Dalla Pagina su Shalabi di Piero Scaruffi
Translation by/ Tradotto da Bea Montanari:

Sam Shalabi capeggia a Montreal gli Shalabi Effects. Si tratta di un progetto di post-rock che fa musica strumentale psichedelica, ma non proprio del genere monotono. Sul caotico doppio album Shalabi Effects (Alien 8, 2000), originariamente pensato come una collaborazione con i Godspeed You Black Emperor che doveva portare il titolo di Aural Florida, gli Shalabi fanno ampio uso di elettronica vintage, percussioni etniche e strumenti rimaneggiati, e riescono a trovare dei suoni che producono partiture propulsive e ipnotiche. La formazione è un’autentica orchestra di strumenti etnici, occidentali, e elettronici.

The Trial Of St. Orange (Alien 8, 2002), e` meno ambizioso, ma anche meno dispersivo. Mr Titz e Sundog Ash sono ottimi esempi di unione tra musica occidentale e orientale, e i 17 minuti della monolitica A glow in the Dark combinano insieme Third Ear Band, Amon Duul II e Taj Mahal Travellers.

(Translation by/ Tradotto da Tobia D’Onofrio)

Il lavoro solista di Sam Shalabi tradisce più forti motivazioni politiche. Incentrato sui 26 minuti di Outside Chance, On Hashish (Alien8, nov 2001) armonizza registrazioni ambientali, improvvisazione free, droni e glitch. Osama (Alien8, 2003) è un pretenzioso esercizio di rock progressivo esotico-folk-jazz e può contare almeno un classico: Wherewithhall (17 minuti).

Pink Abyss (Alien8, 2004), il terzo album di Shalabi Effects, è per lo più insipido e mediocre. Contiene una gemma trip-hop, Bright Guilty World (cantata da Elizabeth Anka Vajagic), una ballata davvero atmosferica, Blue Sunshine (Charles Spearin alla tromba) e due pezzi decenti di musicaccia intellettuale, I Believe In Love e Kinder Surprise. Il resto è un’imitazione di seconda scelta di Shalabi Effects.

Unfortunately (2005) documenta esibizioni dal vivo.

L’album solista di Shalabi Eid (Alien8, 2008) mescola folk arabo e musica avant-garde. In certi casi Sam dice cose ovvie (le due parti di Billy The Kid), ma altrove indulge in strutture da camaleonte come nei sette minuti di Jessica Simpson, che abbracciano in un solo pezzo vari stili differenti. I nove minuti di Eid, i sette di Eddie e i dieci di Honey Limbo sono fantasie musicali che non conoscono confini.


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