Dalla pagina di Piero Scaruffi
(Tradotto da Stefano Iardella)

Burning Spear era originariamente il progetto del visionario Rastafariano Winston Rodney. Dopo il suo primo singolo (Door Peep), si espanse fino a diventare un trio e divenne uno degli artisti di maggior successo della Giamaica con successi come Joe Frazier (1972). I primi album di Burning Spear Studio One Presents Burning Spear (1973) e Rocking Time (1974) erano pieni di riferimenti all'Etiopia e a Sion. Legal hit Marcus Garvey e Slavery Days aprirono l'età dell'oro, coronata da uno dei capolavori del reggae di tutti i tempi, Marcus Garvey (1976), nel quale fu supportato dai Black Disciples. La potenza e la passione di quell'album, che si basava su poliritmi ipnotici e voci sinistre, furono annacquate nel remix dub Garvey's Ghost (1976). Rodney maturò con il sermone di Travelling, Spear Burning e The Youth. Poi passò semplicemente al jetset internazionale con Man in the Hills (1977), contenente The Lion, Dry and Heavy (1977), fondamentalmente un progetto solista di Rodney, Social Living (1978), sostenuto dal combo britannico Aswad, l'album "perduto" Hail HIM (1980), accompagnato dai Wailers.

Un'icona vivente, adottò un nuovo gruppo di supporto, la Burning Band, e si imbarcò in una nuova serie di registrazioni impeccabili (anche se alquanto inconcludenti): Farover (1982), con Jah Is My Driver, The Fittest of the Fittest (1983), con la title-track, Resistance (1984), uno dei suoi set più forti sebbene ancora molto lontano dal suo lavoro più innovativo, People of the World (1986), e Mistress Music (1988), gli ultimi due anche i più densamente arrangiati, come evidenziato dal modo di suonare virtuosistico.

Burning Spear continuò a pubblicare raccolte prevedibili di musica pop-jazz-reggae, raramente creative ma sempre professionali: Mek We Dweet (1990), Jah Kingdom (1991), The World Should Know (1993), Rasta Business (1995), Appointment With His Majesty, Calling Rastafari (1999), Freeman, ecc.


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