- Dalla pagina sui Gene di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Fra i tardi discepoli degli Smiths
si contano anche i Gene, una delle grandi
trovate pubblicitarie del 1994, messi assieme dal cantante Martin Rossiter
(nei panni del Morrissey più piagnucoloso) e dal chitarrista Steve Mason
(in quelli del Marr più anonimo).
For The Dead (Costermonger) e Be My Light sono le canzoncine che
li rivelano. Sleep Well Tonight e Haunted By You
(forse la migliore) vengono raccolte sull'album Olympian (Polydor, 1995),
insieme ad altre stucchevoli imitazioni come A Car That Sped,
Olympian, Your Love, It Lies e London, Can You Wait.
L'edizione americana dell'album contiene anche i primi due singoli.
Il vero deus ex machina è Mason, un chitarrista fantasioso e sensibile
che può colorare una canzone tanto di cascate sinfoniche quanto di vagiti
country.
To See The Lights (Polydor, 1996) raccoglie inediti, B-sides, e così via.
Drawn To The Deep End (Polydor, 1997) non cambia l'essenza del loro
melodismo senza nerbo (One, il singolo Fighting Fit), del loro
patetico
autocommiserarsi (le ballad Why I Was Born e Where Are They Now?),
nonostante
uno spunto alla U2 (l'altro singolo We Could Be Kings) e un mezzo
garage-rock (Voice Of The Father).
Gli spunti originali, la serrata New Amusements e la spettrale
Accidental, sono proprio quelli che il gruppo non persegue.
La band sembrava sempre meno a suo agio nel cercare di trovare una voce personale, così tornarono a plagiare gli Smiths su Revelations (Polydor, 1999), con l'eccezione di The British Disease e You'll Never Walk Again, che hanno un aspetto più duro del solito, e Mayday e As Good as it Gets, che enfatizzano il lato politico della personalità del leader.
Rising For Sunset (Contra, 2000) è un album dal vivo.
Libertine (Imusic, 2002) contiene Let Me Move On.
Nel dicembre del 2004 si sono esibiti al London Astoria per l'ultima volta, prima di separarsi e dedicarsi ad altri progetti.
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