- Dalla pagina sui Rancid di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Alessandra De Angelis)

Con Rancid (Hellcat, 2000) il gruppo ritorna al top della forma con un sfilza di canzonette aspre, solenni (nè pop, nè reggae, nè ska), sebbene sia difficile decidere cosa sia che rende grande quest'album, dato che sembra uguale a tanti altri album hardcore.
Per i fans dei Rancid, quest'album è l'equivalente di Nebraska per Springsteen, un ritorno catarchico alle radici dell'artista, solo che i Rancid sono al polo opposto dello spettro emozionale.


(Tradotto da Anna LaRocca)

Con ogni album, tanto con la sua band dei Rancid quanto con il suo progetto solista, Lars Frederiksen and the Bastards (Epitaph, 2001), Frederiksen diventa sempre più impegnato nel cantare le sofferenze della classe operaia. Il sound può ancora essere più punk che rock, ma l'enfasi è al 100% con Bruce Springsteen e persino con Billy Bragg (di cui To Have and to Have Not è una cover). La buona notizia è che, a differenza di altri cantautori diventati ideologi, Frederiksen non dimentica di fare rock mentre arringa le folle (Dead American, 6 Foot 5).


(Tradotto da Stefano Iardella)

I Transplants (Hellcat, 2002) sono Travis Barker dei Blink 182 e Rob Aston, la voce di supporto di Tim Armstrong dei Rancid. Il loro hardcore è tradizionale (Romper Stomper, Quick Death, Diamonds And Guns) e leggermente melodico alla Clash (California Babylon, Weigh On My Mind).

Indestructible (Hellcat, 2003) dei Rancid suona proprio come la prima volta: Fall Back Down, Red Hot Moon, Memphis, Born Frustrated, Start Now sono materiale di prima qualità dei Rancid.

Let The Dominoes Fall (Epitaph, 2009), il primo album dei Rancid in sei anni, offre commenti prevedibili e non particolarmente coinvolgenti su eventi non più contemporanei (Last One to Die, New Orleans).


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