Justin Broadrick, a former Napalm Death,
started Godflesh to play
post-industrial music that fuses elements of Foetus and Big Black.
Godflesh (1988) was one of the bleakest albums since early Swans,
and, overall, sounded like the last spasm of a dying man.
The horrific monoliths of Streetcleaner (1989) fused grind-core and
industrial dance, achieving a level of intensity that had few rivals.
Pure (1992) emphasized heavy-metal guitar and thundering rhythms, and
included a 20-minute aural montage of atonal sounds that could compete with
Lou Reed's Metal Machine Music.
Broadrick also pursued his experimental-noise ambitions with the
side-project Final.
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La parabola artistica di Justin Broadrick e` una delle piu` rocambolesche,
geniali e intrepide della storia del rock. La sua sintesi di generi e di
tecniche di registrazione ha creato una delle "voci" piu` potenti della
musica moderna, capace di incidere sulla psiche con la forza di una catastrofe
naturale.
Broadrick e` anche uno degli uomini che
hanno tentato di costruire un ponte fra gli estremi piu` lontani della
musica rock piu` estrema: fra punk-rock e musica industriale.
Justin Broadrick, chitarrista nei Napalm Death,
formo` gli Head Of David a meta` degli anni '80.
Inizialmente, sull'EP Dogbreath (Blast First, 1986), pareva che il
gruppo volesse semplicemente incupire ulteriormente il sound dei Black Sabbath,
ma l'album LP (Blast, 1986), o CD (Blast, 1986), a seconda del
formato, e brani come
Joyride Burning X e Snuff Rider MC, hanno progressivamente
spostato il baricentro verso una fusione di modi industriali ed heavymetal.
Dustbowl (Blast First, 1988) ha messo a punto la formula, mutuando
codici linguistici estremamente corrotti da Killing Joke, Sonic Youth e
Big Black.
Broadrick lascio` il gruppo per dedicarsi ai Fall Of Because, un trio con il
chitarrista Paul Neville e il bassista Christian Green
(gli altri pubblicheranno un nuovo album nel 1991).
Poi, riducendo ulteriormente la velocita` a cui imitava i Black Sabbath,
passando alla chitarra e conservando Green al basso, Broadrick diede vita ai
Godflesh.
Accordi bassissimi e pesantissimi che rimbombano come cannonate, cadenze
meticolosamente funeree, tape loop da fine del mondo fanno del primo
Godflesh (Silverfish, 1988), uno dei dischi piu` cupi dai tempi dei primi
Swans. Avalanche Master Song e
Godhead, pur nella loro scarna essenzialita`, sono un grunge per trivella
che fa tremare le pareti, litanie da cimitero che distorsioni e i tape loop
contribuiscono a rendere ancor piu` cupe e cadenzate.
Anche i brani piu` incalzanti, come Veins e Weak Flesh, si
mantengono ben lontani dalla frenesia del grindcore.
Ice Nerveshatter e` la Sister Ray del disco, un lungo farnetico
a ritmo (relativamente) tribale devastato dai rumori e da un canto che sembra l'urlo di un moribondo.
Streetcleaner (Earache, 1989) incorpora sonorita` piu` industriali,
ovvero cadenze pesanti e ronzii elettronici.
Molto piu` duro e cupo, il sound di ogni brano ha in effetti recuperato la
potenza del grindcore, ma in un'altra forma, che discende semmai dai
Killing Joke e dai Big Black.
Ne scaturiscono danze delle catacombe come Dream Long Dead e
Dead Head, agghindate con tutti gli eccessi vocali, chitarristici e
percussivi del grindcore e dell'industriale. I climi gotici, in cui si
confondono suspence e allucinazioni, culminano in Head Dirt,
nella sua nuvola scurissima di distorsioni, squarciata ogni tanto da colpi
sordi nel vuoto delle percussioni e del basso.
I climi industriali degenerano invece in simulazioni di rumori e metronomie
come Pulp. La title-track e Like Rats compongono un affresco
opprimente della condizione umana, un poema dell'odio.
Mighty Trust Krusher e` emblematica di come queste canzoni (le fitte
acutissime delle chitarre, gli eco profondissimi, l'incalzare dei ritmi, le urla
ferocissime) potrebbero fungere da colonne sonore per film di fanta-horror.
Sulla ristampa del primo album viene anche inserito un inedito, i terrificanti
tredici minuti di Wounds, che appartiene a questo stile estremo di danza,
una specie di Bolero per robot.
Nello stesso anno usciva anche il primo EP dei Sweet Tooth, Soft White
Underbelly (Staindrop), un progetto collaterale in cui Broadrick usa gli
stilemi dei Godflesh in maniera piu` violentemente sperimentale.
Con l'EP Slavestate (Earache, 1991) e il singolo Slateman, la
conversione dei Godflesh al ballabile di massa prende consistenza.
Il progresso rispetto a Streetcleaner e` apparentemente minuscolo, ma
in realta` il ruolo e la struttura del ritmo sono cambiati, da un fatto
psicologico sono diventati un fatto corporeo.
Pure (Earache, 1992), con Robert Hampson dei
Loop alla chitarra, completa la trasformazione.
Le sventagliate heavymetal della chitarra, le ritmiche tempestose e le
urla da mentecatto non lasciano dubbi su quale sia l'ispirazione di
Spite: i Ministry in una giornata particolarmente depressa.
Il ronzio distorto, le cascate di feedback e il passo sincopato di I Wasn't Born To Follow
discendono dai Killing Joke via Helios Creed. La title-track e` il manifesto estetico del nuovo corso: una
distorsione ferocissima della chitarra reiterata in maniera meccanica su una struttura armonica ridotta a
due ritmi, uno regolare di beat-box e uno sincopato della batteria; la loro variante del minimalismo.
L'uso piu` creativo dei riff di chitarra si ha forse nella marziale Baby Blue
Eyes, che esprime lo stesso concetto di "minimalismo" dub-industriale in strutture ritmiche piu`
serrate (e` il brano piu` veloce della loro carriera). Se talvolta il metodo si riduce a un blaterare senza
forze (nella lunga Monotremata) o a un bagno catartico di puro rumore (nell'altrettanto lunga
Love, Hate), qualunque auto-indulgenza viene ridicolizzata da
Pure II, un
montaggio aurale di feedback, tape loop e armoniche atonali che procede inarrestabile per oltre venti
minuti; la loro variante (orrendamente dissonante) della musica "ambientale" di Eno e un'ottima
concorrenza per la Metal Machine Music di Lou Reed.
Ai monoliti di granito di
Streetcleaner di rifa` invece Predominance.
Preceduto dall'EP Merciless (Columbia), raffinato esercizio di
decostruzione degli elementi di Pure, in particolare in
Flowers, e dall'efferato singolo
Crush My Soul, esce finalmente l'album
Selfless (Earache, 1994).
Lavoro meno brutale e cinico, piu` umorale e melodrammatico, che recupera il ruolo tradizionale di melodie e riff, si configura come un lungo, monotono stato di abbandono, dallo stanco trascinarsi di Bigot alle cadenze catatoniche di Black Boned Angel, che farebbero la gioia di una Lydia Lunch. Il gruppo finisce pero` per puntare troppo sul riff, come in quello da panzer di Heartless, trascurando tutto il resto. Il disco, che sfoggia persino un Mantra di sette minuti (ipnotico e minimalista, ma non proprio trascendente) e una Go Spread Your Wings di oltre venti (una sceneggiata da grandguignol a cui sarebbe potuto arrivare il Jim Morrison piu` imbottito di eroina), rinuncia a fare musica e lascia che la musica "divenga" da se`, secondo i precetti di certo misticismo orientale.
La creatura successiva di Broadrick e` Final, sorta nel 1994 sulle ceneri di
esperimenti degli anni '80. One (Sentrax, 1993) e` l'opera piu` radicale
della sua carriera, sette collage di rumori che si riallacciano direttamente
alla primissima musica industriale, via ambient e gothic music.
2 (Sentrax, 1996), il secondo disco dei Final, e` altrettanto criptico:
i nove brani oscillano dalle vibrazioni subsoniche (gli interi 24 minuti
dell'ottavo brano) a droni assordanti, talvolta
rasentando la musica ambientale di Brian Eno (soprattutto il terzo), talaltra
tornando agli esperimenti minimalisti di LaMonte Young (il sesto, per esempio).
Dei Final vengono anche pubblicati il singolo strumentale
Flow/ Openings (Manifold), uno dei loro vertici, simile in stile
all'album, e l'EP
Solaris (Alley Sweeper, 1996), ricco di composizioni quasi "cosmiche".
L'anno dopo usciranno il singolo Urge/ Fall (Fever Pitch, 1997)
e l'album The First Millionth Of A Second (Manifold, 1997), entrambi
molto piu` tenebrosi e minacciosi (New Species e Foundations
servono da raccordo con il tono cosmico del precedente EP).
Con Andy Hawkins dei Blind Idiot God,
sotto lo pseudonimo Azonic, Justin Broadrick ha anche
registrato Skinner's Black Laboratories (Sub Rosa, 1995),
sul quale offre quattro tracce intitolate Guitar al confine fra
Robert Fripp e Fred Frith.
Broadrick e` anche attivo con Kevin Martin (God) nei
Techno Animal.
L'esplosivo power-trio dei Godflesh torna sulle scene con
Songs Of Love And Hate (Earache, 1996). L'album e` un coacervo di
stereotipi, di segni abusati, di citazioni da se stessi.
Se il canto e` sempre meno avvincente, e la batteria picchia in maniera
monotona, il basso di Green e` diventato uno strumento duttile e marziale,
e la chitarra conserva il suo tono gelidamente abrasivo.
La loro specialita` rimane atmosfere malate di estrema tensione, dal
grindcore angoscioso di Wake
al lungo psicodramma allucinato di Gift From Heaven,
I rantoli, i disturbi e i poliritmi lugubremente industriali di
Circle Of Shit recitano a memoria la loro carriera, ma non
aggiungono nulla che gia` non si sapesse.
Broadrick indulge troppo anche nella sua perversione prediletta,
campionare e poi riciclare all'infinito riff malvagi.
Sterile Prophet sembra costruito sulla ripetizione di un
frammento di Black Sabbath, come se fosse un tributo al piu` torvo dark-rock,
e lo stordente riff che riecheggia in Hunter sembra marchiato Pearl Jam.
Semmai il bailamme quasi psichedelico di Almost Heaven, a chiusura
del disco, lascia intravedere qualcosa di nuovo dalla sua nuvola di riverberi,
dai suoi cingolii spettrali, dalle sue frequenze galattiche.
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