Dalla pagina di Piero Scaruffi
(Tradotto da Stefano Iardella)

Gli atteggiamenti satanici di Danzig suonano come delle autoparodie in 6:66 Satan's Child (Nuclear Blast, 1999), un album che sposa le produzioni di gruppi heavy-metal e la produzione di musica dance. L'operazione riesce in Firemass e Belly Of The Beast, ma fallisce in troppi brani pomposi. D'altra parte, Danzig ricorda il suo sé originale in un paio di ballate spettrali: Cold Eternal e Thirteen.

Live On The Black Hand Side (Restless, 2001) è un doppio album dal vivo.

Su 777 I Luciferi (Spitfire, 2002) Danzig offre ancora heavy metal di prim'ordine con sfumature gotiche (la suite The Coldest Sun), ma è difficile digerire la decima versione di un riff dejavu e la ventesima versione di una storia horror. È un peccato che così tanto talento venga sprecato in una ripetizione così banale della propria carriera.

Il chitarrista dei Prong, Tommy Victor, aiutò Danzig per Circle of Snakes (Regain, 2004).

Deth Red Sabaoth (2010), il primo album di nuovo materiale in sei anni, sembrava una rievocazione da cartone animato di un vecchio scherzo, e non particolarmente divertente.

Dopo un'altra pausa di 5 anni Danzig torna con Skeletons (2015), un album di cover con una produzione amatoriale, e il deludente Black Laden Crown (2016), che presenta la partecipazione di molti musicisti diversi.


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