Dalla pagina di Tortoise di Piero Scaruffi: testo originale di Piero Scaruffi e traduzioni di Paolo Latini, Jacopo LaMaida, Stefano Iardella.
I Tortoise sono uno dei gruppi piu` importanti degli anni '90. Non solo vantano una delle formazioni piu` qualificate dell'epoca, ma hanno coniato un sound che rappresenta un reale salto di qualita` per il rock and roll.

Tortoise nacquero nel 1991 per iniziativa del batterista e tastierista John Herndon (ex Poster Children e anche nei 5ive Style) e del bassista Doug McCombs (ex Eleventh Dream Day). I due formavano una sezione ritmica, ispirata alle grandi sezioni ritmiche nere degli anni '60, che ancorava il ritmo a un ibrido di funk e dub.

I primi singoli, Gooseneck/ Mosquito/ Onions Wrapped In Rubber (Torsion, 1993) e Lonesome Sound/ Reservoir/ Sheets (Thrill Jockey) ambientavano i loro esperimenti ritmici in un paesaggio desolato solcato da sinistri droni ambientali.

Tortoise (Thrill Jockey, 1994), remixato in seguito da ospiti d'onore in Rhythms, Resolutions & Clusters, e` un geniale esperimento di dub. La formazione e` diventata un supergruppo come non se ne sono mai visti: il tastierista John McEntire (ex Bastro e anche nei Sea And Cake e nei Gastr Del Sol dell'altro ex-Bastro, David Grubbs), il percussionista Dan Bitney (ex Tar Babies), e il bassista Bundy Brown (altro ex Bastro e Gastr Del Sol), che amano scambiarsi gli strumenti di continuo, compongono un ensemble d'eccezione. Non stupisce pertanto che gli arrangiamenti siano tanto meticolosi e cromatici quanto spartani e dimessi. Per lo piu` le cadenze sono lentissime, come in una trance buddista. I languidi brani strumentali del disco oscillano fra un jazz narcotico e un dub psichedelico.
Nel bene e nel male, brani come Magnet Pulls Through sono pura teoria musicale: da un lato i rigidi schemi ritmici funk, jazz e dub e dall'altro le certosine dissonanze di sottofondo. Cosi` Tin Cans & Twine e il suo incastro fra un tema blues mormorato sulle corde del basso e un tema country singhiozzato sottovoce dalla chitarra. Cosi` la giungla di ripetizioni minimaliste di Spiderwebbed. Le emozioni trapelano da Night Air, un lento e malinconico blues-jazz, e dalla briosa e swinganta jam di Ry Cooder. Le melodie si intrufolano quasi di soppianto dentro le fragili e confuse impalcature ritmiche. La grande tradizione sperimentale/progressiva di Canterbury e del kraut-rock (Neu, Can) degli anni '70 rivive in questi figli dell'humus sonoro di Slint e Blind Idiot God.

Il singolo 12" Gamera/ City Dweller (Duophonic) comprende due lunghi brani che manifestano ambizioni persino maggiori. Pochi mesi dopo esce anche Why We Fight/ Whitewater (Soul Static Sound).

Brown lascia pero` subito il gruppo per suonare con i Directions e per lanciare il progetto Pullman) e al suo posto subentra al basso David Pajo (ex Slint). Su Millions Now Living Will Never Die (Thrill Jockey, 1996) i Tortoise cominciano ad assomigliare ai complessi del progressive-rock. Lo dimostra il formato stesso del disco: una lunga suite baricentrica, e poi una manciata di brani di corredo.
Nei ventun minuti di Djed sono pesantissime le influenze dei Neu e di Steve Reich. L'inizio e` in sordina, con un un pattern melodico ripetuto dal basso sul quale si snoda una trama di rumori. Il pattern cresce e si irrobustisce. Le tastiere cominciano a muoversi su quel ritmo pulsante con una serie di liquide frasi jazz-rock. Dopo un intermezzo di dub sincopato, le tastiere si mettono a percuotere in maniera ripetitiva e polifonica, come nelle suite di Steve Reich, presto imitate dalle percussioni. Lungo tutto il corso del brano, il complesso sperimenta timbriche irregolari. E questo e` uno dei temi centrali del disco.
L'altro tema e` la decostruzione del modo in cui ritmi e melodie interagiscono per dar luogo alla dinamica di un brano. Negli arpeggi di chitarra e vibrafono di Glass Museum e nel bailamme quasi jazz-rock di The Taut And Tame la dinamica viene rimessa continuamente in discussione. Le armonie assomigliano a quelle del progressive-rock, a quelle del jazz-rock di Canterbury, ma, invece di tendere a un ideale unitario, sono frantumate e contraddette a ogni pie` sospinto.
Alla fine del disco il gruppo prova a rimettere i pezzi insieme, e Along The Banks Of Rivers intona un mesto tema da film noir. E` l'unico momento accessibile di un disco profondamente sperimentale, cervellotico come una ricerca scientifica e analitico come un teorema matematico. Rimangono A Survey e Dear Grandma And Grandpa a mediare fra cuore e cervello, fra passato e futuro.

Anche Dave Pajo lascia il gruppo (per curare il progetto Aerial M) e al suo posto entra il chitarrista di colore Jeff Parker (jazzista di adozione, gia` sperimentato negli Isotope 217).

L'ensemble di TNT (Thrill Jockey, 1998) e` pertanto un sestetto: John McEntire alle percussioni e alle tastiere, John Herndon alle percussioni e al vibrafono, Dan Bitney alla batteria e alle tastiere, Douglas McCombs e Pajo al basso e Parker alla chitarra e al vibrafono. In totale, ci sono tre percussionisti e quattro tastieristi (difficile, insomma, dire chi suona cosa). In pratica, i Tortoise sono semplicemente una grossa sezione ritmica immersa in uno scenario di musica elettronica. A vivacizzare questo programma sono due fattori: Parker suona la chitarra come un sassofono, e all'arrangiamento si uniscono per la prima volta anche violini e fiati.
Per i primi due brani, la title-track e Swing From The Gutters, e` difficile non pensare al jazz-rock di Miles Davis, piu` concettuale nella prima e piu` graffiante nella seconda. Ma Ten-Day Interval vira decisamente in direzione del minimalismo, con le marimba di McEntire suonate alla Steve Reich, e una melodia di pianoforte in sottofondo che viene fratturata e rallentata alla Brian Eno.
I Set My Face To The Hillside confonde ulteriormente le acque: all'apertura spagnoleggiante di chitarra, fanno seguito prima un tema di armonica degno di un western epico e poi un balletto giapponese condotto dal vibrafono. Suspension Bridge At Iguazu Falls parte dal progressive-rock piu` jazzato di Canterbury, ma arriva a un quadretto esotico per twang di chitarra degno di un Duan Eddy.
Poi ci sono gli esperimenti sul ritmo: Four-Day Interval, un brano per scansioni metronomiche di tastiere, e soprattutto Jetty, un'acrobazia di tempi saltellanti e di timbriche legnose in stile drum'n'bass.
A intrattenere il pubblico sono sono rimasti ben pochi intermezzi di musica commerciale: l'ibrido funk e dub di Equator, il soft-jazz caraibico di In Sarah e poco altro.
Il sound poggia su due processi compositivi, uno di sovrapposizioni di elementi sonori in studio e uno di dinamica fra i membri del gruppo. Il primo e` un fatto squisitamente tecnologico, il secondo e` un fatto squisitamente musicale. Ma il vero marchio di fabbrica del gruppo e` rappresentato dal tono incantato con cui vengono eseguiti tutti i brani.
Hanno ragione i critici ad accusarli di essere troppo accademici, ma la musica dei Tortoise appartiene ormai piu` al repertorio classico (o quantomeno jazz) che a quello rock.

L'EP In the Fishtank (Konkurrent, 1999), registrato con gli olandesi Ex, annovera un altro strumentale al confine fra Can, Sonic Youth e free jazz, The Lawn Of The Lamb. Alcuni brevi pezzi cacofonici mostrano una faccia piu` sperimentale del gruppo.

Douglas McCombs e` anche attivo come Brokeback.

John McEntire registra con amici assortiti la colonna sonora Reach The Rock (Hefty, 1999). Ne fanno parte sette suoi brani strumentali e una nuova "groove" dei Tortoise, In A Thimble.

La musica strumentale dei Tortoise costituisce uno dei capitoli piu` importanti della musica rock di oggi, e scaturisce da una scuola di musica rock (Squirrel Bait, Slint, Bastro, Bitch Magnet, etc) che va ormai annoverata fra i fenomeni piu` salienti dell'intera storia del rock. Viene spontaneo allacciare lo stile jazzato e progressivo dei Tortoise alle due scuole piu` influenti degli anni Settanta: Canterbury (Caravan, Matching Mole e ovviamente Soft Machine) e il kraut-rock (i Neu e i Can, in particolare). Come loro, i Tortoise sono consci dei progressi del free-jazz e della musica d'avanguardia (Steve Reich in particolare). Come loro, i Tortoise riescono a trasferire quei pruriti creativi in un formato piu` o meno rock e riescono ad amalgamare le diverse sorgenti in un flusso sonoro compatto e armonioso. Come capito` ai Soft Machine e ai Can, il prezzo da pagare e` una certa freddezza e rigidita`, che mal si sposano ai gusti "grossolani" del pubblico rock.


(Translation by/ Tradotto da Paolo Latini)

Se il progetto Tortoise e' "post-rock", allora Isotope 217 e' "post-jazz". Due rispettabilissimi strumentisti jazz (Sara Smith, trombone e Rob Mazurek, cornet) formano il nucleo dell'ensemble, anche se sono Dan Bitney (percussioni), Jeff Parker (chitarra) e John Herndon (percussioni) ad interessare la stampa. Il punto di riferimento per The Unstable Molecule (Thrill Jockey, 1998) e' Bitches Brew di Miles Davis, e talvolta Sextant di Herbie Hancock (Phonometrics), ma l'influenza dei Can e' sempre ben presente (Kryptonite Smokes The Red Line, Beneath The Undertow) ed il mood tocca l'espressionismo kafkiano (La Jetee) e il surrealismo di Dali (Prince Namor).

Jeff Parker ha i pieni poteri su Utonian Automatic (Thrill Jockey, 1999). Sara Smith se n'e' andata e Rob Mazurek non ha la sua solita vena creativa. Bundy Brown e John McEntire intonano bei motivi da dietro il sipario, ma le improvvisazioni strumentali raramente (LUH, Audio Champion) ricordano la verve neurotica del primo album. Per lo piu', il gruppo vuole integrare le proprie improvvisazioni live con un mixaggio dub e tecniche di produzione elettronica. Risultato: molte tracce sono piu' atmosferiche che funky.

Who Stole The I Walkman (Thrill Jockey, 2000) mostra i diversi talenti di Herndon, Parker, Bitney e Mazurek in un modo superbo, ma solo poche tracce (Moot Ang, Harm-O-Lodge, Sint_D) evitano il pericolo dell'autoindulgenza , ed il resto si trascina verso un'attorcigliata forma di jazz-rock elettronico, che compiace solo chi suona. Kidtronix e' un buon esempio del modo (energico e vivido) in cui raramente (ahime') si comportano. Il collage di Meta Bass e' un buon esempio del modo (opportunistico e fittizio) con cui spesso (ahime') confezionano musica al di fuori di esempi eruditi.

Tricolor (in riferimento alle razze diverse dei tre membri) e' un trio jazz-rock guidato dal chitarrista dei Tortoise, Jeff Parker (un afro-americano) con il jazzista giapponese Tatsu Aoki e il batterista caucasico Pavkovic dei Boxhead Ensemble. Mirth + Feckless (Atavistic, 1999) e' il loro primo album. Sempre Parker e Pavkovic sono i protagonisti di Toe 2000 (Truckstop, 1998), che ospita anche il bassista Doug McCombs e la voce di Yoko Noge. Sempre Parker e' protagonista di attorcigliati capricci strumentali jazzati come Pansy e Ball, e, in special modo, del surreale e straziante Frog, anche se Pavkovic conduce l'orchestra. Il borbottato blues paleolitico di Noge su Mono e Bolo si accompagna ai contrappunti disgiunti del trio. La piu' vitale jam di 11 minuti Stick, si riveste di percussioni tribali africane, spiccano il cantato di Noge e le movenze chitarristiche brasiliane. Pavkovic, che era gia' comparso su molti altri album jazz e rock, ha anche suonato per Parker su Tricolor e ha realizzato un altro album con il progetto Toe 2000, Variant (Truckstop, 2000).
Quegli albums sono prevalentemente una vetrina dell'eccentrico suono chitarristico di Parker, sebbene nei Tricolor emergano anche due sottostimati elementi dell'arte di Parker: melodia e la sperimentazione trasversale. Molte tracce poggiano su di una forte infrastruttura melodica, che e' poi cautamente deragliata dagli esperimenti di Parker. E quasi tutte le tracce nascondono citazioni di generi non-jazz, siano essi musica tribale africana, voodoo blues o minimalismo.

Nonparticipant + Milk (Atavistic, 2001) e' una registrazione dal vivo dei Tricolor (Nonparticipant e' la composizione principale, ma Deceit e' il loro tributo al classico Miles Davis).


(Translation by/ Tradotto da Jacopo LaMaida)

Con Standards (Thrill Jockey, 2001), il freddo e intellettuale approccio alla musica rock dei Tortoise sta cominciando a logorarsi. Certo, l’album e’ una decostruita e abbreviata storia del rock (quasi ogni pezzo paga un tributo a uno dei grandi del rock). Ma c’e’ una differenza tra l’erudizione e l’eleganza, tra la competenza e la sofisticatezza. Questo e’ un lavoro di musicisti con talento ma senza visione. In una parola, stanno diventando noiosi. Seneca e Monica sono forse i momenti più accattivanti.

Il singolo Gentle Cupping The Chin And The Ape (Thrill Jockey, 2001) e’ in realta’ di gran lunga piu’ interessante di tutto quello che compare sull’album, con la sua decomposizione di drum'n'bass, il suo jazz digitale e i suoi suoni guasti di videogame.

It's All Around You (Thrill Jockey, 2004) e’ "Tortoise-iano": lo stesso jamming pseudo-jazz e lo stesso gelido gioco timbrico, ma sempre piu’ fiacco e assonnato, come se fosse influenzato dalle estetiche della ECM. Dovrebbero essere visti come il punto in cui il post-rock e’ mutato in un muzak da supermarket (come la traccia d’apertura, la quasi bossanova It's All Around You). Memorie dell’antica classe riaffiorano in The Lithium Stiffs (con Kelly Hogan al canto). Un singolo di due lati sarebbe stato piu’ che sufficiente.


(Translation by/ Tradotto da Stefano Iardella)

The Brave And The Bold (Overcoat, 2006) fu una collaborazione consistente in dieci cover di tra i Tortoise e Bonnie "Prince" Billy (Will Oldham).

Il box-set da 3 CD A Lazarus Taxon (Thrill Jockey, 2006) raccoglie rarità e i pezzi più rilevanti dagli altri album.

Beacons Of Ancestorship (Thrill Jockey, 2009), il primo album dei Tortoise in cinque anni, fu più elettronico e jazz, e praticamente reinventò il post-rock tramite il riciclaggio dei loro stereotipi per un nuovo tipo di lounge music esistenziale. Gli otto minuti di High Class Slim Came Floatin' In sono una scorrevole jam funk-jazz che si concentra su timbri elettronici e sulle melodie (anche dopo essere esplosa in una martellante poliritmia industriale e minimalista). Inevitabilmente, i Tortoise finiscono per suonare come un clone dei Soft Machine e dei Matching Mole dell'era Ratlidge. L'elemento nuovo è rappresentato dalle melodie orecchiabili, che a volte imitano muzak di facile ascolto e colonne sonore di film degli anni sessanta (Prepare Your Coffin, Minors). Vi è anche un'atmosfera più leggera e divertente che rivitalizza la loro musica, come l'inedito pezzo caraibico Northern Something. Anche la grandezza robotica di Gigantes è stemperata dall'inizio in stile brasiliano e dai languidi lamenti finali new-age. I punti più duri, in particolare il terribile hard-rock di Yinxianghechengqi, non sono mai più che deviazioni occasionali.

I quattro pezzi dell'EP Why Waste Time (Thrill Jockey, 2010) furono un esercizio di musica ambient e glitch.

I Tortoise tornarono dopo un'altra lunga pausa con il mediocre synth-pop revisionista di The Catasphist (2016), contenente il carillon elettronico minimalista in stile anni '80 di Gesceap e la disco-funk vintage di Gopher Island. L'album si risveglia brevemente con la stridente locomotiva gamelan di Shake Hands With Danger, ma poi sprofonda di nuovo in un letargo senile.

Jeff Parker si è lanciato anche in una prolifica carriera da solista nel mondo jazz.


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