- Dalla pagina sugli Ozric Tentacles di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Gli Ozric Tentacles sono eredi della grande tradizione del progressive-rock e dell'acid-rock, aggiornati all'era del techno e della world-music. Si ispirano ai grandi complessi progressivi per le loro improvvisazioni libere, le loro fantasie melodici e i loro contrappunti strumentali, unendo un senso dello humour degno dei Gong, una fluidita` presa dal jazz-rock e un piglio aggressivo degno dell'hard-rock. Sintetizzatori borboglianti, ritmi travolgenti e spesso ballabili, chitarre stratosferiche e atmosfere esotiche compongono un elegante mosaico sonoro.

Nella piu` pura tradizione del vecchio movimento psichedelico, gli Ozric Tentacles uniscono a questa visione della musica uno spirito cosmico-comunitario che ricorda i Magma e i Gong. Il loro merito storico e` di aver trovato il sottile filo che tiene uniti Gong, Hawkwind, Pink Fairies, Jethro Tull, Jimi Hendrix, Mike Oldfield, Todd Rundgren e i Chrome.

Gli Ozric Tentacles vennero formati allo Stonehenge Solstice Festival del 1982 dal chitarrista Ed Wynne e da allora sono diventati un gruppo da culto della psichedelia britannica.
Attorno al leader si alternarono diversi musicisti (fino a un massimo di dodici), fra cui John Egan al flauto, Nick Van Gelder alla batteria, Tom Brooks ai sintetizzatori, Roly Wynne al basso, Paul Hankin alle percussioni, e Joie Hinton alle tastiere (anche leader di Ullulators, Oroonies e Eat Static). Questo ensemble variabile e` pero` costante nell'eseguire uno "spacerock" etnico e tribale, esclusivamente strumentale. Tutte le loro registrazioni sono pubblicate in proprio dalla loro Dovetail. I loro show sono degli "eventi" di cui la musica e` soltanto una componente: "Fruit Salad" e` composto da una batteria di proiettori di slide e di schermi di ogni foggia, da fuochi artificiali e da luci psichedeliche. L'insieme si presta alla perfezione per i rave degli anni '90.

Le loro prime registrazioni vedono la luce soltanto su cassetta e verranno prima antologizzate su Afterswish (Dovetail, 1991) e poi ristampate su CD nel boxed set Vitamen Enhanced (Dovetail, 1994): Erpsongs e Tantric Obstacles nel 1985, il Live Ethereal Cereal e There Is Nothing nel 1986, e Sliding Gliding Worlds nel 1988; a cui vanno aggiunti gli inediti raccolti su The Bits Between the Bits (Dovetail, 1994). Questo repertorio era per lo piu` composto da brani relativamente brevi e raffazzonati, ma la progressione stilistica fu impressionante, dall'acidrock amatoriale degli inizi a un progressive-rock elettronico e ballabile.

Ed Wynne aveva anche fatto parte di un'oscura formazione underground, i Nodens Ictus, la cui produzione verra` raccolta su Spacelines (Stretchy, 2000).

Il primo album su vinile e` Pungent Effulgent (Demi Monde, 1989), che presenta l'importante aggiunta di Merv Pepler alla batteria e che in embrione era gia` il futuro. Dissolution si apre con tutti gli strumenti che battono il ritmo fino a lanciarsi in un trotto all'impazzata su cui si lancia un assolo stratosferico di chitarra.
A parte il jazzrock corposo e ribollente della lunga Ayurvedic, il resto del disco colloca quel sound compatto e scintillante in contesti meno vigorosi e piu` atmosferici. Anzi, quasi new age nella trance di accordi celestiali di Phalarn Dawn, e degno di Jon Hassell in Shaping The Pelm, con il suo tribalismo esotico e i suoi versi malati. Il minimo emotivo viene toccato nel pow-wow per alieni ubriachi di Agog In The Ether. I brani hanno la struttura aperta, sempre pronti ad assimilare qualsiasi spunto; ma quando coagulano attorno a un nucleo ferreo acquistano una forza spaventosa. E` il caso di The Domes Of G'bal, che da un crepitio di sequencer secerne un pesante passo dub immerso in stelle filanti elettroniche, e di Wreljch, detonato dalla cadenza travolgente degli incubi cibernetici dei Chrome.
A regime i brani sfrecciano a velocita` supersonica, le armonie sono pallottole ben affilate, le chitarre fornaci di sibili assordanti. La coesione del sound riprende un discorso iniziato nel rock britannico dalle jam "totali" dei Colosseum. Il rock strumentale di fine secolo riparte da qua.


(Tradotto da Alessandro Isopo)

Erpland (Demi Monde, 1990), registrato da quello che è diventato un ensemble di 10 elementi (due tastiere elettroniche, un campionatore, quattro percussionisti, flauto, basso e chitarra), è un altro tour de force strumentale e si pone come virtuale compendio di musica rock. L'overture di otto minuti Eternal Wheel è un ottimo biglietto da visita, il drumming fluido di Pepler si accoppia ad una serie di virtuosismi, dai riff di hard-rock e assoli metal di Wynne alle melodie indiane e ai rumori simulati della tastiera di Hinton, dal flauto medio-orientale di Egan alle accelerazioni mozzafiato dello stesso Pepler. Il ritmo è il collante che tiene insieme jam acrobatiche come Tidal Convergence, con le sue fluttuazioni cosmiche, le progressioni melodiche, i cambi di tempo e i ruvidi contrappunti.
Le percussioni di Hankin ed il flauto di Egan impreziosiscono bozzetti etnici come Toltec Spring e Sunscape, traboccanti di citazioni ritmiche, timbriche ed armoniche al folklore indiano e sudamericano. Mysticum Arabicola si espande su quello stesso concetto con l'aggiunta di una cornucopia di strumenti, scatenando una vorticosa e seducente danza del ventre. Valley Of A Thousand Thoughts è un fantastico viaggio attraverso una giungla spettrale, carica di suoni che ricreano non solo la vita selvaggia ma anche i riti umani, quasi un documentario sonoro di emozioni primitive e la personale versione ozric-iana della 'forth world' music.
The Throbbe, forse il brano migliore di questo solco etnico, procede ad un passo marziale di dub, con lamento da meuzzin e chitarre al fulmicotone (un po' nello stile di Helios Creed).
Erpland è il rock&roll dell'album, un boogie spiritato che la chitarra sospinge verso twang country e staccato reggae.
Iscence è il brano più radiofonico (sebbene ugualmente ricco dal punto di vista armonico), un vaudeville melodico e sincopato che devia leggermente dalle complesse linee dell'album.
Le orchestrazioni di Cracker Blocks sono un modello di unità nella discontinuità, le cascate di elettronica e le percussioni titinnanti creano una tessitura spessa ed ipnotica.
La composizione finale, A Gift of Wings, riassume l'essenza dell'album attraverso un nirvana musicale di dieci minuti: languidi droni, elettroniche gorgoglianti, sintetizzatori lamentosi, ronzii in stile didjeridoo, percussioni fitte, voci campionate e archi turchi, un caleidoscopico festival di suoni, un galoppante poema sinfonico. La quantità di spunti, idee ed esperimenti è travolgente. Ciascun brano è realizzato con una precisione maniacale e un'eleganza quasi barocca. Il rock progressivo raramente è stato tanto piacevole da ascoltare. I veri antenati degli Ozric Tentacles non sono i King Crimson o i Soft Machine, ma i più umili Colosseum della splendida Valentine Suite.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Stabilizzatosi finalmente in forma di sestetto (Ed Wynne, Roly Wynne, John Egan, Joie Hinton, Merv Pepler, Paul Hankin), Strangeitude (Demi Monde, 1991) e` l'album che li fa conoscere da un pubblico piu` ampio. White Rhino Tea e` esemplare del loro "Seventies revival", in quanto fa sfilare il sequencer dei Tangerine Dream, il jazzrock piu` frenetico, il bluesrock di Hendrix, gli stacchi degli Utopia (Todd Rundgren), e un modo di rimescolare tutte queste fonti sonore che ricorda le suite di Mike Oldfield. Passi medievali della chitarra e sibili arabo-cosmici dei sintetizzatori nel saltarello pan-etnico di Saucers, assoli jazzati di chitarra e flauto nelle mosse esotiche (un pizzico di rai) di Bizarre Bazaar, arricchiscono progressivamente il campionario di stili.
Sploosh ci butta dentro anche effetti elettronici e un crescendo melodico delle tastiere su una ritmica ossessiva; il risultato e` uno dei classici per rave dell'anno. Altrettanto ballabile risulta la title-track, una serie di variazioni e campionamenti su un altro tema orientale. In tutte le sue trasformazioni questa e` pur sempre la jam improvvisata per chitarra solista che andava di moda negli anni '70. Live Throbbe dimostra come queste variazioni su tema siano in effetti imparentate con i deliri chitarristici di Helios Creed. L'atmosfera piu` sui generis e` forse quella di Space Between Your Ears, propulsa da forti scosse dub e poi affidata a un flauto incantatore. A trionfare in queste logorroiche esibizioni di fantasia esecutiva e` soprattutto l'amore di Wynne per la musica araba. D'altronde, debitamente prodotto, il loro sound e` una fusione di stili che vanno per la maggiore,

A parte i documenti dal vivo, gli scarti e le antologie, la discografia degli Ozrics e` gia` consistente nel 1993, quando diventano famosi: Jurassic Shift debutta nelle classifiche britanniche al primo posto, e non era mai successo prima a una casa discografica indipendente. Jurassic Shift (Dovetail, 1993) non fa in effetti che arrangiare e produrre "a` la mode" i loro esperimenti di sempre, e la loro fusione di stili degli anni '70 risulta un ideale complemento alle varie musiche new age, ambientale e cosmica che vanno per la maggiore: Sunhair compenetra i sequencer dei Tangerine Dream e la jam chitarristica, quella di Half Light In Thillai e` semplicemente world-music, il tema demenziale di Stretchy vivacizza il vetusto jazzrock. Il tutto in un tripudio di echi di Frank Zappa, Jethro Tull e Gong.
La fusione raggiunge un livello spettacolare nei due brani piu` lunghi, Feng Shui e Jurassic Shift, che rinnovano l'arte delle suite-idra di Colosseum e Iron Butterfly. Sono fantasie lucide ed eleganti, vellutate e sensuali che impacchettano una gran quantita` di eventi sonori d'alta classe. Il repertorio della prima spazia dalle bollicine cosmiche del sintetizzatore a un'impennata heavymetal. La pasta della seconda e` ancor meglio amalgamata, al punto che e` difficile riconoscere i singoli elementi. Il sound perde la sua rudimentale freschezza, diventa spesso monotono e prevedibile, fa quasi sempre cilecca sul fronte dello humour. Ma gli Ozrics hanno trovato il giusto compromesso fra relax e energia, che puo` accontentare fasce diverse, persino opposte, di pubblico.

I rapporti di forza all'interno del gruppo (ridotto in cinque per la dipartita di Roly Wynne e Paul Hankin, con l'ingresso di Zia Geelani al basso) sembrano quasi invertirsi sul successivo Arborescence (Dovetail, 1994), in quanto la parte nobile del sound e` quella infetta di techno (Dance Of The Loomi e There's A Planet Here) e di esotismi (Al Salloq e Shima Koto). Il brano piu` tipico, Yog-Bar-Og (di dieci minuti), non va molto lontano; quello di apertura, Astro Cortex, sembra piu` che altro un omaggio al jazzrock spaziale dei Gong. Forse due album in un anno sono troppi per Wynne.

Become The Other (Dovetail, 1995) e` il primo disco a rinunciare del tutto all'apporto di Pepler e Hinton. La formazione di Wynne fa adesso leva sul tastierista Christoper Lenox-Smith, oltre al fido John Egan e a una sezione ritmica che accanto a Zia Geelani annovera due nuovi percussionisti. Sono comunque le tastiere a dominare da cima a fondo. Cat, Ghedengi, Wob Glass, Neurochasm, Become the Other propongono un progressive-rock da salotto per il pubblico new age. Vibuthi e` il brano epico del disco, ma sfigura di fronte ai suoi predecessori. Il sound e` irriconoscibile, come se fosse stato mixato da qualcun altro.


(Tradotto da Gianluca Mantovan)

Curious Corn (Mad Fish, 1997) è un'altra delusione. Il quintetto suona come una matura sessionmen che rilancia meramente la propria routine. Afroclonk, una festa percussiva, e Curious Corn aggiungono suoni più "etnici". Spyroid e Meander rilassano fino a neutralizzare l'effervescenza, un tempo arma principalee degli Ozric. La loro parabola è simile a quella dei Gong dell'ultimo periodo: eccellente valore musicale ma quasi nulla di memorabile.

Spice Doubt (Streaming, 1998) è la colonna sonora di un live su Internet.

Waterfall Cities (Stretchy, 1999) è altrettanto ben eseguito ma si tratta fondamentalmente di progressive-rock (Coily), con crescente tendenza verso l'eterea new-age (Waterfall City, Aura Borealis), l'incantata world fusion (Ch'ai, Sultana Detrii) e, in generale, verso la semplicità (la melodia di Spiralmind).

Le sette tracce di The Hidden Step (Stretchy, 2000), primo album in studio in tre anni, contengono gli abituali virtuosisimi (Holohedron) e intricate fantasies (Tight Spin, The Hidden Step), con la continuazione della ricerca di Wynne di una terra al confine della world-music, elettronica e psichedelia, ma senza nesssuna novità in quel territorio così a lungo perlustrato.
Pixel Dream, Aramanu e Ta Khut intessono tapezzerie di ghiaccio comprendenti elementi di Tangerine Dream, Third Ear Band e Harold Budd.


(Tradotto da Stefano Iardella)

La band praticamente cessò di esistere dopo Swirly Termination (2000), che suona come una raccolta di avanzi.
Spirals in Hyperspace (2004) fu di fatto un album solista di Ed Wynne, così come lo furono gli album successivi, ciascuno sempre più elettronico e gelido: The Floor's Too Far Away (2006), con incursioni nella musica techno, The Yumyum Tree (2009), Wasps & Moths (2010), con i dodici minuti di Spaced Jam, fino all'orribile Paper Monkeys (2011).
Nel frattempo il flautista John "Champignon" Egan aveva lasciato la band per dedicarsi ad altri progetti.

Eternal Wheel (2004) è probabilmente la migliore antologia degli Ozric Tentacles.


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