Le Scuole Nazionali


Storia del Rock | 1955-66 | 1967-69 | 1970-75 | 1976-89 | Anni '90 | 2000
Musicisti del 1955-66 | 1967-69 | 1970-76 | 1977-89 | Anni '90 US | Anni '90 non-US | Anni 2000
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(Copyright © 2002 Piero Scaruffi )

Indice dei capitoli originali del volume 3 della Storia del Rock

Indice del volume 3
Il rock futurista
Free-rock
Kosmische Musik
Country-rock
I cantautori
southern-rock
Pop Muzak
Reggae & Funk
Il rock decadente
Heavy-metal
Disco Music & Hip Hop
Blue-collar rock
Le scuole nazionali Volume 4


Le scuole nazionali

Il rock continentale

Negli anni '70 il rock invade anche il continente europeo. E` la logica conseguenza del Sessantotto franco-tedesco (Cohen Bendit, Rudi Dutschke), del quale il rock e` stato la colonna sonora.

Il rock continentale, come tutti i prodotti importati e trapiantati, si rivela subito fragile e ambiguo: manca alle spalle un'esperienza fondamentale come quella vissuta, soprattutto negli States, nel periodo semi-clandestino, nonche' il background musicale vero e proprio (blues e country). L'unica nazione che dia origine a una corrente realmente influente sul futuro del rock e` la Germania con la "kosmische musick", ma sparsi per il resto del continente si possono annoverare diversi act interessanti.

In Olanda, una delle terre piu` precoci (e con una fenomenologia assai vivace di gang giovanili, patria prima dei Provos poi dei Kraakers), proliferano i complessi di blues-rock, e almeno due di quegli hit passeranno alla storia: Venus (1969) degli Shocking Blue, una febbrile danza estiva, e Radar Love (1974) dei Golden Earring, che fonde le cadenze arcaiche con le progressioni hard. Piu' tardi verranno Focus, Finch, etc. La new wave sara` rappresentata dalle parodie pop dei Gruppo Sportivo, dal synth-pop onirico e quasi new age dei Nits e dal power-rock dei Meteors.

Dalla Spagna arrivano i Los Bravos di Black Is Black (1966). In Svezia spopolano gli Abba. Passato lo iato della new wave, i norvegesi Aha di Take On Me (1985) e gli svedesi Lolita Pop (Rain Of Days, 1987) e Europe (Open Your Heart, 1984; Final Countdown, 1986; Carrie, 1986) saranno i primi a ritornare ai vertici delle classifiche internazionali. Gli svedesi si porranno alla testa del movimento neo-garage europeo con Nomads, Backdoor Men, Watermelon Boys, Creeps, Wylde Mammoth, Leather Nun, Wayward Souls.

  • Japanese rock
  • French rock
  • Italian rock
  • German rock
  • Scandinavian rock
  • Latin American music
  • African music
  • Indian music

    Ispano-america

    L'America Latina ha prodotto durante questo secolo una quantita` impressionante di nuovi generi, per lo piu` adattando la musica popolare degli immigrati europei alle mutate condizioni di vita nel Nuovo Continente. Purtroppo le condizioni economiche precarie e le limitazioni alla liberta' di espressione hanno impedito che quelle nobili tradizioni evolvessero nell'era moderna. L'unico musicista latino a godere di un successo internazionale e` stato Jose Feliciano, il cieco nero di Puerto Rico che canta il flamenco in stile pop.

    Le sorgenti di musica popolare moderna sono sostanzialmente tre: il Messico, le Antille e l'Argentina.

    In Messico regna la polka, la danza boema importata dagli immigrati tedeschi. Il musicista piu` sperimentale sara` Jorge Reyes, che mescola strumenti tradizionali indigeni con le tastiere elettroniche.

    Le Antille hanno originato il reggae giamaicano, il calypso di Trinidad (una forma locale di blues sincopato popolarizzato da Harry Belafonte), il soca (una versione rock del calypso con basso e chitarra elettrica e ritmo disco che e` giunto in Occidente grazie a Hot Hot Hot, 1983, di Alphonsus Cassell), lo zouk di lingua francese (i Kassav), l'habanera di Cuba (popolarizzata da Carmen Miranda) e il suo successore, la rumba sincopata e frenetica (esplosa con Rumba Foxtrot di Don Azpiazu e sublimata da Mongo Santamaria nel 1958/59). Purtroppo, proprio quando Damazo Perez Prado aveva portato al massimo fulgore la musica popolare dell'isola con la sua fusion di mambo e swing (Mambo Jumbo, 1948, Cherry Pink, 1955, Patricia, 1958), l'avvento della dittatura castrista arresto` per trent'anni lo sviluppo di Cuba, impedendole di diventare cio` che la Giamaica e` oggi nel reggae. Piu' recentemente e` dilagato il salsa, i cui massimi esponenti sono il portoricano Willie Colon, il colombiano Combo Vacana (Descarga Vacana, 1972) e la cubana Celia Cruz, anche se a popolarizzare il genere in USA e` stato Tito Puente e a contaminarlo con il rock e` stato Ruben Blades (Pedro Navaja).

    Milton Cardona ha registrato la musica del "bembe", una cerimonia religiosa della "santeria" che per secoli e` stata patrimonio esclusivo dei membri della setta. La santeria, originaria dei nigeriani Yoruba, e` diffusa a Cuba e Puerto Rico, dove i suoi famigerati, e spesso truculenti, rituali dionisiaci vengono accompagnati da violenti ritmi al tamburo "bata".

    In Argentina e` viva la tradizione del tango, una forma di habanera rallentata secondo i ritmi dei neri dell'Uruguay che si diffuse intorno alla "Boca" di Buenos Aires durante la "belle epoque", dapprima fra le masse derelitte del sotto-proletariato e poi nei cabaret. La sottocultura tango dei quartieri bassi e dei vicoli ciechi di Buenos Aires e` stata nobilitata da leggende come quella di Carlos Gardel (morto nel 1935) e da compositori come Astor Piazzolla (dal monumentale Concerto Para Bandoneon a La Camorra del 1989), Ariel Ramirez (la Misa Criolla) e il jazzista Gato Barbieri.

    Il movimento folk delle Ande (gli Inti-Illimani di Horacio Salinas, i Sukay, i Sotavento e gli Huayucaltia di Ciro Hurtado) e` emerso durante gli anni della dittatura come il piu` autorevole strumento di protesta locale e l'unica testimonianza moderna della musica degli indio quechua (la cosiddetta "huayno").

    Brasile

    La singolarita` della musica brasiliana ha origine nella storia stessa della nazione brasiliana. A colonizzare il paese furono di fatto i "bandeirantes", i cercatori d'oro e di diamanti che penetrarono l'interno. In seguito alla improvvisa ricchezza del paese vennero importati gli schiavi neri, che in massima parte erano figli della nobilta` africana. I boom economici dovuti al caffe` del Sudest e alla gomma dell'Amazzonia resero i bianchi sempre piu` tolleranti nei confronti degli indio "tupi" e degli schiavi, finche' ad entrambi vennero garantiti i diritti civili, e le razze si mescolarono liberamente. Politicamente il Brasile deve gran parte del suo sviluppo alle dittature riformiste di Getulio Vargas (che negli anni '30 trasformo` il paese in un moderno stato occidentale) e Castelo Branco (che nel dopoguerra ne fece l'ottava potenza capitalista del mondo). Nonostante le atrocita` commesse da questi regimi, il Brasile si e` sempre distinto come il piu` "laissez-faire" degli stati sudamericani. Ha integrato senza problemi la una vasta comunita` giapponese e ha assorbito con nonchalance il paganesimo degli amazzoni e degli africani. A questo stile di vita si deve l'eccezionale rigoglio musicale di cui ha sempre goduto.

    Il folklore del Brasile e` certamente fra i piu` pittoreschi del mondo. Il voodoo (o, meglio, "candomble`") e ' praticato nella zona settentrionale di Bahia (e si chiama "xango`" a Recife), ma il "macumba" di Rio e` forse la religione piu` diffusa e piu` potente. Le divinita` principali sono Iemanja (in termini gerarchici l'equivalente della Madonna, ma piu` precisamente dea delle acque), Oxala (il piu` potente dopo di lei, dio della procreazione) e Exu' (il loro Demonio). I seguaci si radunano la vigilia dell'anno nuovo sulla spiaggia di Copacabana trasformata in un gigantesco altare naturale cosparso di ogni sorta di oblazioni e di animali sgozzati, per riversarsi tutti quanti in acqua urlando come degli ossessi allo scoccare della mezzanotte. Il repertorio di leggende, tramandate per tradizione orale da pirati e cercatori d'oro venuti a contatto con queste popolazioni primitive, e` praticamente sconfinato, dal folletto Saci al mostro Capelobo, contro i quali si fanno gli scongiuri con la "figa" (il pugno chiuso con il pollice in alto). A differenza di nazioni come il Messico e il Peru, dove gli spagnoli spazzarono via le civilta` indigene, il Brasile assimilo` elementi di tutte le popolazioni che compongono il suo eterogeneo melting-pot: le percussioni "marimba" degli indio della costa, le danze "catira" degli indio della foresta, la "saudade" (tristezza metafisica) dei portoghesi, le danze "modinha" e "toadas" degli stessi, la liturgia macumba e congada dei neri.

    Nel Sudest del paese domina il samba, il genere che originariamente era una danza dei neri, ma poi (la sua versione "carioca") si sposo` con il "maxixe" in auge alla fine del secolo scorso (il quale era a sua volta un derivato dell'habanera e della polka). Le orchestre di samba contano talvolta decine di musicisti e i loro concerti sono feste colossali e senza fine. Lo spirito autentico del samba sopravvive nelle canzoni di Chico da Silva. Il piu` moderno "samba cancao" ha i suoi bardi in Dorival Caimmi, Chico Buarque, Ary Barosso. Dalla fusione del samba con il jazz ebbe origine il bossanova, lo stile principe dell'America Latina per quel senso di rassegnata disperazione che e` una sorta di weltanschauung latina. I grandi divulgatori del bossanova sono stati Vinicius de Morais, Sergio Mendez, Luiz Bonfa`, Antonio Jobim (Girl From Ipanema) e Joao Gilberto (Desafinado). Ma la storia moderna del genere ha avuto inizio con il "tropicalismo", il movimento giovanilista che emerse durante gli anni '60, analogamente a quanto accadeva negli Stati Uniti. Anche il tropicalismo si batteva contro le discriminazioni razziali, esaltava gli elementi africani della musica popolare e soprattutto faceva massiccio uso della chitarra elettrica. Di quella generazione facevano parte innovatori geniali come Caetano Veloso (il piu` introverso e austero, quasi acerbo e vulnerabile nel suo capolavoro, Terra e autore anche dell'inno nazionale dei tropicalisti, Tropicalia) e Gilberto Gil. Furono loro ad elettrificare il genere e ad adottare gli arrangiamenti del rock progressivo. Musicisti brasiliani come Milton Nascimento (erede della tradizione liturgica della provincia cattolica di Minas Gerais) e Jorge Ben incontrarono allora il favore del pubblico di tutto l'Occidente, mentre virtuosi come Airto Moreira e Flora Purim ottenevano riconoscimenti nell'ambiente jazz.

    La musica leggera di oggi si chiama "mpb" (musica popolar brasileira) e incorpora elementi di tutti i generi locali. I suoi esponenti sono cantanti internazionali come Roberto Carlos, e le tre regine della musica brasiliana: Gal Costa (la piu` hippy del lotto), Maria Bethania (l'Edith Piaf brasiliana, cantante androgina e roca, sorella di Veloso) e Elis Regina (la piu` leggendaria, morta di overdose nel 1982).

    Le variazioni sugli stili fondamentali sono pressoche' infinite. Il "pagode" di Bezzera da Silva, Zeca Pagodinho, Fundo de Quintal e Beth Carvalho, e` una forma di samba piu` ridotto e occidentalizzato attraverso l'uso di strumenti come l'ukulele. Luiz Caldas e` il massimo esponente della musica da carnevale "lambada" (reso celebre nel 1989 da Lambada dei Kaoma). L' "afoxe" e` la musica africana puramente percussiva di Bahia. Gli stili rurali del "forro" e del "frevo", piu` veloci della samba e accompagnati dalla fisarmonica, sono rappresentati da Luiz Gonzaga. La corrente jazz annovera il grande percussionista Nana Vasconcelos e il chitarrista Egberto Gismonti. Il primo e` anche un virtuoso del "berimbau" afro-americano, lo strumento (una corda metallica legata a un arco che e` a sua volta incastonato in una zucca) usato nella zona di Bahia per accompagnare la danza "capoeira". Bahia e` un po' la New Orleans del Brasile, il luogo dove le tradizioni africane si sono meglio preservate e hanno sviluppato una civilta` musicale autonoma.

    Africa

    L'Africa nera ha tradizioni musicali abbastanza omogenee. Gli strumenti piu` usati sono le percussioni, che conservano la loro funzione primitiva di mezzo di comunicazione (da cui i "talking drums" e gli xilofoni), e che vengono sovrapposti a decine in pezzi poliritmici. Lo strumento a corde piu` diffuso e` l'arco, che viene fatto risuonare mediante una cavita` posta a uno degli estremi. Le polifonie vocali (soprattutto nelle foreste) contrappongono il solista al coro.

    Durante il dopoguerra diverse zone dell'Africa hanno visto nascere e svilupparsi generi moderni di musica popolare, in parte influenzati dalla musica di consumo occidentale, ma sostanzialmente nella linea del folk ancestrale. Soltanto negli anni '80, pero`, i musicisti africani hanno trovato spazio negli USA. Sono venuti allora alla ribalta il "mbaqanga" sudafricano, lo "jit" dello Zimbabwe, lo "macebwa" del Zimbabwe, lo "juju" della Nigeria, l' "highlife" del Ghana. Questi stili si sposano spesso a movimenti di protesta. L'"afropop" ha in comune la struttura poliritmica delle tribu' primitive, ma su queste fondamenta puo` edificare praticamente di tutto, ispirandosi ora alla musica dei neri americani ora al moderno pop elettronico. Il primo hit a provenire dall'Africa fu Soul Makossa (1978) di Manu Dibango, un sassofonista jazz del Camerun che anticipava di fatto la disco-music.

    La nazione piu` ricca di fenomeni e` il Sudafrica, dove i neri (prevalentemente zulu, ma anche tsonga e shangaan) possono vantare condizioni di vita nettamente piu` elevate che nel resto del continente, dove la lingua inglese facilita la diffusione nel mondo occidentale e dove un apparato discografico di prima qualita` finanzia la musica popolare nera. Dalle orchestrine di "pennywhistler" degli anni '60, come i Solven Whistlers, e i gruppi femminili di "smodern" (una fusione di Tamla soul e vocalismo polifonico zulu), come le Dark City Sisters e le Mahotela Queens, nacque un ambiente musicale assai fertile. I musicisti piu` noti sono Miriam Makeba (Patapata), il trombettista jazz Hugh Masekela (Grazing In The Grass), che riscopre il ritmo mbaqanga, il gruppo vocale Ladysmith Black Mambazo di Joseph Shabala, specializzato nelle armonie a cappella "mbube" delle miniere aurifere, il complesso solo strumentale dei Boyoyo Boys (le cui melodie sono suonate dai sassofoni o dai pennywhistle), i Savuka, guidati dal cantante bianco Johnny Clegg, che, popolarizzando il mbaqanga per il pubblico bianco, sono anche i piu` venduti, e il piu` grande dei cosiddetti "groaner" (cantanti sarcastici dal registro gracchiante), Mahlathini (Simon Nkabinde), uno dei piu` grandi "groaner" di Soweto.

    L'altra grande sorgente di musica moderna e` la Nigeria, lo stato piu` popoloso del continente (e di nuovo di lingua inglese). Nel Dopoguerra la star principale fu Sonny Okosun, influenzato originariamente dal beat e dal rockabilly ma poi sempre piu` dal reggae e dal funk, e sempre piu` in direzione del rock politico (Fire In Soweto, 1976). Oggi lo stile predominante presso le popolazioni "yoruba" e` il cosiddetto "juju", che fonde i poliritmi africani e gli inni tradizionali alle chitarre elettriche rock (insomma, la versione locale del folk-rock). Titolari ne sono Ebenezer Obey, Nico Mbarga, le gemelle Lijadu e soprattutto Sunny Ade`. Ade` suona complesse suite da ballo con l'accompagnamento di dozzine di chitarristi e percussionisti (i quali si scambiano i ruoli tradizionali, i primi tenendo il ritmo mentre i secondi seguono la melodia) e prodotte secondo le tecniche dub del reggae, che assimilano i piu` disparati idiomi etnici, in particolare il twang del country & western. Lo stile di Obey e` simile, ma con l'aggiunta di elementi occidentali e di liriche cristiane: le sue suite sono variazioni melodiche e ritmiche senza fine, che, dal vivo, possono protrarsi anche per tutta la notte. A parte sono i canti liturgici, estatici e deliranti, di Babatunde Olatunji (virtuoso del "talking drums").

    L'eroe nazionale e` pero` Fela Anikulapo Kuti, che esegue un funk urbano di protesta sociale cantato secondo i canoni vocali e percussivi della musica yoruba. Immensamente popolare (Zombie, Lady, Monkey Banana), ha fondato una comune e si e` distinto per l'opposizione al regime militare. Nel 1977 un'intera divsione dell'esercito ha attaccato la comune, distruggendo e uccidendo senza pieta'. Kuti, rifugiatosi in Ghana e sposate tutte le 27 ballerine e musiciste sopravissute, ha continuatro la sua opera, passando da un arresto ad un'espulsione, da un pestaggio a un attentato. I suoi brani sono lunghe suite di fanfare fiatistiche, di canti call-and-response e di poliritmi selvaggi. La sua ventennale carriera e` una parabola di martirio ed eroismo.

    Lo "jit" dello Zimbabwe e` un effervescente stile da ballo che innesta su un robusto rhythm and blues chitarristico le melodie degli "shona" e i suoni equatoriali del "thumb piano", un compromesso fra il "soukous" dello Zaire e il mbaqanga del Sudafrica. I Bhundu Boys e i Real Sounds Of Africa ne sono gli esponenti piu` commerciali, il chitarrista John Chibadura ne e` il virtuoso (Chisingapere, Diya Wangu). Ma il musicista nazionale piu` famoso nel mondo e` Thomas Mapfumo, menestrello di origine shona dedito a canzoni politiche in stile soul-reggae, che sostituisce la tradizionale cetra mbira e i sonagli hosho con chitarra elettrica e batteria.

    In Congo proliferano le orchestre di rumba (chiamata "kasongo" o "kirikiri" o "soukous"), come l'Afrisan Internationale di L'OK, la T.P.O.K.Jazz di Franco (alias L'Okanga La Ndju Pene Luambo Makiadi), quella di Tabu Ley Rochereau, l'Orchestre Bella Bella, quella di Kanda Bongo Man, ma il musicista piu` importante e` il tastierista classico Ray Lema, che rielabora il metariale folklorico in maniera creativa. In Kenya il genere dominante e` il "sukuma" (di origine araba) di Nashil Pitchen e Peter Tsotsi. L'"highlife" del Ghana e` un ibrido di calypso e jazz inventato dalle orchestrine di E. Nyama e E. Mensah. Semi-africani sono anche gli Osibisa, formati a Londra dallo studente Teddy Osei, che per primi fecero conoscere il fascino dei poliritmi (Sunshine Day, 1976).

    Il Senegal, benche' povero di tradizioni proprie, vanta una delle scene progressive piu` vivaci, nella quale si distinguono l'Orchestra Baobab, prova vivente dell'influenza della rumba, e i fratelli Toure, grito moderni che eseguono melodie occidentali con strumenti tradizionali a ritmi arabi e reggae, il chitarrista acustico Pascal Diatta, e soprattutto il cantante Youssou N'Dour, che integra fiati funk, poliritmi senegalesi "mbalax" e vocalizzi arabi (Shakin' The Tree, 1989).

    La vasta nazione araba (patria di un folk monodico e modale prevalentemente vocale) nasconde inestimabili tesori di musica etnica, ma ne ha dato pochi e mediocri interpreti moderni. Il maggiore e` forse il trombettista Bellamou Messaoud, alfiere di quel "rai" algerino, un ibrido di blues, reggae e funk sviluppatosi attorno al porto di Oran, che conta anche il tipico bohemien "maledetto" Cheb Khaled, il marocchino Cheb Kader e la misteriosa Chaba Zahouania (che, in osservanza alla legge islamica, rifiuta di mostrarsi in pubblico). Fra i piu` occidentalizzati si annoverano l'egiziana Hamza El Din, che compone musica moderna per tar (un tipo di tamburo) e oud (un tipo di liuto), Zani Diabate (Mali), virtuoso del kora (un tipo di arpa) e colto assimilatore di modi occidentali (trance minimalista, blues psichedelico), Salif Keita (Mali), autore di Soro (1988), uno degli album piu` raffinati, il chitarrista blues Ali Farka Toure, i Mandingo, che fondono il kora con jazz e reggae, Mory Kante (Guinea), divenuto celebre con Ye Ke Ye Ke e Tama. Storia a parte fanno i "griot", i cantastorie delle citta` del Sahara, discendenti di una tradizione secolare: Kasse` Mady e Toumani Diabate. L'ensemble inter-etnico francese dei Les Negresses Vertes, fra fisarmoniche, trombe, congas e chitarre acustiche completano l'assimilazione confondendo rai, ska, raga, tango, dixie, valzer, blues (Zobie La Mouche, 1989).

    Giappone

    La musica giapponese fa uso di diversi strumenti ignoti all'Occidente, come il koto (un tipo di arpa con tredici corde di seta), lo shamisen (un tipo di chitarra), il biwa (un liuto), lo sho (un organo a bocca), l'hichiriki (uno strumento a due canne), lo shakuhachi (una specie di flauto di bambu'). Le forme musicali piu` influenti sono state non tanto quelle della liturgia shintoista (le danze kagura e gli inni saibara) quanto quelle del teatro (soprattutto i generi noh, aristocratico e astratto, e kabuki, melodrammatico e popolare). Un filone a se stante e` rappresentato dalla musica per koto, alla quale si sono dedicati molti dei compositori migliori. Fra gli strumentisti tradizionali piu` celebri vanno citati almeno Masayuki Koga e Masakazu Yoshizawa (shakuhachi) e Tomoko Sunazaki (koto). La Japanese Koto Orchestra esegue fantasie strumentali (spesso per trio di koto, shamisen e shakuhachi) che ricordano la compostezza e la semplicita` dei giardini zen (Stream, 1989).

    A lanciare il rock giapponese furono l'art-rock dei Sadista Mika Band e dei Plastics (del sassofonista jazz Hajime Tachibana), e il synth-pop dei Frank Chickens (un duo femminile), degli Ippo-Du (capitanati da Masami Tsuchiya), dei Sheena And The Rokkets (Radio Junk, 1979; Rocket Factory, 1979) e soprattutto degli Yellow Magic Orchestra. Questi ultimi annoveravano le tre forti personalita` di Ryuichi Sakamoto, tastierista new age autore di diverse colonne sonore atmosferiche e di vario synth-pop (Field Work, 1986) che fonde muzak occidentale, ritmo funk e musica etnica secondo i dettami della world-music elettronica di Byrne, Czukay e Gabriel (fino ai monumentali esperimenti degli album Neo-Geo, con l'omonima cantilena rap, e Beauty, 1990), Yukihiro Takahashi, i cui dischi da solo proseguono lo stile del complesso con risultati migliori, e Haruoni Hosono, autore di un disco per rumori di videogame. A parte si situano talenti creativi come quello di Stomu Yamashta e quello di Somei Satoh (Litania per pianoforti, violino, percussioni e soprano, Mantra Stabat Mater per voce, elettronica e altri strumenti). L'ensemble d'avanguardia After Dinner, il compositore elettronico SOmei Satoh, il gruppo percussionista dei Kodo rappresentano le manifestazioni piu` radicali, rigorose e austere della musica giapponese moderna.

    Grande interesse ha suscitato anche il gamelan di Bali e Java, una musica basata su una scala di cinque toni (lo slendro), suonata prevalentemente con gong e metallofoni. Come altre forme orientali, ha un carattere ripetitivo, e pochissimo svolgimento armonico, ma, a differenza delle altre, non "scivola" sui toni e sovrappone frasi musicali di tempo differente. Nel complesso il suono pare disarticolato, totalmente privo di suspense, tensione o tragicita'.

    La musica indiana venne alla ribalta dopo il concerto di Ali Akbar Khan, suonatore di sarod considerato il "Bach indiano", a New York nel 1955. Nel breve volgere di un decennio le incisioni di quella musica si moltiplicarono e personaggi come Ravi Shankar, suonatore di sitar, divennero degli abitue` degli studi di registrazione occidentali, generando l'epidemia del raga-rock. Non sono pero` emersi compositori di rilievo, e l'industria discografica ha puntato piuttosto sulle sonorita` degli strumenti: il santoor (una specie di dulcimer dalle cento corde) di Shivkumar Sharma, il bansri (un flauto di bambu') di Hariprasad Chaurasia, il sitar di Imrat Khan e Nikhil Banerjee, le tabla di Zakir Hussain e Alla Rakha, il sarangi di Sultan Khan e Ram Narayan, il violino di L. Subramaniam.

    Affini alla civilta` mussulmana dei paesi arabi sono le litanie ipnotiche qawwali del pakistano sufi Nusrat Fateh Ali Khan e i salmi dell'ebrea yemenita Ofra Haza (Im Nin Alu, 1989).

    Il boom economico di Taiwan e della Corea del Sud, che le ha ormai trasformate in potenze industriali, sta favorendo lo sviluppo di una musica rock locale, mentre la Cina, stremata da quarant'anni di dittatura comunista, dalle carestie e dalle stragi dell'era di Mao Ze Dong, e` rimasta ferma agli anni '30 e per di piu` ha distrutto il suo inestimabile patrimonio religioso.

    Dell'Australia, unico paese a poter rivaleggiare con USA e Regno Unito, si parlera` a proposito della new wave.

    Per i Paesi Bassi:
    Focus: Best (Polydor, 1975)

    Per l'Ispano-america:
    Ruben Blades: Greatest Hits (Musica Latina, 1983)
    Huayucaltia: Caminos (ROM, 1989)
    Milton Cardona: Bembe (American Clave, 1985)
    Combo Vacana: Tropicalismo (Discos Fuentes, 1972)
    Jorge Reyes: Nierika (Opcion, 1989)

    Per il Giappone:
    Japanese Koto Orchestra (Lyrichord, 1989)
    Masayuki Koga: Eastwind (Fortuna, 1989) antologia
    Tomoko Sunazaki: Tegoto (Fortuna, 1989) antologia
    Yellow Magic Orchestra: After Service (Alfa, 1983) live
    Yukihiro Takahashi: Time And Place (Alfa, 1983)
    Ryuichi Sakamoto: Onga Kuzukan (10, 1986)

    Per l'India:
    Hariprasad Chaurasia: Rag lalit (Nimbus)
    Zakir Hussain & Alla Rakha: Tabla Duet (Chanda Dhara)
    Ali Akbar Khan: Artistic Sound Of Sarod (Chhanda Dhara)
    Ram Narayan: Sonorous Strings Of Sarangi (Oriental)
    Ravi Shankar: Pandit (Ocora)
    L.Subramaniam: En Concert (Ocora)

    Per l'Africa:
    Sunny Ade`: Juju Music (Mango, 1982)
    Ebenezer Obey: Je Ka Jo (Virgin, 1983)
    Zani Diabate: Kaira (Hannibal HNCD 1338)
    Babatunde Olatunji: Invocation (Rykodisc RCD 10102)
    Hamza El Din: Eclipse (Rykodisc RCD 10103)
    Fela Kuti: Live In Amsterdam (Capitol, 1984)
    Salif Keita: Soro (Blue Mountain, 1987)
    Youssou N'Dour: Emigrace (Earthworks, 1984)
    Kasse Mady: Fode (Syllart, 1988)
    Bhundu Boys: True Jit (WEA, 1987)
    John Chibadura: Essential (CSA, 1989) antologia
    Mahlathini: Paris-Soweto (Celluloid, 1988)
    Thomas Mapfumo: Chimurenga Singles (Shanachie) antologia