- Dalla pagina sui Clinic di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Luca Battistini)

I Clinic sbucarono dall'Inghilterra sulla scia di Radiohead e Stereolab con i singoli The Voot (Aladdins' Cave of Golf, 1997), Monkey On Your Back e Cement Mixer, raccolti successivamente su Three Piece (Domino, 2001), e un sound che univa i tardi, post-psichedelici anni '90 con la new wave dei tardi anni '70.
Ade Blackburn è un cantante acrobatico e un arrangiatore inventivo (chitarrista e tastierista). A differenza dei loro maestri, i Radiohead, i Clinic non sono tutti dediti all'aspetto formale. Ogni canzone oscilla e si triplica in un sovraccarico di emozioni che trovano il loro perfetto veicolo nella voce di Blackburn (un tono insistente, minaccioso, spettrale, tra Lou Reed dei Velvet Underground e Alan Vega dei Suicide).


(Tradotto da Stefano Iardella)

Internal Wrangler (Domino, 2000), il vero e proprio album di debutto (breve di 31 minuti), innesta inquietanti poesie sonore sul vocabolario rock standard. Dopo la surreale strumentale Voodoo Wop, il martellante blues saltellante di Return of Evil Bill (un incrocio tra Rip Rig & Panic e Fleshtones), la danza tribal-surf di Internal Wrangler (con musica elettronica gorgogliante e organo dai ronzii aspri) , il vibrante garage-rock di Second Foot Stomp (un altro organo distorto alla Suicide accoppiato con un ritornello alla T.Rex e un riff al sintetizzatore alla Good Vibration dei Beach Boys) e la nevrosi pulsante di 2/4 (il cui colossale riff d'organo fonde Suicide e Doors in una danza pow-wow senza fiato) stabiliscono uno standard elevato per gli arrangiamenti che mescolano ritmi trascinanti e melodie primordiali. Invece degli arrangiamenti lussureggianti del Brit-pop contemporaneo, i Clinic hanno optato per una strategia più umile. Ogni canzone ha almeno uno strumento o un effetto sonoro che si distingue per il modo eccentrico in cui viene utilizzato, sia esso un'armonica o il suono delle onde dell'oceano.
Contrastando la serenata romantica di Distortions e il disco-soul alla Soft Cell di The Second Line con gli entusiasmi viscerali di Hippy Death Suite i Clinic hanno trovato la via di mezzo tra due storie completamente diverse della musica rock.
Percussioni tribali, sintetizzatori scadenti, melodica sexy sfidano continuamente la voce e le melodie.

Gran parte dell'energia dell'album di debutto è assente nell'elegante Walking With Thee (Domino, 2002), ma la maggior parte della magia è ancora lì. In generale le nuove canzoni adattano i loro suoni caratteristici a stereotipi più convenzionali. Per cominciare, Harmony spinge il sussurro sensuale su un tappeto fluido di ritmi metronomici, tastiere staccate e armoniche da film western. L'effetto è uno strano ibrido tra Inxs e Chris Isaak. C'è poco altro se non un martellamento collettivo nell'arrangiamento di The Equalizer, un fatto che gli conferisce una qualità demoniaca. Il blues-rock elastico di Welcome completa la triade di apertura killer dell'album. Ahimè, il resto dell'album è di gran lunga inferiore, con l'eccezione forse del boogie in stile T.Rex di Sunlight Bathes Our Home.
Mentre le migliori canzoni affinano ulteriormente la loro visione del subconscio, troppe di esse suonano semplicemente come variazioni delle canzoni del primo album (l'organo distorto di Walking with Thee, il febbrile delirio di Pet Eunuch, la danza pseudo-surf di The Bridge).

Confermando le preoccupazioni generate dal materiale più debole e gentile di Walking With Thee, i Clinic hanno persino reso omaggio al folk pagano inglese con Winchester Cathedral (2004), contenente il singolo The Magician.

La scrittura delle canzoni è migliorata un po' in Visitations (2007), spaziando dal bubblegum psichedelico (Harvest) al thrash' n'roll (Tusk) al garage-rock (If You Could Read Your Mind), ma nessuna delle canzoni si avvicina alla verve e al fascino dei loro singoli di debutto. Una ricchezza di strumenti vecchio stile contribuisce a rendere le canzoni interessanti anche quando la scrittura e le melodie sono scadenti.

Funf (2007) raccoglie rarità.

Do It (2008) è stato un lavoro inferiore che riciclava vecchie idee con la classe dei veterani ma senza l'immaginazione dei novizi.

In confronto all'intensità del loro album di debutto, Bubblegum (Domino, 2010) è decisamente bucolico: I'm Aware, Freemason Waltz e Another Way of Giving sono ancora più dolci rispetto ai tranquilli standard degli album precedenti. Le eccezioni alla regola (Lion Tamer, Evelyn, Orangutan) ricordano semplicemente che questo gruppo era solito scioccare e aggredire i sensi. La sentimentale Baby e lo strumentale Un Astronauta en Cielo, in stile Brian Eno, aprono nuove strade estetiche ma difficilmente riusciranno a cambiare il trend rivolto alla ninna nanna introspettiva.


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