Wedding Present


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George Best , 7/10
Bizarro , 6/10
Seamonsters , 6.5/10
Hit Parade , 6/10 (comp)
Watusi , 7/10
Mini , 5/10
Saturnalia , 4/10
Take Fountain (2005), 4.5/10
El Rey (2008) , 5/10
Valentina (2012), 4/10
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The Wedding Present were truly formidable popsters. Their career, framed by their two pop masterpieces George Best (1987) and Watusi (1994), is basically the story of David Gedge's growth as a songwriter. Different kinds of production lent My Favourite Dress (1987), Brassneck (1989), Kennedy (1989), Dalliance (1991) and Corduroy (1991) different kinds of "edge", but basically the Wedding Present's countless singles and albums constitute a uniform and coherent stream of consciousness.
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David Gedge e` uno dei pochi geni del pop Britannico ed e` in parte responsabile del boom di quel genere negli anni '90. Se non ha mai composto un vero capolavoro, ha pero` contribuito a ridefinire il significato della parola "pop" come i Beatles avevano fatto negli anni '60 e gli Abba negli anni '70 (e gli Smiths subito prima di lui).

Formati nel 1985 a Leeds, i suoi Wedding Present sono stati una delle istituzioni del rock melodico inglese, e sono destinati a rimanere fra i pochi davvero importanti. Non solo le loro canzoni sono orecchiabili come il genere comanda, ma vantano anche un piglio quasi punk e arrangiamenti eccentrici che i loro nipoti del Brit-pop potranno soltanto sognare.

Il gruppo comincio` all'insegna di un effervescente e frenetico boogie, propulso dal febbrile chitarrismo di Peter Solowka., con i primi singoli, Go Out And Get 'Em Boy (1985), Once More (febbraio 1986), This Boy Can Wait (luglio 1986), e soprattutto My Favourite Dress (febbraio 1987) e Anyone Can Make A Mistake (settembre 1987), ma le loro canzoni dimostravano gia` un talento melodico nettamente superiore alla media. L'incedere del canto di Gedge faceva pensare a una versione piu` grintosa del pop chitarristico degli Smiths.

La personalita` melodica del gruppo venne decisamente a galla sull'album George Best (Reception, 1987), nonostante il sarcasmo dell'era punk e il nervosismo della new wave. Il fatto realmente innovativo, il modo cioe` in cui la canzone viene costruita a partire da elementi pochissimo melodici, rimane in secondo piano; il modo in cui, in Everyone Thinks He Looks Daft (forse il capolavoro), il sermone di Gedge caracolla sullo strimpellio di Solowka, prima di aprirsi nel ritornello corale; o il modo in cui l'aria elegante di Don't Be So Hard viene sospinta da una cadenza sincopata e da una chitarra rullante; o il modo in cui i contrappunti delle chitarre (uno strimpellio ossessivo che va e viene, una distorsione di sottofondo e una prepotente figura di basso) accendono It's What You Want That Matters.
L'epilessi schizoide di All This And More e le semplici melodie di Shatner sono il lascito del punkrock, mentre I'm Not Always So Stupid e A Million Miles anticipano il pop cristallino del futuro. Energia, passione e bonarieta` fanno di queste canzoni altrettanti piccoli inni per i giovani borghesi che non si riconoscono nei salmi melodrammatici degli Smiths.

Tommy (REception, 1988) raccoglie il meglio dei primi due anni.

Nobody's Twisting Your Arm (febbraio 1988) e Why Are You Being So Reasonable Now (settembre 1988) continuarono la serie dei loro singoli, e il gruppo si concesse anche l'intermezzo di un album di canzoni popolari ukraine. Bizarro (RCA, 1989) li presento` invece nei panni degli sperimentatori, orecchiabili si` in Kennedy e Brassneck, ma anche capaci di distendersi nei nove minuti di Take Me, una trenodia alla Velvet Underground.

Seamonsters (RCA, 1991), prodotto da Steve Albini, ritorna al pop introspettivo/angosciato degli Smiths ma con una foga quasi maniacale (per i loro standard). Dalliance si apre sui rintocchi stanchi e cupi della chitarra e del basso, come di un Lou Reed ancor piu` abulico, e soltanto poco alla volta schiude una melodia altisonante e un ritmo saltellante (quasi Rolling Stones), e, quando esplode in una cacofonia collettiva, l'effetto non potrebbe essere piu` scioccante. Da li` in poi lo schema rimane quello, con il cantante proteso a declamare enfaticamente le sue turbe esistenziali, la batteria a incalzare fremente e la chitarra a compiere assordanti incursioni. E Dare ne e` forse la miglior manifestazione. Un'angoscia quasi dark-punk (quasi Cure) dilania Blonde e Heather.
Si ricomincia a respirare con la ballata dimessa di Rotterdam, di nuovo all'insegna del boogie sottotono di Lou Reed. Lovenest e Corduroy liberano energia rock, ma dentro atmosfere tempestose, e i loro ritornelli suonano agghiaccianti invece che gioviali. L'album segna la fase piu` tetra e dimessa della loro carriera.

Perso Solowka e assoldato Paul Dorrington alla chitarra, nel 1992 i Wedding Present si imbarcano nell'impresa di pubblicare un singolo al mese, tutti regolarmente scaraventati al primo posto delle classifiche inglesi (e tutti piu` o meno mediocri). Blue Eyes, Three, California (forse il migliore, un'immersione nelle sonorita` degli anni '60), Silver Shorts, Boing e gli altri, poi raccolti nelle due Hit Parade (BMG, 1992 & 1993), definiscono un nuovo stile, al tempo stesso fragoroso, indolente e orecchiabile.

Watusi (Island, 1994), con Darren Belk al basso e il produttore Steve Fisk alle tastiere, e` un lavoro ben piu` ottimista di Seamonsters. Gedge e` al culmine delle sue capacita` di interprete e le sue istrioniche performance guidano il quartetto, che si attiene a un minimo indispensabile di arrangiamento, in un dedalo di stili e generi. A parte il tributo agli anni '60 piu` spensierati nell'incalzante rave-up di Yeah Yeah Yeah Yeah Yeah, questo e` un disco che vive di una sottile ambiguita`. Il complesso schizofrenico di So Long Baby, che prima impersona il folk umoristico dei Violent Femmes e poi si scatena in un punkrock a mitraglia, e di Click Click, che intreccia ritornelli alla Buzzcocks e fughe alla Velvet Underground, e` lo stesso che nell'arco dei sette minuti di Catwoman riesce a passare da un canticchiare svanito in stile Syd Barrett a un crescendo quasi tzigano.
Le canzoni si affidano apparentemente a strutture semplici, ma in realta` sfoggiano armonie tutt'altro che banali, come dimostrano gli aberranti livelli di frenesia funky di Let Him Have It (degna dei primi Talking Heads) e le sonorita` antiquate di Spangle (per vinile rigato e organetto di strada). Alla base del loro sound rimangono comunque tre componenti fondamentali: uno strimpellio assordante, mutuato da Velvet Underground e Fall, che si esprime nella maniera piu` pura in Shake It e nello strumentale Hot Pants; un melodismo tipicamente britannico, eccentrico ma cupo (che Swimming Pools farebbe accreditare a un incrocio fra Fall e Cure); e la cantilena folk (un'influenza messa a nudo nelle ballad acustiche Gazebo e soprattutto Big Rat). Tutto sommato, potrebbe essere l'album meglio congegnato dei Wedding Present, quello che meglio sintetizza la loro fusion eclettica.

Perso Dorrington (il cui posto alla chitarra e` stato preso dal bassista Darren Belk dopo l'ingresso di Jane Lockey), quel melodismo quasi bubblegum rivela pero` i suoi limiti sul Mini (Cooking Vinyl, 1996), nonostante alcune delle loro migliori melodie: Jet Girl, Convertible, Mercury , Sucker, Drive.

Montreal is the only gem from Saturnalia (Cooking Vinyl, 1996).

I singoli sono stati antologizzati su Singles 1989-91, Singles 1992-94 e Singles 1995-97 (SpinArt, 1999)

Gedge formera` poi i Cinerama.

The Wedding Present were resurrected for Take Fountain (Manifesto, 2005). The songs are not not dated: they are just trivial. However, Gedge does try to reform himself, as visible in tracks such as the lengthy Interstate 5.

Search For Paradise (Manifesto, 2006) collects the 2004-05 singles.

El Rey (2008) is slightly more muscular but the melodies are still trite and only hardcore fans of Gedge find his lyrics interesting.

Valentina (2012) simply marked one of Wedding Present's all-time lows.

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