Dalla pagina di Piero Scaruffi
(Tradotto da G.Mantovan e S.Iardella)

Alice Cooper successivamente andò in cerca di aiuto nella lotta alla sua dipendenza da alcool e droghe. Welcome To My Nightmare (1975) presentò una nuova line-up e un nuovo Cooper: Only Women Bleed è una ballad con arrangiamenti di ottoni e Some Folks è una scenetta da cabaret. Black Widow (anche se troppo simile a Sweet Thing di David Bowie) e soprattutto il trittico "Steven" (Years Ago, Steven, The Awakening) fanno di questo primo album "solista" una degna continuazione della sciocca saga.

Alice Cooper Goes To Hell (1976), con I Never Cry, Lace And Whiskey (1977), che mette in musica un romanzo poliziesco, From The Inside (1978), ispirato alla sua esperienza in un istituto psichiatrico, Flush the Fashion (1980), Special Forces (1981), Zipper Catches Skin (1982) e Dada (1983) evidenziano un declino lento ma costante. L'era del punk-rock e dello speed-metal non aveva grosso interesse per il suo suono antiquato.

Cooper tentò di reniventarsi una carriera con il lambiccato pop-metal di Constrictor (MCA, 1986), Raise Your Fist And Yell (1987) e finalmente con l'hit di Poison, da Trash (Epic, 1989). Ma Hey Stoopid (Epic, 1991) e The Last Temptation (1994) fallirono nel capitalizzare quel successo.

Il brutale attacco di Brutal Planet (2000) e Dragontown (Spitfire, 2001) tentarono, ancora una volta, di riesumare la vecchia star.

The Life and Crimes of Alice Cooper (Rhino, 1999) è un box-set di quattro dischi a compendio della carriera di Cooper.


(Tradotto da G.Mantovan e S.Iardella)

Along Came A Spider (2008) è stato un ritorno mediocre sul palco.

Welcome 2 My Nightmarez (2011) fu invece un divertente (se non rivoluzionario) insieme di canzoni pop: in particolare la power-ballad I Am Made of You, la parodia esilarante di Disco Bloodbath Boogie Fever, una versione elettronica per zombi del boogie alla ZZ Top, e Ghouls Gone Wild, orecchiabile punk-rock alla New York Dolls con un ritornello surf-style. I limiti di Alice Cooper possono essere riassunti nel fatto che troppe canzoni suonano come se fossero cover: la ruggente A Runaway Train, simile ai boogie sudisti del vecchio Bob Dylan; I'll Bite Your Face Off, fedele imitazione dei suoni classici dei Rolling Stones; Last Man on Earth, un lamento blues per una banda di paese; I Gotta Get Outta Here, che mescola rock blue-collar e Mersey-beat.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Non c'è niente di sbagliato in Paranormal (2017). Se una band più giovane avesse incluso il diabolico boogie del sud Fallen In Love, il percussivo punk-pop You And All Of Your Friends e il rockabilly da big band Holy Water nel proprio album, la stampa avrebbe sprecato riconoscimenti a tal proposito. Alice Cooper ha fatto del suo meglio per dimostrare di poter tenere testa alle nuove generazioni, e ha persino regalato un caratteristico inno alla Alice Cooper ai suoi vecchi fan, Genuine American Girl.

L'autobiografico Detroit Stories (Earmusic, 2021), prodotto da Bob Ezrin e ventesimo album solista di Cooper, è stato il suo primo album a raggiungere la vetta delle classifiche di vendita, sebbene non fosse niente di speciale. C'è poco che sia degno di nota a parte le quattro cover: Rock & Roll (1970) dei Velvet Underground, Our Love Will Change the World (2005) degli Outrageous Cherry, Sister Anne (1971) degli MC5 e East Side Story (1966) di Bob Segar. Lo psicobilly Go Man Go (con Wayne Kramer degli MC5 alla chitarra), il turbolento boogie Social Debris, il viscerale funk-soul di $1000 High Heel Shoes, il rock'n'roll alla Chuck Berry Hail Mary e l'inno da pub Detroit City 2021 sono tributi nostalgici a un'epoca ma in quell'epoca queste canzoni sarebbero state considerate troppo stereotipate per essere prese sul serio. Inoltre, anche stavolta, Alice Cooper non è riuscito farsi prendere sul serio.


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