Dalla pagina su Squarepusher di Piero Scaruffi:
(Tradotto da A.Buono e S.Iardella))

Tom Jenkinson, disc-jokey di Sheffield ribattezzatosi Squarepusher, è probabilmente il più importante artista di drum’n’bass. La sua infatuazione per il jazz-rock gli ha consentito di comporre musica infinitamente più complessa e sofisticata di altri. Il suo intrepido montaggio di folli break-beats, elettronica animata e samples scomposti macchinano una vorticosa cacofonia alla Morton Subotnick.
I primi singoli del 1995 e del 1996, che dimostrarono per lo più le sue doti di bassista, sono raccolti sull'album Burningn'n Tree (Warp, 1997).

Il formativo Feed Me Weird Things (Rephlex, 1996) aggiunge il suo basso jazz nella frenesia delle drum-machine in una maniera che nessuno aveva mai sperimentato prima. Rimasugli di melodia affiorano dall’arieggiata Squarepusher Theme, dall’intensa geometria spazio-temporale Theme From Enrnest Borgnine, dal gorgo psichedelico di Tundra e dal lattice ambient di Goodnight Jade. L’elemento melodico è particolarmente sinistro in Ufo's Over Leytonstone, dove gli scabri toni industriali delle macchine sono mitigati da frasi di organo maestose e melanconiche, quasi Bach-iane.
In un certo senso, l’album già tradisce la vera missione di Squarepusher, trionfando principalmente nei numeri "jungle" minori. Le pure trance ritmiche (Swifty, North Circular) suonano un po’ come muzak priva di significato. L’unica davvero ben riuscita è Dimotane Co, grazie a pattern intricati, doppia accelerazione e percussioni tribali.

Il suo primo capolavoro è Hard Normal Daddy (Warp, 1997), album che si lascia alle spalle i facili e sterili esercizi coi campionamenti tipici del jungle, salpando verso jazz fusion e sintetizzatori melodici.
La nascita del "drill and bass" deriva proprio dal connubio della sexy groove del funk e le architetture cerebrali del progressive-rock. Il manifesto del nuovo genere è il funk supersonico di Coopers World: mentre le tastiere tessono una fantasia di temi melodici e contrappunti, la chitarra e il basso la caricano pesantemente di passi sincopati.
In tracce come Rustic Raver, Fat Controller e Male Pill Part 13, la programmazione della drum-machine non è più il soggetto, ma l’oggetto della musica. La musica ruota tutta attorno al basso e alle tastiere elettroniche e nell’insieme compone quadri astratti, non maniacali esplosioni da dancefloor. La creatività e il sense of humour permeano questi pezzi (in particolare Chin Hipopy) fino a richiamare le provocazioni del futurismo e del dadaismo. Le jamming sono così fluide (in particolare E8 Boogie) che talvolta rievocano quelle di giganti del progressive rock come i Colosseum e i Phish.
L’atmosfera surreale, cosmica e quasi psichedelica del primo album sopravvive in Beep Street (resa più densa dal fantasioso effetto di "musique concrete" di una porta cigolante). A ogni modo, la musica ha rimpiazzato la sua attitudine criptica e lunatica con un flusso brillante e organico di note non lontano dalle partiture minimaliste di Terry Riley. La nuova sintesi splende in Papalon, un commovente madrigale jazz guidato da (l’equivalente del) fagotto e vibrafono, un’orgia cromatica degna del più astrale sound della ECM.

Il mini-album Big Loada (Warp, 1997) include solo un altro dei suoi classici, A Journey To Reedham.

Libero da sample e drum machine, su Music Is Rotted One Note (Nothing, 1998) Jenkinson palesa il suo amore per Miles Davis (lo scalpitante jazz-rock di Don’t Go Plastic, il battito al cuore di Theme From Vertical Hold) e John Coltrane (le liquidestrutture astratte di Dust Switch, il turbinio astrale di 137). Non così intricato come le fatiche precedenti, e certamente poco esuberante/cacofonico, questo è un album minore, un tributo nostalgico a un’altra era. Le migliori idee (o almeno le più originali) vengono riversate in brevi piece, che Jenkinson non si propone di approfondire. Jackinson suona tutti gli strumenti da solo. In particolare, diverse tracce sono uno show di destrezza alle tastiere analogiche.

Il mini-album Budakhan Mindphone (Warp, 1999) ha una qualità quasi barocca, decadente, che inocula una profondità/austerità quasi zen in tracce multiformi come Iambic 5 Poetry (con corde fluttuanti che sembrano provenire direttamente da un adagio sinfonico) o nel tripudio percussivo di Gong Acid.
Ma il jazz resta l’ossessione. Jenkinson predispone un vivace drumming jazz in un lago di rumori (The Tide) e contro un ripetitivo clangore metallico (Splask). Two Bass Hit è un duetto nella tradizione degli improvvisatori creativi.

Squarepusher risulta noioso e prevedibile nei successivi EP: Maximum Priest (Warp, 1999), il cui unico fascino risiede nella melanconica piece ambient, Our Underwater Torch; e I Am Carnal (Lo, 1999), una collaborazione con Richard Thomas.

Selection Sixteen (Warp, 2000)è un pretenzioso collage sonoro che omaggia quasi tutti i generi elettronici del pianeta. Peccato non ci sia nessun singolo che possa competere col meglio di tutti quei generi.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Tom Jenkinson non è più, riuscito ad eguagliare l'intensità viscerale e la fluidità impeccabile di Hard Normal Daddy. Il nuovo album, Go Plastic (Warp, 2001), è il primo che possa realisticamente avvicinare quel capolavoro. Dimenticando le pose auto-indulgenti, Jenkinson torna alla sua visione multiforme del drum'n'bass. My Red Hot Car è il pezzo "facile" dell'album (melodia un po' robotica, riverberi dub, beat hip-hop acrobatico, suoni da videogioco), seguita da I Wish You Could Talk (una maestosa melodia d'organo che troneggia su un flusso percussivo lineare). Tuttavia non sono questi i pezzi più rappresentativi. Tutto il resto risplende in modo surreale e sinistro. Meno austero, consapevole e ambizioso di Hard Normal Daddy, questo album raggiunge comunque lo stesso tipo di sintesi ritmica ed elettronica. Boneville Occident (con uno spettacolare "assolo" dal ritmo selvaggiamente irregolare), Go! Spastic (una parata di deformità hip-hop, dal grottesco al caotico) e Greenways Trajectory (un'altra zuppa di beat iper-carica che alla fine esplode in effetti di perforazione supersonici) sono ciascuno un trattato su una nuova forma di musica dadaista, sconnessa e basata sul beat, in cui la drum-machine diventa l'equivalente di uno strumento jazz per un'improvvisazione solista creativa. D'altra parte, My Fucking Sound deforma i ritmi al punto che il pezzo è privo di ritmo, avvicinandosi all'intensità astratta della musica elettronica da camera; insomma, musica concreta intrisa di frenesia punk. Nell'era delle truffe indie, a qualcuno venne l'idea di confezionare un EP di nuovo materiale con una performance dal vivo di facile consumo e una copertina dei Joy Division, e pubblicarlo come doppio disco, Do You Know (Warp, 2002). Questa spregevole pratica di ottenere quanto più denaro possibile dal pubblico sminuisce i meriti del nuovo materiale, che costituisce un dignitoso corollario di Go Plastic. In effetti, due corollari separati: Do You Know Squarepusher è una sorprendente avventura nel regno del disco-pop; i dieci minuti di Mutilation Colony, al contrario, sono una sinfonia noise che sposa il free-jazz e i Morton Subotnick. Il resto non è così entusiasmante. Kill Robok e Anstromm-Feck 4 propongono un "drill'n'bass" tradizionale.

L'esteso Ultravisitor (Warp, 2004) è un pretesto per Tom Jenkinson per mostrare la programmazione acrobatica, la polifonia ritmica viscerale e la sottigliezza melodica che ha perfezionato nel corso degli anni. Purtroppo, funziona solo in Ultravisitor. Anche l'elemento jazz è in qualche modo blando e banale, non riuscendo a sollevare Circlewave e Don't Go Plastic dalla loro aura di mediocrità, e riservando solo una grande sorpresa: l'esteso assolo di basso di I Fulcrum (la sua controparte funky è C-Town Smash).
Come nel caso di molti album di grandi dimensioni, la quantità di riempitivo che avrebbe dovuto essere eliminato e lasciato da parte è più travolgente della musica. Riciclare vecchie idee è un buon modo per riempire lunghi CD, ma non una buona strategia per promuovere la propria credibilità e il proprio status artistico. Lungi dall'essere l'opera criptica annunciata da Jenkinson, questa è semplicemente una raccolta indulgente di pezzi abbozzati che l'autore non ha avuto il tempo (o la volontà) di perfezionare. La ridondanza non è geniale.

Tom Jenkinson raggiunse il suo punto più basso con Hello Everything (2006), un lavoro piuttosto anemico e confuso per i suoi standard iniziali. Per un Planetarium che rivisita con successo la sua creatività ritmica, ci sono diversi pezzi tiepidi senza direzione che suonano come remix di brani di Squarepusher fatti da artisti inferiori.

Just A Souvenir (2008) è il lavoro di musicisti che sono più interessati a mostrare quanto sono bravi in studio che a comporre musica; o forse stanno solo cercando di dimostrare che le due cose coincidono. L'orchestrazione scrupolosa nasconde idee banali e soprattutto una ritrovata passione per la chitarra rock.

Solo Electric Bass 1 (2009) era proprio questo: un album di basso solista.

L'EP Shobaleader One e il mini-album d'Demonstrator (2010), attribuito ai Shobaleader One, erano invece dedicati al (terribile) dance-rock.

Squarepusher tornò alla musica elettronica con Ufabulum (2012), che vantava 4001 ed echi lontani del genio passato come 303 Scopem Hard. Alcuni di essi hanno rallentato il ritmo per avvicinarsi a una muzak più amichevole, e altri hanno semplicemente creato abbastanza confusione da convalidare il brand Squarepusher.


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