Dalla pagina sui Cult di Piero Scaruffi
(Testo originale di Piero Scaruffi)

I Cult hanno pochi meriti musicali, al di la` di aver guidato moralmente il revival dell'hard-rock degli anni '90, anni prima del grunge.

I Southern Death Cult, nati nell'autunno del 1982, facevano parte delle tetre schiere del dark-punk, da cui si distinsero per i chitarrismi heavy-metal, per il percussionismo tribale, per liriche poetiche e vocalizzi tragici. Il singolo Fatman e il solenne EP Moya li imposero su una scena che cambiava in continuazione, ma l'album Southern Death Cult (Beggars Banquet, 1983) era terribilmente vuoto di contenuti. Il gruppo cambio` nome in Death Cult per un paio di EP (in particolare la Ghost Dance).

Finalmente Ian Astbury (canto) e Billy Duffy (chitarra) formarono i Cult sulle ceneri dei loro gotici esordi. Il gruppo venne annunciato dal sound energico e dirompente, melodico e ballabile, di Spiritwalker. Dreamtime (Beggars Bamquet, 1984) mise a punto una formula praticamente infallibile: Horse Nation era costruita su strati di percussionismi tribali, di chitarrismo petulante, di crooning enfatico. Go West eccedeva in febbrili cadenze funky, Gimmick indulgeva in sonorita` orientaleggianti. Apice melodico e melodrammatico del disco era forse il finale, il Bad Medicine Waltz. Astbury aveva astutamente sostituito le pose gotiche dei primi anni con uno spiritualismo ispirato ai pellerossa d'America.

I Cult abbracciarono del tutto l'hard-rock con Love (1985): riff di chitarra in primo piano, produzione scintillante, ritmo marziale. Le canzoni, impostate su ritornelli e riff sentiti mille volte, non provano neppure a esibire un minimo di originalita`. Love vibra di echi infiniti dei maestri del bluesrock piu` sincopato, dai Free ai Faces, cosi` come Phoenix e` una variazione sul wah-wah selvaggio e sulla cadenza marziale di White Room (Cream) e Revolution rifa` il verso ai Led Zeppelin. Provano ad essere originali soltanto nel ballabile brioso di Big Neon Glitter e Hollow Man. She Sells Sanctuary, il vertice di questa fase, scaturisce semplicemente dalla fusione fra le due maniere, con un pizzico di demonismo in piu`.

Electric (1987) prese invece a modello i Rolling Stones in Wild Flower e in Love Removal Machine. L'album sprizza energia blues da tutti i pori, avendo mandato a memoria la lezione di AC/DC (Lil` Devil), Cream (Aphrodisiac Jacket), Free (Electric Ocean), Led Zeppelin (King Contrary Man), Golden Earring (Bad Fun).

Il gruppo si trasferisce a Los Angeles e diventa parte della scena "street". Sonic Temple (1989) vende tre milioni di copie, assestandosi fra i classici commerciali del genere (Automatic Blues il nuovo furto dai Led Zeppelin, Fire Woman il brano piu` originale).

Ceremony, Wild Hearted Son e White sono i brani di punta di Ceremony (1991), registrato da Astbury e Duffy con veterani sessionmen.

Preceduto dal singolo Coming Down (Sire), esce Cult (Virgin, 1994), le cui Gone e Real Girl rimediano alle cadute degli ultimi anni e riprendono lo studio scientifico dell'hard-rock degli anni '70. Il gruppo si scioglie pero` subito dopo.

High Octane Cult (Beggars Banquet) e` un'antologia che contiene tutti i brani piu` salienti.

Parente stretto di Danzig, Astbury vive le contraddizioni e le ipocrisie di un epigono che ha occultato (sia pur temporaneamente) la memoria dei suoi modelli: adesso deve iniziare a camminare con le proprie gambe.


(Translation from the Italian by/Tradotto da Massimo Mascia)

Aside from having been the moral leaders of the 1990’s hard-rock revival before grunge, the Cult have few other musical merits.

The Southern Death Cult, born autumn 1982, were part of the gloomy dark-punk ranks, among whom they stood out due to their heavy-metal guitar riffs, tribal drumming, poetic lyrics and dreadful vocals. The single Fatman and the solemn EP Moya forced them onto an ever changing scene, but the Southern Death Cult (Beggars Banquet, 1983) album was appallingly devoid of contents. The band changed its name to Death Cult for a couple of EP’s (especially Ghost Dance).

Finally Ian Astbury (vocals) and Billy Duffy (guitar) founded the Cult from the ashes of their gothic beginnings. The band was announced by the energetic and explosive, melodic and  danceable sound of Spiritwalker. Dreamtime (Beggars Banquet, 1984) tuned up a virtually fail-safe formula: Horse Nation was built upon layers of tribal thumping, impudent guitar play  and emphatic crooning. Go West exceeded in an agitated funky cadence, Gimnick indulged in Eastern resonances. The melodic and histrionic peak of the album was perhaps the final Bad Medicine Waltz. Astbury had cunningly replaced the gothic pose of the early years with a spiritual mood inspired by the Native American Indians.

With the album Love (1985) the Cult wholly embraced hard-rock: highlighted guitar riffs, shining clean production and martial rhythm. The songs are set upon refrains and licks heard a thousand times before, and don’t even try to show the least sign of freshness. Love vibrates with infinite reverbs of the most syncopated blues-rock masters (from Free to Faces), just like Phoenix is a modulation of the wild wah-wah and military drumming of White Room (Cream) and Revolution mimics Led Zeppelin. They only try being inventive in the allegro con brio of Big Neon Glitter and Hollow Man. She sells Sanctuary, the zenith of this phase, simply pours from the fusion of the two methods, with just a touch more demonism.

Electric (1987) instead molded itself after the Rolling Stones, as in Wild Flower and Love Removal Machine. The record exudes blues energy from each note, having well learned the lesson of AC/DC (Lil` Devil), Cream (Aphrodisiac Jacket), Free (Electric Ocean), Led Zeppelin (King Contrary Man), Golden Earring (Bad Fun).

After that the band relocated to Los Angeles and became part of the “street” scene. Sonic Temple (1989) sold three millions records, positioning itself among the genre’s commercial classics (Automatic Blues the new plunder from Led Zeppelin stores and Fire Woman the most imaginative song).

Ceremony, Wild Hearted Son and White are the leading tracks of Ceremony (1991), recorded by Astbury and Duffy along with veteran session-men.

The single Coming Down (Sire) preceded the release of Cult (Virgin, 1994), whose Gone and Real Girl made amends for latter years slips, resuming the systematic study of hard-rock of the 70’s. The band, though, split up soon after.

High Octane Cult (Beggars Banquet) is a collection featuring their most salient songs.

Close relative of Danzig, Astbury embodies the contradictions and hypocrisy of an epigone who obscured (though temporarily) the memory of his models: from this moment on he must start walking on his own legs.


(Tradotto da Gianluca Mantovan e Stefano Iardella)

Dopo un breve periodo con gli Holy Barbarians, giusto il tempo di pubblicare il singolo brit-pop Space Junkie e l'album prog-rock Cream (Beggar Banquet, 1996), Ian Astbury pubblicò il suo primo album solista, Spirit\Light\Speed (Beggars Banquet, 2000). Convertitosi alle tastiere elettroniche, Astbury cerca una fusione tra elettronica e rock, tra Primal Scream e Led Zeppelin, tra techno e Sisters of Mercy, ben rappresentata da High Time Amplifier, Back On Earth, It's Over.

Beyond Good And Evil (Atlantic, 2001) è una sorta di riepilogo della carriera dei Cult, che mescola gli elementi di maggior successo (dal punto di vista commerciale) di ogni loro album, dalle familiari atmosfere demoniache di War, Rise e American Gothic all'incrocio di routine tra Doors e Led Zeppelin di Breathe (il Fire Woman di quell'anno) e Speed of Light.
Nico (la power ballad di turno) e My Bridges Burn mostrano che la band ha ancora sensibilità.
Le parabole True Believers, The Saint e Ashes and Ghosts, benchè inficiate da più clichè di quelli presenti in un convegno politico pubblico, evidenziano la crescita personale del cantante (con cenni a una nuova fede Buddista).
L'imitazione di Jim Morrison da parte di Ian Astbury è quella di sempre, ma le essenziali progressioni chitarristiche a tre corde di Billy Duffy si arricchiscono di distorsioni alla moda.

Born Into This (2007) ritorna all'hard-rock viscerale e senza fronzoli (Dirty Little Rockstar).
Choice of Weapon (2012) è stata una fedele riproduzione delle sonorità anni '80, anticipata dal singolo Lucifer.

Hidden City (Cooking Vynil, 2016) è il decimo studio album della band, anticipato dai singoli Dark Energy e Deeply Ordered Chaos.


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