono raccolte di canzoni relativamente brevi.
Come tutti i critici del mondo, ho stroncato molti piu` canzoni di tre minuti che pezzi di venti minuti per il semplice fatto che... vengono registrate molte (molte molte molte molte) piu` canzoni di tre minuti che pezzi di venti minuti. Oggi che il pezzo di venti minuti sta diventando sempre piu` comune noterai che ne stronco sempre di piu`. Semplicemente perche' ce ne sono di piu`.
La stragrande maggioranza dei pezzi di venti minuti che ascolto non sono neppure citati sul mio website (tanto non si lamenta nessuno). In compenso devo citare ogni singola canzone di tre minuti che finisce alla radio, altrimenti qualcuno si lamenta subito che me la sono "dimenticata". E` molto piu` facile "dimenticarsi" (nel senso che nessuno te lo ricorda) un brano lungo di musica sperimentale che un brano breve di musica commerciale.
Piu` musica ascolti piu` ti annoiano le canzoni di tre minuti che riciclano lo stesso schema che hai ascoltato tremila volte. Se le case discografiche cominceranno a pubblicare pezzi di venti minuti a valanga, e quei pezzi saranno tutti identici, la reazione di chi ascolta molta musica sara` la stessa.
Sospetto che a te non interessino molto i musicisti che compongono pezzi lunghi, quindi ovviamente non leggerai mai le mie stroncature di pezzi lunghi. I musicisti trattati nella mia
discografia della musica new age e elettronica compongono moltissimi pezzi lunghi. Se guardi i voti, la stragrande maggioranza sono un asterisco solo (il voto piu` basso). Ma, secondo me, non ti interessa nessuno di quei 500 musicisti, e pertanto non ti renderai mai conto che ho dato voti bassi al 90% dei loro dischi.
Per il resto, vale quanto detto per la canzone melodica.
(Spesso queste discussioni hanno origine diametralmente opposta: il lettore mi fa notare, lui a me, che una certa pop star ha fatto un brano lungo. Io gli rispondo che molti altri musicisti avevano gia` fatto brani lunghi di quel genere, e forse migliori. Lui mi risponde "perche' mai il brano lungo e` piu` importante della canzone di tre minuti?" Ma in realta` era stato lui a usare il brano lungo come prova che il suo beniamino e` un grande musicista).
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Perche' ignori il rock Italiano?

Mi chiedi soltanto perche' ignoro il rock italiano e non quello coreano o brasiliano (paesi molto piu` popolosi). Prendo nota del tuo nazionalismo, ma il 90% della popolazione umana condivide la mia incompetenza sul rock italiano. Semplicemente la stragrande maggioranza della popolazione umana non ha mai ascoltato il rock italiano, all'interno del quale ci saranno sicuramente capolavori nascosti cosi` come ci saranno all'interno del rock coreano o brasiliano (non cito nessun gruppo coreano e cito soltanto un gruppo brasiliano). Io faccio parte di quella massa di incompetenti, tutto qui. Manca ovviamente il tempo di ascoltare tutti i musicisti di tutti i paesi del mondo.
Hanno certamente nuociuto coloro che mi hanno invitato ad ascoltare dischi di musicisti italiani presentandomeli come "geni" e i loro dischi come "capolavori". Non voglio fare nomi, ma se quelli sono i geni e quelli i capolavori, non mi sono perso molto.
Detto cio`, ospito diverse schede sia negli anni '70 sia negli anni '80 sia negli anni '90 di musicisti italiani (mi scuso con coreani e brasiliani se non lo faccio anche per loro: spero di provvedere presto). Le schede italiane che ospito le puoi trovare a www.scaruffi.com -> music ->
# non-U.S. Bands of the 1990's (clicka sull'Italia)
# Bands of the 1980's (clicka sull'Italia)
# Bands of the 1970's (DeAndre, Sorrenti, etc)
Se sei competente in materia e vuoi sottopormi qualche scheda di "classici" italiani, leggi le istruzioni.
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Nelle schede pubblichi soltanto le osservazioni che sono facili da confutare... non pubblichi le opinioni dei lettori...

In genere sul mio website non pubblico "osservazioni". Il mio website non e` un forum di discussione. In genere pubblico soltanto risposte a domande (in questa pagina), o rettifiche a fatti errati che piu` di un lettore cita (nella pagina del musicista a cui si riferiscono). Es: X fece Y nell'anno Z, mentre invece lo fece nell'anno A. Se piu` di due persone scrivono lo stesso errore, la risposta la inserisco nella pagina relativa. Quindi hai ragione: sono quelle facilmente confutabili.
Ovviamente se qualcuno scopre un dato errato nella mia scheda, lo correggo direttamente nella mia scheda: capita ogni settimana, soprattutto per le schede nuove. Non diventa materia di discussione: diventa parte della scheda.
Non pubblico tutte le "opinioni" dei lettori perche' sono ovviamente migliaia (e le piu` competenti non sono necessariamente dei lettori litigiosi, ci sono anche quelli silenziosi che ne sanno piu` di tutti).
Se un'osservazione mi ha messo in difficolta`, e` gia` stata assorbita nella relativa scheda. Non sono fesso e non guadagno nulla a difendere una tesi quando qualcuno mi dimostra che avevo torto. Semplicemente cambio la scheda. Non compare nelle discussioni.
Questa domanda mi arriva quasi sempre da fans di pop stars. Devo dire che i fans di Bowie e Beatles sono di gran lunga quelli che scrivono le sciocchezze maggiori. Ovviamente non e` colpa ne' di Bowie ne' di Beatles, che erano e sono bravissime persone. Ma ricevere soltanto sciocchezze (da circa vent'anni) ovviamente non mi fa cambiare idea sulle mie analisi. Il tizio che anni fa mi mando` tre pagine di analisi sull'influenza dei Black Sabbath e sulla loro tecnica agli strumenti fece cambiare radicalmente quella pagina rispetto a com'era nella mia storia del rock (1987). I fans di Bowie e Beatles invece si limitano a fare affermazioni un po' bambinesche (ha inventato questo e quello) che, come dici tu, sono facili da confutare, poiche' distorcono semplicemente i fatti. E` spesso gente che si e` fatta una cultura sui rotocalchi mondani e sui fan clubs. Le loro insistenze sono semplicemente tentativi mafiosi di far cambiar parere a un critico (se non cambi parere, ti rovino) che ha passato molto tempo a fare ricerche e ascoltare dischi.
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La persona X parla male di te.

Il mondo e`, da sempre, pieno di gente invidiosa, maligna, frustrata o semplicemente infelice che parla male degli altri. L'ultima cosa che devi fare e` rispondere alle malignita`: nel momento in cui rispondi, hai dato loro credibilita`. E` come mettersi a negoziare con i terroristi. Tanto meno quando si tratta soltanto di musica rock. Tenetemi fuori da queste polemiche da asilo infantile. Non mi occupo di musica rock (non ho scritto libri, non ho creato un website) per occuparmi di polemiche personali. Per adesso ho di meglio da fare nella vita. Chi si occupa di polemiche personali evidentemente non ha di meglio da fare nella vita. E forse scrive degli altri cio` che sa di se stesso (antico proverbio cinese).

E, naturalmente, non ti sei fatto un complimento lasciandoti coinvolgere in quella polemica da asilo.

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Le tue descrizioni dei brani contrastano con le liriche.

Vero. Le mie descrizioni quasi mai si riferiscono ai testi (raramente parlo delle liriche delle canzoni), si riferiscono alla musica. Mi rendo conto che spesso creano confusione a chi invece presta attenzione alle liriche, per cui da una decina d'anni ci sto piu` attento. I miei testi piu` vecchi (come quelli che citi) sono del tutto indipendenti dalle liriche della canzone (giusto o sbagliato che fosse, ad alcuni piaceva di piu` lo stile vecchio). Credo che cio` fosse dovuto alla mia antipatia per le liriche della musica rock, che ho sempre trovato di livello patetico (essendo grande appassionato di poesia ed aspirante poeta), per cui facevo finta che le liriche delle canzoni fossero del tutto trascurabili. Ahime', la presunzione di noi aspiranti poeti non ha limiti.
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Perche' scrivi sempre piu` in inglese e sempre meno in italiano?

Prima di tutto, perche' vendo molti piu` pezzi a riviste e website americani che a riviste italiane. Secondo, perche' l'inglese e` una lingua universale mentre l'italiano lo leggono soltanto gli italiani (faccio comunque una questione di principio di conservare la traduzione italiana, e non, per esempio, tedesca, a fianco di quella inglese, come un piccolo omaggio al posto dove sono nato, anche se non mi sembra che gli italiani l'apprezzino). Terzo, il mio italiano va rapidamente peggiorando e faccio molta piu` fatica a scrivere una recensione in italiano che in inglese. Quarto, a causa (ahime`) delle cattive abitudini italiane: i miei testi italiani vengono saccheggiati con disinvoltura, non solo dai website piu` svariati ma anche dalle riviste piu` blasonate (persino da critici che copiano pedestremente i miei giudizi e poi mi accusano di non ascoltare i dischi).
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