Summary.
David Sylvian may have been the most
ambitious of the new-wave veterans.
A clever and sensitive student of Riuychi Sakamoto, Brian Eno, Robert Fripp,
Peter Gabriel and, last but not least, Holger Czukay, Sylvian coined a form of
"exotic ambient dance ballad" that bordered on the avantgarde and on
progressive-rock.
Brilliant Trees (1984), featuring trumpet players
Jon Hassell, Mark Isham and Kenny Wheeler, besides
Czukay and bassist Danny Thompson,
wed romantic crooning and eastern spirituality in a new form of
avantgarde ballad. Minimalist, ambient and psychedelic ingredients were mixed
in a smooth and fluid substance that recalled both jazz-rock and new-age music.
The suites Words With The Shaman (1985) and Steel Cathedrals (1985)
were even more effective in harmonizing atmospheric timbres, hypnotic beats and
aquatic keyboards, and in evoking tribal ceremonies deep into the jungle.
The fusion of archaic folklore and futuristic technology, which had been
a dominant theme since the early Jon Hassell records, was transported into a
new dimension. The ambitious Gone To Earth (1986) offered
lengthy, sleepy compositions of that ambient psychedelic funk-jazz-rock
that occasionally suggested
Van Morrison's Astral Weeks and Robert Wyatt's Rock Bottom
(albeit without an appropriate cast of players).
The humbler, acoustic-based Secrets Of The Beehive (1987), arranged
by Sakamoto and featuring Mark Isham and David Torn, was a more
lyrical and personal work.
The static patterns of The Beekeeper's Apprentice (1991) and
the "symphonic poem" Approaching Silence (1994), devoured by
metallic timbres that drive sudden bursts of electronic clusters,
proved Sylvian's semi-classical aspirations.
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the Italian text, please contact me.
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Gli ultimi dischi dei Japan erano stati
singolari esperimenti di rock esotico e sinfonico.
Il cantante David Sylvian ha proseguito lungo quella strada con una carriera
solista estremamente ambiziosa, che l'ha portato a collaborare con alcuni
degli intellettuali piu` profondi della musica rock.
Sylvian e` cosi` cresciuto rapidamente, passando da futile dandy elettronico,
non molto piu` serio di David Bowie, a ragioniere della world-music,
e infine a portavoce di una simbiosi fra generi elettronici e generi
acustici.
Il suo limite e` sempre stato di non riuscire sempre a tener fede alle
premesse (spesso presuntuose) dei suoi dischi. Nei momenti migliori Sylvian
e` appena un diligente studente di Sakamoto, Robert Fripp e
Holger Czukay.
Nei momenti peggiori e` semplicemente un artista
di dubbio talento e di idee alquanto limitate
(peraltro ripetute testardamente fino alla nausea).
Il padrino della sua carriera solista fu
Riuychi Sakamoto, con il quale
Sylvian registro` nel luglio del 1982 il singolo
Bamboo Houses/ Bamboo Music, seguito poi dal tema per film di
Forbidden Colours. Si trattava di composizioni languide e atmosferiche
che facevano ricorso alle tastiere elettroniche e a ritmi esotici. L'effetto
non era troppo lontano dalla musica new age.
Incoraggiato dal successo di quei brani, Sylvian pubblico` il suo primo album
solista, Brilliant Trees (Virgin, 1984), le cui tracce
continuano semplicemente il programma di questi singoli.
Grazie anche alla presenza di collaboratori d'eccezione come
Jon Hassell, Mark Isham e Kenny Wheeler (tre
trombe d'avanguardia), Holger Czukay e Danny Thompson (basso),
Sylvian conia un sound che parte si` dalla musica popolare dei Japan
(in pratica, il suo "crooning" da anni '50 e la spiritualita`
orientale) ma approda a una forma di ballata d'avanguardia rigurgitante di
tecniche minimaliste, ambientali e psichedeliche.
Weathered Wall,
Backwaters e Brilliant Trees affondano progressivamente in
questa schizofrenia, in queste melme strumentali sempre piu` lente e depresse
che dovrebbero essere musica da camera per i lieder di un compositore romantico,
ma fungono invece da accompagnamenti di lusso per un tenore soul-jazz di
serie B. Sylvian annaspa senza sapere bene in che direzione procedere, piu`
spesso rifugiandosi in un jazzrock da salotto (The Ink In The Well) o in
ballate da nightclub (Nostalgia) o nel rhythm and blues tecnologico di
Madonna (Pulling Punches);
raramente trovando (Red Guitar)
una combinazione valida di ritmo e melodia, raramente riuscendo a mettere il
canto nel posto giusto (sembra quasi sempre "forzato", cacciato dentro
l'armonia a viva forza, e quasi sempre finisce per rovinarla piu` che cementarla).
L'album e` eseguito in maniera impeccabile (merito dei collaboratori) ma
non vanta materiale adeguato (demerito del compositore).
Sylvian e` piu` bravo a stilare manifesti che a creare arte.
L'EP Words With The Shaman (Virgin, 1985),
estratto da un suo spettacolo multimediale
presentato con pompa magna in giro per il mondo,
giustifico` le sue velleita` sperimentali con una suite strumentale
in tre movimenti, eseguita con l'aiuto di Jon Hassell,
Holger Czukay e il fido Jansen.
Nel suo impasto di timbri atmosferici, richiami tribali, battiti
lapidari, tastiere acquatiche, echi di giungla e di pagoda e ritualismi
assortiti, l'ambizione spregiudicata di Sylvian trovo` finalmente un senso
d'essere.
Il terzo movimento, in particolare, Awakening, che propelle con un
epilettico tribalismo il delirio organico della tromba, costituisce uno degli
apici della sua fusion di folklore arcaico e tecnologia moderna.
Dello stesso spettacolo faceva parte l'ancor piu` ambiziosa suite
Steel Cathedrals (pubblicata sulla cassetta Alchemy nel 1985),
che anticipava
i lavori piu` sperimentali con Czukay.
Il doppio Gone To Earth (Virgin, 1986) riprende invece dalla
ballad sofisticata di Brilliant Trees. Persi i collaboratori, Sylvian
suona mediocre e pedante.
Un disco e` composto di lunghe, involute, soporifere composizioni cantate
e l'altro di musica ambientale.
Sul primo svettano, accanto allo strumentale funk
Taking The Veil che funge da ouverture, e alla collaborazione con
Robert Fripp di Wave,
i due brani in cui musica e canto sono meglio coordinati,
la serenata jazz-rock di Silver Moon e la ballata psichedelica e
onirica di Before The Bullfight, nei quali sembra di ascoltare
un incrocio fra Van Morrison e Robert Wyatt, ma, naturalmente, senza la grinta
del primo e senza il lirismo del secondo.
Nel secondo disco Sylvian si circonda, come sua abitudine, di musicisti che
quella musica la sanno fare davvero (fra cui anche Bill Nelson e Robert Fripp),
e lascia che l'ensemble pennelli
piece intrise di religiosita` new age (Healing Place e Wooden Cross) oppure bozzetti
impressionisti intrisi di nostalgia domestica (belle melodie in Camp Fire, Upon This
Earth, Home).
Il bagno di umilta` di Secrets Of The Beehive (Virgin, 1987) gli giovo`.
L'album, quasi interamente acustico, con arrangiamenti di Sakamoto ed
esecuzione di (fra gli altri) Sakamoto, Mark Isham e David Torn,
si limita al formato conciso della canzone e in questo formato la voce di
Sylvian trova finalmente il proprio posto.
Gli arrangiamenti sono, di nuovo, impeccabili ed esaltano le sue canzoni.
Le frasi di sintetizzatore sono discrete, le
interazioni fra gli strumenti sono timide. Ma ogni accordo e` un tesoro di emozioni, perfettamente incastonato
nell'insieme.
Anche il canto e` diventato piu` umano, colloquiale, intimo.
Sylvian canta come un crooner da nightclub alle ore piccole che
sfoghi in solitudine la sua malinconia.
Abbandonate le ottave piu` alte, Sylvian ha scoperto il potere suggestionante
del recitato. Abbandonato il melodismo operatico, Sylvia ripiega sulla
dizione, lasciando spesso l'impressione che stia farfugliando tra il sogno e
la veglia, o che stia pensando ad alta voce.
Messe da parte le velleita` mistiche, etniche ed elettroniche, in
queste ballate sottotono, che lambiscono ora la tenera claustrofobia di Nick Drake e ora la fiabesca
weltanschauung di Kevin Ayers, Sylvian (non dimentico di Nightporter e Ghosts) scopre
la sua vera vocazione: quella di modesto cantautore con un debole per le atmosfere jazzate e orchestrali gli
anni '50 (The Boy With The Gun, Let The Happiness In). E in questi panni scrive, per le
delicate tessiture melodrammatiche, una delle canzoni piu` felici della sua carriera, Orpheus (il
suo primo hit in cinque anni). Fra poemi cupi, spettrali, funerei, alla Leonard Cohen (The Devil's
Own) e ballate folk venate di passi di flamenco (When Poets Dreamed Of Angels),
ninnananne in punta di piedi (Mother And Child) e incubi di una disperazione insondabile
(Maria), Sylvian crea l'album migliore della sua carriera.
L'impronta di Sakamoto su queste composizioni e` fortissima.
Dove non era riuscito con i piu` imponenti spiegamenti di mezzi, e all'apice
delle sue pose intellettuali, Sylvian riesce nell'umilta` e nella semplicita`.
Un posto di riguardo nella sua discografia occupano anche le due collaborazioni
con Czukay, Plight And Premonition (Venture, 1988) e
Flux + Mutability (Venture, 1989),
comprendenti ciascuna due lunghe suite. Succube, inevitabilmente, del compagno
e dei
Can in generale (anche Liebezeit e Karoli fanno la loro comparsa), e pertanto
della musica elettronica di Stockhausen e della musica cosmica di Schulze,
Sylvian compie un diligente saggio sul
rapporto fra suoni acustici e suoni sintetici.
Ottima musica, ma probabilmente Sylvian c'entra poco.
Nel 1989 Sylvian organizza poi una "reunion" dei Japan, sotto lo pseudonimo
Rain Tree Crow (Virgin, 1991). Il risultato (pubblicato due anni dopo)
e` in gran parte un'improvvisazione di gruppo che recupera il sound esotico e
tribale di Tin Drum: brani atmosferici come l'etereo blues
di Every Colour You Are, il country radioso di Blackwater e la poetica Pocketful Of
Change prevalgono su esperimenti tecno-tribali (Big Wheels In Shanty Town) e fusion
(Blackcrow Hits Shoe Shine City). Come per tutta l'opera dei Japan e gran parte di quella solista
di Sylvian, si tratta di una musica suggestiva, ma priva dello slancio che potrebbe renderla anche
memorabile. Sylvian e` il catalizzatore dell'operazione, ma in realta` il
disco e` soprattutto una jam fra gli altri Japan. Sylvian scrive piu` che
altro le liriche delle canzoni, e, naturalmente, le canta.
Nel 1991 viene pubblicata anche la suite di trentadue minuti
The Beekeeper's Apprentice,
parte integrale di un CD/libro di Russell Mills, Ember Glance
(il CD verra` ristampato nove anni dopo come Approaching Silence).
Aiutato dai campanelli e dai gong di Frank Perry, Sylvian compone un'altra
delle sue lunghe escursioni "ambientali", questa volta molto piu` influenzata
dalla musica del Tibet e con un maggior ricorso all'atonalita`. Il risultato e`
indulgente e confuso come lo era stata Premonition.
Nel 1992 Gabriel sposa la cantante Ingrid Chavez e si trasferisce negli USA, a Minneapolis.
E` poi la volta di una collaborazione con Robert Fripp,
The First Day (Virgin, 1993), opera austera ma non ardua che appartiene forse piu` a Fripp (ai secondi King Crimson) che a
Sylvian. Il pop esotico dei
Japan (God's Monkey) e` tutto sommato soltanto un diversivo (che ripete gli sbagli di sempre).
Come nel caso delle opere con Czukay, Sylvian fa la parte del ragazzino apprendista, anche se e`
bravissimo a mettere la sua firma davanti a quella del maestro.
Il sodalizio fruttera` comunque anche un inutile album dal vivo,
Damage (1994 - Virgin, 2002).
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