Dalla pagina di Piero Scaruffi
(Tradotto da Stefano Iardella)

One Second (Music For Nations, 1997) trovò i Paradise Lost mutati in un gruppo commerciale che suonava un cupo synth-pop, come un incrocio tra Depeche Mode e Sisters Of Mercy (Sane, Say Just Words).

So Much Is Lost è il singolo di punta di Host (EMI, 1999), album che non ha nemmeno una faccia da salvare. Il tutto esaurito commerciale iniziato con Draconian Times è solo una dimostrazione tardiva che i Paradise Lost non avevano talento musicale.

Influenzati dal synth-pop britannico, i Paradise Lost finirono per registrare album che non avevano quasi nulla di metal né di gotico come Believe in Nothing (2001), prodotto da John Fryer, con il pezzo poppy Fader, e Symbol of Life (2002).

Tentarono di riconquistare le loro radici gotico-metal su Paradise Lost (2005), ma l'album è una ripetizione perversa e monotona dei loro peggiori cliché fino al punto di un'auto-parodia. È quasi ironico che l'unico pezzo doom decente, Over the Madness, sia relegato alla fine.


(Tradotto da Stefano Iardella)

I Paradise Lost ritornano decisamente alle loro radici doom-metal con In Requiem (2007), con la roboante Never for the Damned e la sontuosa eleganza gotica, Faith Divides Us - Death Unites Us (2009), con il nuovo batterista Adrian Erlandsson (At the Gates) e riff più vari di Greg Mackintosh ma materiale debole, Tragic Idol (2012), con Solitary One e poco altro, The Plague Within (2015), con Holmes che oscilla tra voci pulite e growling e con una gamma più ampia di stili, dal massiccio Beneath Broken Earth al sentimentale Return to the Sun, dal classico hard-rock al death-metal, e Medusa (2017), che comprendeva il nuovo batterista Waltteri Vayrynen e voci per lo più ringhianti, con canzoni orecchiabili come The Longest Winter e Blood & Chaos, così come la loro canzone più lunga, Fearless Sky (8:30), il picco doom.

Obsidian (2020) si apre con una canzone degna dei loro primi album, Darker Thoughts, ma si snoda tra cliché e tentazioni dance (Ghosts, alla Sisters of Mercy). Erano tutti album che si attenevano per lo più al formato doom-metal che i Paradise Lost avevano contribuito a inventare.


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