Dalla pagina di Piero Scaruffi
(Translation by/ Tradotto da Michele Mulas)

I Mastodon, da Atlanta, sono stati fondati da due ex membri dei Today Is The Day (il chitarrista Bill Kelliher e il batterista Brann Dailor), dal cantante/chitarrista Brent Hinds e dal bassista Troy Sanders. Hanno debuttato con l'EP Lifesblood (2001), ma è stato Remission (2002) a introdurre la loro passione per un metal cerebrale con lunghi excursus musicali (gli strumentali Elephant Man e Train Wreck). Influenzati da un lato da Dillinger Escape Plan e Meshuggah, suonano comunque come una miscela unica di stoner, jazzy-rock di matrice progressive e boogie sudista.

Leviathan (2004), un concept album vagamente basato su “Moby Dick” di Melville, faceva prevalentemente affidamento su canzoni più corte, ad eccezione delle idee creative dei 13 minuti di Hearts Alive.

Il punto forte di Blood Mountain (2006) è la lenta ballata strumentale di matrice progressive Pendulous Skin, che ospita il tastierista dei Mars Volta Ikey Owens. Le dieci canzoni più corte mostrano principalmente un'acquisita maturità e una migliore produzione. L'impatto delle due chitarre e il drumming acrobatico di Brann Dailor si equilibrano a vicenda, iniettando potere nell'intelligenza e viceversa. Capillarian Crest, The Wolf is Loose e Crystal Skull stipano in singole canzoni un numero impressionante di idee. Ma è lo strumentale di stampo jazzcore Bladecatcher che porta la band al di sopra della massa del prog-metal.

Call of the Mastodon (2006) è un'antologia delle loro prime registrazioni, include Lifesblood (2001).


(Tradotto da Stefano Iardella)

Una gamma più ampia di voci e un talento melodico più forte emergono su Crack The Skye (Reprise, 2009), che a volte suona come un album crossover emocore (Oblivion, Quintessence), e a volte un album progressive-rock (il magniloquente Divinations, la jam di 10 minuti The Czar che spinge un languido inno), a volte sconfinando perfino nel pop-metal (Crack the Skye). I 13 minuti di The Last Baron sono emblematici di quanto possano essere confusi e irrealisticamente ambiziosi questi Mastodon: oscillando tra speed-metal e arena-pop, il pezzo è praticamente privo di qualsiasi emozione, significato o scopo. C'è ben poco che sia "tecnico" nella musica dei Mastodon a questo punto. Sono più vicini ai Dream Theater di quanto i loro fan siano disposti ad ammettere.

The Hunter (2011) contiene la loro canzone più radiofonica di sempre, Curl of the Burl (nient'altro che il classico hard rock degli anni '70) e una seconda, poco dopo, Creature Lives (una ballata in stile Pink Floyd dei giorni nostri), che segnala un ulteriore spostamento verso l’arena. Questo album ha segnato un impressionante sell-out, acclamato da un pubblico non metal che pensava che Spectrelight (cantato da Scott Kelly dei Neurosis) fosse furibondo.

Once More 'Round The Sun (2014) e Emperor Of Sand (2017) erano semplice routine, contenenti canzoni derivative che qualsiasi bambino avrebbe potuto realizzare nella sua cameretta, con una o due canzoni melodiche per album (The Motherload nel primo, Show Yourself nel il secondo) e uno o due gustosi momenti strumentali (l'assolo di chitarra di Ember City nel primo, la suite in più parti Jaguar God nel secondo).

L'ottavo album dei Mastodon, il doppio disco da 86 minuti e 15 canzoni Hushed and Grim (2021), prodotto da David Bottrill, è stato il loro lavoro più pop nonostante sia uno degli episodi più oscuri della loro discografia. Il nucleo dell'album è costituito dai ritornelli banali (e noiosi) di The Beast, Sickle and Peace, Peace and Tranquility e Tearjerker (la hit). Meno banale è l'interazione vocale tra Brann Dailor e Brent Hinds in Pain With an Anchor. Migliore è il modo in cui Dagger si trasforma da un ritmo galoppante a una sorta di raga psichedelico in un'atmosfera soprannaturale. Allo stesso modo, Gobblers of Dregs inizia come un maestoso inno alla Pink Floyd e si trasforma in una frenetica danza caraibica. Altri momenti salienti minori includono l'intelligente ed esplosiva jam prog-metal Pushing the Tides, l'inquietante e urlata The Crux (a eccezione dell'estatica invocazione centrale), la cupa litania Gigantium, la power-ballad stile Nirvana Eyes of Serpents (con una coda in stile Metallica) e la feroce Savage Lands. All'altra estremità dello spettro ci sono la dolce Had it All e la malinconica ballata Skeleton of Splendor (piena di sintetizzatore e chitarre alla Pink Floyd). La parte più debole dell'album sono le sezioni strumentali, come tutti quegli assoli di chitarra grottescamente amatoriali e derivativi. Il batterista è l'unico membro leggermente interessante. C'è poco che sia memorabile, molto che sia ridondante, e nel complesso è solo una versione "lite" dell'originale prog-metal dei Mastodon.


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