Dalla pagina degli Arab Strap di Piero Scaruffi: traduzioni di Tobia D'Onofrio, Paolo Latini, Claudio Vespignani, Stefano Iardella


(Translation by/Tradotto da Tobia D'Onofrio)

Arab Strap è un duo scozzese che scrive canzoni estremamente personali (e spesso brutali), con enfasi maniacale carica di auto-commiserazione, e le esegue in una cornice musicale "lo-fi". Aidan Moffat, il cantante, ha suonato la batteria nei Jason Taylor’s Bay, i cui album Happy Being Different Anoise Annoys, 1994) e Alison Rae (Anoise Annoys, 1995) sono affermazioni minori nel genere della musica folk confessionale.

Il singolo di debutto di Arab Strab The First Big Weekend è l’archetipo di quello che sarebbe venuto dopo. The Week Never Starts Around Here (ChemiKal Underground, 1997) potrebbe essere un lavoro di Smog: liriche oscure e feroci, arrangiamenti spartani, un senso di desolazione e solitudine (General Plea To A Girlfriend, Driving, Phone Me Tonight). Il fantasma di Joy Division emerge ripetutamente dalle melodie moribonde. Il singolo orecchiabile Girls Of Summer conclude l’anno.

Philophobia (Matador, 1998) migliora il sound (almeno in canzoni più pop come Packs Of Three) ed i testi, ma Moffat continua a recitare le sue omelie funebri con voce robotica ed il polistrumentista Malcolm Middleton usa gli strumenti come un becchino che pianti i chiodi nella bara. Afterwards, The Night Before The Funeral, e One Day After School sono discese atmosferiche nell’inferno personale di Moffat. Here We Go (una delle migliori) e Soaps i singoli della stagione.

Dopo il live Mad For Sadness (Jetsets, 1999), Elephant Shoe (Go Beat, 1999) soffre di eccessive auto-citazioni, anche se ballate come Cherubs, Direction of A Strong Man, Pijamas, Autumnal e Tanned mostrano la solita (pacata) classe.


(Translation by/Tradotto da Claudio Vespignani)

Sorprendentemente il singolo Love detective ha ben poco del malinconico marchio di fabbrica degli Arab Strap. Anzi, al contrario, si compiace di un ritmo strascicato upbeat che prende in prestito le sonorita` in voga del trip-hop.

Il rinnovamento intuito sul singolo si materializza con The red thread (Matador 2001), che fondamentalmente e` una svolta radicale, un chiaro compromesso fra spirito artistico e richiesta del mercato. Le storie di Moffat (mai particolarmente affascinanti, e leggermente ripetitive) vanno in secondo piano, mentre la musica (trascurabile nei dischi precedenti) diventa l’identita` principale dei brani. Il singolo e` Turbulence.


(Translation by/ Tradotto da Tobia D'Onofrio)

Aidan Moffat e Stuart Braithwaite (Mogwai) lanciano un side-project con l’EP Sick Anchors (Lost Dog, 2002).

The Stolen Singles (Three.One.G, 2003) raccoglie i singoli di Arab Strap.

Malcolm Middleton ha registrato 5:14 Fluoxytine Seagull Alcohol John Nicotine (Chemikal Underground, 2002), caratterizzato da un trip-hop alla Arab Strap in una cornice ancora più personale e malinconica (Rotten Heart, Birdwatcher). Il secondo album solista di Middleton, Into The Woods (Chemikal Underground, 2005) è un lavoro più musicale, in particolare l’elegia per piano alla Leonard Cohen di Devastation, il singalong orchestrale Solemn Thirsty (con un pesante drumming fuori fase e strane correnti secondarie di suoni collaterali), il trip-hop psicologico di Choir, la folkeggiante Monday Night Nothing, la filastrocca frenetica di A New Heart, anche se ottiene risultati meno interessanti quando si avventura nel noise-pop (Loneliness Shines e Bear With Me).

Ciò che viene fuori da questi album è l’abilità di Middleton nel comporre ed arrangiare canzoni. Pochi musicisti possono scrivere pezzi che funzionino fra le convenzioni del genere utilizzando ritmiche e suoni (e persino testi) che normalmente non appartengono alla musica pop. Quello che distingue il terzo disco di Middleton, A Brighter Beat (Full Time Hobby, 2007), è innanzi tutto l’abilità di confezionare atmosfere depresse, come in Four Cigarettes.

Aidan Moffat adotta il moniker Lucky Pierre e pubblica musica elettronica strumentale su Hypnogogia (Melodic, 2002), Touchpool (2005) e Dip (Melodic, 2007).


(Translation by/Tradotto da Paolo Latini)

Monday at the Hug And Pint (Matador, 2003) beneficia dei contributi del violinista Stacey Sievwright e del violoncello di Jenny Reeve, oltre che di Barry Burns dei Mogway e di Conor Oberst e Mike Mogis di Bright Eyes. Evitando la malinconia a buon mercato, le migliori canzoni del disco espolarono gli umori che che vanno dalla disperazione più estrema alla più calma prudenza. Ovunque, il disco traspira di musica classica (archi da camera) e synth-pop (dance beat), The Sky Retirer, per le discoteche, ma a vincere è Fucking Little Bastards, una lunga canzone funerea che sbanda seguendo una batteria pesante, chitarre distorte e un cantanto Iggy Pop-esco.  Dopo il crescendo psichedelico di una parentesi strumentale fatta di fracasso di cimbali e violente strimpellate, la canzone riparte con un tempo marziale tra archi romantici  e chitarre neurotiche, evocando Neil Young, mentre la spettrale coda di un minuto è il loro momento più strano ad oggi. La composizione più atmosferica, d'altro canto, è Flirt, che esordisce su toni da ninnananna per trasformarsi in una parabola country-rock Nick Cave-iana. Verso la fine, Act of War cerca fin troppo di essere un po' più gentile e toccante, e il ritorno al programma d'origine in Serenade rovina l'elegante contrappunto di violino e piano. Al di là dei pochi brani vincenti, la grande quantità di materiale riempitivo che gli Arab Strap sono soliti stipare su ogni album è sempre annoiante (la ballata neoclassica Who Named the Days?  fa addirittura rimpiangere i Beatles di Eleanor Rigby, la canzone simil-folk violinistica Loch Even è prevedibile e scontata quanto i Waterboys, The Week Never Starts Round Here è un singalong imbarazzante). Non è il disastro che fu The Red Thread, ma perché non fare dischi più corti, o aspettare qualche anno in più tra un disco e l'altro?


(Translation by/Tradotto da Paolo Latini)

La corista degli Arab Strap's , Adele Bethel e il batterista David Gow formano i Sons & Daughters e registrano l'EP The Lovers (2002) e il mini-album Love the Cup (Ba Da Ding, 2003), un lavoro innovativo di stampo folk-rock. L'incalzante Fight unisce l'enfasi apocalittica di Nick Cave con la veloce marcia del bluegrass. Broken Bones è un duetto voce-batteria, con la batteria a creare la suspence che Bethel cavalca con i suoi sospiri. Batterie, chitarre e percussioni creano il boogie ossessivo di Johnny Cash, colonna sonora ideale per una danza cannibale trasformata in un inno corale al cantautore morto. Le altre tracce di questo mini-album non reggono il paragone con quei tre capolavori, ma la frenetica Blood, la spettrale Start To End, il motivetto pop spastico spastic La Lune e Awkward Duet (veramente la meno goffa tra le canzoni del disco) dimostrano che il duo ha stile, anche quando non risplende. Le armonie vocali possono ricordare quelle dei Walkabouts, ma la musica è dieci volte più deragliante. Allo stesso tempo, non ci sono gli sovratoni psichedelici sbilenchi degli Holy Modal Rounders.


(Translation by/ Tradotto da Tobia D'Onofrio)

Il secondo album di Sons And Daughters, Repulsion Box (Domino, 2005), è un’esperienza piuttosto monotona. Pochi sbalzi di tensione (Dance Me In, Monsters e Choked) scacciano qua e là l’atmosfera funerea, ma non l’impressione dilettantesca.

L’album di 36 minuti The Last Romance (Chemikal Underground, 2005 – Transdreamer, 2006), arrangiato con una pletora di chitarre, tastiere, archi e fiati, è terribilmente pomposo rispetto ai loro standard, ma nello stesso tempo conferisce una nuova fermezza ai soliti psicodrammi di Moffat (Stink, Confessions Of A Big Brother) permettendo al fascino pop di Dream Sequence, Speed Date e No Hope For Us di brillare disinibito.

Ten Years Of Tears (Chemikal Underground, 2007) è una retrospettiva della loro carriera.


(Translation by/Tradotto da Stefano Iardella)

Aidan Moffat ha poi lanciato un altro progetto, i Best-Ofs, che ha debuttato con il mediocre How to Get To Heaven From Scotland (2009).

Dopo otto anni di lavorazione, Everything's Getting Older (2011) è stata una collaborazione tra Aidan Moffat e il compositore/arrangiatore Bill Wells che consisteva principalmente nel vestire con strutture eleganti e cupe (spesso derivate dal jazz e dal minimalismo) alcune tetre meditazioni introverse (in particolare Copper Top, Cages e Dinner Time).


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