Dalla pagina di Piero Scaruffi
(Tradotto da Stefano Iardella)

Il team di produzione della Virginia The Neptunes (Chad Hugo e Pharrell Williams) ha scritto Kaleidoscope (1999) di Kelis Rogers, che ha lanciato la giovane cantante-rapper come erede di Queen Latifah e Missy Elliott, con la sua fusione tra sfumature femministe di hip-hop e rhytm'n'blues.

Quando erano già tra i produttori hip-hop di maggior successo, i Neptunes formarono i N.E.R.D. con il rapper Sheldon "Shay" Haley, come loro progetto parallelo "rock". In Search Of (2001), remixato l'anno successivo con strumentazione dal vivo, e soprattutto Fly or Die (2004) si abbandonarono a un melange nevrotico di stereotipi sonori e tecniche di produzione di metal, funk, soul e pop.

Pharrell Williams ha debuttato da solista con In My Mind (2006) che include i suoi singoli neo-soul Can I Have It Like That (con Gwen Stefani) e Number One (con Kanye West).

Seeing Sounds (2008) dei N.E.R.D. vagava ovunque ma offriva (almeno) una vertiginosa giostra sonora, mentre Nothing (2010) aveva poco da offrire che non fosse un'auto-parodia.

Williams ha composto anche il megahit di Robin Thicke Blurred Lines (2013), che ricorda Got to Give it Up di Marvin Gaye.

Il suo singolo Happy (2013), un altro innocuo brano pop-soul, è stato incluso nel suo secondo album Girl (2014).

No One Ever Really Dies (2017) dei N.E.R.D. eccelle principalmente negli ibridi pop-rap come 1000 (con i Future), Lemon (con Rihanna), Rollinem 7 (con Andre 3000) e Secret Life of Tigers. Meno convincenti (o del tutto noiose) sono le collaborazioni Voila (con Gucci Mane), Don't Don't Do It (con Kendrick Lamar) e Lifting You (con Ed Sheeran). L'album viene riscattato dal pastiche psichedelico di otto minuti Lightning Fire Magic Prayer, uno dei picchi della loro carriera.


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