Dalla pagina sugli Slowdive di Piero Scaruffi: testo originale di Piero Scaruffi e traduzioni di Massimiliano Monteverdi e Stefano Iardella.
Gli Slowdive furono uno dei gruppi piu` rappresentativi del movimento "shoegazer" britannico degli anni '90. Il loro rock psichedelico portava alle estreme conseguenze le istanze di My Bloody Valentine e Cocteau Twins: dei primi il basso pulsante, la batteria funerea, le chitarre accordate su riverberi celestiali, bisbigli che si librano in anelli impalpabili, e degli altri la suggestione dei gorgheggi e delle armonie.

Il gruppo, formato nel 1990 sulle ceneri dei Pumpkin Fairies (1989), faceva leva sulle doti vocali di Neil Halstead e Rachel Goswell, entrambi giovanissimi, e sul trio di chitarre composto dai due con Christian Savill.

Gli EP Slowdive (november 1990), con la celestiale title-track e la lunga Avalyn, Morningrise (febbraio 1991), con la title-track e She Calls, e Holding Our Breath (giugno 1991), con l'orecchiabile Catch The Breeze e l'atmosferica Albatross, si distinsero per quei brani-trance impostati su tenui fluttuazioni di umore. Non erano ne` le melodie ne` le distorsioni chitarristiche a guidare il sound, il sound era un'entita` astratta che si sdipavana poco alla volta. Gli EP verranno raccolti su Blue Day (Creation, 1992).
L'album Just For A Day (Creation, 1991) testimonia di una maturita` precoce e spettacolare. Pochi gruppi hanno saputo produrre musica cosi` psicologica e cosi` armoniosa. I bisbigli ipnotici del disco scivolano senza peso su superfici levigatissime, i loro diafani profili rimbalzano contro specchi deformanti, i loro ritornelli vellutati s'infilano nelle maglie del cosmo.
The Sadman e` forse il brano piu` extraterreste e surreale, e la polifonia vocale del gruppo tocca uno zenith di puro delirio in Catch The Breeze (in particolare nella sua coda onirica). Primal e` un mini-concerto in crescendo di echi e riverberi, che fonde la dolcezza e la violenza di un'overdose di eroina.
L'astrattismo cromatico lambisce la pura avanguardia elettronica nello strumentale Erik's Song. Celia's Dream eccelle in quel senso di abbandono nelle spirali di cadenze ipnotiche. Basta scorrere i titoli per rendersi conto che il loro universo e` popolato di sogni, brezze, onde, aria. Chitarre, tastiere e percussioni sono fuse in flussi omogenei di suono fatato, sempre scandito in maniera solenne, come alle soglie del Paradiso. Il formato tradizionale della canzone rock riemerge per qualche secondo dalle nebbie galattiche in Ballad Of Sister Sue e Waves. La melodia marziale (con reminescenze del "Crimson King") di Spanish Air rappresenta meglio di ogni altra il tono medio del disco.
La psichedelia diventa cosi` sinfonismo mistico. I brani degli Slowdive sono i "sanctus" del rock psichedelico. Il disco e` una delle conquiste piu` ardite del rock britannico di sempre.

Non a caso Souvlaki (Creation, 1993 - SBK, 1994) attira l'attenzione di Brian Eno, che suona su un paio di canzoni: sul loro rock spira permanentemente una bezza ambientale. Le loro canzoni sembrano sempre piu` madrigali in trance, cantati sottovoce da Halstead, con il controcanto fievolissimo di Goswell (o viceversa), e suonati in punta di piedi da un ensemble che sembra sul punto di svenire da un momento all'altro. Cadenze stanche, strimpelii ipnotici, volute vellutate di elettronica e i gorgheggi piu` leziosi popolano le lande magiche di Machine Gun e Altogether.
L'apice di languore e volutta` e` Alison, avvolta in spirali di cori celestiali e costellata da un tenuissimo jingle-jangle, come se Sonny e Cher fossero diventati due cherubini e cantassero da una nuvola del paradiso. Piu` si va avanti e piu` il suono si dilegua, fino agli estremi minimali, fino quasi al vuoto armonico, di Dagger (che Halstead canticchia accompagnato dalla sola chitarra) e Country Rain (che Goswell sussurra su tiepidi accordi hawaiani). When The Sun Hits e` la canzone che piu` si avvicina alle convenzioni degli shoegazer.
Lo strumentale Souvlaki Space Station riserva un minimo piu` di azione (ed emozione) per via di una ritmica reggae e di una rumoristica surreali, all'incrocio fra psichedelico e industriale. I due apocrifi strumentali pubblicati come bonus del CD (Good Day Sunshine e Missing You), sono invece acquarelli quasi new age che ottengono gli stessi risultati delle canzoni ma senza ricorrere alla voce umana.

Il 5EPIn Mind e Country Rain.

Pygmalion (Creation, 1995) non potrebbe esser piu` anomalo nella stagione del Brit-pop. Di fatto si tratta di un album solista di Neil Halstead che da` sfogo alle sue libidini ambientali, a meta` strada fra Talk Talk (i dieci minuti di Rutti). e Seefeel (Miranda, Trellisaze, J's Heaven). Il sound classico degli Slowdive si ascolta ancora nel mantra di Crazy For You e nel vortice di Blue Skied An' Clear. Ma il complesso e` ormai morto.


(Tradotto da Massimiliano Monteverdi e S. Iardella)

Dopo lo scioglimento degli Slowdive, nel 1995 Halstead e Goswell hanno dato vita al progetto dei Mojave 3.
Messe da parte le distorsioni di chitarra, Ask Me Tomorrow (4AD, 1996) ha un tono folk gentile, sognante e malinconico, simile a quello dei Cowboy Junkies, anche se il tocco caratteristiche degli Slowdive è facilmente riconoscibile (alcune delle canzoni sono figli delle idee di Dagger e Miranda) e la ballata iniziale Love Songs On The Radio prendeva chiaramente ispirazione da Fade Into You dei Mazzy Star.
Un tipico twang country funge da accompagnamento alle meditazioni languide e soavi della Goswell in Tomorrow?s Taken. Chitarra, piano e un drumming vellutato sottolineano la melodia evanescente di Sarah. Le melodie sono sempre romanticamente seducenti, sebbene non eccedano mai in sontuosità o enfasi. Accade anzi il contrario: i duetti di Candle Song 3 e Where Is The Love fanno il paio con le tenere filastrocche di Leoanard Cohen; e You?re Beautiful è una serenata cantata con il tono (e gli arrangiamenti disadorni) del primo Donovan.

Il gruppo indulge forse un po? troppo a pose estatiche in Out Of Tune (4AD, 1998), una raccolta sommessa che rimanda al country dei tardi anni ?60 e ai vari folk revival, rifacendosi in modo anche fin troppo esplicito alle icone di quel periodo: Gram Parsons (Give What You Take, Baby?s Coming Home), Band (Keep It Hit All Hid, Caught Beneath Your Heel) e - last but non least - Bob Dylan, fonte d?ispirazione dei due singoli (Who Do You Love, Some Kinda Angel).

Sebbene non possieda la compiutezza dell?album d?esordio, e spesso sia preda, come il secondo album, di improvvisi attacchi di narcolessia, Excuses For Travellers (4AD, 2000) getta luce sulla vera natura dei Mojave 3, che si svelano ora quali esponenti di un cantautorato moderno, in grado di recuperare la tradizione del country-rock e del folk-rock, declinandola però secondo delle coordinate metafisiche. Inaspettatamente, dei loro anni di apprendistato psichedelico su questo disco rimane veramente poco. I sei minuti di In Love With A View rimandano alla mente le magiche atmosfere del Bob Dylan di Blonde on Blonde, mentre She Broke You So Softly possiede i tratti distintivi del primo Donovan, tenera, innocente e umana. My Life In Art con i suoi sette minuti è un concentrato di emozioni sussurrate all?orecchio di chi ha perso pure la speranza, ispirato a Leonard Cohen e Tim Buckley. When You?re Drifting e Prayer For The Paranoid con i loro dolci cori vivono in un mondo di amorose corrispondenze, gettando un ponte tra terra e cielo. I Mojave 3 hanno raggiunto l?equilibrio della classicità, e così possono sperimentare sulla forma canzone, senza però perdere nulla in immediatezza comunicativa. Il sostrato spirituale del disco si rende patente quando tromba e organo trasformano Got My Sunshine in un commovente canto gospel, pieno di speranza e umiltà. Si tratta di ballate folk e country dominate da un sentimento di serena accettazione del mistero dell?esistenza, dopo che un dolore lacerante le ha svuotate di ogni energia. Sono discepoli di Gram Parson più che degli shoegazer.
D?altro canto, la vivace Return To Sender, l?orecchiabile e rilassata Krazy Ket, gli arrangiamenti moderni di Bringin? Me Home (un tocco di elettronica, un ritmo ballabile e una voce femminile), il power-pop di Anyday Will Be Fine, che ricorda i Luna, potrebbero segnare l?inizio di una nuova carriera, se non di molte.

Il primo album solista di Neil Halstead, Sleeping On Roads (4AD, 2001) suona come la versione elettronica di Paul Simon e Bob Dylan. Un paio di motivi atmosferici (Stones In My Pocket, See you On Rooftops) svettano sul resto dell?album, che è fatto di canzoni piatte e noiose.

Il chitarrista degli Slowdive Christian Savill ha dato vita, insieme a Sean Hewson, al progetto Monster Movie, che è titolare dell?album Last Night Something Happened (Clairerecords, 2002). Il duo aggiorna il dream-pop allo slo-core a alla musica ambientale. Alcuni pezzi (4th and Pine, Waiting Shortwave, Home) valgono i classici del genere, e i brani strumentali sprigionano un senso di metafisica deiezione.
I Monster Movie hanno poi pubblicato To the Moon (2004), All Lost (2006) e Everyone Is a Ghost (2010).

Il quarto album dei Mojave 3, Spoon and Rafter (Matador, 2003), sebbene non riesca a introdurre nuovi elementi, è in grado comunque di dilatare la visione eterea dei musicisti. I novi minuti di Bluebird Of Happiness, le tristi meditazioni di Between the Bars e la leggiadre ninnananne folk-pop di Tinkers Blues e She?s All Up Above dimostrano quanto sia ampio lo spettro di stati d?animo e di forme espressive padroneggiato da Halstead.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il primo album solista di Rachel Goswell, Waves Are Universal (4AD, 2004), è un grazioso esercizio nel ricreare l'atmosfera dei primi Cocteau Twins e, sì, degli Slowdive.

Puzzles Like You (4AD, 2006), dei Mojave 3, è stato il loro lavoro più estroverso fino a ora, quanto di più vicino a vivaci canzoncine pop Halstead sia mai riuscito a scrivere, come se avesse deciso di pubblicare un album tributo agli anni '60 (Truck Driving Man, Big Star Baby).

Il secondo album solista di Neil Halstead, Oh! Mighty Engine (2008) era un esercizio acustico da camera da letto.

Il batterista degli Slowdive, Simon Scott, ha debuttato da solista con l'etereo Navigare (Miasmah, 2009) e l'EP di quattro canzoni Traba (Immune, 2010).
Scott ha invece optato per costruzioni intelligenti e un'atmosfera noir-jazz su Bunny (Miasmah, 2011).

Dopo 22 anni, gli Slowdive sono tornati con Slowdive (2017), aprendo con l'orecchiabile, eterea e sensuale Slomo e chiudendo con la lugubre ballata Falling Ashes, mentre i Monster Movie sono tornati dopo sette anni con Keep the Voices Distant (2017).


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