Dalla pagina di Piero Scaruffi
(Tradotto da Stefano Iardella)

I Dub Syndicate ripeterono i loro cliché su Strike the Balance (1990), Stoned Immaculate (On-U, 1991), Echo Mania (On-U, 1994), Ital Breakfast (On-U Sound, 1996) con sfrenata non chalance. Sono tutti dischi impeccabili di trance world dance music. Fear Of A Green Planet (Shanachie, 1998) aggiunge elementi trip-hop ma è fondamentalmente una parata di cliché ben prodotta.

Nel frattempo, gli African Head Charge erano diventati una vera band dal vivo, non solo un progetto in studio, con Off The Beaten Track (1986), supportato da abili musicisti come Skip McDonald, Keith LeBlanc e Doug Wimbish (famoso per la Sugarhill Gang). Il loro dub ambient brilla in Songs of Praise (1990), forse il loro miglior album, pennellato con sfumature psichedeliche e horror, sintetizzatori compresi, mentre In Pursuit of Shashamane Land (1993), Akwaaba (1996), Sankofa (1997) e Drums of Defiance (1998) erano opere poco ispirate.

Dopo diverse registrazioni mediocri, i Dub Syndicate tornarono alla massima forma con Acres Of Space (Lion & Roots, 2001), Murder Tone (2002) e No Bed of Roses (2004). Dopo una lunga pausa di 11 anni, pubblicano Hard Food (Echo Beach, 2014), l'ultimo album con il batterista reggae Style Scott (che fu assassinato in Jamaica poche settimane prima).

Gli African Head Charge tornarono con Vision of a Psychedelic Africa (On-U Sound, 2005), il migliore dai tempi di Songs of Praise, Voodoo of the Godsent (On-U Sound, 2011) e Return of the Crocodile (On-U Sound, 2016). La loro carriera è stata raccolta in Environmental Holes & Drastic Tracks (2016) e Drumming Is A Language 1990 - 2011 (2020).


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