Rip Rig & Panic
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God (1981), 8/10
I Am Cold (1982), 7/10
Attitude (1983), 7/10
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Enfants terribles della new wave britannica, i Rip Rig & Panic furono uno dei gruppi piu` radicali e spettacolari del loro tempo, e contribuirono a omologare commistioni rock con il jazz e con il folklore etnico che anticipavano gli esperimenti piu` audaci della musica da ballo e della world music di vent'anni dopo.

I Rip Rig & Panic sorsero a Bristol sulle ceneri del Pop Group: Mark Springer, discepolo dell'avanguardia di Darmstadt e prodigio degli strumenti a tastiera, capace di trarre dal suo pianoforte tanto cluster quanto scale jazz; Bruce Smith e la sua esuberante batteria di bambu'; Gareth Sager, un esuberante dr. Jekyll (sax esotico) e mr. Hyde (sax e chitarra maniaci); e Sean Oliver (basso). Ad aumentare la portata di quel funk-jazz sperimentale si aggiunse cantante Neneh Cherry, la figliastra (step-daughter) del trombettista jazz Don Cherry che aveva sposato il batterista del gruppo.
I loro brani fondono afro-funk, soul, avanguardia classica, free jazz, e rabbia punk. Go Go Go, il 45 giri del 1980, da` inizio alla disarticolata "funkofonia" proseguita in Bob Hope Takes Risks, e culminata nel doppio EP God (Virgin, 1981 - Progressive Line, 2005), manifesto di un'ultra-fusion che non ha precedenti dai tempi dei primi Chicago. Per lo piu` strumentale, il suo sound scavalca tutto il jazz-rock per lambire la world-music e l'improvvisazione libera. Dal canestro del gruppo possono sortire tanto sarabande scollacciate quanto una fusion esotica, tanto canti pan-etnici quanto arditi esperimenti armonici. Constant Drudgery Is Harmful To Soul e` archetipica nel miscelare canti demenziali, barriti sguaiati di sax, grappoli di note pianistiche e dissonanze elettroniche su un ritmo ossessivo di funk (linee di basso, battito di mani e coro). Knee Deep In Shit e` la fanfara/orgia piu` sfrenata, caotica, volgare e "totale" (declamato "brechtiano", pianismo jazz sincopato, tribalismi africani, scudisciate hard-rock di chitarra, fischietti caraibici).

Il lato piu` comico della loro arte e` rappresentato dagli scherzi strumentali ed iper-cinetici da carnevale tropicale di Totally Naked, gag etniche come Need (per gorgheggi di Neneh, tribalismo africano e pianismo petulante), danze solari come It Don't Mean A Thing (propulsa da sincopi torride e frenesie pianistiche), hip-hop epilettici come Those Eskimo Women.

Sul fronte jazzistico svettano i volteggi struggenti alla Barbieri del sassofono su un sottofondo di suoni e urla equatoriali in Try Box Out Of This Box, il tripudio orchestrale alla Zappa di Through Nomad Eyeballs (con dovizia di squittii di sax e arpeggi di piano), i suoni di jungla di Beware (scordature, tintinnii, tam-tam, campanelli, trilli di sassofono e versi di clarinetto) e i molti echi della musica organica di Don Cherry (i cori di voci bianche e il pianismo utopico di Change Your Life).

Le trovate piu` sperimentali sono i minimalismi alle tastiere di Wilhelm Show Me The Diagram (lo spartito e` un orgasmo), il funk stridente di Howl Caged Bird (con fitte "acide" di organo), la sonata per pianoforte di cocktail lounge Blue Blue Third.

A fare grande il loro suono sono la pirotecnica bandistica, i suggestivi accostamenti di matrici diverse e gli assoli, essenziali e travolgenti, al limite delle possibilita` sonore dello strumento, che s'inseriscono magistralmente nel clima di trasgressione generale; ma soprattutto una fantasia sfrontata e spigliata, capace di sostenere sia il tono comico sia quello drammatico.

L'energica simbiosi fra urbanesimo deragliante e primitivismo spontaneo, la squisita sutura fra contemplazione para-mistica ed esuberanza ballereccia, l'ardua integrazione etnica e temporale, stravolgono, pur non raggiungendo gli stessi vertici, anche il successivo I Am Cold (Virgin, 1982). La precoce e persino superba maturita` tecnica e compositiva dei giovanissimi musicisti e` forse il segreto di quell'afflato pan-naturalista e onomatopeico che secerne il fremito vitale, il dinamismo febbrile, l'ossatura vulcanica di questa debordante colonna sonora della jungla urbana.

La comunicativita`, il dinamismo, la carica, emergono prepotentemente da sballi festosi in stile soul (come Storm The Reality Asylum) e in stile discotecaro (You're My Kind Of Climate). Il loro ritualismo poliglotta si crogiola in un lirismo lussureggiante. Le eccezionali qualita` "scenografiche" del sound trapelano anche dalle citazioni: il tango alla Gato Barbieri di Warm, il funk afro-asiatico alla McCoy Tyner di Tax Sex, il jazz primitivista alla Don Cherry di Epi Epi Arp. I momenti introversi sono invece rappresentati da tre strumentali improvvisati: l'incalzante e struggente Hunger per piano, batteria e viola; la convulsa Here Gathers Nameless Energy per dissonanze di piano, sax, e synth; e la dolente ballata per tromba di Misa Luba.

Ribadendo l'indiscriminata esuberanza creativa, in Attitude (Virgin, 1983) il quintetto seleziona un'altra carrellata di rock and roll, swing e funk. Di disco in disco la vera novita` e il vero contenuto, al di la` dell' eccellenza tecnica dei singoli e dell'originalita` dell'amalgama, si delinea nella spontaneita` e nella freschezza di un suono in aperto contrasto con le tendenze depressive del resto della new wave. Una sfrenata voglia di vivere e un fervido rapporto d'amore con la natura presiedono alla piu` irrazionale disco music del decennio. Inoltre, per qualche assurda legge musicale, la foga ritmica non annulla, ma al contrario sostiene, i lirismi accorati del pianoforte di Springer e del canto di Neneh Cherry (qui piu` attiva, e piu` primadonna, che in passato).
L'album e` prevalentemente all'insegna del piu` sguaiato ed esplosivo stile junglesco del gruppo, ma contaminato da un kitsch esotico degno dei ruggenti anni Trenta e viziato da un infantilismo cronico che si manifesta in filastrocche sempre piu` scipite. Trionfi di questo stile pantagruelico sono il festoso tropicalismo di Do The Tightrope, il samba-funky equatoriale di Keep The Shark From Your Heart, il trascinante boogie-jazz di How That Stark Sets Me Aglow, la dirompente fanfara "zappiana" di Rip Open, lo scalmanato charleston di Beat The Beast.
I brani strumentali, The Birth Pangs Of Spring (un crescendo di pianoforte a ritmo di shakuhachi), Intimacy Just Gently Shimmer (acquarello per archi da camera, pianoforte e rumori) e l'orientale Push Your Tiny Body (per sassofoni e viola a ritmo di scacciapensieri) sono come al solito i momenti piu` surreali del disco.

Raggiunto l'apice, pero`, il gruppo si sfalda, fedele all'instabilita` creativa che fu gia` del Pop Group. Gareth Sager forma gli Enfants Terribles con Sean Oliver e Neneh Cherry, Mark Springer si dedica a performance soliste alle tastiere come Menu (Venture, 1991), Bruce Smith si aggrega alla troupe di Don Cherry e poi da` vita ai Playgroup. Con Kill Me In The Morning (Upside, 1985) esordiscono i Float Up di Neneh, Sager, Oliver, e Smith: meno improvvisazione e piu` melodia pop e ritmo da ballo (He Loves Me, Forever Party). Neneh Cherry dara` vita a una fortunata carriera solista.

A partire da A Snog On The Rocks (Demon, 1987), Sager continuera` la saga con gli Head, piu` "beefheartiani" nel loro sgangherato e sardonico boogie. Sin Bin, su Tales Of Ordinary Madness (Virgin, 1988), e Ice Cream Skin, su Intoxicator (Virgin, 1989) sono rappresentativi del loro eclettismo.

Mark Springer su Capture (Exit, 1999) si trasformera` in cantautore austero, ma il clou del disco rimarra` la sua formidabile tecnica al pianoforte, un misto di Keith Jarrett e Debussy. On Nature (Exit, 2000) Springer is aided by drummer Clive Deamer and an electronic ensemble.

When the Pop Group broke up, saxophonist Gareth Sager and drummer Bruce Smith joined keyboardist Mark Springer and Don Cherry's daughter, Neneh, to form Rip Rig & Panic, a band that offered a lighter version of the Pop Group's afro-funk-soul-jazz-punk hyper-fusion. Reaching back to the 1940s and 1950s, they delivered a spectacular revision of big-band swing and rhythm'n'blues on God (1981), in a frenzy of dancing and plagiarism. The equally feverish I Am Cold (1982) and Attitude (1983) mitigated the volcanic exuberance of the group with increased jazz and ethnic elements.
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