Summary.
Sonic Youth marked both the end of the "new wave" and the beginning of an era
that was building on the new wave's innovations. In fact, the Sonic Youth
were initially more experimental and ambitious than most of the new wave acts.
What broke with the new wave was their aim to transcend the cultural stereotypes
of their epoch and explore new musical forms while
remaining faithful to the nihilistic and alienated ethos of the punk generation.
Sonic Youth inherited a world from the punks and the new-wave intellectuals,
but Sonic Youth did not inherit their music. Initially, as documented by
the instrumental The Good And The Bad, on their debut EP Sonic Youth (1982), Sonic Youth's music sprung from
the repetitive style of Glenn Branca's guitar symphonies, from creative jazz
and from progressive-rock.
Three quarters of the band would remain stable over the years:
guitarists Thurston Moore and Lee Ranaldo and bassist Kim Gordon.
Their milieu (the art galleries) harked back to
the Velvet Underground, not to the CBGB's and the Max's Kansas City
(where the new wave was born).
The tracks on Confusion Is Sex (1983)
were geometric, percussive, obsessive sonatas with abject vocals (reminiscent
of the "no wave");
tortured and funereal ceremonies that emanated
a sense of psychic unbalance in a totalitarian society;
psychodramas that fused gothic, tribal and industrial sources.
The guitar overtones became less bleak and almost transcendent on
Bad Moon Rising (1985), fearuting Bob Bert on drums.
It is still an exhasting journey through
urban hell that runs the gamut from spectral psychedelia to sheer horror
(Death Valley 99).
Contrary to appearances, Sonic Youth had never abandoned the song format.
Their line-up, after all, was a classic rock quartet, and even their most
experimental pieces were centered upon a core theme (and rarely extended
beyond 4-5 minutes).
Evol (1986), featuring new drummer Steve Shelley, began to bridge their
intense paranoia and pop sensibility (Expressway To Your Skull).
This program was completed by two albums that found a new "classic" equilibrium,
Sister (1987) and Daydream Nation (1988).
The latter marked the end of the road for their combination of
glacial and detached vocals, dissonant guitars, chaotic counterpoint,
tribal beats.
The suspense of Eric's Trip, Teenager Riot and Total Trash
was grounded in the semiotics of rock'n'roll, via sonic icons such as Bob Dylan
and the Velvet Underground.
Ensuing albums failed to improve over this model and failed to find the same
magical balance of elements: Goo (1990),
Dirty (1992), perhaps the best of the "pop" phase,
Experimental Jet Set Trash And No Star (1994), which sounded like
a senile version of Sister,
the self-indulgent Washing Machine (1995), perhaps their most cohesive
work of the 1990s.
Guitar terrorist Jim O'Rourke joined the band for
Invito Al Cielo (1998).
Both Ranaldo and Moore have performed and released avantgarde music, often
in collaborations with jazz musicians.
Sonic Youth's legacy rests with its stories of alienation, sex and death
which framed moral issues (both at the personal and at the social level)
from a cynical and egocentric perspective. They repudiated the epos of the
1960s for a subdued obituary of vices. The core theme of their music was
existential confusion.
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I Sonic Youth sono uno dei gruppi fondamentali degli anni '80. Pochi complessi
hanno avuto la stessa influenza sui loro contemporanei, in particolare fra
le legioni di musicisti alternativi dei college. I Sonic Youth hanno impersonato
la figura del musicista che intende trascendere gli stereotipi del proprio tempo
ed esplorare nuove forme musicali peraltro rimanendo fedele a un'etica
nichilista e alienata come quella dei punk. In tal senso i Sonic Youth sono
eredi tanto del punk-rock quanto della new-wave, benche' abbiano poco in comune
con esse sia musicalmente sia sociologicamente. Le loro origini sono nella
musica classica d'avanguardia, le loro vocazioni (come hanno dimostrato i
lavori solisti) sono la musica creativa jazz e rock, le loro personalita`
appartengono alle gallerie d'arte e ai circoli intellettuali di New York.
Contrariamente a quanto potrebbe sembrare a un primo ascolto, i Sonic Youth
non hanno mai ripudiato il formato della canzone rock. La loro formazione
e` il tipico quartetto chitarristico della musica rock. I loro brani sono
quasi sempre strutturati attorno a un tema e contenuti nell'arco di tre o
quattro minuti. Anche nei loro momenti piu` sperimentali, i Sonic Youth si
sono attenuti alle loro radici rock and roll.
I Sonic Youth si formarono durante la Noise Fest organizzata nel giugno 1981
al White Columns dal chitarrista Thurston Moore. Al fianco di Moore erano
l'altro chitarrista Lee Ranaldo, proveniente dall'entourage di Glenn Branca,
un'organista dell'ensemble di Branca, un batterista e la bassista Kim Gordon
(ex studentessa d'arte a Los Angeles, trasferitasi a New York con il suo
compagno di scuola Michael Gira, poi compagna di Moore).
Persa la tastierista, il quartetto assunse la sua forma definitiva.
Il primo EP, Sonic Youth (Neutral, 1982), inauguro` la loro carriera
all'insegna di una musica rock armonicamente degradata che mirava soprattutto
a dipingere a tinte cupe l'alienazione nella metropoli post-industriale.
Il loro paesaggio urbano e` dominato da un senso di horror, di claustrofobia,
di tedio. Rispetto al "dark punk" britannico, che esplorava simili istanze in
quegli anni, i Sonic Youth suonavano piu` scientifici e colti, grazie
soprattutto all'influenza di Branca (le chitarre metallicamente
scordate e le ripetizioni minimaliste), grazie al battito tribale della
batteria e alla pulsazione viscerale del basso.
La drammaturgia "negativa" del complesso trovo` una sua prima compiuta
espressione nel monologo onirico e lisergico di I Dreamed I Dream
e nel festival di tablas della litania She Is Not Alone,
nel funk metallurgico di Burning Spear, con fruscii elettronici di
disturbo e un fitto scampanellare atonale, e nella ripetitivita` ipnotica alla
Branca (ma con un percussionismo piu` "africano") di I Don't Want To Push It.
La suite strumentale The Good And The Bad crea la suspense con lunghe,
ossessive sequenze di accordi iterati che si susseguono come scariche di
tensione nervosa, e con i battiti nervosi, convulsi della batteria e del basso;
un'atmosfera d'incubo e di attesa che si spezza nel funk incalzante del finale.
Fin da quella prima prova il segreto dei Sonic Youth era nel modo in cui
accordavano le chitarre, usando ogni sorta di combinazione di "tuning".
Dal vivo i Sonic Youth sono ancora piu` traumatizzanti, con Thurston Moore e Lee
Ranaldo intenti ad ogni sorta di sevizie chitarristiche. Il clima degli
spettacoli dal vivo e` meglio rappresentato dal primo album,
Confusion Is Sex (Neutral, 1983), con Jim Sclavunos alla batteria.
Il disco conferma il loro "thriller-rock" al vertice della musica apocalittica
newyorkese con una serie di cantilene "negative" che instaurano un clima
di angoscia prolungando riff chitarristici in crescendo o iterazioni
snervanti.
Profeti della danza post-industriale, i Sonic Youth ambientano le loro disperate
torture esistenziali nel caos metropolitano, tanto frenetico quanto funereo.
I brani sono raccordati da disturbi elettronici di rara molestia, al limite
delle astrazioni piu` apocalittiche dei Pere Ubu. L'elemento centrale e`
comunque la percussivita` continua, multipla, sovrapposta e pesante, che invece
della coesione porta alla totale disgregazione del suono.
Nell'insieme il sound risulta del tutto disorganico, sconnesso, desolato.
In tal modo assolve il doppio ruolo di rappresentare una psiche deragliata,
disfatta dalla solitudine, schiacciata dalla claustrofobia, e al tempo stesso
il suo ambiente naturale: una metropoli da incubo.
Oltre a Branca, li ispira anche Lydia Lunch, per l'affabulazione affannosa in
climi di totale squilibrio psichico
(Protect Me You, Confusion Is Next).
Il sound e` completato da tribalismi incalzanti, da scosse elettriche, da
staffilate e clangori (particolarmente "metallurgici" nella danza tribale di
Inhuman), da effetti suggestivi (qualcosa fra il carillon stonato e la
sirena d'ambulanza in The World Looks Red).
La cerimonia tocca i vertici piu` raccapriccianti in Bad Mood,
deliquio allucinogeno su un vibrante riverbero basso,
e in Shaking Hell, torbido psicodramma di pulsioni
sado-demoniache. Ranaldo appone come sigla al disco Lee Is Free,
agghiacciante colonna sonora muta: cigolare di cancelli, latte sbattute dal
vento, catene e campanacci, batacchi strozzati.
A questo catalogo del demenziale l'Ep dal vivo Kill Your Idols
(Zensor, 1983) aggiunge un'altra perla: Early American.
L'enfasi di questi dischi e` tutta nell'ambientazione iper-realista.
Tutto diverso Bad Moon Rising (Homestead, 1985), lavoro allucinato e
stordito che potrebbe essere il loro capolavoro,
un armonioso concerto per sovratoni di un'intensita` quasi
trascendentale,
un affresco della Babele industriale, un lungo poema della dissonanza.
Meno rigorosamente "Branc-iano", piu` sfaldato e introspettivo, questo disco
segna il transizione dal wagnerismo tetragono dell'esordio a un'espressionismo
piu` umano, per quanto ancora atroce.
L'opera si sviluppa in forma di suite a movimenti all'insegna di una paranoia
senza fondo, avvolta in climi tellurici e resa da una percussivita` sfibrante
(grazie al nuovo batterista Bob Bert, che ha preso il posto di Sclavunos), e
non a caso fa perno su Brave Men Run, fra clangori irregolari, vibrazioni
sostenute e altri deliqui cacofonici, ma anche con un riff epico che ricorda
le filastrocche di Brian Eno, e su
Ghost Bitch, una danza androide fatta di tonfi e sibili meccanici su cui
blatera veemente la "puttana fantasma" Lydia Lunch.
Tanta maniacale depressione psichica
viene messa al servizio di un trip allucinogeno in
I Love Her All The Time, un lungo lento viaggio di
immagini buie e raccapriccianti che
si apre su un paesaggio spettrale di distorsioni acutissime e termina
in un sonno letargico di accordi sparuti.
L'atmosfera si fa incandescente con gli episodi tribalistici, come
I'm Insane, un voodoobilly metronomico in un tono quasi parodistico.
Chiude Death Valley 99, un rock and roll alla X che costituisce un
vertice della loro horror-trance, qui accoppiata senza forzature all'angoscia
claustrofobica della Lolita "negativa" (Lunch), una pantomima grottesca a
tempo iper-cinetico sullo sfondo di una smodata orgia di perversioni.
L'EP Halloween (Homestead, 1985) sposa la loro angoscia cupa e
paranoica agli incubi pornografici dei Velvet Underground, e il suo retro,
Flower, affonda nella malinconia esistenziale dei Grateful Dead.
Evol (SST, 1986) e` una pietra miliare nella storia del complesso,
e non soltanto perche' segna l'ingresso del batterista Steve Shelley.
Con questo disco i Sonic Youth recuperano il formato della canzone rock e
persino le melodie del pop, anche se nelle loro mani vengono debilitate
scientificamente.
L'apocalissi psichica di Tom Violence
e` archetipica: il canto sonnambulo viene dilaniato dalla tensione creata
con l'incessante percussionismo delle chitarre.
Un'atmosfera onirica pervade anche Shadow Of A Doubt, costruita su un
bisbiglio erotico (Kim Gordon) scandito da pochi, scarni accordi legnosi,
e l'omaggio perversamente stralunato (e dissonante) a Marilyn Moore,
sorta di danse macabre per eroinomani.
Il fascino morboso e sadico dei loro strumentali viene confermato dal maelstrom
furibondo di Death To Our Friends. Alla psichedelia piu` convenzionale si
riallacciano la filastrocca di Starpower, con passaggi strumentali
"cosmici", la ballata alla Velvet Underground Green Light,
e i rumori inquietanti e indecifrabili, quasi da jungla marziana,
di Secret Girl. E' un sound che evoca ombre minacciose, deserti morali,
rituali di macabra lussuria, celle di segregazione, disastri psichici,
trip da overdose. I Sonic Youth hanno inventato una forma di espressionismo
rock.
Il tour de force del disco e` Expressway To Your Skull, uno dei
capolavori del loro rock apocalittico
(come minutaggio del brano viene indicato il segno
matematico dell'infinito...): devastazioni strumentali, litanie decadenti
e vuoti allucinogeni trovano qui il punto di massima coesione.
(Il brano e` anche intitolato Expressway To Your Skull, Madonna Sean and Me e The crucifixion of Sean Penn).
Benche' meno profondo e sconvolgente, piu' vicino al rock tradizionale,
il sound secerne
l'essenza di due decenni di musica della degradazione morale. Pagana
rappresentazione della barbarie moderna, predica la morte di dio e dell'uomo.
Il doppio Walls Have Ears (1986) raccoglie alcune delle loro jam dal vivo
piu` allucinate.
La nuova forma tocca un vertice di manierismo in Sister (SST, 1987),
disco piu` che mai immerso in un cupo e perverso clima allucinogeno.
Lo squallore metropolitano e` ancora il soggetto principale, ma assume
sembianze piu` subliminali.
Gli oscuri rituali interiori dell'alienazione si propagano per filastrocche
anemiche alla Velvet Underground come Schizofrenia, per ballate
senza tempo alla Nico come Beauty Lies In The Eyes, percorsa da rumori e
atonalita` in crescendo;
o per soliloqui demenziali alla Lydia Lunch, in abissi
lancinanti di depressione e solitudine, come Pacific Coast Highway; o per
arcane cantilene cerimoniali come Cotton Crown; o
per esplosioni di dolore intensissimo in climi catacombali, come
Pipeline, un mini-concerto per distorsioni psichedeliche, glissando
maniacali e rintocchi funebri. Piu` radicali sono Catholic Block,
costruita su un accumulo
disordinato di riff distorti da heavy metal; e il crescendo apocalittico di
White Cross (il solito sfogo di Ranaldo).
Ma la violenza di Stereo Sanctuary e Tuff Gnarl punta alla via
della normalizzazione nel segno di una piu` regolare canzone rock progressiva.
Sia Evol sia Sister
sono opere di transizione, che abbandonano lo stentoreo sperimentalismo degli
inizi a favore di una forma espressiva piu` vicina alle atmosfere languide
e morbide del rock decadente.
A quel punto Ranaldo sfoga in un allucinato album solista, From Here To
Infinity (SST, 1987), le pulsioni sperimentali che nel complesso gli stanno
proibendo. Ne risulta una bella copia del Metal Machine Music di Reed,
strutturato in brevi miniature di rumore puro (e registrato a velocita`
variabile).
Il doppio Daydream Nation (Enigma, 1988) corona questa ricerca, e
costituisce al tempo stesso il summa artistico dei Sonic Youth. Ranaldo,
Gordon e Moore ampliano l'affresco amorale della loro Death Valley
con una serie di meditazioni infernali sulla desolazione dell'esistenza
contemporanea.
La confusione orgiastica del loro sound acquista per la prima volta uno
spessore morale, e dietro potenti anthem-slogan come
Total Trash o Teenage Riot, ispirati al punk-rock progressivo
inglese, e lo stesso Daydream Nation (splendida metafora dell'America
del boom), si intravede una dura critica sociale.
Il sound ha raggiunto una maturita` espressiva che vanta pochi eguali negli
annali del decennio: si avvertono ancora le tracce dello sperimentalismo
delle origini, ma opportunamente mimetizzate in armonie equilibrate e
sapientemente riferite ai generi della tradizione rock.
Il motto di Ranaldo, Moore e Gordon e`: molteplicita` dello stile nell'unita`
dell'arrangiamento. Gli ingredienti sono infatti gli stessi di sempre:
canto freddo e distaccato, corde tese al limite del rumore, intrecci caotici
di contrappunti, ripetizione ossessiva di accordi, percussivita` insistente,
effetti stranianti e atmosfera di suspense.
Da essi scaturiscono ora forti ballate di garage-rock come Eric's Trip
e Hey Joni.
Sul fronte piu` psichedelico Gordon cesella con voce maschia e provocante
Sprawl e Kissability, litanie depresse che sfumano in magma di
dissonanze, mentre Moore imita Barrett in Candle,
e sul fronte piu` hard-core Cross The Breeze riprende per un attimo il
ritmo thrash, mentre Rain King e Silver Rocket si ricordano
del "muro di chitarre" di Branca.
In questi brani viene riconquistata la forma canzone del rock,
ma deturpata da accompagnamenti strumentali che fanno ricorso, con discrezione,
agli esperimenti dei primi anni.
Come i Sonic Youth sappiano ambientare le loro narrazioni in universi armonici
di grande suggestione e presa emotiva e` confermato da Trilogy, in tre
movimenti: Wonder, la prima parte, e` un tipico kammerspiel sottolineato
dal battito ipnotico e assordante all'unisono di tutti gli strumenti;
Hyperstation e` una jam free form capace di creare,
con la sua intricata trama in crescendo, con le punteggiature metalliche delle
chitarre e la pulsazione frenetica di piatti e tamburelli, quel clima di
terrore e di estasi che incrocia il degrado psichico di un eroinomane con una
soundtrack iper-realista; la tensione esplode nelle cadenze cingolate di
Eliminator, finale hard-core al napalm.
La sintesi di elementi tradizionali e sperimentali e` sigillata e benedetta
dalle "pose" meta-mitologiche di Ranaldo e Moore.
le inflessioni decadenti di Reed permeano alcune delle dissertazioni piu`
sofferte, Total Trash e Hyperstation, non a caso le piu` vicine
alle torbide acid-jam dei Velvet Underground, e il tono di arringa di Dylan fa
capolino dietro Rain King e Eric's Trip, non a caso le piu`
violente del lotto. Questi quattro brani da soli rappresentano uno dei vertici
della carriera del gruppo.
A sigillo del disco Gordon canta con tono "maledetto" alla Rimbaud il verso
"I wanted to know the exact dimensions of hell". E' la loro versione
dell'"American dream".
I Ciccone Youth (Sonic Youth piu` Mike Watt) sono invece una parodia
dell'hip-hop
e al tempo stesso una satira di Madonna (Ciccone) e dei Beatles (Whitey
Album si intitola il disco del 1989 per la Blast First). Con quel pretesto il gruppo conia uno stile
"industrial-metal dub" per rumori teutonici alla Neu, silenzi alla John Cage,
feedback monumentali, martelli pneumatici hip-hop e recitati colloquiali
femminili, con risultati piu` musicali nel tribalismo equatoriale di
Needle Gum, nella tempesta di distorsioni di
Macbeth, nella jam "hendrixiana" Me And Jill, nella "danza
moderna" alla Pere Ubu di March Of The Ciccone Youth.
E' un episodio minore, che conferma il loro eclettismo.
Gordon lancia anche gli Harry Crews con Lydia Lunch, dei quali esce
Naked In Garden Hills.
Il canzoniere dei Sonic Youth, partito dagli esperimenti strumentali di
Good And Bad e Lee Is Free, e passato per la psichedelia
iper-realista di She's Not Alone, Bad Mood, Total Crash,
I Love Her All The Time, Pacific Coast Highway
Hyperstation, e` approdato
alla ballata violenta e nevrastenica di Death Valley,
Expressway To Your Skull,
Starpower, Cotton Crown, Teenage Riot,
Rain King e Eric's Trip.
La progressione esaltante di questa parabola tende asintotticamente verso
una forma di rock iper-realista che e` una delle conquiste piu` durature della
musica dell'ultimo decennio.
La cosmologia hippie del complesso, che in Bad Moon Rising rigurgita di
reperti sul massacro di CHarles Manson e ovunque indulge in immagini da
tabloid pornografico, si esprime soprattutto per narrazioni traumatizzanti
che coniugano horror, surrealismo e decadenza (tipica Expressway,
che inizia promettendo di uccidere tutte le ragazze californiane, una boutade
e una fantasia omicida che e` in realta` una sindrome di disgusto).
Orgiastico e feticista come pochi, il rock dei Sonic Youth esplora il subconscio
del post-punk.
Dopo i fasti di Daydream Nation, i Sonic Youth continuarono
nella loro evoluzione verso una forma di
pop psichedelico, pubblicando pero` album di qualita` inferiore.
Negli ultimi dischi la forza dei Sonic Youth era derivata dalla fusione di tre
visioni: la violenza hardcore di Moore, l'irrazionalita` psichedelica di
Ranaldo, il freddo intellettualismo di Gordon. Questi elementi venivano fusi
in un'architettura modernista, ovvero rigorosamente geometrica.
Goo (DGC, 1990), pur confermando la statura assoluta
del quartetto e la disinvoltura con cui riesce a costruire canzoni al tempo
stesso complesse e piacevoli, mostra i primi segni di stanchezza.
Se Ranaldo rimane per lo piu` in disparte (benche' a lui si debba certamente
l'espansione delle parti strumentali in quello stile iper-psichedelico),
lasciando a Moore la parte del
leone, Kim Gordon e` molto piu` in vista come cantante: la sua voce catatonica
e monotona, sfrontata ed annoiata, Alice in Wonderland del punk, e` l'ideale per
filosofeggiare macabramente su temi mondani, come in Tunic, sei minuti di
monologo d'Oltretomba al ritmo di un potente e trascinante rock and roll.
Sono mediocri i motivi da garage-rock, come l'orecchiabile Dirty Boots.
La lunga
Mote (con quasi quattro minuti di finale dissonante) dimostra
(nel bene e nel male) dove
possa portare la linea espressiva iniziata da Expressway To Your Skull e
culminata in Teenage Riot e negli altri gioielli melodici di
Daydream Nation.
Titanium Expose`, che festeggia il matrimonio di Moore e
Gordon con un fuoco d'artificio di riff di hardrock, finisce per svettare.
Nessun brano e` pero` particolarmente valido (il singolo Kool Thing scade
nel ridicolo), ed e` la prima volta che un disco dei Sonic Youth non contiene
un classico. I testi, un po' kitsch, non contribuiscono a rendere gradevoli
questi brani formulaici e amorfi.
Il gruppo sembra voler sfruttare fino in fondo i trucchi che l'hanno reso
celebre (il tuning dissonante delle chitarre, le allucinate code strumentali),
ma talvolta cio` si traduce in un affannato raspare il fondo del barile.
Meglio, anche se non al livello dei primi dischi, il nuovo doppio album del
1992, Dirty (DGC), che continua la
progressione in atto dagli esordi verso una forma di canzone rock sempre
piu` astratta e al tempo stesso sempre piu` emotiva, una canzone rock che,
stilisticamente e contenutisticamente, e` sempre piu` una metafora o
un'allusione, e sempre meno una confessione; ma lo fa, invece che riciclando
le solite tattiche di anti-arrangiamento, aggiornandosi profondamente:
all'"industriale" (il tribalismo assordante e il muro di chitarre
di Swimsuit Issue), al grunge (Orange Rolls Angel's Spit, strillata da
Gordon in un registro gutturale nel mezzo di un tornado di distorsioni ed
epilessi), al "cheese"
(le dissonanze usate a mo' di contrappunto comico in Youth Against Fascism).
Anche la loro psichedelia morbida e morbosa (Theresa's Sound-world,
ispirata dalla Schizophrenia di Sister)
e` messa in scena con miglior senso della suspense.
Continuano invece a deludere i brani pensati per il consumo di massa, come
100%, Wish Fulfillment e Chapel Hill, che sfruttano senza
fantasia i marchi di fabbrica del gruppo. E sono troppi i brani insipidi, come
se i Sonic Youth stessero dando alle stampe gli scarti dei primi otto anni.
Il meglio si trova nelle imitazioni smaccate dei Velvet Underground, come
Sugar Kane (dedicata a Marilyn Monroe), e nel boogie Purr.
Gordon continua a sciorinare nenie anemiche alla Lydia Lunch (Drunken
Butterfly, con le chitarre che trapanano all'impazzata, la batteria in folle
crescendo e il verso "I love you/ What's your name" che scimmiotta ma
capovolge la situazione di Hello I Love You dei Doors). Per la serie dei
suoi monologhi di donne "perdute" nella lunga On The Strip e` la volta di
una prostituta.
Il gruppo si concede anche il lusso di registrare un EP di puro rumore,
TV Shit (Ecstatic Peace, 1994) con lo sperimentatore giapponese
Yamatsuka Eye.
Al culmine della fama, esce
Experimental Jet Set Trash And No Star (DGC, 1994),
disco che fin dal titolo si presenta come un atto di pentimento.
Il sound e` in effetti quello di Daydream Nation, meno sperimentale e
meno duro delle ultime due prove. Il tema autobiografico permea canzoni
di presa immediata come Screaming Skull e il nocciolo dell'opera e` quello
di Tokyo Eye, di canzoni sui generis che vertono sulla psicologia piu` che
sulla musica.
La distaccata e un po' annoiata "baronessa" del rock Kim Gordon blatera
qualche parola su Doctor's Orders, Bull In The Heather e Skink,
che vivono di languori e torpori,
risvegliandosi soltanto quando il gruppo prova a imitare i Cramps in
Quest For The Cup. Il suo momento piu` suggestivo e` forse in Sweet Shine,
una lunga nenia in cui Gordon prova a confondere il bisbiglio asessuato di
Nico e il ringhio malato di Janis Joplin.
Per dimostrare quanto e` invecchiato, Moore prova
persino un sermone anarco-punk, In The Mind Of The Burgeois Reader.
Questo e` il disco che un gruppo di filosofi post-eistenzialisti francesi
farebbero se sapessero suonare gli strumenti elettrici.
I Sonic Youth subiscono (invece che esercitarla) l'influenza del rock
contemporaneo, in particolare quella del cantautorato "lo-fi" di Guided By
Voices. Essendo Moore il membro affascinato da questa corrente, e` facile
ascrivere questo disco alla sua penna: i Sonic Youth stanno forse diventando il
complesso di accompagnamento di Moore. Gordon asseconda il leader e marito,
che le concede qualche sprazzo di liberta`, Shelley e` un semplice salariato,
e Ranaldo e` semplicemente uno sperimentatore matto che viene tenuto come
ospite di lusso.
Nel frattempo escono dischi solisti a bizzeffa. Ranaldo pubblica
Scriptures Of The
Golden Eternity (Drunken Fish, 1993), risalente al 1989, musica
d'avanguardia per chitarra e nastro, e
East Jesus (Atavistic, 1995),
una raccolta di inediti e rarita` personali del periodo 1981-1991, compresa
una revisione della musica di From Here To Infinity (SST, 1987).
Il problema di Ranaldo e` che si prende troppo sul serio. I suoi
esperimenti sono tanto interessanti quanto quelli di un qualsiasi studente
del dormitorio. Altri residui delle sue serate solitarie si trovano sull'EP
Broken Circle/Spiral Hill (Starlight, 1994) e su
Amarillo Ramp (Starlight, 1995).
Con il batterista jazz William Hooker registra
Envisioning (Knitting Factory, 1995) e
Bouquet (Knitting Factory, 2000).
Gordon suona (senza grande successo) anche nelle Free Kitten. Shelley aiuta
Jad Fair nei Mosquito.
Moore aveva cominciato a dare segni di inquietudine ai tempi di
Barefoot In The Head (Forced Exposure, 1991), un album di musica
altamente sperimentale registrato con i due sassofonisti dei Borbetomagus,
Jim Sauter e Don Dietrich. Poi si era distinto al fianco del batterista
jazz William Hooker (Ecstatic Peace, 1992). Aveva anche partecipato al
progetto Dim Stars (Ecstatic Peace, 1992),
con Richard Hell, Don Fleming e Steve Shelley.
Nel 1995 Moore registra due lavori meno ambiziosi, ma forse anche piu` riusciti,
di quelli dei suoi compari: Psychic Hearts (Geffen, 1995) e
Klangfarbenmelodie (Corpus Hermeticum, 1995).
Psychic Hearts (Geffen, 1995) rivela, in pratica,
come dovrebbero suonare i Sonic Youth secondo Moore. Basta togliere le
asprezze chitarristiche di quell'invasato di Ranaldo e far tacere quella
cantante monocorde che e` Kim Gordon. Il risultato e` un rock molto piu`
convenzionale, cantato in modo decoroso (Moore e` certamente un cantante
migliore di Gordon e Ranaldo) ed eseguito con ordine. Non che Moore rinunci
a sperimentare sul formato della canzone: semplicemente tenta di concludere
la ricerca, cosi` come fece su Daydream Nation e Sister e gli altri album
della maturita`. Non che Moore rinunci agli arrangiamenti dissonanti:
semplicemente li mette al servizio della canzone.
La principale differenza rispetto ai dischi dei Sonic Youth e` che qui Moore
si sforza di scrivere buone canzoni. In comune con i dischi dei Sonic Youth
c'e` la fondamentale fragilita` delle armonie, che avrebbero bisogno di
piu` strumenti, e forse di strumentisti piu` abili.
Moore indovina qualche numero da far invidia al repertorio maggiore del gruppo,
e non a caso sono tutti numeri briosi (al contrario dello standard dei Sonic
Youth): Psychic Hearts, fra Velvet Underground e Stooges e a passo tribale,
Patti Smith Math Scratch, fra garage-rock e Rolling Stones,
Cindy e lo strumentale Blues From Beyond The Grave.
I venti minuti di Elegy For All The Dead Rock Stars sono invece
auto-indulgenti oltre misura: per queste imprese e` davvero indispensabile
l'apporto della chitarra (ben piu` creativa) di Ranaldo.
Il limite del disco e` semplicemente che Moore finisce per suonare come
i Pere Ubu nei loro momenti meno ispirati.
Klangfarbenmelodie (Corpus Hermeticum, 1995) riparte di fatto dalla sua
collaborazione con Hooker, semplicemente sostituendo Hooker con l'umile
Tom Surgal (ex Blue Humans) e invertendo i ruoli (star invece che gregario).
La title-track, registrata dal vivo, e` un'improvvisazione libera di
mezz'ora, in cui Moore si diletta a produrre i suoni piu` surreali dallo
strumento, passando da un tenue cicaleccio a un crescendo di parossismo.
Moore smanetta alle corde come un sassofonista di free-jazz.
Questo e` l'alter ego di Moore, lo sperimentatore cacofonico, che coesiste
magicamente con il moderato revisionista della canzone rock.
Moore si ripetera` con la Piece For Jetsun Dolma (Victo, 1997), improvvisata
dal vivo, di nuovo con il solo accompagnamento della batteria.
Nel frattempo registra anche un paio di dischi con il jazzista Nels Cline:
Pillow Wand (Little Brother, 1997) e
In-Store (Father Yod, 1997).
Opera molto piu` organica e collettiva del precedente, che era di fatto un
disco solista di Moore, Washing Machine (Geffen, 1995) e` l'album che
consacra Gordon e Moore nelle vesti di genitori, ovvero di adulti normali
con una normale esistenza borghese. Gli album dei Sonic Youth stanno diventando
contenitori di banalita`, ma sono pur sempre banalita` esposte con il tono
di un premio Nobel di Princeton.
Questa volta l'opera e` divisa fra le singole personalita`, ma le parti
strumentali danno l'impressione di non essere state studiate a tavolino bensi`
improvvisati in studio.
Tutto cio` finisce per amplificare impietosamente quello che e` sempre stato
il punto debole del gruppo: il canto. Il disco risulta troppo parlato,
chiacchierato, canticchiato.
Da un lato la forma delle loro canzoni si sta ulteriormente semplificando:
Saucer-like di Ranaldo e Unwind di Moore sono canzoni normali, che
impiegano le armoniche piu` calde della loro carriera
(Psychic Hearts ha lasciato il segno). Li si riconosce
soltanto dai ponti e dalle code stravolte dalle solite accordature stonate.
Gordon rispolvera in Little Trouble Girl i girl-group degli anni '60,
come al solito con un senso dello humour degno di un becchino (meglio comunque
di quando fa la Patti Smith in Washing Machine).
Sono tentativi un po' impacciati di suonare come un normale complesso di
musica rock.
Dall'altro i chitarristi sfoggiano una padronanza assoluta
dell'improvvisazione strumentale. Gli apici sono rappresentati
dalla lunga coda di Washing Machine, un boogie leggero alla Lou Reed mandato in orbita psichedelica da vortici di feedback galattici,
e dalla sterminata Diamond Sea (venti minuti, ridotti a quattro
per il singolo e a tre per il video), nella quale l'arte del contrappunto di
Television e Neil Young viene trasportata in una dimensione piu` psicanalitica,
soprattutto quando le chitarre, accordate nelle maniere piu` rocambolesche, si
arrotolano l'una sull'altra generando uno scampanellare tanto ispido quanto
ipnotico.
Purtruppo le altre canzoni tendono a ripetere se stessi:
Junkie's Promise di Moore e` una revisione di Sprawl (da Daydream Nation)
e l'iniziale Becuz di Gordon ripete Theresa's Soundworld (da Dirty), che
a sua volta era derivata da Schizophrenia (su Sister).
L'album sfigura al cospetto di Made In USA (Rhino, 1995), colonna sonora
inedita del 1986, una ventina di brani concisi, in gran parte strumentali,
che riportano ai climi creativamente infuocati di quegli anni.
Le personalita` dei tre cominciano pertanto a delinearsi con maggior chiarezza.
Moore e` la vera anima del gruppo, il collante fra le varie tendenze, il
chitarrista e cantautore piu` tradizionale, e l'uomo che ha messo davvero a
fuoco la missione dei Sonic Youth nella storia del rock. Ranaldo e`
semplicemente uno sperimentatore a cui sta stretto qualsiasi programma
concreto. Gordon e` un'intellettuale bohemienne ma ha ben poco talento
musicale.
L'EP Anagrama (SYR, 1997) inaugura la loro etichetta personale
e la serie di "prospettive musicali"
con quattro composizioni strumentali, seguito dall'EP
Slaapkamers Met Slagroom (SYR, 1998). Le due (lunghe) title-track
meritano di stare fra le loro composizioni piu` articolate.
Invito Al Cielo (SYR, 1998) completa la trilogia: Jim O'Rourke scompone
gli equilibri del gruppo e forse ispira gran parte del tour de force di turno,
Radio-Amatoroj.
A Thousand Leaves (Geffen, 1998) riparte da The Diamond Sea,
ma mostra segni ancor piu` evidenti di senilita`.
Il disco si apre (Contre Le Sexisme) e si chiude
(Heather Angel) all'insegna del rumor bianco, con Gordon
che recita nevrotica su uno sfondo di rumori assortiti.
Il singolo Sunday sfoggia la solita contorta matassa di accordi di
chitarre su un accattivante ritmo boogie alla Lou Reed.
Ma le varie, lente e melense, Hoarfrost e Snare Girl,
non aggiungono una nota una al repertorio che conta, anzi ridimensionano
forse il gruppo: pessimi cantanti, i Sonic Youth commettono l'errore di voler
cantare in primo piano.
E Gordon annoia sempre piu`, specialmente in Female Mechanic On Duty,
il lungo psicodramma che vorrebbe essere la sua
risposta alla Bitch di Meredith Brooks.
I tour de force del disco sono ambiziosi tentativi di re-inventare la
forma-canzone del rock: cominciano con un tema cantato piuttosto debole e
banale (viste le loro doti di cantanti) che sfocia sistematicamente in una
jam chitarristica. Capita a Wildflower Soul, Hits Of Sunshine e
Karen Koltrane, le prime due ancora legate agli schemi sanciti da
Grateful Dead e Allman Brothers, la terza lanciata decisamente nel campo
dell'avanguardia. In queste lunghe improvvisazioni si intuisce che forse
le due anime dei Sonic Youth, quella degli EP sperimentali e dei progetti
solisti e quella degli album collettivi, stanno trovando un tardivo punto
d'incontro: sono le stesse persone, ma per anni non avevano capito cosa
volessero suonare. Forse volevano suonare proprio questo: lunghe variazioni
chitarristiche atonali che trovino una terza via, non jazz e non rock.
Nel frattempo Moore e Ranaldo registrano anche con gli avanguardisti
Loren Mazzacane Connors e Jean-Marc Montera l'album improvvisato
Mmmr (Numero Zero, 1998).
Moore fa parte dei Foot (God Bless, 1998) con Don Fleming e Jim Dunbar.
Moore registra Not Me (Fourth Dimension, 1998) con Tom Surgal.
Root (Lo, 1998) contiene 25 brevi "spunti" di Moore completati da
altri musicisti.
Hurricane Floyd (Sublingual, 2000) e` una collaborazione con
il sassofonista jazz Wally Shoup e il percussionista Toshi
Makihara.
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