Country-rock


Storia del Rock | 1955-66 | 1967-69 | 1970-75 | 1976-89 | Anni '90 | 2000
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(Copyright © 2002 Piero Scaruffi )

Indice dei capitoli originali del volume 3 della Storia del Rock

Indice del volume 3
Il rock futurista
Free-rock
Kosmische Musik
Country-rock
I cantautori
southern-rock
Pop Muzak
Reggae & Funk
Il rock decadente
Heavy-metal
Disco Music & Hip Hop
Blue-collar rock
Le scuole nazionali Volume 4


Country-rock

Il country-rock rappresenta, nel corso dell'evoluzione del rock, il momento in cui la tradizione di stampo conservatore si infiltra nei meccanismi di quella che era nata come musica di rottura.

Il revival del folklore musicale bianco era iniziato gia` nel Dopoguerra, anche se la contemporanea esplosione del rock and roll lo aveva relegato in second'ordine. Il risveglio di interesse per il patrimonio tradizionale porto` a riscoprire epoche sempre piu` lontane, nel tempo e nello spirito, fino a qualificarsi piu` come "old-time music" (OTM) che generico folk. Alcuni dei suoi protagonisti si qualificarono come degni emuli dei maestri degli anni '20, e in particolare molti si distinsero come eccellenti virtuosi alla strumentazione country: il violinista Vassar Clements e il dobroista Tut Taylor su tutti. Ma fu con il crollo degli ideali libertari, con il tramonto dei Sixties, che il revival divenne un fenomeno da classifica, penetrando a fondo l'ambiente della musica rock.

Durante gli anni '60 l'enorme popolarita` del rock aveva tolto al country il posto di preminenza che esso aveva sempre goduto nel novero della musica bianca. Per effetto del brusco crollo di "noviziati", l'eta` media dei musicisti country era invecchiata, acuendo ulteriormente il divario con il pubblico (giovanissimo) del rock. Il country fini` per essere connotato come musica vecchia per vecchia, e pertanto snobbata dai musicisti rock e dal loro pubblico.

Fu alla fine del decennio che musicisti rock come Dylan, i Byrds e i Grateful Dead riabilitarono agli occhi degli adolescenti la musica-simbolo dei valori tradizionali. Essendo questi musicisti basati in California, questo secondo folk revival rimase mentalmente associato alla West Coast, benche' Nashville fosse ancora la capitale incontrastata del country.

Il segnale lo diedero i Byrds di Sweatheart Of The Rodeo, ma lo scandalo scoppio` due anni dopo, quando anche le peccaminose famiglie di San Francisco si convertirono alla purezza campestre. Nashville (che aveva sempre bandito i capelloni, tacciandoli, non a torto, di drogati e di comunisti) accolse a braccia aperte i figlioli prodighi, a cominciare da Dylan, portabandiera come sempre.

La situazione si era capovolta rispetto ai tempi del rockabilly, che a rigor di definizione sarebbe la prima fusione fra rock e country. Allora si trattava di mascherare il rock per venderlo al pubblico del country, adesso invece si cercava di adeguare il country ai gusti del pubblico del rock.

Il fenomeno non aveva colto proprio tutti di sorpresa. Gia` prima dell'avvento del country-rock esistevano complessi country che mantenevano rapporti e scambi professionali con il mondo del rock: i Dillards (Duelin Banjos, 1963) del banjoista virtuoso Doug Dillard, gruppo folk-rock ante litteram del Missouri che influenzarono i Byrds; i Kentucky Colonels di Clarence White (futuro Byrds), titolari di un bluegrass supersonico venato di scat; e la Country Gazette del grande, inafferrabile violinista Byron Berline, allieva appunto dei Dillards. Tutti e tre i nuclei si erano stabiliti nell'area di Los Angeles.

Da questa legione di rinnegati di Nashville ebbero origine diversi complessi rock.

Grazie a questi pionieri il country-rock prende piede e diventa presto un genere di grande successo. Sul fronte commerciale trionfano gli America soffici e insipidi di Horse With No Name (1972), Ventura Highway (1973), Sister Golden Hair (1975), You Can Do Magic (1982, di Russ Ballard), i nuovi Dillards di Herb Pedersen, ben piu` aggressivi e trascinanti (Wheatstraw suite, 1968), i raffinati e calligrafici Firefall di Rick Roberts (You Are The Woman, 1976; Just Remember, 1977; Strange Way, 1978), i jazzati (Jim) Seals and (Dash) Croft di Summer Breeze (1972) e Diamond Girl (1973), e gli Alabama, flaccidi detentori del record di n.1 nelle classifiche country (Tennessee River, Feel So Right, Lady Down On Love, eccetera). Il glorioso Doug Dillard, dopo mille reincarnazioni, diventera` un abile compositore di colonne sonore western, una sorta di Morricone americano. Il limite di tutti e` un manierismo irritante, un caracollare indolente nelle fotocopie degli stereotipi piu` banali. Presto regredito a genere da stazione AM, il country-rock perdera` del tutto l'accezione originale di "revival" per assestarsi su un tono mediocre-borghese di intrattenimento per famiglia.

I risultati piu` originali del movimento arrivano invece dal country-rock eccentrico di Commander Cody, dal country-gospel dei Seldom Scene (con il dobro di Mike Auldridge), specialisti di armonie vocali soffuse e di strumentali fantasiosi (I Know You Rider, 1973; o Train 45 1/2 sul solo di Auldridge, 1972), e dall' hillbilly rurale degli Ozark Mountain Daredevils, i piu` maschi del lotto (If You Wanna Get To Heaven, 1973; Jackie Blue, 1975).

Anche il country-swing annovera pochi esperimenti suggestivi. Gli unici degni discepoli dell'orchestra di Bob Wills sono gli Asleep At The Wheel, formazione agguerrita (piano, sax, violino, mandolino, eccetera) che si esibisce in numeri d'altri tempi e che comprendeva Leroy Preston, l'autore di My Baby Thinks She's A Train.

Il country-rock californiano fu inevitabilmente condizionato dai reduci dei grandi complessi californiani. Da questa generazione di "reduci" del rock, e in particolare dai tre gruppi storici della ri-conversione, Byrds, Buffalo Springfield e Grateful Dead, discese una lunga e intricata genealogia di gruppi. A partire dalla personalita` carismatica di Gram Parsons, si succedettero Flying Burrito Brothers, Poco, Eagles, Nitty Gritty Dirt Band, Loggins & Messina, Steve Stills (leader di Manassas e Crosby Stills Nash & Young), New Riders Of The Purple Sage.

Progressive-folk

A parte stanno gli innovatori, divisi in due scuole: quella dell' "american primitive guitar", che fa capo a John Fahey e alla sua Takoma, e compredente i solisti della chitarra Leo Kottke, Robbie Basho e Peter Lang (ma non solo: Steffen Basho Junghans sara` il discepolo maggiore di Basho, soprattutto in In Search of the Eagle's Voice e Song of the Earth, piu` due album alla John Fahey come Fleur de Lis I and II); e quella progressive-folk, sviluppatasi proprio nelle zone storiche dell'Est, e affermatasi grazie ad oscuri session-man di Nashville come Norman Blake. Lang, titolare di un unico disco strumentale, The Thing At The Nursery Room Window (1973), si affidava in esso a un picking scatenato, derivato dal ragtime, in un caos di accordi graffianti e di armoniche a cascata, ottenendo i risultati piu` suggestivi in brevi miniature melodiche come Wide Oval Rip Off e Young Man, e nella lunga fantasia Flames Along The Monongahela.

Questi sono gli "auteur" del folk, i compositori per i quali il country e` soltanto il mezzo di espressione, e tramite il quale compongono ciascuno un proprio stile personale. La loro opera ha poco o nulla a che vedere con la tradizione.

Durante gli anni '60 i folk club del Greenwich Village, dove erano sempre numerosi i folk-singer in cerca di fortuna, avevano visto la nascita di stili eterodossi, nei quali lo spirito della tradizione si fondeva con la sperimentazione piu` audace. Questa forma di commistione con le avanguardie e` ben rappresentata da Sandy Bull, figlio tanto del free jazz quanto del Greenwich Movement.

Un discendente piu` naturale del folk revival del Greenwich Movement e` David Bromberg, sorta di sciatto minstrel urbano che fu il chitarrista di Walker e di Dylan prima di intraprendere una carriera solista dedicata alla ballata country e blues nello stile piu` purista e ascetico, nel solco dei tardi Grateful Dead, con un tono medio desolato ma dignitoso (soprattutto nel New Lee Highway Blues del 1975) che talvolta diventa auto-indulgente (i talking blues chilometrici di How Late`ll Ya Play'til, 1976).

Alla schiera creativa del folk moderno vanno aggiunti lupi solitari come John Hartford, il menestrello del Mississippi, e Gordon Bok, l'Omero dei pescatori del New England, lui stesso marinaio e favolista, filologo e artigiano folk, bardo di un'interminabile epopea del mare (vedi i quindici minuti di Peter Kagan, per lo piu` recitati nel suo funereo baritono con l'accompagnamento elegiaco della sola chitarra).

Piu' a parte ancora sta l'acid-folk degli Holy Modal Rounders, un genere che ha figliato figure come Michael Hurley e Jeffrey Frederick. E cosi` anche l'"acid-jug" di Norman Greenbaum.

L'ala piu` radicale del progressive-folk, e in special modo David Grisman, contaminata dalle esperienze creative del jazz di Chicago, ha generato una corrente denominata "new acoustic Music", o "dawg music" o ancora "newgrass", o "jazzgrass", a cui si possono ricondurre anche i Dixie Dregs del chitarrista Steve Morse, che applicano al rock sudista ogni sorta di virtuosismi funky, bluegrass e jazz.

Del movimento fanno infine parte solisti sperimentali come il bassista acustico Rob Wasserman, la dulcimer-ista Claudia Schmidt, titolare di arditi e bislacchi ensemble folk e di non meno ardite armonie dissonanti, e il chitarrista creativo Eugene Chadbourne.

La frenesia sperimentale del rock ha cosi` contagiato anche il mondo conservatore del country, facendo scoprire agli stessi artisti country le potenzialita` inesplorate del genere.

Per il revival:
Vassar Clements (Mercury, 1975)
Seldom Scene: Fifteenth Anniversary Celebration (SugarHill, 1988)
Kentucky Colonels: 1965-6 (Rounder, 1977)
Country Gazette: Live (Transatlantic, 1975)
Dillards: Best (Elektra, 1976)
America: Greatest Hist (WB, 1975)
Seals & Croft: Greatest Hits (WB, 1975)
Asleep At The Wheel: Served Live (Capitol, 1979)
Mike Auldridge: Dobro (Takoma, 1972)

Per il progressive folk:
Peter Lang: American Stock (Takoma, 1986) (antologia)
David Bromberg: Best (CBS, 1977)
Gordon Bok: Peter Kagan And The Wind (Folk Legacy, 1972)