Green Day


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39 Smooth , 6/10
Kerplunk , 6.5/10
Dookie , 7/10
Nimrod , 5/10
Insomniac, 5/10
Warning , 5/10
American Idiot (2004), 6.5/10
21st Century Breakdown (2009), 6/10
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I Green Day si formarono giovanissimi nel 1987 a Berkeley e divennero presto protagonisti della scena hardcore di Gilman St. Guidati dal cantante e chitarrista Billie Joe Armstrong, (all'epoca quindicenne), affrontarono l'angoscia esistenziale dei teenegar all'insegna di un power-pop che prendeva dall'hardcore soltanto la velocita`.

Il modello dei loro primi dischi e` chiaramente quello degli Stiff Little Fingers. Dopo un EP ancora a nome Sweet Children (1987), i Green Day esordirono con l'EP 1,000 Hours (Lookout, 1989). La title-track fonde folkrock, raga e psichedelia come i Byrds sapevano fare, ma piu` indicative del proseguio sono gli altri brani, bozzetti melodici senza pretese, forti peraltro di riff distorti a tutto volume (Dry Ice e Only Of You). Il secondo EP del gruppo, Slappy (Lookout, 1990), vanta Paper Lanterns, altra cantilena tutta d'un fiato, e 409 In Your Coffeemaker, una melodia maliziosa. Il loro punk-rock e` irruento, ma non feroce, e alla base delle loro mitragliate c'e` sempre un ritornello orecchiabile.

Il primo album, 39 Smooth (Lookout, 1990), e` cosi` un concentrato di ritornelli fulminei (come At The Library) che si susseguono a rotta di collo. La memoria dei Kinks (che furono i primi ad accoppiare melodie facili a riff "duri") viene lambita a piu` riprese, da Don't Leave Me a 16. Scalmanati ma non idioti come i Ramones, i Green Day recuperano in Going To Pasalacqua e I Was There lo spirito innocentemente goliardo e sarcasticamente autobiografico (ragazze, party, scuola) del rock and roll.

Su Kerplunk (Lookout, 1992) i Green Day perdono un po' della verve del 1990, ma guadagnano in equilibrio. Il "songwriting" di Billie Joe e` ancora una cornucopia di motivi memorabili, ma l'esecuzione e` appena rallentata e meno "rumorosa", alla ricerca evidentemente di un pubblico piu` ampio. Private Ale, Android e Who Wrote Holden Caulfield riportano alle scatenate danze da party del primo album, ma sono l'eccezione non la regola. Se 2000 Light Years Away e` l'anthem esistenziale a cui viene affidato il compito di definire il tema dell'opera, i capolavori Mersey-beat si chiamano One For The Razorbacks, Welcome To Paradise, One Of My Lies. Sono questi i nuovi Green Day. Compaiono qui anche No One Knows e Dominated Love Slave.
Billie Joe e` il trascinatore: canto forte e cristallino, chitarra rovente e acrobatica; e la sezione ritmica gli tiene dietro come un treno, senza lesinare colpi. Mike Dirnt (basso) e Frank "Tre Cool" Wright (batteria) sono perfettamente in sintonia con il suo spirito mattacchione.

Esemplari del revival della melodia nell'hardcore, i Green Day avevano ereditato lo scettro dei Descendents e stavano replicando il vecchio trucco di catturare la frenesia e l'insoddisfazione degli adolescenti attraverso ritmi veloci e ritornelli elementari.

Dookie (Reprise, 1994) fa fruttare commercialmente quell'idea, ma a scapito dell'esuberante scipitezza che li contraddistingueva. Le melodie di Burnout e Chump scorrono senza lasciare il segno. Having A Blast e She citano Replacements e Husker Du come li citerebbero i cantanti da classifica che non hanno mai ascoltato un loro disco. Raramente l'elettricita` sale a livello di un "rave-up" da party, raramente l'arrangiamento riesce ad essere genialmente oleografico.
Ma la nuova versione di Welcome To Paradise li catapulta in testa alle classifiche e Longview consolida il nuovo stile: un inizio in sordina, battendo il tempo in maniera casual, e poi un'esplosione di chitarra che lancia in orbita il ritornello. E cosi` Basket Case comincia a cappella, con un brusio di chitarra in sottofondo, prima che esploda nel doppio tempo della batteria, si fermi con un singhiozzo controtempo e poi riprenda al galoppo. L'altro classico del disco, When I Come Around, si accompagna alle rudi movenze sudiste dei Lynyrd Skynyrd. Questi brani bastano a farne delle star.
Poco conta che In The End sfoderi una delle loro filastrocche memorabili a rotta di collo: quello e` un complesso punk-rock che non esiste piu`. L'album vendera` dieci milioni di copie nel giro di cinque anni.

Quanto poco il gruppo abbia da dire in confronto a tanti altri onesti complessi di hardcore lo dimostra Insomniac (Reprise, 1995), uno degli album piu` ottusi della storia del punk-rock. Armatage Shanks, Stuart And The Ave e Geek Stink Breath tentano semplicemente di ripetere il successo dei loro omologhi sul disco precedente. Le liriche aggiungono ulteriore imbarazzo: Armstrong e` patetico nel suo atteggiarsi a eroe alienato e nichilista. I vecchi fans si eccitano per le anomalie strumentali di Panic Song e Brain Stew, le uniche canzoni che segnano un qualche progresso.

Nimrod (Reprise, 1997) dimostra che il successo e` venuto per caso: Nice Guys Finish Last, The Grouch, Scattered sono cantilene mosce e ripetitive, tanto intelligenti quanto quelle dei Beatles, che riciclano stereotipi e raramente provano anche a emozionare. L'album e` piatto e, alla lunga, tedioso. Il cantante vi sfoga le sue fobie personali, ma senza la fantasia di un Gorgan (Smashing Pumpkins). C'e` comunque di peggio: il pop imbarazzante di Redundant e Hitchin' a Ride, entrambi usciti su singolo, lo strumentale esotico e gotico Last Ride In.
Il disco si risveglia all'improvviso nella seconda parte, ed e` come se i Green Day strizzassero l'occhio ai fans: le scosse hardcore di Platypus, Jinx, Reject e Haushinka cambiano completamente scena. Peccato che sembrino scarti dei primi album. Il gruppo si diverte persino a parodiare death metal (Take Back), vaudeville (King For A Day) e folk-rock (Prosthetic Head), mostrando in questi brani il meglio di se stessi.
Ma i Green Day si ri-inventano una carriera con la ballad Good Riddance, indubbiamente sospita da una melodia memorabile, e per di piu` arrangiata con violini classicheggianti. Per il gruppo storico del punk-pop, e` poco meno che un requiem da morto. Per la casa discografica, e` la ragione stessa d'esistenza di questo album.

Decisamente perduto lo spirito infantile del loro "popcore", i Green Day non possono che tentare di fare sul serio quello che prima facevano per ridere. Come gia` successo a tutti i loro predecessori (dai Ramones ai Devo), questa metamorfosi ha effetti deteriori: quella che prima era la colonna sonora per i party piu` demenziali, adesso diventa un qualcosa senza identita`, troppo liscio, troppo pulito, troppo educato, e i Green Day assomigliano agli Young Fresh Fellows senza il senso dello humour.

With Warning (Reprise, 2000) any hope of winning Green Day back to the punk cause were lost. Few things are more predictable than a new Green Day album: a dull sequence of catchy tunes that pretend to be reportages of teenagers' life but sound as sincere and personal as a politician's promises to the same teenagers. The model for Warning, Church On Sunday, Blood Sex And Booze is Good Riddance, not their early punk anthems. Echoes of those (Fashion Victim, Castaway, Jackass) are faint and warped. Minority is possibly the best song, mainly because this surreal polka (replete with accordion, and with a captivating riff beaten on the guitar strings) doesn't sound like Green Day. The singalong Misery and the folkish Macy's Day Parade move even farther away, but now the band is beginning to sound senile.

The rock opera American Idiot (Reprise, 2004) is a verbose expression of these former punks' view of the world. They had never been particularly literate, and now they want to rely mainly on the lyrics. It sounds like a really bad idea, but it they manage to turn it upside down. These analyze the USA from both the political (explicit) and the sociological (subtle) viewpoints. Green Day are no Clash and they are no Kinks, but they are clever enough not to try to be. Their rock opera is different from its noble ancestors precisely because it does not try to be ambitious. They shun venom (ideology) as well as humour (satire). They simply tell it like it is, like a young man of their generation feels it is. This humble and sincere approach helps craft songs that are unusually mature while being catchy as usual: Boulevard of Broken Dreams (the stereotypical loner's lament, that they arrange with guitar effects borrowed from Donovan's Hurdy Gurdy Man), St Jimmy, Extraordinary Girl, Are We The Waiting, Holiday. The trio even succeeds in the two, nine-minute, five-movement suites, Jesus Of Suburbia and Homecoming (especially the first one), a format that one would have thought way beyond their reach.
The opera was staged in 2009 in their hometown Berkeley with orchestration by Tom Kitt.

21st Century Breakdown (Reprise, 2009), Green Day's second rock opera, is the album where they fully connected with their early 1960s models. Less ambitious than American Idiot (dispensing with the epic pieces and focusing on their forte, the short melodic song), this album is dominated by Who-style guitar pop (21st Century Breakdown, Before the Lobotomy, and especially Know Your Enemy) and by Kinks-style vignettes of ordinary life such as Viva la Gloria and Last of the American Girls. The ballads Last Night on Earth and especially Restless Heart Syndrome wed the tenderness of John Lennon's litanies with the pomp of glam-rock. Only Christian's Inferno and Murder City exhibit a punk-rock overdrive, and Horseshoes and Handgrenades unveils an anthemic riff in the vein of garage-rock. The most original moments come with Peacemaker, a country & western gallop with strings and choir, and Viva la Gloria? (Little Girl), the best refrain of the batch, reminiscent of the music-hall and Broadway show tunes. Marginally successful is also the rhythmic experiment of East Jesus Nowhere.

(Translation by/ Tradotto da Gualtiero Sbandi)

Con Warning (Reprise,2000) ogni speranza di veder tornare i Green Day alla causa del punk e' perduta.Ci sono poche cose piu' prevedibili di un nuovo album dei Green Day: una noiosa sequenza di melodie orecchiabili che pretendono di essere uno spaccato della vista dei teenagers ma suonano sincere e personali come le promesse che fanno i politici agli stessi giovani.Il modello per "Warning","Church On Sunday","Blood,Sex And Booze" e' "Good Riddance",non i loro primi inni punk.Gli echi di quest'ultimi ("Fashion Victim","Castaway","Jackass") sono deboli e contorti. "Minority" e' forse la canzone migliore, principalmente perche' la sua polka surreale (ripiena di fisarmonica, e con un accattivante riff battuto sulle corde della chitarra) non suona alla Green Day.Il singalong di "Misery" e la folkeggiante "Macy's Day Parade" se ne allontanano ancor di piu',ma a questo la band comincia a mostrare i segni dell'eta'.

(Translation by/ Tradotto da Antonio Saluzzi)

L'opera rock American Idiot (Reprise, 2004) è un'espressione prolissa della visione del mondo di questi ex-punk. Non erano mai stati particolarmente intellettuali, e ora vogliono fare affidamento principalmente sui testi. Sembra una pessima idea, ma riescono a capovolgerla. Analizzano gli Stati Uniti sia dal punto di vista politico (esplicito) che sociologico (sottile). I Green Day non sono i Clash e non sono i Kinks, ma sono abbastanza intelligenti da non cercare di esserlo. La loro opera rock è diversa dai suoi nobili antenati proprio perché non cerca di essere ambiziosa. Evitano il veleno (ideologia) e l'umorismo (satira). Lo dicono semplicemente così com'è, come lo sente un giovane della loro generazione. Questo approccio umile e sincero aiuta a creare canzoni insolitamente mature pur essendo orecchiabili come al solito: Boulevard of Broken Dreams (il lamento stereotipato del solitario, che arrangiano con effetti di chitarra presi in prestito da Hurdy Gurdy Man di Donovan), St Jimmy, Extraordinary Girl, Are We The Waiting, Holiday. Il trio riesce anche nelle due suite di cinque movimenti di nove minuti, Jesus Of Suburbia e Homecoming (soprattutto la prima), un formato che si sarebbe pensato ben oltre la loro portata. L'opera è andata in scena nel 2009 nella loro città natale, Berkeley, con l'orchestrazione di Tom Kitt.

21st Century Breakdown (Reprise, 2009), la seconda opera rock dei Green Day, è l'album in cui si sono collegati completamente con i loro modelli dei primi anni '60. Meno ambizioso di American Idiot (in quanto rinuncia ai pezzi epici e si concentra sul loro forte, la breve canzone melodica), questo album è dominato dal pop chitarristico in stile Who (21st Century Breakdown, Before the Lobotomy e soprattutto Know Your Enemy) e da scenette di vita ordinaria in stile Kinks come Viva la Gloria e Last of the American Girls. Le ballate Last Night on Earth e soprattutto Restless Heart Syndrome sposano la tenerezza delle litanie di John Lennon con lo sfarzo del glam-rock. Solo Christian’s Inferno e Murder City sfoggiano una spinta punk-rock, e Horseshoes and Handgrenades svela un riff melodici in stile garage-rock. I momenti più originali arrivano con Peacemaker, una galoppata country & western con archi e coro, e Viva la Gloria? (Little Girl), il miglior ritornello del lotto, che ricorda i brani del music-hall e degli spettacoli di Broadway. Marginalmente riuscito è anche l'esperimento ritmico di East Jesus Nowhere.

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