Dal surf al folk-rock


Storia del Rock | 1955-66 | 1967-69 | 1970-75 | 1976-89 | Anni '90 | 2000
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(Copyright © 2002 Piero Scaruffi )

Indice dei capitoli originali del volume 1 della Storia del Rock

La musica leggera bianca
Il Blues
Il Country
Il Rhythm and Blues
Il Rock and Roll
La Musica Leggera Rock
Il Beat
Il soul
Il Greenwich Movement
Dal Surf al Folk-rock

Dal surf al folk-rock

La citta` di plastica

Dopo Londra e New York il terzo polo della musica rock agli albori e` Los Angeles.

Los Angeles (L.A.) e` la capitale del consumismo, e agli inizi degli anni '60 e` in pieno boom economico. Il tenore di vita e` altissimo, i giovani hanno molti soldi e vogliono soprattutto divertirsi, e in California divertimento significa sole, spiaggia, auto e ragazze.

Ma Los Angeles non e` associata ad alcuno stile musicale, a differenza di Nashville (country), Memphis (rockabilly), Chicago (rhythm and blues) o Detroit (soul). La California ha vissuto da spettatrice passiva la breve era del rock and roll. Ha guardato con simpatia soltanto i piu` pubblicizzati rocker bianchi, trascurando l'essenza "nera" del fenomeno.

Musicalmente L.A. poteva vantare soltanto il rhythm and blues di T-Bone Walker, l'orchestra di Johnny Otis, il rocker Eddie Cochran e un paio di teen idol. Sul versante della musica popolare imperava il country tradizionale, ballabile e non impegnato, suonato con banjo, violino e chitarra acustica, diffuso anche nella sua versione ritmica piu` pura, il bluegrass, molto popolare in coffeehouse come l'Ash Grove di Melrose Avenue. Nel 1963 le principali bande di bluegrass professionale erano gli Hillmen di Chris Hillman e i Kentucky Colonels di Clarence White.

Eppure e` a Los Angeles che prendono fuoco i due generi di transizione piu` importanti: il surf e il folk-rock. Merito, in realta`, piu` dell'efficientissimo organismo di produzione discografica (e in generale di spettacolo) che non del genio dei musicisti: a creare i nuovi generi sono spesso personaggi come Lou Adler, Herb Alpert, Terry Melcher, Jack Nitzsche, intraprendenti manager d'industria e discepoli morali di Spector.

Il surf

La prima invenzione locale e` uno stile ritmato ed eccitante, prevalentemente vocale, progettato per accompagnare le follie dello sport da spiaggia piu` in voga: la musica surf. Questo genere stupidino e` importante perche' cattura e codifica una volta per tutte l'umore musicale del giovane californiano. E` ancora un genere relativamente povero dal punto di vista strumentale (bastano una chitarra e una batteria), basato su armonie vocali a intreccio con gorgheggi in falsetto, ma rapresenta una netta evoluzione rispetto agli stili imperanti doo-woop e bluegrass. Soprattutto rappresenta una decisa reazione contro i divi da spiaggia (a partire da Presley) che stavano inflazionando Hollywood e la radio. Tanto ipocriti erano le loro avventure e canzoni romantiche quanto genuino era il ritmo della musica surf.

Sulle spiagge godettero di grande popolarita` anche i brani strumentali, soprattutto quelli di Dick Dale, padre fondatore del genere.

La versione punk di quella musica da spiaggia e` ben rappresentata da Surfin' Bird (1963) dei Trashmen (gruppo di Minneapolis comprendente il cantante Dan Winslow e il chitarrista Tony Andreason, ma fu il batterista Steve Wahrer ad avere l'idea di fondere due canzoni di un altro gruppo in un motivetto demenziale).

I massimi esponenti della musica surf, e il primo dei complessi storici della California, furono i Beach Boys.

Ma forse i piu` tipici (e commerciali) dell'ondata surf furono Jan & Dean.

Furono innumerevoli i brani come California Sun (1964) dei Rivieras a sfruttare un brioso ritmo rock and roll con il tipico organetto da spiaggia.

Fra i tanti gruppi di musica surf strumentale si ricordano: Fireballs (Torquay), Astronauts (Baja), Pyramids Penetration, 1964), Chantays (Pipeline, 1963).

L'invasione Britannica

L'invasione dei complessi beat e` il secondo atto del rinnovamento musicale californiano. I coretti del Mersey beat sono in accordo con i gusti locali, e non impiegano molto a scalzare il surf. Il beat restituisce in fondo all'America l'elettricita` e l'impulso primario del rock and roll. In effetti il beat e` soprattutto un pretesto per ritornare sui propri passi e riprendere l'operazione di trasformazione della tradizione iniziata dai rocker. Esemplari di questa transizione sono i maggiori esponenti del genere, i Turtles.

Per tutta la nazione spuntano nel 1964 complessini con la pettinatura a caschetto che imitano gli strilli dei loro eroi d'Oltre Oceano. E, sebbene il successo arrida soltanto a quelli con passaporto anglosassone, i garage in cui si esercitano gli epigoni americani rappresentano le palestre spirituali del futuro del rock.

I Monkees saranno l'imitazione di maggior successo.

Il folk-rock

A completare l'opera giunge nell'estate del 1965 il folk-rock, inventato sull'altra costa da Dylan (o, meglio, dal produttore Tom Wilson). Ma invece di elettrificare Woody Guthrie, come hanno fatto al Greenwhich Village, qui si preferisce elettrificare il bluegrass. Nasce cosi` il folk-rock californiano, quello ufficiale, genere staccato, per quanto debitore, sia da Dylan sia dal beat, che ai vocalizzi in voga associa un limpido gioco ritmico di chitarre elettriche (il cosiddetto "jingle-jangle").

Non a caso le melodie vengono spesso prese a prestito da Dylan: Mr Tambourine Man, eseguita dai Byrds, e` in testa alle charts il 1 Giugno 1965; It Ain't Me Babe, eseguita dai Turtles, entra in classifica in Agosto.

I personaggi del folk-rock sono in buona parte degli immigrati, folk-singer di New York che si trasferiscono in California per trovare lavoro e successo in quella che sta diventando la capitale discografica degli Stati Uniti. Si formano cosi` ensemble eterogenei, in cui le diverse ispirazioni si mescolano e mettono i presupposti per una rivoluzione musicale ben piu` radicale. Non a caso il folk-rock vive sulla rivalita` fra una coppia d'importanza patriarcale, Byrds e Buffalo Springfield, che avranno un'influenza storica sull'evoluzione del rock.

Fra beat e folk-rock oscillano personaggi come l'aggraziata cantautrice Jackie DeShannon (When You Walk In The Room, 1965, e autrice di Bette Davis Eyes,81); i We Five di You Were On My Mind (1965); gli australiani Seekers di I'll Never Find Another You (1965), A World Of Our Own (1965), Georgy Girl (1966); il sestetto vocale degli Association di Cherish (1966) e Windy (1967), marcetta accompagnata da flauto e clavicembalo, che sono forse i piu` raffinati stilisti dell'armonia vocale californiana; e i piu` duri Leaves. Just The Right Sound (Rhino, 2002) e` un'antologia degli Association che si spinge oltre i singoli. I Leaves esordirono con il singolo To Many People (1964) ma divennero celebri con Hey Joe (1965). L'album Hey Joe (1965) aggiunge almeno Dr Stone ai gioielli folk-rock del gruppo. Are Happening (Sundazed, 1999) raccoglie tutto il loro repertorio.

In breve il sound si lascio` trasportare dal clima idealista dell'era e divenne sempre piu` etereo. Le armonie si fecero piu` soffici, delicate, sognanti. I testi, sempre piu` romantici, cominciarono a parlare di pace e amore in toni elegiaci. Il folk-rock assurse a medium per eccellenza per l'idealizzazione dell'amore adolescenziale.

Particolare importanza ebbero i proto-hippie, i complessi che per primi riuscirono a cogliere lo spirito di "pace e amore" che era nell'aria. I piu` autorevoli profeti dell'era hippie furono i Mamas & Papas. Ma fecero sensazione anche Sonny (Bono) & Cher (Sarkasian), una coppia sentimentale ed eccentrica, che ebbe due hit enormi con I Got You Babe (1965) e Bang Bang (1966). Il primo e` tipico del folk-rock: apertura di chitarra alla Byrds, riff melodico di clavicembalo intrecciato allo scampanellio della chitarra, duetto vocale epico ed estatico. Sonny Bono si sarebbe dato alla politica e sarebbe morto nel 1998 (incidente di sci). Cher diventera` attrice di Hollywood e star della musica leggera.

Sulle intuizioni del surf, del beat, del folk, specularono molti complessi da classifica. I Grass Roots, per esempio, furono uno dei principali gruppi da 45 giri degli anni '60, con Where Were You (1966), una gemma di cori lamentosi, melodie strappalacrime, chitarre jingle-jangle e arrangiamenti classicheggianti, e con Midnight Confessions, un gospel accorato. Estremi rappresentanti del genere saranno anche Spanky (Elaine McFarlane) & Our Gang di Sunday Will Never Be The Same (1967).

Questi complessi inondarono le classifiche di brani molto melodici e superbamente arrangiati, capaci di catturare con un trillo di voce il cuore degli adolescenti e di cullarne l'immaginazione con il dondolio suadente delle chitarre.

La conquista fondamentale del folk-rock e` il felice connubio fra le armonie vocali della musica sacra, quelle chitarristiche del bluegrass, e il ritmo del beat.

Il country-rock

Dopo il surf, il beat e il folk-rock Los Angeles divenne teatro di altre mode musicali, in quell'avvicendarsi frenetico di richiami pubblicitari tipico della societa` consumista; per esempio la psichedelia e le filosofie orientali, per quanto anch' esse eredita` di Dylan e del beat, che calzano alla sensibilita` sognante californiana. Quando (1968) tutte le mode hanno fatto il loro corso, si compie il grande ritorno alle origini, sempre ispirandosi a Dylan, con il recupero del country e il conseguente avvento del successore del folk-rock, appunto il country-rock.

I musicisti dei Byrds e dei Buffalo Springfield saranno proprio i primi protagonisti della nuova stagione. Per ironia della sorte il clamoroso ritorno al country verra` proprio dalla citta` che era sempre stata piu` lontana dalla musica di Nashville, e che tutto sommato ne rappresenta l'ideale opposto.

Gli albori del West-Coast sound

Surf, beat e folk-rock rappresentano l'inizio del rock californiano e ne fissano una volta per tutte diverse caratteristiche.

In realta` questi generi archetipali sono ancora molto approssimativi e molto compromessi con le regole della musica leggera. Gran parte dei brani piu` famosi non sono scritti da chi li esegue. Sulla scena il comportamento e` sempre da ragazzi beneducati, nonostante qualche capigliatura incolta. L'uso essenzialmente ritmico degli strumenti non consente ancora l'emergere di particolari qualita` tecniche e il canto corale appiattisce quelle vocali.

Los Angeles, capitale del consumismo e responsabile di tanti compromessi commerciali, ha comunque il merito di aver gettato le basi per la nascita dello stile californiano, il West-coast Sound. I tratti caratteristici dell'epoca felice di Los Angeles (tutti prima mediati e assorbiti dalle varie turbolente culture che si incrociano nel West e poi miracolosamente ingentiliti, mitigati, placati, leniti) sono: il tintinno romantico delle chitarre, abituate da secoli a ricamare dietro i blues e i canti dei pionieri, i primi vagiti delle tastiere elettriche, e soprattutto i cori, dolcissimi pronipoti dei gospel e delle ballate anglo-sassoni.

Il disimpegno ha tenuto lontani i suoi musicisti dall'ambiente intellettuale di New York e ha permesso loro di sfruttare la fantasia. Ignorando la realta' sociale essi si sono dedicati alla scoperta di nuovi mondi mentali, all' approfondimento del mistero e della magia in musica. Hanno socchiuso le porte della percezione.

Bubblegum music

Un primo fenomeno di massiccio sfruttamento commerciale del rock si ebbe con la "bubblegum", un incrocio fra gli stili adolescenziali che avevano creato il pubblico dei teenager e l'ideologia del consumo piu` bieca.

La bubblegum music e` quella dei complessi pre-fabbricati a tavolino, fatta di melodie estremamente concise ed orecchiabili. La pubblicita` televisiva supplisce alla totale spersonalizzazione del musicista e della sua musica. Il vero protagonista e` il produttore, che crea e distrugge gli idoli (come le bolle di chewing-gum) a seconda degli interessi del mercato discografico.

Venne battezzata "bubblegum" perche' negli obiettivi delle compagnie discografiche il suo pubblico era soprattutto quello dei pre-teenager. Ma in pratica il genere divenne e rimase estremamente popolare.

L'esplosione si ebbe nel 1966, e il fenomeno duro` fino al 1970.

I complessi migliori furono quelli inventati del proprietario di Brill Building, Don Kirshner: i Monkees e gli Archies di Sugar Sugar, uno dei ritornelli piu` fischiettati del 1969.

Jerry Kasenetz e Jeff Katz furono i produttori di tre degli hit piu` celebri della bubblegum: Little Bit Of Soul (1967) dei Music Explosion, Yummy Yummy Yummy (1968) degli Ohio Express, Simon Says (1969) dei 1910 Fruitgum Company. A suonarli erano i resti dei leggendari Shadows of Knight, ridotti al rango di session-men.

Tommy James and the Shondells furono i piu` coscienti, e anche i meno sfruttati: la scalmanata danza gospel Mony Mony (1968), il blues-rock sfrontato Hanky Panky (1966) e Crimson And Clover (1968), una sofferta tragedia amorosa con un elettrizzante finale distorto.

Ma il vero specialista di bubblegum e` Tommy Roe, che discende direttamente dalla novelty degli anni '50 con l' indemoniata Sheila (1962), Everybody (1963), Hooray For Hazel (1964), Sweet Pea (1966), Dizzy (1969), canzoni di due minuti che si affidano a un motivetto orecchiabile e a un trucco di arrangiamento (l'organetto da spiaggia e la filastrocca infantile di Sweet Pea, i violini che scandiscono la progressione epica di Dizzy, il coro doowoop e il tamtam alla Peggy Sue di Sheila).

Dalla massa di 45 giri dell'epoca si devono estrarre necessariamente quelli che tutti fischiettarono per mesi, volenti o nolenti, per via della presa immediata del ritornello: Double Shot From My Baby Blue (1966) dei Swinging Medallions, un aggressivo soul corale, Snoopy (1966) dei Royal Guardsmen, Red Rubble Boy (1966) dei Cyrkle, nel tipico tono del "vissuto" adolescenziale, la marziale e arrogante I Fought The Law (1966) di Bobby Fuller (scritta da Sonny Curtis dei Crickets), Bend Me Shape Me (1968) degli American Breed, forse il piu` trascinante di tutti, Green Tambourine (1968) dei Lemon Pipers, Na Na Hey Hey Kiss Him Goodbye (1968) degli Steam, Spirit In The Sky (1970) di Norman Greenbaum.

Per il surf:
Surfin Roots [Festival, 1977]
History Of Surf Music vol 1-2 [Rhino, 1982]

Per il folk-rock:
Best Of Sonny And Cher [Atlantic, 1972]

Per la bubble-gum music:
Bubblegum Smashes 1 & 2 (Rhino, 1984)
Tommy James & Shondells: Best (Rounder, 1971)